domenica 29 marzo 2026

NIENTE RE, NÉ REGINE, NÉ GUERRE E NIENTE RIARMO

Ieri non ero fisicamente presente a Roma, ma condivido lo spirito libertario e antiautoritario e soprattutto pacifista e contro qualunque RIARMO della manifestazione che si è svolta nella capitale in concomitanza con iniziative analoghe in tutto il mondo e negli USA.

La guerra del golfo, scatenata dagli americani e dagli israeliani, ha violato il diritto internazionale, dato una mazzata alle organizzazioni internazionali che lavorano per la pace, affermato il diritto del più forte a fare ciò che vuole, costretto il grosso degli europei ad un ennesimo atteggiamento di sudditanza filoatlantica e provocato pesanti conseguenze economiche per tutti, europei inclusi.

Contesto poi chi sostiene che la nuova guerra del Golfo, scatenata da Trump e Bibi, sia una conseguenza dell’aggressione russa all’Ucraina. 

Condivido e sostengo invece convintamente il No al RIARMO europeo e contesto la scelta bellicista stupidamente e temo tragicamente approvata dalla Comunità Europea, che nel RIARMO sta investendo cifre folli (a debito), sollecitando gli stati membri a fare altrettanto.

Riconosco purtroppo che il NO al RIARMO è un tema poco sentito (e trattato solo retoricamente) dalle grandi forze del centrosinistra italiano.

Spero che le recenti dichiarazioni del leader del M5S sul RIARMO europeo siano il frutto di un ennesimo fraintendimento dei giornalisti e non una pericolosa svolta del Movimento ex grillino.

Mi piace infine segnalare come nel suo piccolo ieri a Pontedera, sul corso Matteotti, si sia tenuta una manifestazione pacifista e ANTI RIARMO del Movimento NO BASE, a cui esprimo, per quel poco che può valere, tutto il mio sostegno e la mia gratitudine per il loro  prezioso impegno.

sabato 28 marzo 2026

NULLA DI NUOVO SUL VIALE PIAGGIO

Siamo a quasi 4 anni dalla chiusura dei parcheggi intorno alla Biblio Gronchi e tutto tace. 

Via Maestri del lavoro resta chiusa e sono passati quasi 2 anni dalla gara del project financing vinta da SIAT.

Sono anche trascorsi 6 mesi da quando SIAT aveva annunciato di essere pronta a far partire i lavori sui parcheggi sbarrati.

Invece niente.

Parcheggi chiusi.

Biblioteca circondata da transenne. 

Studenti che mangiano panini sotto i ponteggi, seduti sui panettoni di cemento.

Prestiti librari e presenze in biblioteca abbondantemente al di sotto dei livelli precovid.

Viaggiatori che parcheggiano davanti a villa Leoncini e poi fanno il giro del mondo per raggiungere la stazione ferroviaria. E viceversa. 

Silenzio su e di un consiglio di quartiere che non viene riattivato. Che non si occupa dei problemi del quartiere.

Sembra una situazione strampalata.

Invece è proprio Pontedera centro.

Intanto per fare allenare le persone a camminare e a fare più strada, il Comune finanzia con 30.000 € (proprio trentamila euri) la XX Mangialonga.

La città ne sentiva proprio il bisogno.

QUANDO BERLINGUER VENNE A PONTEDERA

Certo era il 1961. 65 anni fa. Era giovane, Enrico Berlinguer quando venne a Pontedera. 39 anni appena. Ma era già membro della direzione nazionale del PCI e l’anno dopo sarebbe entrato nella segreteria. 

Venne a Pontedera a studiare per conto del partito gli operai della Piaggio. E per capire  le dinamiche profonde del capitalismo italiano. A osservare, analizzare, comprendere, attraverso gli occhi e i cervelli dei compagni operai, una fabbrica emblematica e di successo. Venne per capire come fronteggiare e arginare lo strapotere padronale in fabbrica e nella politica. Per contrastare quello che allora si definiva il neocapitalismo e immaginare e proporre uno sviluppo più giusto, più equilibrato, più rispettoso dei lavoratori.

Rimase qui a Pontedera due giorni a presiedere la conferenza operaia e a prendere appunti. A imparare dalla realtà concreta.

Nelle carte di Renzo Remorini, depositate alla Biblioteca Gronchi, se non ricordo male, ci sono annotazioni di pugno di Renzo di quelle due giornate. E presso l’Archivio dell’istituto Gramsci di Roma, nelle carte Berlinguer, lì depositate, ci sono dei documenti, quasi certamente  gli appunti manoscritti di Berlinguer di quel convegno pontederese del ‘61. Forse il Comune, se non l'ha già fatto, potrebbe visionarli e chiederne copia. Credo sarebbe una testimonianza importante per la città.

