venerdì 30 gennaio 2026

MA COS'È LA “FONDAZIONE PER LA CULTURA PONTEDERA”? (1 parte)

Forse pochi a Pontedera sanno cos'è e come opera esattamente la Fondazione per la Cultura Pontedera (FCP). Perciò provo a dirne qualcosa.

Nata come Fondazione Teatro Pontedera per gestire appunto il Teatro Era, quando dopo il 2015 il Teatro cittadino venne di fatto inglobato nella Fondazione Teatro Toscana, la Fondazione Teatro Pontedera venne trasformata in Fondazione per la Cultura Pontedera (FCP), controllata dal Comune di Pontedera e partecipata dalla Fondazione Peccioliper. Lo scopo più urgente? Gestire, come piccola “bad company”, un po' di debiti e di problemi del Teatro Era (non confluibili nel nuovo ente fiorentinocentrico e non riassorbibili dal bilancio comunale pontederese). 

Poi però dal 2016 il Comune conferì alla FCP la gestione dello spazio espositivo ricavato nella ristrutturazione del Palazzo Pretorio (ribattezzato PALP), dopo la chiusura del Tribunale. In particolare la Giunta Millozzi affidò il PALP al CDA di FCP, guidato allora dall’ex assessora Daniela Pampaloni e con la direzione del dr. Andrea Modesti. Obiettivo? Provare ad inserire il PALP nei circuiti che veicolavano mostre d’arte capaci di attrarre su Pontedera visitatori e appassionati d’arte anche da fuori regione e raccogliere i fondi necessari per sostenere questa scelta ambiziosa.

L’idea si ispirava all'esperienza di Palazzo Blu di Pisa che però aveva e ha dietro di sé la Fondazione Pisa e una città turisticamente assai attrattiva.

Così dal 2016 al 2020 la FCP organizzò al PALP 4 mostre di un certo livello (con cataloghi interessanti, ben curati e voluminosi) più altri eventi che, secondo i comunicati ufficiali, registrarono complessivamente 50.000 visitatori.

Poi nel 2019 si insediò la nuova giunta comunale guidata da Franconi (che tenne per sé la delega alla cultura). Il nuovo sindaco ringraziò Pampaloni e Modesti per l’eccellente lavoro svolto, ma nel ‘20 li sostituì con altre persone, a cui affidò l’obiettivo oltre che di organizzare mostre anche di assecondare diversi progetti culturali e non solo dell’amministrazione. 

Un anno dopo arrivò il COVID e le mostre e il PALP entrarono in crisi.

In questo clima l’amministrazione Franconi confermò il depotenziamento del Centro Otello Cirri (i cui locali, in via della Stazione Vecchia, sono stati messi in vendita, mentre formalmente il Centro è stato trasferito al Palp), pose fine alle mostre degli artisti locali, ridimensionò il progetto dell’Arte per non dormire e chiuse la validissima esperienza didattica dei Cantieri per l’arte.

Quando poi tra il 2022 e il 2023 il PALP riparti’ con le mostre, prese altre strade rispetto a quelle battute da Modesti e Pampaloni. Solo che le capacità attrattive dei nuovi eventi risultarono subito minimalissime.

Oltre tutto nel frattempo si era allentato il legame col mondo degli artisti locali e coi loro sostenitori e, anche a causa del COVID, si era distrutto il percorso di accreditamento del PALP come polo espositivo integrato nei circuiti d’arte di un certo livello. 

Al PALP si sono così alternate dal ‘22 a oggi mostre a volte senza biglietto, senza catalogo, senza curatori di rilievo (a parte quella dedicata a Giorgio Dal Canto, il cui catalogo e la cui cura sono stati validissimi, ma su un autore un po' fuori dai circuiti nazionali). Si sono insomma proposti in questi ultimi anni progetti estemporanei e diversissimi, privi di una identità espositiva coerente. In compenso la giunta Franconi ha scritto nei documenti pubblici di voler attrarre al PALP un certo pubblico, con ricadute anche economiche sulla città. Cosa finora non accaduta. 

