venerdì 13 febbraio 2026

SIAT COME SIAT, SIAMO ANCORA QUI

In una dichiarazione apparsa sulla Nazione di alcuni giorni fa in merito ai lavori del Project Financing (PF) su viale Piaggio e via IV Novembre, SIAT non dice chi controllerà le due ditte (entrambe proprietarie di SIAT) che svolgeranno materialmente i lavori sui viali. Saranno infatti queste due ditte azioniste di SIAT a fatturare i 6 milioni di spese (sulla base del preventivo probabilmente costruito sempre da loro).

E un punto è importante questo.

Ma ripeto che non ho capito bene chi svolgerà il ruolo di controllore di questa costosa operazione. Così come non ho capito bene chi nominerà il direttore dei lavori.

Quello che invece mi pare di aver capito bene è che il Comune di Pontedera (che per volontà del PD ha perso il controllo della maggioranza di SIAT) non avrà una vera capacità di controllo su opere nella sostanza comunali, pagate anche se indirettamente con risorse di provenienza pubblica, attraverso SIAT.

Ma coi Project Financing le cose vanno così e spesso generano grossi contenziosi. Basta ad es. aver presenti gli enormi problemi che si sono abbattuti sul vicino Comune di San Miniato (e l’intreccio giuridico-economico in cui è rimasto invischiato per oltre un decennio) proprio per un suo Project Financing, che, se non erro, grava ancora come un macigno sul suo bilancio.

Resta il fatto che per un problema o per un altro i lavori di viale Piaggio che dovevano partire oltre un anno fa per mettere fine ad un disagio cominciato circa 4 anni fa non sono ancora partiti: segno che non tutti i nodi sono stati sciolti.

E siccome SIAT e COMUNE dovrebbero scioglierli insieme questi benedetti nodi, i cittadini restano con i parcheggi chiusi, via Maestri del lavoro chiusa e quindi non possono fare altro che lamentarsi.

Ora, siccome c’era qualcuno che sosteneva 4 anni fa che la via del PF era la strada più semplice e più rapida per risolvere il problema dei parcheggi biblioteca, è evidente che non sapeva quello che diceva.

Mentre aveva visto giusto quel dirigente comunale che nel 2022 aveva noleggiato per la durata di 5 anni i ponteggi che hanno messo in sicurezza e riempito i parcheggi che circondano Biblio Gronchi.

La speranza a questo punto è che il contratto comunale che erogherà complessivamente alla SIAT oltre 160.000 € di affitto dei ponteggi (perché va ricordato che è sempre SIAT a gestire i ponteggi summenzionati, con fatturazione mensile dei noleggi rimessa al Comune) non debba essere ulteriormente rinnovato.

Certo se i lavori di restauro ai pilastri si fossero fatti più celermente, una parte di questa spesa di noleggio dei ponteggi si sarebbe risparmiata.

Invece, purtroppo, siamo ancora qui. E oltre al disagio, si paga (per i ponteggi).


domenica 8 febbraio 2026

LAVORI PUBBLICI PONTEDERESI: COSÌ SIAT

C’è un Comune, uno a caso, Pontedera, che deve fare importanti lavori a strade e aree con parcheggi (incluse quelle intorno alla biblioteca Gronchi). Questo Comune non procede con appalti diretti come sarebbe normale. Ha uffici con pochi addetti ed ha già fatto il pieno di mutui e di debiti? Probabile. Fatica perciò a farne altri? Probabile. Allora si rivolge alla società a cui il Comune ha dato in concessione la gestione dei parcheggi cittadini (e i relativi incassi) e le chiede di studiare un project financing che copra anche i nuovi lavori su strade e parcheggi, per un valore sui 6 milioni di euro, soldi da recuperare dagli incassi dei parcheggi, ovviamente. Parcheggi che ovviamente vanno ampliati di numero e aumentati di costo per far quadrare i conti. Una bazzecola. Il Comune procede.

La concessionaria SIAT presenta il project financing col piano dei lavori. Il Consiglio Comunale lo approva. Poi mette a gara il project, come si deve fare per legge. Ma si presenta solo l’impresa concessionaria che ha redatto il piano medesimo e che, guarda un po', vince la gara. Sarà dunque l’impresa concessionaria a gestire i lavori, che è poi la stessa che li ha progettati e prezzati attraverso il “suo” project financing.

Tutto bene?

