domenica 31 maggio 2015

sabato 30 maggio 2015

LAPIDI OSCURATE DI SAN MINIATO. IL ROTTAMATORE E SUOI GIUNTAROLI DISERTANO ANCHE DAL DIBATTITO DI PONTE A EGOLA

Già ieri sera ho partecipato col grande Renzo Ulivieri, Miriano Rossi e il mitico Enzo Cintelli ad un dibattito al Circolo Arci "Corrado Pannocchia" di Ponte a Egola sul passaggio della guerra da San Miniato nel luglio del '44. La serata, preelettoralissima, non era delle migliori. Ma questa era stata scelta per la presentazione del libro di Enzo Cintelli su "San Miniato. Settanta anni dalla Liberazione" e non mi potevo tirare indietro. Il libro di Cintelli non è un vero e proprio libro di storia, anche se, come ha detto Miriano Rossi nell'introdurre la discussione, ha già venduto in 7/8 mesi oltre 320 copie (e non è affatto male). Il testo ruota attorno ai fatti del duomo e a molti dei personaggi che furono come catturati in quel vortice di barbarie che uccise 55 persone, ne ferì almeno un'altra cinquantina e poi altre ne trascinò con sè per varie ragioni. Rispetto a quello che si sa, da una bibliografia ormai vasta, il volume non aggiunge tesi inedite. Semmai stimola nuove domande, mette in dubbio alcune certezze, ma alla fine non tira le fila nè di domande. nè di dubbi, appassionandosi più a polemizzare ora con questa ed ora con quella tesi che ha trovare e proporre proprie soluzioni personali.
Dal mio punto di vista l'utilità maggiore del libro sta nell'aver messo insieme e pubblicato una notevole mole di documenti e, sia pure frammentariamente e con note archivistiche e filologiche insufficienti, e di averli messi a disposizione dei lettori (che, come detto, sono per fortuna un bel po').
Sulle ipotesi della responsabilità della strage, Cintelli non si sbilancia, mentre si lancia in una serie di polemiche che a mio avviso non aggiungono niente alla discussione sull'episodio del Duomo e ai protagonisti.
Nel volume Cintelli tenta anche di dare il quadro della resistenza che si organizzò nel territorio compreso tra San Miniato, Empoli, Montaione, Palaia, fino alla Rotta, ma nell'insieme il testo non supera un certo bozzettismo e una certa frammentarietà di episodi che non è affatto facile oggi ricostruire nella loro dinamica certa, ma a cui le interviste e i brani riportati da Cintelli possono forse aggiungere un po' di pepe e dare un po' di luce.
Insomma diversi limiti e alcuni meriti.
Uno dei limiti che non riesco a mandare giù (e che anche ieri sera ho sollevato, senza avere risposta) è che si possa definire coraggiosa, come fa Cintelli a pag. 107 del suo libro, l'idea del sindaco di San Miniato di rimuovere entrambe le lapidi. Il libro è scritto prima che la rimozione avvenisse, ma dopo l'annuncio di Gabbanini (fatto prima dell'uscita del libro), Gabbanini è passato ai fatti e il fatto che di fronte a questi fatti Cintelli resti muto e non chieda a Gabbanini di rimettere le lapidi a loro posto, mi dispiace e lo trovo in contraddizione con alcune delle cose che lui stesso ha scritto a pagina 107. In particolare non capisco come possa un cultore dei documenti come Cintelli approvare un oscuratore di documenti come Gabbanini.
Restano alcune cose buffe: (1) che l'Amministrazione comunale di San Miniato non abbia comprato, sono parole di Miriano Rossi, alcuna copia del libro di Cintelli (o meglio una copia l'ha comprata attraverso la biblioteca Luzi, come risulta dal catalogo di Bibliolandia, ed è in prestito ad un lettore: il sindaco?); (2) che l'Amministrazione Gabbanini non pare intenzionata a sostenere la presentazione del volume in città, nonostante San Miniato e gli anni 1944-45 siano al centro della ricostruzione di Cintelli; (3) che gli amministratori (giunta e sindaco) fuggono qualunque dibattito possa in qualche modo ricondurre al tema della lapidi sulla strage del Duomo. Fugge il sindaco. Ma ieri sera, dal circolo Arci intitolato ad un martire dell'antifascismo di Ponte a Egola, sono fuggiti anche il vicesindaco e almeno altri due assessori che a Ponte a Egola sono nati, hanno lavorato, vivono e prendono voti. Ma come è possibile che un amministratore locale non regga il peso in pubblico di una scelta che ha fatto? Che amministratore è? E cosa c'è dietro questa scelta per non trovare la forza di venirla a difendere davanti all'opinione pubblica in carne ed ossa? Non quella virtuale dei comunicati stampa o quella ovattata che caratterizza le cerimonie pubbliche nel palazzo. Quella che partecipa alle discussioni pubbliche, dice la sua, pone domande, come fa anche Cintelli nel suo libro. Boh. Prima o poi lo capiremo. Almeno lo spero.