Per rimediare alla debacle, ci si è vantati di aver portato un po' di scolaresche alle mostre. Ma si tratta di giustificazioni prive di sostanza.

In questo contesto il recente floppone della mostra Banksy & Friends era largamente prevedibile e l’ingiustificata ostinazione con cui l’amministrazione comunale ha voluto tenere nascosti i numeri dei visitatori è il riflesso evidente di un’incomprensione profonda delle dinamiche in atto e della precisa volontà di impedire di valutare concretamente l’operato della Giunta e della FCP rispetto al funzionamento del PALP.

Nel frattempo la FCP si è trasformata in qualcos'altro, cambiando anche partner e il grosso del CDA, come si dirà nella seconda parte del testo che posterò tra qualche giorno.

martedì 27 gennaio 2026

IL FLOPPONE DI BANKSY E FRIENDS AL PALP

Che Banksy & Friends a Pontedera sarebbe stato un FLOPPONE era largamente prevedibile. Per varie ragioni. L’ho scritto più volte nei miei numerosi post e non vale la pena di tornarci. Ma che per avere i numeri dei visitatori della mostra (2906 paganti complessivi in 4 mesi) ci volesse una interpellanza consiliare, questo non me lo sarei immaginato.

E' il segno che non solo l’Amministrazione locale vuol fare quello che le pare (in fatto di arte e turismo), ma non vuole neppure renderne conto ai cittadini. Si tratta di una torsione democratica che, nel suo piccolo e sia pure su questioni marginali, ma emblematiche, questa cittadina di provincia sta vivendo. E non ad opera di una maggioranza di centro destra.

L’assessore alla cultura, che formalmente non è responsabile della mostra, essendo stata questa ufficialmente “voluta” e “decisa” dal CDA della Fondazione Pontedera per la Cultura, ha dichiarato che insistere per conoscere i dati della mostra è “ossessione per i numeri”.

Buon dio, e che cos'è tutta la democrazia se non una grande ossessione per verificare se chi decide le sorti di un paesone o di un paesino abbia i numeri, i voti, e quindi il diritto per farlo?

E comunque tra che c'è era non poteva l’amministrazione comunale darci anche i numeri della mostra d’arte, allestita sempre al Palp e dedicata a Giorgio Dal Canto detto Babb? Non mi pare di aver mai visto comunicati comunali in merito a quei risultati.

E' vero, come diceva Callimaco, che l’arte non si misura a metri, ma i visitatori di una mostra che l'amministrazione dichiara di aver finanziato apposta per portare turisti e stimolare il commercio in città, con che cosa si possono misurare se non coi numeri?

E mentre l'ossessionato dei numeri si augura che qualche consigliere di opposizione presenti finalmente un’interpellanza per avere, sia pure con un anno di ritardo, anche i dati della mostra su BABB, sottolinea che con la mostra di Pinocchio il rischio di conoscere i numeri non si correrà. Niente biglietti a pagamento. Niente verifica numerica se la mostra avrà funzionato o meno. Sbaraccata preventivamente l’ossessione dei numeri. E vai!!!!

venerdì 23 gennaio 2026

POTENDO, EVITEREI L’EUROSUICIDIO

Il libro di Gabriele Guzzi, “Eurosuicidio. Come l’UE ha soffocato l’Italia e come possiamo salvarci” (prefazione di Lucio Caracciolo, Fazi, 2025, p. 206) è una lettura interessante, ma questo non vuol dire che ne condivida tutto l’impianto e men che mai le conclusioni. È un testo che aiuta a discutere, se non altro perché stimola ad approfondire il rapporto tra UE e Italia e a valutare con puntigliosa attenzione il complesso sistema di vincoli che questo rapporto ha generato e genera quotidianamente soprattutto sul piano monetario e quindi a capire meglio le ricadute della UE sullo sviluppo della nostra società.