Vediamo.

La concessionaria comunale dei parcheggi dal 2021, per volontà del PD pontederese e della giunta Franconi, da società a maggioranza pubblica controllata dal Comune è stata trasformata in una società a maggioranza privata. Il Comune da allora detiene solo una quota di minoranza della concessionaria, la quale gestisce da 1,5 a 2 milioni di euro all’anno di incassi dei parcheggi comunali.

I soci privati della concessionaria dei parcheggi sono alcune imprese edili. Ora alcuni mesi fa, secondo la stampa locale, il presidente della SIAT (già segretario comunale del PD e recentemente nominato anche Amministratore delegato di ECOFOR service) ha comunicato chi saranno le ditte che eseguiranno materialmente i lavori (e li fattureranno). Come era facile prevedere, a eseguire i lavori saranno due ditte che sono anche socie della Siat e quindi controllano la stessa società concessionaria che affida loro i lavori.

Domanda: chi controllerà il lavoro di queste due imprese? Lo farà il Comune come socio di minoranza della concessionaria?

Intanto comunque continuano a non partire i lavori sui parcheggi attorno alla biblioteca Gronchi.

Dopo quasi 4 anni dalla chiusura fisica dei parcheggi su viale Piaggio e dal blocco di via Maestri del lavoro e a oltre 3 anni dal transennamento della biblioteca Gronchi, dopo una marea di chiacchiere e dichiarazioni sull’avvio dei lavori, è tutto fermo.

Un vero capolavoro.

venerdì 6 febbraio 2026

FONDAZIONE CULTURA PONTEDERA. CONCLUSIONE PROVVISORIA.

Il Documento Unico di Programmazione 2026-28, recentemente approvato nel consiglio comunale pontederese, non propone alcuna modifica agli obiettivi per la Fondazione cultura per i prossimi anni.

Ribadisce che il rapporto tra Comune e Fondazione resta strumentale. Chi guida il Comune in sostanza decide alcune attività da fare ma non le affida agli uffici comunali (scansando così le procedure pubbliche), bensì alla Fondazione, la quale procede privatisticamente (nell’acquisto beni e servizi, negli incarichi, nelle sponsorizzazioni, ecc.)

Sul piano culturale è ormai acclarato che le mostre del Palp, decise a Palazzo Stefanelli (che individua anche curatori, ecc.), non attirano pubblico in città se non in forma modesta. Ciò significa un impatto economico e culturale sulla città pari a uno zero virgola, tanto che si deve ricorrere alle truppe cammellate scolastiche per giustificare in qualche modo i "flopponi" realizzati negli ultimi anni.

Certo a fronte di questi flopponi viene da chiedersi come si spieghi quella trentina e passa di sponsor che fanno capolino (molti in formato mignon a dire il vero) sui totem pubblicitari delle mostre del PALP. E soprattutto cosa ci ricavino questi sponsor da eventi espositivi così poco visitati dal pubblico. Di sicuro non visibilità per i loro marchi. Ma non è questo a cui loro puntano.

Il bilancio della FCP del ‘23, disponibile nell’archivio digitale del comune di Pontedera, indica in poco meno di 40.000 euro il valore totale per quell'anno di tutte le sponsorizzazioni. Cifra non piccola, ma certo non in grado di sostenere eventi molto costosi (appena un quarto, secondo quanto dichiarato, delle somme raccolte dagli sponsor nel primo quadriennio del PALP, quello a guida Pampaloni-Modesti). 

Ma se questi sponsor non ricavano visibilità dalle loro sponsorizzazioni, che vantaggi allora ne traggono?

Qui il ragionamento si fa più complicato. Certo bisognerebbe analizzare i marchi uno a uno, leggerne le specificità, le relazioni, le diverse simpatie politiche dei proprietari e molto altro.

In generale si ricava la sensazione che la FCP si configuri come uno dei luoghi di incontro e collaborazione (ma non l’unico) tra chi dirige la politica amministrativa di Pontedera e chi ruota a vario titolo attorno a questa politica (la “famosa” cena di gala dell’ultimo dell’anno al Teatro Era sembrerebbe confermare bene la cosa).

Tutto il sistema delle società partecipate comunali può infatti essere valutato per il valore operativo e i suoi risultati (ovvero per i servizi che le società erogano ai cittadini per conto del Comune), ma anche per le modalità di trasparenza con cui queste società funzionano e per gli intrecci di potere che generano tra gli amministratori comunali, le persone che vengono nominare ai vertici delle società partecipate e i vari soggetti privati che le partecipano.