Certo, sono passati 65 anni da allora. Certo l’Italia è molto cambiata. Certo la Piaggio stessa è assai mutata. Pontedera è diversa.

Ma la forza produttiva del paese passa ancora dalle fabbriche. Come ci insegnano la Cina e perfino lo stesso tardoprotezionismo di Trump.

Soprattutto il lavoro e i lavoratori sono il cuore pulsante di questa forza produttiva e anche molto di più. Sono una delle radici del mutamento sociale. E, come ci dice la Costituzione, uno dei pilastri su cui si fonda la democrazia.

Perciò, anche se il mondo mediatico e social ci vorrebbe fa credere altro, l’attenzione al lavoro e alle fabbriche resta molto OPPORTUNA.

sabato 21 marzo 2026

IL PROSSIMO PRIMO MAGGIO A PONTEDERA

Sono iscritto ad una organizzazione sindacale nazionale, settore pensionati. Ma ancora non so se il prossimo Primo Maggio si terrà o meno un corteo con comizio a Pontedera.

Nel caso ci fossero corteo e comizio in piazza Cavour mi piacerebbe che i sindacati riuscissero a mobilitare, sotto uno striscione ben identificato, lavoratori della Piaggio e che venisse dato loro il microfono per raccontarci che vita si vive oggi dentro il grande stabilimento e le preoccupazioni che hanno per il loro futuro. La loro vita ci riguarda.

Nei giorni scorsi ho suggerito al segretario comunale del PD pontederese di analizzare, in un incontro pubblico, le attuali strategie della Piaggio e quelle del lavoro per capire meglio dove stia andando la società oggi di proprietà dei fratelli Colaninno. Mi ha risposto che il PD non ha soldi per organizzare una cosa del genere. Gli ho ribattuto che non credo sia un problema di soldi. Non ne aveva nemmeno il vecchio PCI di soldi, ma, ho detto, il PCI aveva orecchi, occhi e cervelli nella fabbrica e anche fuori. E li usava per capire la fabbrica, difendere e dare dignità ai lavoratori. Ho aggiunto che oggi ci sono osservatori pubblici regionali. Ci sono le Università che studiano i territori. Possibile che il PD locale non abbia contatti e sensori e non riesca a rendere pubbliche le sue analisi sulla società Piaggio? In realtà ipotizzo che al PD (che sta ancora campando con quella eredità) manchi soprattutto la volontà e il coraggio di affrontare la questione Piaggio. E gli ho ricordato che nel Consiglio comunale pontederese dell’11 novembre 2024 il gruppo del PD si espresse per non affrontare la questione Piaggio, giudicando "inopportuno" trattare questo argomento. Il gruppo consiliare del PD non voleva disturbare l'azienda? Ricordo infine che gli interventi per rinviare “sine die” il dibattito sulla Piaggio furono svolti, a nome della maggioranza, da un consigliere ex piaggista del PD e da un sindacalista CGIL ora pensionato, sempre iscritto al PD. Nessun membro della Giunta intervenne.

Immagino che il problema della Piaggio sia complicato e difficile. La Piaggio è una multinazionale e i suoi dipendenti "formichine". Sempre più multiculturali.

Credo allora che una città come Pontedera, guidata da una forza politica come il PD, non possa festeggiare la giornata dedicata al lavoro ignorando cosa accade nella grande fabbrica e a chi ci lavora dentro.

Ovviamente questo è un problema in primis sindacale. Ma anche politico. Culturale. Etico. Ripeto: un grande problema cittadino. Di una comunità sempre più multietnica. Un problema che invece appare rimosso.

Chi ricorda il ciclo di lotte combattute alla metà degli anni ‘90 per tenere ancorata la Piaggio a Pontedera, rammenta bene che alla testa dei cortei che attraversavano la città, oltre, come ovvio, ai rappresentanti sindacali, c’erano il sindaco, Enrico Rossi, i rappresentanti delle varie forze politiche, inclusi alcuni parlamentari, e il proposto, don Enzo Lucchesini.

Oggi invece sulla Piaggio è calato un silenzio tombale.

La paura del futuro ha tolto la parola e il fiato a tutti.

Così tacciono i sindacati più rappresentativi. Tacciono le forze politiche. Quasi tutte. Tace l’associazionismo locale. In consiglio comunale la maggioranza, almeno in parte erede del vecchio PCI, mette perfino a verbale che trova INOPPORTUNO parlare di Piaggio. Figuriamoci studiarne le dinamiche. Al massimo si celebra l’oggetto "Vespa" e la sua storia per fini eminentemente turistici, venerando un mito virato soprattutto al passato. Cose utili, intendiamoci. Come il Museo Piaggio, soprattutto se fosse più frequentato come Museo Piaggio che come spazio per eventi culturali vari.

