SEMINARIO SU GIOVANNI GRONCHI E LA POLITICA ESTERA ITALIANA 1955-1962
Siamo ad una quindicina di giorni da questo straordinario seminario legato alla figura di Giovanni Gronchi e al suo ruolo nella politica estera italiana nella seconda metà degli anni '50. Un seminario che avrebbe anche potuto intitolarsi con una frase giornalistica: "Quando l'Italia aveva una politica estera e forse anche di più". Eletto sessanta anni fa alla Presidenza della Repubblica per iniziativa dei socialisti e dei comunisti, col sostegno strategico della sinistra democristiana,l'attività e la personalità di Giovanni Gronchi irritarono parecchio la diplomazia americana (che dubitava del suo anticomunismo e sostanzialmente lo riteneva poco filoatlantico e quindi come scriveva nel 1955 l'ambasciatore a Washington, "pericoloso"!). Contestualmente, come dimostrano recenti documenti usciti dagli archivi del PCUS, i russi (leggi il Ministro degli Esteri Gromyko) capirono subito che con Gronchi avrebbero invece potuto dialogare e definire meglio le numerose questioni aperte (danni di guerra, prigionieri, ecc.). Ma Gronchi non fu solo un tiepido filoatlantico e un presidente favorevole ad un dialogo aperto con Mosca. In politica estera fu ancora più coraggioso ed innovativo, come dimostreranno bene le relazioni che saranno illustrate il 13 e 14 novembre presso il Museo Piaggio e la Biblioteca comunale di Pontedera.
https://www.facebook.com/events/851198178304253/https://www.facebook.com/events/851198178304253/
venerdì 30 ottobre 2015
giovedì 29 ottobre 2015
GIOVANNI SARTORI, LA CORSA VERSO IL NULLA (Mondadori, 2015)
Libro leggero, simpatico, riassuntivo delle tesi politiche e sociali sostenute da sempre da Sartori su diversi argomenti (legge elettorale, dinamica dei partiti italiani, scontro di civiltà, natalità, bioetica, ecc.). Una lettura per spiriti liberi. Piacevole.
Libro leggero, simpatico, riassuntivo delle tesi politiche e sociali sostenute da sempre da Sartori su diversi argomenti (legge elettorale, dinamica dei partiti italiani, scontro di civiltà, natalità, bioetica, ecc.). Una lettura per spiriti liberi. Piacevole.
venerdì 9 ottobre 2015
UMBERTO ECO SU MARX E IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA
Eco è tornato brevemente a occuparsi di Marx in un volume recente e ha fatto un esame in larga misura condivisibile del testo più famoso del filosofo e politico di Treviri, il Manifesto del partito comunista, testo che per Eco dovrebbe essere obbligatorio leggere a scuola (1). In Russia lo è stato per diversi anni, credo, e in Cina immagino lo sia ancora. Ma in entrambi i casi i risultati di questa lettura obbligatoria non mi sembrano esaltanti. Niente di quanto è obbligatorio a scuola entusiasma mai i giovani. Comunque l'analisi che Marx faceva 170 anni del capitalismo era lungimirante. Ne aveva capito le dinamiche profonde, la potenza, ma anche i vizi e i guai che avrebbe portato con sé. Ma se aveva capito tutto questo e se milioni di uomini e forse alcuni miliardi di loro sono stati e sono in grado di leggere questa analisi critica, perchè il capitalismo ha largamente dominato e domina le dinamiche di sviluppo del pianeta? Perché è riuscito a ribaltare 70 anni di rivoluzione sovietica e a colonizzare il sempre più confuciano comunismo cinese? Perché le ricette di Marx e di tanti critici del capitalismo non hanno attecchito o si stanno dimostrando fallimentari? Le risposte sono indubbiamente molte e complesse. Ma semplificando parecchio credo che il nocciolo del problema vada ricercato nel rapporto tra capitalismo e libertà individuale e collettiva. Il capitalismo è un sistema che si adatta bene a tutti i contesti politico-istituzionali, compresi i più autoritari e corrotti, purché dotati di una qualche stabilità. Si adatta bene anche a diversi contesti religiosi, incluso quello musulmano. Ma soprattutto si adatta bene al rapporto liquido ed ambiguo che l'uomo contemporaneo intrattiene con la propria libertà individuale, con la coscienza dei singoli e con quella collettiva. Tutto questo sfuggiva a Marx nel '48 e la sua utopia dell'uomo nuovo, del non-borghese, finiva per appoggiarsi su una visione idealizzata del proletariato comunista che alla prova dei fatti si è dimostrata appunto irrealistica e poco efficace. Allora Marx non ci serve più? Tutt'altro. La sua diagnosi del fenomeno è ancora attuale. È su come imbrigliare e curare le energie negative del capitalismo e su come far crescere la coscienza individuale e quella collettiva (per neutralizzare le forze negative) che il marxismo ci suggerisce purtroppo medicine inefficaci. Il materialismo storico, l'approccio illuministico, scientifico e in certa misura deterministico, positivistico, che hanno accompagnato buona parte del marxismo e dei marxisti del secolo andato non hanno infatti prodotto un'etica per le masse in grado di resistere efficacemente alla globalizzazione capitalistica. Non a caso questi filoni culturali sono ormai confinati in nicchie ambientali frequentate da pochi. Un pò meglio hanno fatto le religioni che, ancora oggi, più della politica, stanno parlando al cuore, alla testa e più in generale alla coscienza degli uomini, pur in un contesto difficile, confuso e per certi versi lacerante.