In un’epoca di passioni politiche deboli e di grandi distanze tra vertici e base elettorale, le élite che gestiscono la città sono selezionate e messe insieme anche attraverso il sistema delle società partecipate. L’anagrafe e i rapporti personali di questo mondo potrebbero dire molto. Così come sono eloquenti le relazioni tra diversi sponsor e queste élite.

L’opacità però di questi rapporti, gli scambi che possono intercorrere tra i vari soggetti in campo, nonché le strategie e le partite che si giocano, sono difficili da decifrare. Questo perché anche la politica si è in buona parte autoprivatizzata. Ed è finita, anche nelle nostre cittadine, in mano a piccoli gruppi, che muovono sia le pedine politiche sia quelle private. E questi oligarchetti non sono “controllati” di fatto da nessuno, perché i partiti sono quasi zombie e la stampa… eh la stampa…. 

In questo contesto non può quindi meravigliare nessuno che il presidente della CDA della FCP possa essere nominato dal Comune di Pontedera anche presidente del CDA di ECOFOR service e che ECOFOR service oltre che a gestire una propria attivissima Fondazione culturale (che produce decine di eventi se non centinaia) operi anche come sponsor delle attività della FCP o detenga (ma si dice ancora per poco) le azioni di maggioranza dell'US Pontedera Calcio (un business certo lontano dagli interessi dell'azienda).

Da tutto ciò ne ricavo che, contrariamente a quanto hanno cercato di farmi credere certi amici, sarà dura vedere qualche mostra interessante e attrattiva al PALP nei prossimi anni. 

Del resto questa cosa a chi interessa veramente?

martedì 3 febbraio 2026

PER L’APERTURA DEL GIARDINO DI VILLA CRASTAN SERVE UNA MOBILITAZIONE CIVICA

La convenzione con la quale il Comune di Pontedera ha affidato in via “sperimentale” nel ‘23 la Villa Crastan alla Fondazione cultura è abbastanza chiara sia sull’uso dell’edificio che su quello del giardino.

Il testo, allegato alla determinazione dirigenziale n. 430 del 19/5/2023, dice che il Comune dà in gestione a FCP sia la Villa (edificio) sia l’annesso giardino.. “al fine di valorizzarne e qualificare la fruizione pubblica”. 

E all’art. 1 ribadisce la volontà di “favorire la fruibilità dei locali e del giardino”.

Invece, come ha potuto constatare di persona chiunque sia transitato in via della stazione vecchia in questi ultimi anni, la porta di ingresso al giardino è stata ed è quasi sempre CHIUSA e il giardino è regolarmente deserto. Niente bimbi, niente genitori, niente nonni.

Al punto 3 dell’art. 1 si dice che la FCP deve “promuovere lo sviluppo..di attività di natura culturale, ricreativa, sociale secondo un approccio che valorizzi lo stare insieme, la produzione libera di cultura…”; e sempre all’art. 1 si dice di connessioni tra attività artistiche svolte al PALP e alla Villa”. Ma di queste connessioni credo che in villa si sia visto quasi nulla.

Infine all’art. 2 si chiede esplicitamente alla Fondazione di provvedere alla manutenzione ordinaria anche del giardino. E l’erba in effetti via via viene tagliata.

Ma la vera astuzia del Comune sta nel fatto che con la convenzione si affida a FCP il giardino ma non la si obbliga esplicitamente ad aprirlo e soprattutto non si definisce un calendario settimanale di apertura. Perciò il Comune ha dato sì alla FCP la gestione di un giardino pubblico, le ha detto sì di manutenerlo, ma, guarda un po', si è dimenticato di dirle di aprirlo con un orario settimanale preciso. Così la FCP non è obbligata dalla convenzione ad aprire il cancellone e neppure il cancellino di via della stazione vecchia con un orario settimanale preciso.

Questo consente alla FCP di aprire il giardino solo in occasione delle rare iniziative che ci vengono svolte. E consente all’istituto scolastico privato che ha in uso (parziale?) l’edificio della villa di non avere persone non previste ai propri eventi.

Certo, spesso resta aperto il cancello sul lato interno di via XXI aprile per l’accesso alla Fondazione Chiarlie, che ha sede nella dependance della villa. Da lì si può accedere al parco. Ma non il sabato e la domenica, nè quando la Fondazione è chiusa.