Ma in questa sede non riprenderò i contenuti che mi convincono del libro di Guzzi. Che, per altro, sono diversi. Qui indicherò quello che non mi torna.

Ora, la tesi centrale del volume è che l’entrata dell'Italia e della sua lira nello SME (il sistema monetario europeo) nel ‘79 e soprattutto poi l'adesione all’Euro, che parte virtualmente nel ‘99 e concretamente nel 2002, ha generato un sistema di vincoli economici che ha paralizzato l’economia Italiana e ci ha trasformati in paese “non-morto”, come dice lui. E in un paese subalterno alla Germania, vero paese forte della UE, per la quale l’Euro sarebbe come un Marco travestito.

La paralisi italiana è fatta da una modestissima crescita del Pil, da una mancata crescita salariale, mancati servizi sociali moderni, impossibilità di fare politiche keynesiane, mancati investimenti in infrastrutture, diminuzione nascite, difficoltà a svalutare e a fare maggiori debiti.

Il dominio Euro e Ue sull’Italia ci blocca o ci rallenta su tutto questo.

In breve il vincolo europeo verso cui una parte della classe dirigente (e soprattutto un manipolo di tecnocrati) ci avrebbero spinto, senza un vero consenso popolare e democratico, è la causa di molti mali italiani.

Ergo, conclude Guzzi, forse dovremmo svincolarci da UE e da Euro, riprenderci la nostra sovranità monetaria e di politica economica e dotarci di un nostro modello di sviluppo degli anni ‘50/’70.

Così torneremo a correre e quindi a crescere economicamente e socialmente.

E il libro vuole essere uno strumento per sostenere un dibattito pubblico aperto su tutto ciò e superare il silenzio “blindato” dai filo-euro che delle alternative all’Euro e alla UE non vogliono neppure discutere.

Ora, che prima lo SME e poi EURO e BCE siano stati e siano un limite alle manovre monetarie dei singoli stati UE, Italia inclusa, mi torna; ma che questi vincoli e gli effetti che ci hanno procurato siano tutti negativi, questo mi pare più difficile da accettare. E argomenterò il perché.

Il libro di Guzzi, che analizza bene le dinamiche economiche italiane ed europee degli ultimi ‘60 anni, vuole essere un testo militante e come tale può essere discusso pubblicamente.

Il libro sottovaluta il carattere un po' approssimativo del modello di sviluppo industriale del nostro paese che prevedeva fino agli anni ‘70 un ciclo economico con crescita della produzione, quindi aumenti salariali, poi aumento dei prezzi, elevati indici di inflazione, innalzamento costi del lavoro, incremento del debito pubblico, restrizioni monetarie, ergo crisi delle vendite, crisi della produzione, quindi svalutazione monetaria, perdita di valore dei salari, diminuzione dei prezzi, dopodiché le vendite riprendevano, e tutto il ciclo collegato e descritto sopra ripartiva.

Il vincolo europeo in effetti dalla fine degli anni ‘90 ci impedisce di comportarsi così. Ma questo non e' affatto un male dal mio punto di vista. Ma una salvezza.

Secondo Guzzi invece restare nei vincoli Euro e UE alla fine ucciderà del tutto la nostra economia e ci farà essere più diseguali. 

Ora io non sono in grado di valutare il carattere della sua previsione pessimistica. Credo però che l’indice Gini, che misura la diseguaglianza delle diverse società, non sia particolarmente negativo per l’Italia rispetto agli altri partner europei. E comunque non mi convince l’idea che riprenderci la piena sovranità economico-politica sia una mossa azzeccata nell’attuale congiuntura internazionale.

In particolare il macigno del debito pubblico italiano (circa il 135/138% del rapporto tra debito pubblico e pil: mai stato così alto nella storia unitaria italiana) credo che risentirebbe in maniera assai negativa di una scelta di indipendenza monetaria compiuta dal governo e porterebbe ad un aumento dei costi del debito stesso.

Ovviamente però non si può che concordare con Guzzi che queste scelte dovrebbero essere discusse da un’opinione pubblica, che invece si mostra poco attenta e poco consapevole di queste problematiche.