Ma questo è esattamente il problema che abbiamo di fronte. Conservare le libertà individuali e collettive, farle crescere laddove ancora faticano ad affermarsi e far sviluppare negli uomini una coscienza forte per resistere alle intemperie dei tempi. In questi tempi da lupi, un ruolo travolgente lo recita uno sfrenato sviluppo capitalistico che, con le sue bolle speculative e le sue sperequazioni, rischia di travolgere importanti conquiste sociali e di frantumare legami significativi per la vita civile. Per arginare i suoi effetti negativi, ci serve una forte moralità individuale ed un altrettanto forte spirito pubblico. Ma temo che proprio su questo punto Marx e molti altri critici del capitalismo e della società contemporanea invece possano dirci poco. I guai cominciano qui.
(1) il testo di Eco è stato parzialmente pubblicato su supplemento Tuttolibri de La Stampa del 3 ottobre 2015 (n. 1973)
Eco è tornato brevemente a occuparsi di Marx in un volume recente e ha fatto un esame in larga misura condivisibile del testo più famoso del filosofo e politico di Treviri, il Manifesto del partito comunista, testo che per Eco dovrebbe essere obbligatorio leggere a scuola (1). In Russia lo è stato per diversi anni, credo, e in Cina immagino lo sia ancora. Ma in entrambi i casi i risultati di questa lettura obbligatoria non mi sembrano esaltanti. Niente di quanto è obbligatorio a scuola entusiasma mai i giovani. Comunque l'analisi che Marx faceva 170 anni del capitalismo era lungimirante. Ne aveva capito le dinamiche profonde, la potenza, ma anche i vizi e i guai che avrebbe portato con sé. Ma se aveva capito tutto questo e se milioni di uomini e forse alcuni miliardi di loro sono stati e sono in grado di leggere questa analisi critica, perchè il capitalismo ha largamente dominato e domina le dinamiche di sviluppo del pianeta? Perché è riuscito a ribaltare 70 anni di rivoluzione sovietica e a colonizzare il sempre più confuciano comunismo cinese? Perché le ricette di Marx e di tanti critici del capitalismo non hanno attecchito o si stanno dimostrando fallimentari? Le risposte sono indubbiamente molte e complesse. Ma semplificando parecchio credo che il nocciolo del problema vada ricercato nel rapporto tra capitalismo e libertà individuale e collettiva. Il capitalismo è un sistema che si adatta bene a tutti i contesti politico-istituzionali, compresi i più autoritari e corrotti, purché dotati di una qualche stabilità. Si adatta bene anche a diversi contesti religiosi, incluso quello musulmano. Ma soprattutto si adatta bene al rapporto liquido ed ambiguo che l'uomo contemporaneo intrattiene con la propria libertà individuale, con la coscienza dei singoli e con quella collettiva. Tutto questo sfuggiva a Marx nel '48 e la sua utopia dell'uomo nuovo, del non-borghese, finiva per appoggiarsi su una visione idealizzata del proletariato comunista che alla prova dei fatti si è dimostrata appunto irrealistica e poco efficace. Allora Marx non ci serve più? Tutt'altro. La sua diagnosi del fenomeno è ancora attuale. È su come imbrigliare e curare le energie negative del capitalismo e su come far crescere la coscienza individuale e quella collettiva (per neutralizzare le forze negative) che il marxismo ci suggerisce purtroppo medicine inefficaci. Il materialismo storico, l'approccio illuministico, scientifico e in certa misura deterministico, positivistico, che hanno accompagnato buona parte del marxismo e dei marxisti del secolo andato non hanno infatti prodotto un'etica per le masse in grado di resistere efficacemente alla globalizzazione capitalistica. Non a caso questi filoni culturali sono ormai confinati in nicchie ambientali frequentate da pochi. Un pò meglio hanno fatto le religioni che, ancora oggi, più della politica, stanno parlando al cuore, alla testa e più in generale alla coscienza degli uomini, pur in un contesto difficile, confuso e per certi versi lacerante.