giovedì 28 maggio 2015

UN BEL DIBATTITO SU UN LIBRO CHE PARLA DELLE LAPIDI DI SAN MINIATO




lunedì 18 maggio 2015

UNA RISPOSTA A CHELLI, BISCARINI E LASTRAIOLI SEMPRE SULLA STRAGE DEL DUOMO DI SAN MINIATO

Rispondo a Beppe Chelli e a Claudio Biscarini. Io non lo so se rastrellare civili in tempo guerra sia un crimine di guerra, io dico che i tedeschi spingendo i civili sanminiatesi dai rifugi al duomo (secondo le testimonianze scritte dei frati di San Francesco e dello stesso vescovo di San Miniato, pubblicate nel libro di Cintelli) hanno facilitato la loro uccisione. Se Biscarini o Chelli mi prendessero a forza e mi mettessero in una situazione di pericolo e io ne risultassi ucciso per mano di altri, Chelli e Biscarini sarebbero complici in un omicidio, indipendentemente dal fatto che vogliano ammazzarmi o meno. O no? Io non condivido la tesi del prof. Pezzino, ritengo che la strage sia stata provocata da una bomba americana, ma che la partecipazione dei tedeschi alla strage fu "materiale" e non solo morale. Senza l'azione concreta dei tedeschi di rastrellamento, non ci sarebbe stata strage. Per questo dire come ha detto l'altra sera Lastraioli (e' nella videoregistrazione della seconda parte pubblicata su SMARTARC) che i tedeschi non c'entrano niente con la strage del duomo del '44 è sbagliato, anzi come direbbe, con parole fini, sempre l'avvocato Lastraioli, è stomachevole. Che i tedeschi c'entrassero fu infatti una percezione che ebbero tantissimi testimoni, incluso Beppe Chelli che ci ha raccontato venerdi sera come perfino in ambienti fascisti (a lui noti) si è ritenuta quella del Duomo una strage tedesca. Ora sappiamo che la bomba fu americana, ma questo non oscura il fatto che chi mise le vittime sotto la bomba furono i tedeschi. Chi si ostina ad illuminare solo la bomba americana e ad oscurare la partecipazione tedesca alla strage non solo ignora una parte dei responsabili, ma non capisce neppure perché la vulgata popolare della strage tedesca attecchì allora e facilmente in tutti gli ambienti e resista ancora oggi in tutti gli ambienti culturali e politici di San Miniato. Ma ovviamente non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.