E comunque Renzo Remorini, Luciano Ghelli, Lanciotto Passetti, Francesco Petroni, i fratelli Dolo, Giovanni Scali e tantissimi altri sono certo che non apprezzerebbero questo silenzio pesante, questo sì davvero INOPPORTUNO.

Unica eccezione, almeno sulla carta, l'annunciato spettacolo gratuito sulla “Vespa” di Stefano Massini al Teatro Era. Spero che scuota la città. E che sia coraggioso. Perché è soprattutto il coraggio politico, ripeto, quello che manca oggi alla città. E il Teatro può scuoterci dal torpore.

Nel frattempo vedremo se il prossimo 1 maggio ci saranno corteo e comizio a Pontedera. Vedremo se al corteo parteciperanno operai e impiegati della Piaggio. Vedremo se daranno loro la parola. Vedremo se loro la vorranno. Vedremo.

Di sicuro c’è solo che tra la gente comune e gli addetti ai lavori, piaggisti inclusi, serpeggiano preoccupazione e incertezza sul destino della grande fabbrica e sui posti di lavoro. 

Preoccupazione e incertezza di cui è davvero INOPPORTUNO parlare?

martedì 17 marzo 2026

IL PD PONTEDERESE, IL PALP E ALTRE AMENITÀ

Se il PD pontederese non fosse quello che è, ossequiosamente ossequioso verso i suoi oligarchetti locali, forse di alcuni progetti su cui l’amministrazione (nominalmente a trazione a PD) non riesce a trovare una quadra, forse, dico, potrebbe occuparsi direttamente. Potrebbe chiamare gli iscritti a rifletterci sopra o almeno a dire la loro. E in un momento di grazia potrebbe perfino ascoltare qualche esperto del settore. Potrebbe.

Ad esempio attorno a quell’accrocchio che è ormai il PALP, che ingloba il destino dell'ex Centro d’Arte O. Cirri, quello della Villa Crastan e altre questioni collegate all’identità culturale della cittadina, forse un PD ancora formalmente partecipato dagli iscritti qualcosa potrebbe suggerire.

Le sue componenti, da quella post-comunista a quella cattolica, per non parlare dei socialisti, o degli stessi giovani, potrebbero farsi sentire. Ragionarne.

Già, perché non lo fanno?

Semplice. Perché chi manifestasse apertamente non tanto il proprio dissenso (Dio ce ne scampi e liberi) ma solo i propri dubbi, alcune perplessità e soprattutto qualche barlume di idea originale o anche solo artigianale, iiihhh, si metterebbe contro la Giunta, contro il partito che conta, contro le reti di interessi locali, rischiando un certo ostracismo o almeno il marchio del dissidente o quello, assai più pericoloso, di libero pensatore. E se insistesse in questa posizione potrebbe perfino passare per un vero rompic…. che vuole aiutare la destra, ma soprattutto i fascisti, a prendersi il comune (e il suo nonno, buonanima, si rivolterebbe nella tomba, se solo, nell’al di là, venisse a saperlo). Perché è noto che chi comincia col contestare la gestione del PALP può finire per non condividere neppure il piano urbanistico, la gestione del patrimonio pubblico e chissà quante altre cose. E da lì a votare il Matteo sbagliato è un attimo.

Ecco allora come l’autocensura chiude un qualsiasi timidissimo dibattito interno al partito.

Ma ecco perché l’assenza di un dibattito interno favorisce e consolida l’oligarchettismo ovvero la politica locale gestita da pochi. Pochissimi.

Ecco perché ormai un pontederese su due non va più nemmeno a votare.

Ecco perché il filosofo socialdemocratico Jurgen Habermas, massimo sostenitore dell'importanza per la democrazia di un vero e non fasullo dibattito pubblico, anche a sinistra, sarà sepolto con tutti gli onori, ma senza rimpianti.

lunedì 16 marzo 2026

L’ITALIA E' IN GUERRA SE NON CONDANNA L’AGGRESSIONE DI USA E ISRAELE

Ma perché se la Meloni si sgola a gridare che l’Italia non è in guerra e se il presidente Mattarella avvalora questa interpretazione dei fatti nella riunione del Consiglio Supremo di Difesa, l’Iran se ne infischia, bombarda le nostre basi a Erbil e ci attacca anche altrove? 

Ma perché la teocrazia islamica non prende sul serio i nostri barocchismi politici?

Forse perché vede bene che l’Italia, anche se dice di non essere in guerra con l’Iran, è uno stato vassallo degli Usa e li supporta nelle loro scelte, incluse quelle belliche. 

Ergo ne trae le conseguenze.

Teocratici si, ma non scemi. Quindi il governo iraniano considera tutti quelli che collaborano con gli Usa dei loro nemici.

Sbagliano? 