Ma questo è esattamente il problema che abbiamo di fronte. Conservare le libertà individuali e collettive, farle crescere laddove ancora faticano ad affermarsi e far sviluppare negli uomini una coscienza forte per resistere alle intemperie dei tempi. In questi tempi da lupi, un ruolo travolgente lo recita uno sfrenato sviluppo capitalistico che, con le sue bolle speculative e le sue sperequazioni, rischia di travolgere importanti conquiste sociali e di frantumare legami significativi per la vita civile. Per arginare i suoi effetti negativi, ci serve una forte moralità individuale ed un altrettanto forte spirito pubblico. Ma temo che proprio su questo punto Marx e molti altri critici del capitalismo e della società contemporanea invece possano dirci poco. I guai cominciano qui.
(1) il testo di Eco è stato parzialmente pubblicato su supplemento Tuttolibri de La Stampa del 3 ottobre 2015 (n. 1973)
mercoledì 7 ottobre 2015
LA REGIONE TOSCANA NON RINNEGHI LA SUA POLITICA BIBLIOTECARIA
Nella
riorganizzazione in corso nell'ambito dei servizi regionali, il
settore che si occupa e sostiene le Biblioteche locali da alcuni anni
viene indebolito. Fondi tagliati per le Reti Bibliotecarie
Provinciali di oltre il 20 % rispetto all'anno passato (e stiamo
parlando di una sottile trama di capillari che irrora la lettura su
tutto il territorio regionale). Ma sopratutto soldi promessi e non
ancora assegnati per l'anno in corso. E stiamo parlando di contributi
essenziali per gli acquisti dei libri: il pane della cultura. Stiamo
parlando di soldi per il trasporto dei libri sul territorio, e altre
cose di questo genere. E ancora personale regionale del Settore
Biblioteche, con anni di esperienza, spostato e servizi accorpati in
un mega settore omnibus chiamato assurdamente "Patrimonio
culturale, siti Unesco, arte contemporanea, Memoria".
Spariscono perfino le voci storiche del settore. Via le
parole: biblioteche, archivi, musei, istituti
culturali. Il messaggio sembra terribilmente chiaro.
L'obiettivo non dichiarato ma largamente praticato è che le
sovvenzioni regionali per questo settore (che sono pari al costo di
un chilometro scarso di superstrada, si avete letto bene a sostegno
di tutte le biblioteche comunali la Regione Toscana, se nel 2015 lo
farà, i decreti sono pronti da maggio, ma non vengono approvati,
metterà l'equivalente di un chilometro di superstrada), le
sovvenzioni ai Comuni si riducono al lumicino. Ma con questi
spiccioli (non ancora erogati) e con questi pochi addetti non è
possibile nessuna vera strategia regionale per il settore. E questo
in barba a tutta la normativa anche recente e alla tante chiacchiere
fatte anche negli ultimi 5 anni, quando però gli investimenti in
edifici (va detto per amore della verità) sono stati da parte della
Regione comunque importanti. Così chi se ne importa se nell'era di
internet non esiste un catalogo unico delle biblioteche civiche
toscane? Perché sostenere un servizio di prestito librario che
coinvolga seriamente tutta la Regione? A chi interessa se c'è o se
non c'è un piano operativo di digitalizzazione della documentazione
libraria e archivistica regionale?