Noto solo en passant che l’autore non può però sostenere che serve un vero dibattito pubblico sul che fare e poi suggerire l’approvazione di un piano B di fuoriuscita dall’Euro (un piano quasi militare) da attuare con un decreto governativo in un venerdì sera con le borse europee e le banche chiuse e quindi non reattive alle dinamiche del dibattito pubblico che dovrebbe dare indicazioni di lavoro al governo. Sarebbe infatti una perfetta soluzione tecnocratica o giacobina, che invece Guzzi dice giustamente di non apprezzare.

Inoltre i vincoli europei non ci hanno solo condizionato negativamente, ma ci hanno anche consentito una via di sviluppo più seria e più legata agli altri partner europei, dando così al nostro sistema produttivo un peso maggiore nel contesto internazionale. Un peso che il recupero di una piena sovranità politico economica non ci consentirebbe di mantenere. I vincoli monetari hanno in sostanza anche un valore protettivo per il nostro Paese e in un'era che vede il ritorno di Stati predatori forse ci garantiscono una certa stabilità e sicurezza.

Per questo ribadisco che l’abolizione del vincolo euro, in un contesto di grande indebitamento come il nostro e con mercati molto turbolenti ed in mano a una finanza altrettanto predatoria, non renderebbe facile tenere sotto controllo la dinamica del nostro bilancio. Inoltre il ritorno alla lira su mercati turbolenti ci renderebbe ancora di più vassalli del dollaro o di qualsiasi altra moneta forte nella cui orbita dovremmo per forza finire per entrare, dato il ruolo sanmarinesco della nostra moneta nel contesto internazionale.

Se non sono infatti convinto che l’euro sia stata e sia la panacea per il nostro assetto produttivo, non sono neppure convinto che l’euro sia la causa di tutti i nostri mali economici e sociali (e questa mia tesi è supportata anche dal finale della breve nota introduttiva al libro di Lucio Caracciolo).

Il volume presenta anche un’analisi critica sull’assetto politico del Paese e sulle nostre classi dirigenti. Tema questo di ulteriore complessità, rispetto al quale dico solo che non apprezzo tutta la parte finale sul carattere teologico politico della soluzione proposta da Guzzi.

Non considero insomma né l’euro né l’Europa un suicidio per l’Italia, anche se non li considero nemmeno una salvavita da assumere acriticamente.

Restano, euro e Europa, un ancoraggio necessario (da gestire con oculatezza e prudenza) in un contesto internazionale turbolento, nel quale non è opportuno per i paesi medio piccoli ballare da soli. Soprattutto quando si hanno, come nel caso italiano, delle classi dirigenti secolarizzate, ma ideologicamente faziose. Quando la politica affonda le proprie radici culturali in formule retoriche più che in buone idee e speranze condivisibili.

Aggiungo che visti i tempi predatori che corrono la distruzione di Euro e Ue potrebbe favorire solo un nazionalismo autoritario assai pericoloso, e, come conseguenza delle politiche di riarmo, potrebbe finire per mettere in discussione il quasi centenario assetto di pace dell'Europa.

Guzzi ha ragione nel sostenere che la pace post-1945 non è merito degli europei, ma degli americani (e dei russi). Ma, visto come si stanno comportando americani e russi, sono ragionevolmente sicuro che se l’Europa resterà in pace sarà merito degli europei. E senza Euro e senza Unione Europea (pur con tutti i limiti che Guzzi evidenzia) temo che avremo davvero un brutto futuro.

Certo la piccola Italia tornando alla lira e alla sua sovranità "illimitata" potrebbe sgusciare tra le maglie del mondo come una piccola San Marino. Ma non sarebbe un gran risultato. E sarebbe, per dirla con Tucidide e Canfora, sola una piccola Melo di 

fronte alla potente Atene.

giovedì 22 gennaio 2026

L’EUROPARLAMENTO BOCCIA URSULA

Il voto sul Mercosur di ieri al Parlamento Europeo (PE) è una testimonianza palpabile del grande stato di confusione in cui vive l’UE in questi tempi.