venerdì 15 maggio 2015

GIUNTA E SINDACO DI SAN MINIATO FUGGONO DAL DIBATTITO SULLE LAPIDI DELLA STRAGE DEL DUOMO
Una fuga così paurosa come quella che si è registrata stasera a San Miniato da parte della giunta e del sindaco davanti ad oltre duecento persone non si era mai vista, anche se era immaginabile. Nel cuore della città, dentro l'auditorium del cencione, si è tenuto un pubblico dibattito sulla strage del '44 e sulle lapidi, c'erano tantissimi cittadini e il grande rottamator di lapidi e i suoi piccoli rottamatorini giuntaioli non hanno avuto nemmeno il coraggio di presentarsi e di sostenere le loro ragioni. Via, via, ma come fa un sindaco che smonta le lapidi alla chetichella a non trovare il coraggio per difendere il suo operato in pubblico, nel cuore della città che amministra, di fronte ad un pubblico composto per la grande parte da suoi elettori. Ma chi sono gli assessori di questo comune nessuno dei quali ha la faccia per venire in pubblico a dire si ho approvato anch'io l'idea di rottamare le lapidi. Non si è presentato nemmeno il presidente del consiglio comunale. O almeno io non l'ho visto. Roba da matti. Un comune di quasi trentamila abitanti, un dibattito costruito da un piccolo comitato culturale, su un tema oggetto di un'azione improvvisata dall'amministrazione comunale, una folla che lascia la poltrona della tv e fornisce un meraviglioso esempio di presenza ad un dibatttito civile, e non si vede uno straccio di amministratore. Ma come si fa a giustificare una rotta simile? Quale paura può fare un dibattito del genere ad un sindaco? E se gli fa paura un dibattito del genere, sul resto che credibilità ha? Che personaggi assurdi popolano questa incredibile storia. Ma il pluridecorato coraggioso non potrà mica pretendere di parlare solo ai bambini e ai ragazzi

giovedì 14 maggio 2015

DOPO IL RITIRO DELLA QUERELA A ULIVIERI ORA GABBANINI ORA DEVE RIMETTERE LA LAPIDI
Mi pare che la ragionevolezza stia tornando nel Palazzo comunale di San Miniato. La Nazione di oggi annunciava la volontà di Gabbanini di ritirare la querela a Ulivieri. È un bel gesto. Gliene siamo tutti grati. Ora il sindaco deve fare anche il secondo gesto, quello più doveroso. RIMETTERE LE LAPIDI AL LORO POSTO. Poi, coi tempi giusti, magari può inaugurare il museo della memoria. Quello che invece moralmente GABBANINI non può fare è tenere OSCURATE LE LAPIDI. Questo OSCURAMENTO AD OLTRE TRENTA GIORNI DALLA RIMOZIONE È UNA FERITA ALLA MEMORIA E ALLA COLLETTIVITA'. Un colpo scorretto alla cultura antifascista della città. Credo che domani sera molte voci gli chiederanno di ripristinare la facciata, e lui le ascolterà con le sue orecchie se troverà il coraggio di intervenire al dibattito organizzato dal circolo Gori di Cigoli. Mi auguro davvero che venga ad ascoltare. E naturalmente a dire la sua. Ma penso che non verrà. Però mi piacerebbe essere smentito.Si mi piacerebbe.

mercoledì 13 maggio 2015

MA IL SINDACO GABBANINI VERRA' AL DIBATTITO SULLE LAPIDI?

Dicono che stamani il sindaco Gabbanini sia apparso in buona forma al consiglio e che si sia rimesso dal piccolo intervento ospedaliero. Ne siamo lieti per lui. Questo lascerebbe immaginare che troverà la forza e il coraggio per presentarsi al dibattito organizzato venerdi 15 sulla strage del duomo e sulle lapidi dal Comitato Gori di Cigoli presso l'auditorium del parcheggio del Cencione. In quell'occasione dovrebbe però spiegare il perché di tutta questa fretta nel rimuovere le lapidi; dovrebbe dire come ha fatto a non sapere che ci voleva il permesso della sovrintendenza per manomettere la facciata dello storico palazzo comunale e soprattutto quando aprirà davvero il museo della memoria. Mancano appena 60 gg al 22 luglio. Davanti non avrà una platea osannante, ma un buon numero di persone che non la pensano come lui. Per questo prevedo che il coraggioso smontatore di lapidi venerdi non si presenterà al dibattito. Inventerà una scusa. Accamperà un impegno pregresso. È bravo a trovare argomenti per fuggire. No, non illudiamoci di potergli ripetere vis-a-vis le eleganti parole con cui ha bollato il suo gesto l'ex segretario del pd Massimo Baldacci. Gabbanini fuggirà il dibattito. Fuggirà. Ormai ha oscurato le lapidi. Ora deve solo prendere tempo e far stemperare la situazione. Ma il pd sanminiatese lo coprirà in questa fuga?