Rispetto a questa situazione potrebbero muoversi le opposizioni consiliari ed extra consiliari. Potrebbero essere loro a chiedere all’amministrazione una modifica in tal senso alla convenzione con FCP che, tra l’altro, sta per essere rinnovata (entro maggio). Sempre che ovviamente ritengano opportuno aprire il giardino al pubblico.

Potrebbe perfino mobilitarsi la consulta di quartiere, ma è così moribonda che si fa fatica a rianimarla, figuriamoci a farle fare qualcosa.

Per questo credo proprio che tocchi ai cittadini chiedere l’apertura dei cancelli della Villa e fare in modo che questo obiettivo venga raggiunto.

domenica 1 febbraio 2026

FONDAZIONE CULTURA PONTEDERA. LA TRASFORMAZIONE (2 parte)

Nel post COVID, durante il primo mandato della Giunta Franconi, la FCP si trasforma, oltre che in uno strumento per gestire lo spazio espositivo del PALP (ma senza una strategia chiara), in un ente per supportare varie scelte “culturali” dell’amministrazione comunale. 

In particolare FCP viene usata per eseguire, esternalizzandole, scelte comunali, senza incappare in quei vincoli giuridici e in quelle procedure di trasparenza a cui sono obbligati gli uffici comunali.

Sarebbe infatti interessante definire il vero livello di autonomia della FCP. Ma per farlo occorrerebbe esaminare i verbali del CDA della FCP, che però, guarda caso, non sono pubblici. Così come occorrerebbe analizzare i progetti presentati da FCP al Comune e i relativi rendiconti annuali sui progetti per capire se FCP è davvero qualcosa di diverso da un “mero esecutore di ordini” di chi guida il Comune. Ma anche questa seconda tipologia di documenti è riservata. Per esaminarli bisognerebbe richiedere un accesso agli atti comunali, perderci un sacco di tempo, rischiare di trovarsi di fronte ad atti parziali e così via.

Il risultato è che (come hanno osservato alcuni consiglieri di opposizione) c’è poca possibilità (per non dire nessuna) per un cittadino pontederese di capire come stiano esattamente le cose tra Comune e FCP. Quel che è ovvio (a chi voglia vederlo) è che l’amministratore comunale scoraggia la comprensione del proprio operato (e delle aziende che controlla) ed evita come la peste una discussione chiara sul suo operato e sulle istituzioni che controlla. In questo modo, al di là della retorica che la politica elargisce, allontana i cittadini dalla vita politica e amministrativa della città.

E tuttavia (almeno ai vecchietti da tastiera) qualcosa dagli atti del Comune balza agli occhi.

Intanto nel ‘24 la Fondazione Peccioliper esce da FCP. Le ragioni del divorzio non sono chiare, ma sembrano legate ad una volontà di Peccioliper di ritirarsi dalla gestione del PALP.

Al posto di Peccioli, dopo alcune modifiche statutarie, entra nella FCP la Fondazione Fabbrica Europa con sede a Firenze, al cui vertice siede Luca Dini, che è stato uno dei protagonisti per oltre trent’anni del teatro di ricerca a Pontedera e responsabile di spicco del Teatro Era, prima dell’ingresso nella Fondazione Teatro Toscana.

Il segnale che questo cambio manda è che si voglia costruire un qualche rapporto tra FCP e Teatro Era/Teatro Toscana. Magari per gestire, come è accaduto quest’anno, eventi al Teatro Era come il veglione con Jerry Calà e la cena per gli sponsor di fine anno (organizzati, guarda caso, proprio da Fabbrica Europa col patrocinio, ovviamente, del Comune). Una seratina che il Comune da solo non avrebbe potuto mettere facilmente in piedi.

La scelta del nuovo partner non sembra però andare verso un rafforzamento dell’identità “artistica” di FCP, la quale nel trasformarsi sembra indossare la veste di uno strumento operativo dell’amministrazione comunale in grado di occuparsi un po' di tutto.

