domenica 4 gennaio 2026

LE CULTURE EUROPEE E LA GUERRA

Le famiglie culturali europee più diffuse sono quella Cristiana (cattolica, protestante e ortodossa), quella Liberale, la Socialista e la Nazionalista.

È la miscela di queste famiglie culturali a definire le singole posture etiche e politiche nazionali e quella delle istituzioni europee.

In sostanza è da cosa pensano queste culture a proposito di RIARMO, imperialismo russo ed espansione a Est dell'UE (e della NATO) che dipendono le decisioni finali assunte sia dai singoli Stati che dalle istituzioni europee.

In particolare è proprio il processo di “allargamento” dell'UE (e della NATO) verso Est (che l’Europa presenta come un processo di democratizzazione e di liberazione dei popoli dell’Est dal dominio russo) che ha prodotto prima un forte attrito e da 4 anni un vero conflitto armato con la Russia: un conflitto combattuto dagli Ucraini ma col sostegno diretto di UE e USA.

La Russia infatti non può che vivere l’allargamento a Est dell’UE (e della NATO) come un’ingerenza rispetto alle proprie dinamiche interne e alle strategie esterne.

E la cosa più buffa è che gli Europei (e fino a ieri anche gli Usa), che vogliono esportare la loro DEMOCRAZIA (e i loro MERCATI) oltre le Vistola, fingono di non capire perché i russi non aprano loro amichevolmente le porte.

Il risultato di tale “incomprensione” è che, dopo 80 anni di pace, gli europei si sono impantanati in una costosa guerra di logoramento, che finirà per ravvivare anche molte antipatie dentro la stessa UE, oltre a creare una frattura con gli Usa, fino a oggi protettori militari e garanti della sicurezza europea.

Nel frattempo la gioventù europea è cresciuta nella bambagia; ripudiando la guerra di conquista e i falsi miti coloniali, razziali e imperialistici; tenendo a bada il machismo, disconoscendo le virtù guerresche e militari e mitigando gli istinti predatori dei loro bisnonni e i nonni nel primo ‘900.

In questo le principali correnti culturali e politiche europee, a trazione borghese, hanno lavorato bene sulle giovani generazioni. Le hanno disarmate culturalmente e psicologicamente. Le hanno liberate dalla leva militare. Hanno creato il mito europeo, certo basato sui valori del mercato (nessuno è perfetto!) ma anche sull’idea di una fratellanza culturale erasmiana e soprattutto su una totale libertà di circolazione delle persone.

La guerra in Ucraina ha però rialzato il vento del RIARMISMO e giustificato l’esportazione della democrazia (verso Est), dimenticando i disastri compiuti dall’esportazione della democrazia in Medio Oriente (a cui per altro l’Europa fu contraria). Nel frattempo è cresciuto il sovranismo nazionalista e in alcuni paesi (vedi l’Italia) è perfino andato al governo dello stato.

Il tutto in un continente sempre più anziano, con pochissimi giovani, secolarizzati, poco bellicosi e soprattutto poco inclini ai sacrifici collettivi.

Per questo far credere ai giovani di poter piantare la bandiera europea sul Cremlino è pura follia, anche se giustificata dalle migliori intenzioni.

Del resto non sono spesso le migliori intenzioni a lastricare la via dell’inferno?

E l’esito delle guerre per democratizzare il Medio Oriente non sta lì a ricordarcelo?

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