domenica 10 maggio 2015

SPERIAMO CHE ALMENO IL PD DI SAN MINIATO INTERVENGA AL DIBATTITO PROMOSSO DAL COMITATO GORI SULLA STRAGE DEL DUOMO
Lo so che può sembrare eccessivo, ma secondo me la vicenda delle lapidi di San Miniato ha un valore simbolico. Per questo continuo ad occuparmene. Certo, potrei commentare anche altre avvenimenti nazionali o internazionali, rispetto ai quali però potrei dire e soprattutto fare poco. Invece di questa vicenda sono in grado di sapere molte cose e, spero, quindi, di dire anche cose sensate. Siamo al 31esimo giorno di oscuramento delle lapidi e penso che questa cosa non debba passare inosservata. In particolare mi rivolgo al partito che ha presentato una mozione in consiglio comunale a San Miniato per chiedere che entro il 22 luglio di quest'anno le lapidi tornino visibili e fruibili per il grande pubblico. Mi riferisco al PD. A me l'idea caldeggiata dal PD non piace per niente. L'ho già detto e mi scuso se mi ripeto. Sono infatti favorevole a che le lapidi tornino sulla facciata del Palazzo comunale e con un sistema di QR code si riesca a dare ai visitatori esterni del palazzo tutte le informazioni sulla complessa vicenda che esse raccontano: a costo quasi zero (si parla di 200/300 € di spesa al massimo). Ma il PD ha la maggioranza e può determinare le decisioni dell'Amministrazione comunale. Io posso solo lanciare idee nel vento (avrebbe detto Bob Dylan). Bene. Io spero che il 15 maggio Baldacci, Lupi, Giglioli, Nesti ed altri intervengano al dibattito promosso dal Circolo Gori e illustrino in questa assemblea cittadina, interessata al tema delle lapidi, la loro proposta. Perchè se davvero il PD vuole un percorso partecipato sulla sistemazione finale delle lapidi deve anche avere il coraggio di confrontare le proprie idee non solo con i propri iscritti ma con la cittadinanza tutta e con le assemblee in cui si parla di questo argomento. Sarà quella la sede giusta oltre che per confrontarsi sulle varie opinioni degli storici, per chiedersi come mai la storia ha riflessi profondi sulla politica. A tal proposito ricorderò che non a caso il vecchio Don Benedetto Croce, autore oggi desueto e fuori moda, e che certo non era un rivoluzionario ma di sicuro sapeva quello che diceva, affermava che tutta la storia (anche quella antica) è storia contemporanea. Si, la storia delle lapidi, anche se tratta di un episodio di 71 anni fa, è storia contemporanea. Ed entra nel dibattito pubblico. Intervenire al dibattito del 15 maggio per rendersene conto.
MA CHI INTERVERRA' IN RAPPRESENTANZA DEL COMUNE AL DIBATTITO TRA PEZZINO E LASTRAIOLI SULLA STRAGE DEL DUOMO DI SAN MINIATO?
Prima di tutto va ringraziato il Comitato Gori di Cigoli per aver organizzato il dibattito di venerdi 15 maggio sul passaggio del fronte a San Miniato nel 1944, chiamando a parlare due relatori che sulla strage del Duomo la pensano (e portano argomenti e documenti a corredo delle loro tesi) in maniera contrapposta. Ho detto a Delio Fiordispina che mi ha gentilmente dato il volantino che annunciava la serata che sarei intervenuto molto volentieri. E ci sarò. Quello che mi pare più strano è che il Comitato Gori di Cigoli non si esprima sull'oscuramento forzato che ormai dura un mese intero delle due lapidi che illustrano entrambe le facce (e a mio avviso entrambe le responsabilità) dell'episodio. Non fraintendetemi. Non dico che non bisogna discutere nel merito degli episodi storici. Io sono perchè si discuta, si faccia ricerca, si pubblichino altri libri e documenti. Perfino che si mettano altre lapidi, se lo si riterrà necessario dopo un percorso partecipato. Quello che trovo invece ingiustificabile è che un sindaco possa decidere di rimuovere dalla loro sede naturale alcuni documenti pubblici come sono le lapidi. Questo non è culturalmente accettabile.
Naturalmente spero che in quella serata i 130 membri ad oggi del Comitato Ferruccio Parri possano intervenire e dire la loro, perchè è bene che chi prende certe decisioni sappia ascoltare anche chi la pensa in maniera diversa e riflettere sulle opinioni degli altri.
E poi mi auguro che qualcuno in rappresentanza dell'Amministrazione comunale possa essere presente alla discussione, sostenere pubblicamente le scelte fatte e faccia tesoro delle riflessioni e delle posizioni che in quella serata si esprimeranno.