Non a
caso in Regione Toscana, nella Regione dove lavorò Luigi Crocetti,
uno dei più qualificati bibliotecari italiani del '900, oggi a
dirigere il Settore Biblioteche (che di fatto non c'è più) non c'è
nessun bibliotecario. Nessuno che assomigli anche solo vagamente a
Crocetti. In compenso, come va di moda, a Crocetti è stata
intitolata l'ex biblioteca del servizio beni librari regionali. Non
credo che Crocetti sarebbe contento di questa deriva.
Insomma
a 40 anni dalla legge regionale n. 33 del 1976, che rappresentò un
punto di svolta nella pubblica lettura in Toscana e aprì una
straordinaria e diffusa fioritura di biblioteche pubbliche locali, il
nuovo assessore alla cultura (e anche alle biblioteche) si presenta
ridimensionando il mondo delle biblioteche. Uno dei pochi settori che
lavora per far funzionare meglio il cervello della gente viene
trattato come una bagatella. Un settore al servizio dell'intelligenza
e dell'innovazione viene mortificato come se si stesse parlando di
qualche rotonda stradale. Il neo Assessore, per altro docente
universitario, non riesce neppure a far approvare (almeno ad oggi,
quando mancano 80 giorni alla fine dell'anno) i bandi annuali per il
2015 varati a febbraio e che secondo la stesse normativa toscana
dovevano essere approvati, finanziati e "liquidati" entro
maggio. E nemmeno riesce a convocare i responsabili politici delle
Reti toscane e a condividere con loro, in una situazione che non ha
precedenti, il disagio di una situazione che certo non ha determinato
lei, ma rispetto alla quale l'Assessore (per altro anche
vicepresidente della Regione) ha il dovere culturale se non morale di
dire da che parte sta e soprattutto dove vuole portare le biblioteche
pubbliche locali.
Su
questo punto spero che AIB non taccia e organizzi una vibrante
protesta, magari proprio sotto le finestre dell'assessorato, contro
l'attacco che nessuna politica di spending review più
giustificare. Non possiamo permetterci di disinvestire nel
settore delle biblioteche se non vogliamo togliere
soprattutto ai nostri giovani perfino la speranza del futuro. Libri,
biblioteche e formazione permanente costituiscono un asset
imprescindibile su cui semmai la Regione Toscana dovrebbe mettere più
uomini e più risorse. Vendiamo palazzi, vendiamo quadri, vendiamo
terreni, azzeriamo le spese di rappresentanza, ma troviamo due
milioni all'anno per comprare libri per le biblioteche civiche
toscane. Semmai chiediamo ai bibliotecari di prestarne di più, di
promuovere di più la lettura, ma manteniamo quattro o cinquecento
bibliotecari a fecondare la campagne della cultura. Se non riusciremo
a farlo, accelereremo la profezia della Yourcenar che nelle Memorie
di Adriano diceva di intravedere l'arrivo dell'inverno dello
spirito, un inverno che secondo lei andava combattuto anche aprendo
biblioteche, Signor Presidente della Regione Toscana, l'inverno dello
spirito è già qui. Non azzoppi le biblioteche civiche. Abbiamo
bisogno che la Regione non solo le sostenga, ma detti gli indirizzi
collettivi e gli obiettivi di sviluppo. In questo settore abbiamo
bisogno di più Regione e di una Regione che aiuti le collettività
locali a guardare lontano. Le biblioteche toscane sono tra i pochi
granai dell'anima generosamente costruiti e sparsi su tutto il
territorio da una coraggiosa politica regionale adottata negli ultimi
quaranta anni dai suoi precedessori. Lei che si dichiara loro seguace
non rinneghi la lungimiranza di quegli amministratori in gran parte
comunisti.
sabato 3 ottobre 2015
Laudato si', l'enciclica ecologista e sociale di Papa Francesco.