A suggerire questa lettura è la decisione di affidare nel 2023 alla FCP la gestione “sperimentale” di Villa Crastan. E questo che ci azzecca?, si chiederanno i miei lettori. Servirà forse ad allestire mostre di più ampio respiro tra PALP e villa Crastan? O per collocarci la piccola pinacoteca posseduta dal Comune? Ma neanche per sogno. Infatti pochi mesi dopo si viene a sapere che l’edificio storico della Villa Crastan sarà messo a disposizione di una scuola privata cittadina, ma nessuno sa se ci sia un contratto tra FCP e questa scuola privata, né se ci sia un qualche corrispettivo che la scuola versa a FCP. 

La cosa interessante è che la Villa è proprietà del Comune ed è  stata affidata alla FCP per valorizzarla. Ma pochi mesi dopo la Villa viene affidata ad un privato senza che il Comune abbia fatto un bando pubblico per assegnargliela (come invece avrebbe dovuto fare), senza che ci ricavi direttamente un qualche guadagno, come sarebbe opportuno. Naturalmente tutto questo è avvenuto senza neppure una valutazione pubblica dei dieci anni in cui la Villa era stata gestita da un pool di associazioni cittadine, messe alla porta da un giorno all’altro senza alcuna giustificazione e men che meno ringraziamenti.

Come se non bastasse la Villa largamente privatizzata” non apre quasi mai il giardino pubblico che un tempo i cittadini di Pontedera potevano utilizzare liberamente.

Tra pochi mesi scade il triennio di gestione “sperimentale” della Villa, ma c’è qualcuno che si immagina che il presidente del CDA della FCP terrà una conferenza stampa pubblica in cui analizzerà i risultati della valorizzazione svolta sulla villa Crastan e risponderà alle domande dei cittadini sul suo uso largamente privatizzato e sulla sostanziale chiusura del giardino?

Credo proprio di no.

Ma non è finita qui.

venerdì 30 gennaio 2026

MA COS'È LA “FONDAZIONE PER LA CULTURA PONTEDERA”? (1 parte)

Forse pochi a Pontedera sanno cos'è e come opera esattamente la Fondazione per la Cultura Pontedera (FCP). Perciò provo a dirne qualcosa.

Nata come Fondazione Teatro Pontedera per gestire appunto il Teatro Era, quando dopo il 2015 il Teatro cittadino venne di fatto inglobato nella Fondazione Teatro Toscana, la Fondazione Teatro Pontedera venne trasformata in Fondazione per la Cultura Pontedera (FCP), controllata dal Comune di Pontedera e partecipata dalla Fondazione Peccioliper. Lo scopo più urgente? Gestire, come piccola “bad company”, un po' di debiti e di problemi del Teatro Era (non confluibili nel nuovo ente fiorentinocentrico e non riassorbibili dal bilancio comunale pontederese). 

Poi però dal 2016 il Comune conferì alla FCP la gestione dello spazio espositivo ricavato nella ristrutturazione del Palazzo Pretorio (ribattezzato PALP), dopo la chiusura del Tribunale. In particolare la Giunta Millozzi affidò il PALP al CDA di FCP, guidato allora dall’ex assessora Daniela Pampaloni e con la direzione del dr. Andrea Modesti. Obiettivo? Provare ad inserire il PALP nei circuiti che veicolavano mostre d’arte capaci di attrarre su Pontedera visitatori e appassionati d’arte anche da fuori regione e raccogliere i fondi necessari per sostenere questa scelta ambiziosa.

L’idea si ispirava all'esperienza di Palazzo Blu di Pisa che però aveva e ha dietro di sé la Fondazione Pisa e una città turisticamente assai attrattiva.

Così dal 2016 al 2020 la FCP organizzò al PALP 4 mostre di un certo livello (con cataloghi interessanti, ben curati e voluminosi) più altri eventi che, secondo i comunicati ufficiali, registrarono complessivamente 50.000 visitatori.

Poi nel 2019 si insediò la nuova giunta comunale guidata da Franconi (che tenne per sé la delega alla cultura). Il nuovo sindaco ringraziò Pampaloni e Modesti per l’eccellente lavoro svolto, ma nel ‘20 li sostituì con altre persone, a cui affidò l’obiettivo oltre che di organizzare mostre anche di assecondare diversi progetti culturali e non solo dell’amministrazione. 

Un anno dopo arrivò il COVID e le mostre e il PALP entrarono in crisi.

In questo clima l’amministrazione Franconi confermò il depotenziamento del Centro Otello Cirri (i cui locali, in via della Stazione Vecchia, sono stati messi in vendita, mentre formalmente il Centro è stato trasferito al Palp), pose fine alle mostre degli artisti locali, ridimensionò il progetto dell’Arte per non dormire e chiuse la validissima esperienza didattica dei Cantieri per l’arte.