giovedì 7 maggio 2015

LE STRABILIANTI GIRAVOLTE DEL VOLUME DI CINTELLI SULLA STRAGE DEL DUOMO DI SAN MINIATO.
Enzo, lo chiamo così perché ci conosciamo da una vita, ha messo insieme un libro enciclopedico sulla strage del duomo di San Miniato, ma alla fine gli ha dato un titolo che depista. Ha raccolto e pubblicato una montagna di documenti, si è divertito a fare a sé e agli altri un sacco di domande sui mille aspetti e le tante figure che accompagnano la tragedia del duomo, ma poi ha finito per evitare di rispondere con chiarezza all'unica domanda che oggi conta e che lui stesso si è fatto ovvero se si potevano togliere le lapidi dalla facciata del palazzo comunale. Qui si ingarbuglia. Così dopo aver dichiarato a pag 107 che la "rimozione", al momento della stampa solo annunciata, andava nella direzione giusta, un attimo dopo suggeriva al sindaco prudenza e gli proponeva di decidere solo dopo un lungo percorso partecipato. Come è noto il grande rottamatore non ha ascoltato i miti consigli di Enzo, e lui allora che fa? Dopo aver tanto difeso la memoria e la complessità della storia, ne accetta la delapidazione. China la testa. Tace. Non prende posizione (cfr. Tirreno, 25 aprile 2015, pag. Xll). E siccome nel suo libro cita Marinella Marianelli, mi permetto di dirgli che lei davanti a quella inconcepibile rottamazione perpetrata dal sindaco la testa non l'avrebbe chinata e le lapidi, che sono due formidabili documenti storici a cielo aperto, gli avrebbe detto di rimetterle sulla facciata del palazzo. Peccato invece che Enzo e altri membri del Comitato Gori di Cigoli continuino a tacere. A loro che da un mese quelle lapidi siano oscurate non importa NULLA. Strano atteggiamento, davvero inaspettato e per molti aspetti incomprensibile per chi dice di voler tutelare la memoria e i valori della Resistenza. E ci scrive perfino dei volumoni sopra.

sabato 2 maggio 2015

MA IL PD VUOLE CHE LE LAPIDI DI SAN MINIATO TORNINO "VISIBILI" O RESTINO OSCURATE?