Una conferenza di alto livello del prof. don Federico Giuntoli sull'enciclica di Papa Francesco "Laudato si'" oggi alla Biblioteca Gronchi. Si tratta della prima enciclica che affronta le tematiche dell'ecologia in maniera completa, con la forza e la chiarezza tipiche del pensiero di Papa Francesco. L'uomo, per Francesco, è il custode della Terra e dei suoi beni, non il padrone. Per questo ha una grande responsabilità rispetto al modo in cui i beni comuni vengono utilizzati e consumati. L'enciclica non nega il ruolo del progresso scientifico, ma sottolinea il ruolo negativo della tecnocrazia e sottolinea i limiti e i rischi di uno sviluppo che non tiene conto del carattere finito delle risorse naturali. Per quasi due ore il prof. Giuntoli ha illustrato i punti di forza e gli elementi originali del messaggio di Francesco, che lo stesso pontefice ha ripreso pochi giorni fa negli Stati Uniti davanti al Congresso e all'Onu. La Terra non è nella disponibilità dei potenti e dei ricchi, ma chi governa deve tener conto dei diritti di tutta l'umanità, inclusa la massa dei poveri che abita il pianeta. Attorno a questi temi forti dell'enciclica, si è sviluppato in biblioteca un dibattito vivace che ha coinvolto diversi presenti. Un bel pomeriggio di riflessione.
Una conferenza di alto livello del prof. don Federico Giuntoli sull'enciclica di Papa Francesco "Laudato si'" oggi alla Biblioteca Gronchi. Si tratta della prima enciclica che affronta le tematiche dell'ecologia in maniera completa, con la forza e la chiarezza tipiche del pensiero di Papa Francesco. L'uomo, per Francesco, è il custode della Terra e dei suoi beni, non il padrone. Per questo ha una grande responsabilità rispetto al modo in cui i beni comuni vengono utilizzati e consumati. L'enciclica non nega il ruolo del progresso scientifico, ma sottolinea il ruolo negativo della tecnocrazia e sottolinea i limiti e i rischi di uno sviluppo che non tiene conto del carattere finito delle risorse naturali. Per quasi due ore il prof. Giuntoli ha illustrato i punti di forza e gli elementi originali del messaggio di Francesco, che lo stesso pontefice ha ripreso pochi giorni fa negli Stati Uniti davanti al Congresso e all'Onu. La Terra non è nella disponibilità dei potenti e dei ricchi, ma chi governa deve tener conto dei diritti di tutta l'umanità, inclusa la massa dei poveri che abita il pianeta. Attorno a questi temi forti dell'enciclica, si è sviluppato in biblioteca un dibattito vivace che ha coinvolto diversi presenti. Un bel pomeriggio di riflessione.
"Babel" ovvero quando le citazioni ammazzano il pensiero del lettore.
Se dall'ultimo componimento in prosa di Mauro e Bauman, intitolato "Babel", stampato da Laterza, si togliessero tutte le citazioni più o meno colte di autori più o meno alla moda e si togliessero anche le frasi che le congiungono, il libretto residuo si aggirerebbe sulla quarantina di pagine, scarse, scritte e stampate per ipovedenti, il cui contenuto sarebbe sintetizzabile in poche frasi, tra cui il mondo è un casino liquido quasi incomprensibile e immodificabile, la colpa è del capitalismo e del pensiero servile neoliberista che lo leggittima, ma a noi tutto questo ci fa un baffo. Così tra un'esagerazione e l'altra, tra il dissolvimento dei legami sociali e il Mercato delle Identità llimitate (con le Maiuscole al posto giusto), noi mortali fluttuiamo, in mezzo a tanti fluttuanti. Naturalmente chi cerchi in questo "Babel" un filo di Arianna per capirci qualcosa o comunque sopravvivere nel labirinto o semplicemente galleggiare, beh ha sbagliato libro. Per questo a me la lettura di Babel, ha irritato, ma non per le cose che dice e per le tesi a volte strappalacrime, a volte scontate, a volte troppo complicate per il mio modesto cervello. No, soprattutto per l'incontinenza citatoria del componimento e per il fatto che non si possono scrivere e stampare libri che non dicano quasi niente di originale, anche rispetto alle tesi già presentalote dai medesimi autori (incluso l'autore prevalente che è Bauman). Ok, repetita iuvat, ma non si possono friggere e rifriggere le stesse cose, senza un pensierino per gli alberi ingiustamente sradicati e ridotti in poltiglia per farne carta da libri. Verrebbe da chiedere all'Europa l'emanazione di una direttiva che obblighi gli editori ad accompagnare ciascun libro da un "bugiardino" con almeno queste voci e coi rispettivi valori: idee tratte da autori morti: es. 90%; idee prese da altri autori viventi: 5%, rifritture di idee dello stesso autore del libro: 4,5; idee di provenienza sconosciuta: 0,4%, Originalità: tracce non quantificabili. Controindicazioni: produce irritazione a chi conosca gli autori stracitati. Suggerimenti: leggere lontano dai pasti. E purtroppo non è nemmeno stampato su carta riciclata. Domanda: ma se non vale la pena di leggerlo, perché recensirlo? Per lasciare una traccia insignificante sul fatto che i lettori non sono proprio fessi?
