Lo stato di Israele è il frutto di uno degli esperimenti politici del ‘900. Il secolo breve è pieno di tentativi di costruire società perfette, ispirate da ideologie rivelatesi pericolose. Il fascismo, il nazismo, il comunismo, i nazionalismi, nacquero tutti da idee che mobilitarono masse credulone e generarono esperimenti spesso finiti tragicamente, con montagne di morti e sofferenze indicibili.
E il sionismo? E' un esperimento che continua.
Del resto cosa c'è di più giusto che dare una terra a genti con radici culturali millenarie, maltrattate e scacciate da vari paesi, e che sognano di tornare a casa, in un luogo che sostengono sia stato loro promesso da un dio che ha fatto di queste genti il suo popolo eletto? Se poi queste genti tra il 1933 e il 1945 sono state sottoposte dai tedeschi e dai loro alleati ad un genocidio, come si fa a non ascoltare il desiderio di giustizia e di sicurezza dei superstiti?
Per questo le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale offrirono ai sopravvissuti alla Shoah un porto sicuro in Palestina. E si accordarono nel 1947, in sede ONU, per consentire agli ebrei di costruire qui un piccolo stato tutto loro. Uno stato fondato sulla teologia, su un'etnia e su una cultura ebraica.
Il piccolo problema era che dentro e intorno a questo pezzettino di Palestina c'erano anche milioni di arabi che non volevano la nascita di uno stato ebraico-centrico e che votarono tutti contro la risoluzione 181 dell’ ONU, che però fu approvata.
Così l’esperimento sociale partì. Gli arabi allora non avevano un peso economico e politico e l’ONU, con il placet di USA e URSS, promulgò la nascita di due stati, quello ebraico e quello palestinese, i quali dovevano spartirsi un territorio che era stato prima parte dell’impero turco e negli ultimi 20 anni una colonia inglese.
A quel punto (1948) gli inglesi lasciarono la Palestina. Ma l'ONU non aveva truppe per garantire la realizzazione della sua impegnativa decisione n. 181. La frittata quindi era fatta.
Usciti di scena gli inglesi, nel ‘48 scoppiò, come era facile prevedere, la guerra tra il nuovo stato di Israele e tutti gli stati arabi intorno alla Palestina. Questi ultimi cercarono di annullare con le armi la decisione dell'ONU. Ma gli israeliani, contrariamente alle previsioni, non solo resistettero agli eserciti egiziani, siriani e giordani, ma li sconfissero, si presero più territori di quelli loro assegnati dalla risoluzione 181 e cacciarono gli arabi palestinesi da una parte delle terre che l’ONU aveva dato loro.
Ovviamente gli israeliani erano sostenuti dagli Usa, al cui interno si trovava (e si trova) una grande comunità ebraica, finanziariamente e culturalmente potentissima.
Così dopo 80 anni di guerre, intervallate da fragili tregue, Israele, sempre sostenuta dagli USA (e poi dall’Europa), si è presa gran parte della Palestina assegnata agli arabi dall’ONU, un pezzo della Siria, un pezzo del Libano e di fatto la Cisgiordania, impedendo la nascita dello Stato Palestinese e tenendo gli arabi, presenti nello Stato ebraico in condizione di apartheid.
Per fare tutto ciò, Israele si è militarizzata (anche psicologicamente), ha costruito la propria bomba atomica, è diventata sempre più moderna, ma anche razzista, colonialista e religiosamente fanatica. La guerra e la tensione con gli stati arabi sono diventati un ottimo affare e un modello di sviluppo efficace. E lo stato di perenne assedio ha offerto a Israele argomenti per consolidarsi come democrazia militarizzata e razzista e per impedire la nascita di un autonomo stato palestinese. Anche minuscolo come Gaza o come la Cisgiordania.
Va da sé che tale evoluzione di Israele ha favorito l’incattivimento degli arabi palestinesi che però non sono in grado né di emanciparsi dallo stato di minorità politica in cui si trovano, né di uscire dalla spirale del conflitto e dell’occupazione delle loro terre.
Domanda: Si può uscire da questo “esperimento sociale" che dura da 80 anni? Risposta realistica: NO.
Perché? Perché i soggetti più forti del gioco sono Usa e Israele e grazie allo stato di guerra e di tensione permanente Israele riesce a controllare la situazione e a tenere a bada sia i palestinesi e i loro alleati arabi sia gli Usa.
Altri attori efficaci in partita non ci sono o non vogliono esserci.
Ci vorrebbe un intervento divino per uscirne, ma temo che non ci sarà nemmeno quello.
L’importante comunque è che sulla tragedia palestinese non cali il silenzio o il rumore di chiacchiere insulse.
Perciò lunga vita alla FLOTTILLA e ai movimenti PROPAL.