A quasi un mese dalla delapidazione di San Miniato, come era facile prevedere, le lapidi dedicate alla strage del Duomo sono state OSCURATE. Non fosse nato il Comitato Ferruccio Parri giacerebbero nell'oblio nell'antro dell'ex tipografia Palagini. A quasi trenta giorni dalla delapidazione è chiaro infatti anche ai cretini che l'obiettivo del sindaco non era metterle in un MUSEO, ma levarsele di torno. OSCURARLE. E, diciamocelo, dal suo punto di vista, almeno per ora, il grande rottamatore ha centrato l'obiettivo. Il SUO PARTITO però lo ha contestato, a maggioranza, e per bocca del suo ex segretario cittadino, Baldacci, ha espresso una condanna netta dell'azione del sindaco, una condanna inequivocabile, feroce nel linguaggio, perfino inusitata per chi conosce Massimo, che è persona squisita e raffinata. Quello però che non ho capito è se essendo le LAPIDI un bene pubblico, oggi diremmo un bene comune, per il PD debbano anche tornare VISIBILI oppure NO. Su questo il PD deve pronunciarsi con maggiore chiarezza. Infatti a leggere la mozione presentata dal PD in consiglio comunale, la cui discussione è stata rinviata per l'improvviso ricovero del sindaco in ospedale, sembrerebbe di sì. Ma ad oggi le lapidi restano OSCURATE e allora c'è qualcosa che non torna. Vediamo meglio come stanno le cose. La mozione del PD, nel testo che mi è noto, chiede che le lapidi tornino visibili entro il 22 luglio del 2015 all'interno di un inaugurato Museo della Memoria. Ora io osservo questo. Se si vuole mettere su un museino in poco più di due mesi forse si può anche fare. Dico forse perchè se, come si spera, l'assessore Guazzini, che è persona preparata e seria, chiederà questa volta il parere alla Soprintendenza, forse due mesi non basteranno nemmeno per completare le procedure formali di un museino. Ma il punto, e qui concordo con Baldacci, non è la forma. Il punto è la sostanza. Ora se a San Miniato il PD vuol fare un SERIO Museo della Memoria, Massimo Baldacci e Francesco Lupi concorderanno sul fatto che ci vuole + tempo. Per fare un progetto architettonico serio, un allestimento scientifico serio, magari seguito da qualche esperto serio, CI VUOLE di sicuro + TEMPO. Quanto? Non lo so. Minimo un anno. Forse due. Progetto, bilanci, determine, impegni di spesa, commissioni di studio, gare, intoppi e contrattempi. Due anni sono il minimo indispensabile per fare una cosa decente e che abbia un senso. Non si tratta di riappendere una lapide al muro della biblioteca. Si tratta di qualcosa di più. Allora se il PD di Baldacci e LUPI non vuole dire una cosa (che la delapidazione è stata una c...ata) e farne un'altra (coprire l'OSCURAMENTO delle lapidi), se vuole davvero fare un bel Museo della Memoria dove dare valore e visibilità alle lapidi, beh, dovrebbe, in attesa di realizzare il MUSEO, obbligare il sindaco a rimettere subito le lapidi al loro posto, perchè le lapidi non possono rimanere per mesi OSCURATE o nascoste in biblioteca. Le lapidi, se il PD non vuole condividere le c...ate del suo sindaco e la scelta dell' OSCURAMENTO, vanno almeno per il momento rimesse sulla facciata del Palazzo comunale. Come direbbe Massimo, in perfetto latinorum, tertium non datur.
IL GIORNALISTA ALDO CAZZULLO SULLE LAPIDI STA CON GABBANINI


