domenica 1 febbraio 2026

FONDAZIONE CULTURA PONTEDERA. LA TRASFORMAZIONE (2 parte)

Nel post COVID, durante il primo mandato della Giunta Franconi, la FCP si trasforma, oltre che in uno strumento per gestire lo spazio espositivo del PALP (ma senza una strategia chiara), in un ente per supportare varie scelte “culturali” dell’amministrazione comunale. 

In particolare FCP viene usata per eseguire, esternalizzandole, scelte comunali, senza incappare in quei vincoli giuridici e in quelle procedure di trasparenza a cui sono obbligati gli uffici comunali.

Sarebbe infatti interessante definire il vero livello di autonomia della FCP. Ma per farlo occorrerebbe esaminare i verbali del CDA della FCP, che però, guarda caso, non sono pubblici. Così come occorrerebbe analizzare i progetti presentati da FCP al Comune e i relativi rendiconti annuali sui progetti per capire se FCP è davvero qualcosa di diverso da un “mero esecutore di ordini” di chi guida il Comune. Ma anche questa seconda tipologia di documenti è riservata. Per esaminarli bisognerebbe richiedere un accesso agli atti comunali, perderci un sacco di tempo, rischiare di trovarsi di fronte ad atti parziali e così via.

Il risultato è che (come hanno osservato alcuni consiglieri di opposizione) c’è poca possibilità (per non dire nessuna) per un cittadino pontederese di capire come stiano esattamente le cose tra Comune e FCP. Quel che è ovvio (a chi voglia vederlo) è che l’amministratore comunale scoraggia la comprensione del proprio operato (e delle aziende che controlla) ed evita come la peste una discussione chiara sul suo operato e sulle istituzioni che controlla. In questo modo, al di là della retorica che la politica elargisce, allontana i cittadini dalla vita politica e amministrativa della città.

E tuttavia (almeno ai vecchietti da tastiera) qualcosa dagli atti del Comune balza agli occhi.

Intanto nel ‘24 la Fondazione Peccioliper esce da FCP. Le ragioni del divorzio non sono chiare, ma sembrano legate ad una volontà di Peccioliper di ritirarsi dalla gestione del PALP.

Al posto di Peccioli, dopo alcune modifiche statutarie, entra nella FCP la Fondazione Fabbrica Europa con sede a Firenze, al cui vertice siede Luca Dini, che è stato uno dei protagonisti per oltre trent’anni del teatro di ricerca a Pontedera e responsabile di spicco del Teatro Era, prima dell’ingresso nella Fondazione Teatro Toscana.

Il segnale che questo cambio manda è che si voglia costruire un qualche rapporto tra FCP e Teatro Era/Teatro Toscana. Magari per gestire, come è accaduto quest’anno, eventi al Teatro Era come il veglione con Jerry Calà e la cena per gli sponsor di fine anno (organizzati, guarda caso, proprio da Fabbrica Europa col patrocinio, ovviamente, del Comune). Una seratina che il Comune da solo non avrebbe potuto mettere facilmente in piedi.

La scelta del nuovo partner non sembra però andare verso un rafforzamento dell’identità “artistica” di FCP, la quale nel trasformarsi sembra indossare la veste di uno strumento operativo dell’amministrazione comunale in grado di occuparsi un po' di tutto.

A suggerire questa lettura è la decisione di affidare nel 2023 alla FCP la gestione “sperimentale” di Villa Crastan. E questo che ci azzecca?, si chiederanno i miei lettori. Servirà forse ad allestire mostre di più ampio respiro tra PALP e villa Crastan? O per collocarci la piccola pinacoteca posseduta dal Comune? Ma neanche per sogno. Infatti pochi mesi dopo si viene a sapere che l’edificio storico della Villa Crastan sarà messo a disposizione di una scuola privata cittadina, ma nessuno sa se ci sia un contratto tra FCP e questa scuola privata, né se ci sia un qualche corrispettivo che la scuola versa a FCP. 

La cosa interessante è che la Villa è proprietà del Comune ed è  stata affidata alla FCP per valorizzarla. Ma pochi mesi dopo la Villa viene affidata ad un privato senza che il Comune abbia fatto un bando pubblico per assegnargliela (come invece avrebbe dovuto fare), senza che ci ricavi direttamente un qualche guadagno, come sarebbe opportuno. Naturalmente tutto questo è avvenuto senza neppure una valutazione pubblica dei dieci anni in cui la Villa era stata gestita da un pool di associazioni cittadine, messe alla porta da un giorno all’altro senza alcuna giustificazione e men che meno ringraziamenti.

Come se non bastasse la Villa largamente privatizzata” non apre quasi mai il giardino pubblico che un tempo i cittadini di Pontedera potevano utilizzare liberamente.

Tra pochi mesi scade il triennio di gestione “sperimentale” della Villa, ma c’è qualcuno che si immagina che il presidente del CDA della FCP terrà una conferenza stampa pubblica in cui analizzerà i risultati della valorizzazione svolta sulla villa Crastan e risponderà alle domande dei cittadini sul suo uso largamente privatizzato e sulla sostanziale chiusura del giardino?

Credo proprio di no.

Ma non è finita qui.

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