venerdì 6 febbraio 2026

FONDAZIONE CULTURA PONTEDERA. CONCLUSIONE PROVVISORIA.

Il Documento Unico di Programmazione 2026-28, recentemente approvato nel consiglio comunale pontederese, non propone alcuna modifica agli obiettivi per la Fondazione cultura per i prossimi anni.

Ribadisce che il rapporto tra Comune e Fondazione resta strumentale. Chi guida il Comune in sostanza decide alcune attività da fare ma non le affida agli uffici comunali (scansando così le procedure pubbliche), bensì alla Fondazione, la quale procede privatisticamente (nell’acquisto beni e servizi, negli incarichi, nelle sponsorizzazioni, ecc.)

Sul piano culturale è ormai acclarato che le mostre del Palp, decise a Palazzo Stefanelli (che individua anche curatori, ecc.), non attirano pubblico in città se non in forma modesta. Ciò significa un impatto economico e culturale sulla città pari a uno zero virgola, tanto che si deve ricorrere alle truppe cammellate scolastiche per giustificare in qualche modo i "flopponi" realizzati negli ultimi anni.

Certo a fronte di questi flopponi viene da chiedersi come si spieghi quella trentina e passa di sponsor che fanno capolino (molti in formato mignon a dire il vero) sui totem pubblicitari delle mostre del PALP. E soprattutto cosa ci ricavino questi sponsor da eventi espositivi così poco visitati dal pubblico. Di sicuro non visibilità per i loro marchi. Ma non è questo a cui loro puntano.

Il bilancio della FCP del ‘23, disponibile nell’archivio digitale del comune di Pontedera, indica in poco meno di 40.000 euro il valore totale per quell'anno di tutte le sponsorizzazioni. Cifra non piccola, ma certo non in grado di sostenere eventi molto costosi (appena un quarto, secondo quanto dichiarato, delle somme raccolte dagli sponsor nel primo quadriennio del PALP, quello a guida Pampaloni-Modesti). 

Ma se questi sponsor non ricavano visibilità dalle loro sponsorizzazioni, che vantaggi allora ne traggono?

Qui il ragionamento si fa più complicato. Certo bisognerebbe analizzare i marchi uno a uno, leggerne le specificità, le relazioni, le diverse simpatie politiche dei proprietari e molto altro.

In generale si ricava la sensazione che la FCP si configuri come uno dei luoghi di incontro e collaborazione (ma non l’unico) tra chi dirige la politica amministrativa di Pontedera e chi ruota a vario titolo attorno a questa politica (la “famosa” cena di gala dell’ultimo dell’anno al Teatro Era sembrerebbe confermare bene la cosa).

Tutto il sistema delle società partecipate comunali può infatti essere valutato per il valore operativo e i suoi risultati (ovvero per i servizi che le società erogano ai cittadini per conto del Comune), ma anche per le modalità di trasparenza con cui queste società funzionano e per gli intrecci di potere che generano tra gli amministratori comunali, le persone che vengono nominare ai vertici delle società partecipate e i vari soggetti privati che le partecipano.

In un’epoca di passioni politiche deboli e di grandi distanze tra vertici e base elettorale, le élite che gestiscono la città sono selezionate e messe insieme anche attraverso il sistema delle società partecipate. L’anagrafe e i rapporti personali di questo mondo potrebbero dire molto. Così come sono eloquenti le relazioni tra diversi sponsor e queste élite.

L’opacità però di questi rapporti, gli scambi che possono intercorrere tra i vari soggetti in campo, nonché le strategie e le partite che si giocano, sono difficili da decifrare. Questo perché anche la politica si è in buona parte autoprivatizzata. Ed è finita, anche nelle nostre cittadine, in mano a piccoli gruppi, che muovono sia le pedine politiche sia quelle private. E questi oligarchetti non sono “controllati” di fatto da nessuno, perché i partiti sono quasi zombie e la stampa… eh la stampa…. 

In questo contesto non può quindi meravigliare nessuno che il presidente della CDA della FCP possa essere nominato dal Comune di Pontedera anche presidente del CDA di ECOFOR service e che ECOFOR service oltre che a gestire una propria attivissima Fondazione culturale (che produce decine di eventi se non centinaia) operi anche come sponsor delle attività della FCP o detenga (ma si dice ancora per poco) le azioni di maggioranza dell'US Pontedera Calcio (un business certo lontano dagli interessi dell'azienda).

Da tutto ciò ne ricavo che, contrariamente a quanto hanno cercato di farmi credere certi amici, sarà dura vedere qualche mostra interessante e attrattiva al PALP nei prossimi anni. 

Del resto questa cosa a chi interessa veramente?

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