C’è qualcuno che ricorda il caso di Cecilia Sala arrestata in Iran come ritorsione per l’arresto di un “tecnico” iraniano effettuato in Italia su richiesta degli Stati Uniti che lo accusavano di terrorismo?

E davvero nel paese di Machiavelli ci si è scordati che gli amici dei nostri nemici sono o possono essere nostri nemici?

Se l’Italia non condannerà con chiarezza la guerra illegittima e lesiva del diritto internazionale scatenata dagli USA (e da Israele) contro l’Iran, la Repubblica islamica ci considererà inevitabilmente suoi nemici. 

E le chiacchiere della Meloni, il silenzio (speriamo almeno imbarazzato) di Mattarella e i sottili distinguo dei sinistri non faranno cambiare idea agli iraniani.

Il dualismo amico/nemico in politica estera è una condizione a cui non si sfugge usando parole furbe o il silenzio o anche i distinguo che non distinguono.

Ma per gli italiani (incluso il grosso dei centrosinistri) non sarà facile intenderlo. Perché non c'è peggior sordo di chi non vuol capire. E quando ci torna comodo, recitare la parte dei sordi ci viene facile. Ma…

sabato 14 marzo 2026

SVOLTA COPERNICANA AL PALP. SI TORNA AI VECCHI SANTI

Così, dopo una confusa stagione di mostre dedicate all’arte contemporanea, l'estemporanea giunta pontederese impone alla sua fondazione che gestisce il PALP di tornare ai vecchi santi dell’arte classica. 

E lo fa ripartendo anche dal prof. Pier Luigi Carofano che, se non erro, aveva già curato venti anni fa la mostra del Comune dedicata ai pittori caravaggeschi e ora viene incaricato di curare ben tre mostre consecutive fino al 2029.

Saranno contenti della svolta Daniela Pampaloni e Andrea Modesti che quella strada, sia pure affidandosi ad altri curatori, avevano battuto dal 2016 al 2019, quando erano loro a gestire la Fondazione Palp.

Nel frattempo Pontedera ha mostrato per l’ennesima volta di non avere le idee chiare su cosa fare del Palp, visto che ha nominato da poco un nuovo CDA della Fondazione dove non mi pare ci sia nemmeno uno storico dell’arte tra i suoi componenti.

Del resto anche l'ennesimo “cambio di paradigma” è stato deciso nelle stanze di Palazzo Stefanelli e poi recapitato alla Fondazione perché lo eseguisse.

E' noto infatti che la Fondazione del PALP, che di suo ha solo debiti e nessuna entrata certa, non è in grado di gestire in proprio alcuna programmazione triennale e che solo i trasferimenti del Comune le possono garantire le risorse necessarie per andare avanti.

Sulla svolta merita però osservare:

1 Che la nuova progettazione non risulta il frutto di alcuna analisi del mercato, commissionata a una qualche agenzia specializzata. Non precisa quanto si pensa di investire nei tre eventi espositivi. Né quanti visitatori si punta ad attrarre. Nè se ci sarà un biglietto o meno. 

2 Che non individua con precisione neppure un target di pubblico che si intende attrarre verso le mostre. Infatti si parla di coinvolgimento dell'associazionismo locale, di coprogettazione, di “contatto con la cittadinanza”, di “casa della cultura” e di coinvolgimento del mondo scolastico. Tutte frasi vuote che non vogliono dire niente e che probabilmente niente o poco  porteranno in città. Più o meno come è accaduto negli ultimi 5 anni.

3 Sembra insomma l’ennesima mossa senza capo né coda (e quindi senza possibilità di verifica) partorita da un’amministrazione che non sa gestire questo tipo di strutture, se non alla buona e alla giornata. La girandola dei curatori delle mostre degli ultimi 5 anni dimostra ampiamente questa annotazione.

4 Di fatto la Fondazione Cultura resta solo una modalità per aggirare una gestione veramente pubblica del PALP. Ma il modello privatistico non è in grado di riempire il vuoto progettuale che lo caratterizza.

5 Ragion per cui non è prevedibile che il ritorno ai vecchi santi pagherà né in termini di pubblico attratto, né di qualità espositiva, né di ricadute culturali ed economiche sulla città. Altro che “cambio di paradigma”, annunciato dal Presidente della Fondazione.

L’unica cosa paradigmatica è che in tempi bellici e di tragico riarmo come quelli che viviamo si punti a rilanciare il boccheggiante PALP  con una mostra sulla “bellezza” artistica della guerra immortalata da un pittore-soldato come Courtois. Davvero una genialata mostrare ai vecchi e ai giovani “che la guerra è bella anche se fa male” (come cantava De Gregori), magari invitando il Ministro Crosetto e l’amministratore delegato della “Leonardo” ad inaugurarla e a sponsorizzarla. Già, why not?