Quando poi tra il 2022 e il 2023 il PALP riparti’ con le mostre, prese altre strade rispetto a quelle battute da Modesti e Pampaloni. Solo che le capacità attrattive dei nuovi eventi risultarono subito minimalissime.

Oltre tutto nel frattempo si era allentato il legame col mondo degli artisti locali e coi loro sostenitori e, anche a causa del COVID, si era distrutto il percorso di accreditamento del PALP come polo espositivo integrato nei circuiti d’arte di un certo livello. 

Al PALP si sono così alternate dal ‘22 a oggi mostre a volte senza biglietto, senza catalogo, senza curatori di rilievo (a parte quella dedicata a Giorgio Dal Canto, il cui catalogo e la cui cura sono stati validissimi, ma su un autore un po' fuori dai circuiti nazionali). Si sono insomma proposti in questi ultimi anni progetti estemporanei e diversissimi, privi di una identità espositiva coerente. In compenso la giunta Franconi ha scritto nei documenti pubblici di voler attrarre al PALP un certo pubblico, con ricadute anche economiche sulla città. Cosa finora non accaduta. 

Per rimediare alla debacle, ci si è vantati di aver portato un po' di scolaresche alle mostre. Ma si tratta di giustificazioni prive di sostanza.

In questo contesto il recente floppone della mostra Banksy & Friends era largamente prevedibile e l’ingiustificata ostinazione con cui l’amministrazione comunale ha voluto tenere nascosti i numeri dei visitatori è il riflesso evidente di un’incomprensione profonda delle dinamiche in atto e della precisa volontà di impedire di valutare concretamente l’operato della Giunta e della FCP rispetto al funzionamento del PALP.

Nel frattempo la FCP si è trasformata in qualcos'altro, cambiando anche partner e il grosso del CDA, come si dirà nella seconda parte del testo che posterò tra qualche giorno.

martedì 27 gennaio 2026

IL FLOPPONE DI BANKSY E FRIENDS AL PALP

Che Banksy & Friends a Pontedera sarebbe stato un FLOPPONE era largamente prevedibile. Per varie ragioni. L’ho scritto più volte nei miei numerosi post e non vale la pena di tornarci. Ma che per avere i numeri dei visitatori della mostra (2906 paganti complessivi in 4 mesi) ci volesse una interpellanza consiliare, questo non me lo sarei immaginato.

E' il segno che non solo l’Amministrazione locale vuol fare quello che le pare (in fatto di arte e turismo), ma non vuole neppure renderne conto ai cittadini. Si tratta di una torsione democratica che, nel suo piccolo e sia pure su questioni marginali, ma emblematiche, questa cittadina di provincia sta vivendo. E non ad opera di una maggioranza di centro destra.

L’assessore alla cultura, che formalmente non è responsabile della mostra, essendo stata questa ufficialmente “voluta” e “decisa” dal CDA della Fondazione Pontedera per la Cultura, ha dichiarato che insistere per conoscere i dati della mostra è “ossessione per i numeri”.

Buon dio, e che cos'è tutta la democrazia se non una grande ossessione per verificare se chi decide le sorti di un paesone o di un paesino abbia i numeri, i voti, e quindi il diritto per farlo?

E comunque tra che c'è era non poteva l’amministrazione comunale darci anche i numeri della mostra d’arte, allestita sempre al Palp e dedicata a Giorgio Dal Canto detto Babb? Non mi pare di aver mai visto comunicati comunali in merito a quei risultati.

E' vero, come diceva Callimaco, che l’arte non si misura a metri, ma i visitatori di una mostra che l'amministrazione dichiara di aver finanziato apposta per portare turisti e stimolare il commercio in città, con che cosa si possono misurare se non coi numeri?

E mentre l'ossessionato dei numeri si augura che qualche consigliere di opposizione presenti finalmente un’interpellanza per avere, sia pure con un anno di ritardo, anche i dati della mostra su BABB, sottolinea che con la mostra di Pinocchio il rischio di conoscere i numeri non si correrà. Niente biglietti a pagamento. Niente verifica numerica se la mostra avrà funzionato o meno. Sbaraccata preventivamente l’ossessione dei numeri. E vai!!!!