Se dall'ultimo componimento in prosa di Mauro e Bauman, intitolato "Babel", stampato da Laterza, si togliessero tutte le citazioni più o meno colte di autori più o meno alla moda e si togliessero anche le frasi che le congiungono, il libretto residuo si aggirerebbe sulla quarantina di pagine, scarse, scritte e stampate per ipovedenti, il cui contenuto sarebbe sintetizzabile in poche frasi, tra cui il mondo è un casino liquido quasi incomprensibile e immodificabile, la colpa è del capitalismo e del pensiero servile neoliberista che lo leggittima, ma a noi tutto questo ci fa un baffo. Così tra un'esagerazione e l'altra, tra il dissolvimento dei legami sociali e il Mercato delle Identità llimitate (con le Maiuscole al posto giusto), noi mortali fluttuiamo, in mezzo a tanti fluttuanti. Naturalmente chi cerchi in questo "Babel" un filo di Arianna per capirci qualcosa o comunque sopravvivere nel labirinto o semplicemente galleggiare, beh ha sbagliato libro. Per questo a me la lettura di Babel, ha irritato, ma non per le cose che dice e per le tesi a volte strappalacrime, a volte scontate, a volte troppo complicate per il mio modesto cervello. No, soprattutto per l'incontinenza citatoria del componimento e per il fatto che non si possono scrivere e stampare libri che non dicano quasi niente di originale, anche rispetto alle tesi già presentalote dai medesimi autori (incluso l'autore prevalente che è Bauman). Ok, repetita iuvat, ma non si possono friggere e rifriggere le stesse cose, senza un pensierino per gli alberi ingiustamente sradicati e ridotti in poltiglia per farne carta da libri. Verrebbe da chiedere all'Europa l'emanazione di una direttiva che obblighi gli editori ad accompagnare ciascun libro da un "bugiardino" con almeno queste voci e coi rispettivi valori: idee tratte da autori morti: es. 90%; idee prese da altri autori viventi: 5%, rifritture di idee dello stesso autore del libro: 4,5; idee di provenienza sconosciuta: 0,4%, Originalità: tracce non quantificabili. Controindicazioni: produce irritazione a chi conosca gli autori stracitati. Suggerimenti: leggere lontano dai pasti. E purtroppo non è nemmeno stampato su carta riciclata. Domanda: ma se non vale la pena di leggerlo, perché recensirlo? Per lasciare una traccia insignificante sul fatto che i lettori non sono proprio fessi?
venerdì 2 ottobre 2015
Mr. Corbyn, I suppose
Ma i laburisti inglesi, che di solito costituiscono una sinistra molto conservatrice e pragmatica nell'ambito delle sinistre europee, si sono bevuti il cervello per eleggere Mr. Corbyn come loro leader? Solo i posteri potranno rispondere con cognizione di causa a questa domanda. Noi possiamo fare solo ipotesi e congetture. La mia è che
la grande difficoltà in cui si trovano le persone di sinistra a leggere il mondo impedisca loro, ci impedisca di capire e di dire con chiarezza dove vogliamo andare e come vogliamo andarci. Ma una visione radicale della realtà, mi pare ci ponga fuori dalla realtà.
Ma i laburisti inglesi, che di solito costituiscono una sinistra molto conservatrice e pragmatica nell'ambito delle sinistre europee, si sono bevuti il cervello per eleggere Mr. Corbyn come loro leader? Solo i posteri potranno rispondere con cognizione di causa a questa domanda. Noi possiamo fare solo ipotesi e congetture. La mia è che
la grande difficoltà in cui si trovano le persone di sinistra a leggere il mondo impedisca loro, ci impedisca di capire e di dire con chiarezza dove vogliamo andare e come vogliamo andarci. Ma una visione radicale della realtà, mi pare ci ponga fuori dalla realtà.
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