A certi giornalisti piacciono i decisionisti, inclusi quelli che asfaltano i partiti di cui fanno parte e se ne infischiano della legislazione sui beni culturali. Cazzullo definisce saggia una decisione che invece la sezione del pd di San Miniato, che probabilmente conosce la storia delle lapidi meglio del giormalista del "Corriere", ha bocciato due volte nel giro di 20 giorni. Due sfiducie, una per lapide. E sempre saggia definisce Cazzullo la rimozione nonostante sia stata presa in contrasto con la normativa sulla tutela dei beni culturali. Ma la cosa davvero più buffa è che il giornalista sostiene che non è importante sapere chi è stato a commettere la strage. Tanto la responsabilità è del fascismo che ha scatenato la guerra. L'idea che le due lapidi raccontino e rappresentino per centinaia di persone una verità storica complessa e dolorosa non lo sfiora abbastanza da farlo essere prudente sulla rimozione. Così come non lo sfiora l'idea che togliere le lapidi sia una manomissione della memoria, più che un modo per valorizzarla e promuoverla. Domando: ma se davvero il sindaco voleva costruire un museo della memoria e chiarire meglio la vicenda, ha avuto sei anni di tempo e sei bilanci del proprio mandato amministrativo, perché non ha costruito qualcosa di più significativo dell'annuncio e poi dell'atto di rimozione? Perché in verità non risulta che ad oggi ci sia alcun progetto del museo della memoria depositato in qualche ufficio, pronto ad essere discusso in giunta e in consiglio. E chiunque conosca lo stato di spettrale e umido abbandono del convento di San Domenico, dove si dice dovrebbero sorgere il museo della memoria, sa di cosa parlo. Non gliel'ha chiesto Cazzullo al sindaco, che ha conosciuto quando gli ha consegnato il premio Ghinetti, quali azioni concrete supportavano la sua saggia decisione di rimuovere le lapidi? Forse no. Ma se non gli ha chiesto cosa intendeva farne di quelle lapidi, come ha fatto a definire saggia la decisione di un sindaco a quale la stragrande maggioranza degli iscritti al suo partito ed il sondaggio popolare di gonews hanno inviato un messaggio esattamente contrario? Chissà se Aldo ce lo farà mai sapere.
UNO STRANO 25 APRILE A SAN MINIATO

Oggi i quotidiani locali cartacei commentavano lo strano 25 aprile sanminiatese. Giglioli, che ieri ha parlato in una piazza Duomo DESERTA o quasi e ha pubblicato su fb il suo intervento, non ha spiegato tre cose: (1) perchè tutta questa fretta di togliere le lapidi, (2) per quale ragione l'amministrazione ha deciso di fissare due celebrazioni, una per l'eccidio, il 22 luglio, una il 24 luglio per la liberazione della città; (3) con chi si confronta l'amministrazione su tutte queste scelte. Non risulta che sia stata messa al lavoro nessuna nuova commisione di studio, né che si siano sentiti i pochi iscritti al l'Anpi, né che siano stati sentiti i consiglieri comunali, né che si siano sentiti i partiti, opposizioni incluse. Insomma a 71 anni dall'evento si annuncia una nuova "celebrazione" ma non ci si confronta con nessuno. Il solito stile dell'uomo solo al comando che sotto la rocca un po' stride e un pò fa sorridere. Viene il sospetto che su questa tematica la giunta Gabbanini proceda con un'improvvisazione continua, con un susseguirsi di colpi di scena, a cui neppure i più attenti osservatori riescono a tenere testa. Ma qual è il motivo di tanto contraddittorio e annunciatorio attivismo? Mistero. Mistero fitto.
NATO IL COMITATO FERRUCCIO PARRI PER IL RIPRISTINO DELLE LAPIDI SULLA FACCIATA DEL PALAZZO COMUNALE DI SAN MINIATO

Rimando all'articolo di Gonews
http://www.gonews.it/2015/04/23/riportate-le-lapidi-al-comune-nasce-il-comitato-ferruccio-parri-contro-la-scelta-di-gabbanini/

Per il testo fondativo del Comitato e i suoi obiettivi strategici, nonchè i nomi aggiornati degli aderenti al comitato, rimando al blog
comitatoferruccioparri.blogspot.it

e alla pagine fb del Comitato
https://www.facebook.com/comitatoferruccioparrisanminiato?fref=ts