Una lunga trattativa commerciale (denominata Mercosur e durata 25 anni) con i paesi latino-americani, portata avanti dalla Commissione Europea e sostanzialmente avallata (ma con molti problemi) dal consiglio dei ministri europei, e osteggiata duramente dalla lobby degli agricoltori di molti stati, Italia inclusa, è stata ieri temporaneamente stoppata dal PE.

Ciò è accaduto perché le forze politiche che hanno la maggioranza in Parlamento si sono spaccate al loro interno. Si sono spaccati i popolari,  i socialisti e altri ancora.

Ma allora che maggioranza si è formata per ostacolare il Mercosur?

Un insieme variegato fatto da socialisti radicali, verdi e varie formazioni di destra nazionaliste (ma non tutte), nonché da popolari e socialdemocratici dissidenti.

Ora però quello che conta non è questa maggioranza (che non è praticabile, se non “contro” qualcosa). Quello che conta è che popolari e socialisti si sono spaccati per nazionalità e i loro deputati non hanno votato secondo le indicazioni del loro gruppo parlamentare europeo, ma secondo le indicazioni dei loro governi nazionali.

In sostanza alcuni governi europei ostili al Mercosur hanno orientato i voti dei deputati europei di qualunque tipologia di forza politica, confermando che il PE è uno specchio dei parlamenti nazionali e che la doppia fedeltà nazionale ed europea per molti di parlamentari è un problema.

Del resto gli stessi partiti politici europei sono più una somma di forze politiche nazionali che soggetti politici autonomi.

E questo rende difficile il formarsi di un'opinione pubblica europea.

Ma senza un’opinione pubblica europea, con buona pace di Habermas, non c’è dibattito europeo, se non come mera somma dei dibattiti nazionali.

Il risultato di tutto questo sbrindellio, come direbbe ma con parole assai più forbite Lucio Caracciolo, è sotto gli occhi di tutti.

martedì 20 gennaio 2026

PAESE CHE VAI, LETTORI CHE TROVI (O CHE PERDI)

Leggere è un salvavita. O almeno aiuta a orientarsi meglio, nella vita. E forse a darle perfino un senso. Per questo le biblioteche pubbliche (e gratuite) sono spazi terapeutici dove coltivare menti e comportamenti. Ovvio quindi che dovrebbero essere accessibili a tutti e sempre aperte. O almeno il più possibile. Ma non meno di sette giorni su sette alla settimana, festività incluse, e per almeno dodici ore al giorno. Più delle chiese, insomma. Ma con spazi, arredi, oggetti, testi e, soprattutto, bravi bibliotecari, devoti, accoglienti e attenti a un pubblico variegato, da 0 a 99 anni.

Se smettessimo di investire in armi ed eserciti, ce le potremmo permettere e sarebbe la migliore prevenzione sociale.

Nell’attesa che questo accada, commento i dati definitivi, ma provvisori, del 2025 relativi ai livelli della lettura in provincia di Pisa, dove si sono presentate dinamiche differenziate.

E la biblioteca comunale di Pisa (nota come SMS) è di sicuro la sorpresa maggiore. Infatti ha continuato a crescere in termini di prestiti librari e ha chiuso il ‘25 piazzandosi al primo posto assoluto, con oltre 50.000 prestiti librari effettuati, superando tutte le altre 50 biblioteche della Rete Bibliolandia. Beh, ma Pisa SMS ha la demografia dalla sua parte e l’Università, diranno i miei lettori. Vero. Ma fino a una decina di anni fa, Pisa Sms giaceva in terza posizione per i prestiti tra le biblioteche della provincia, dietro Pontedera e San Miniato. Oggi invece è l'unica biblioteca della provincia a superare i dati degli anni precovid di oltre il 60% e a tenere un tasso di crescita costante e significativo anno dopo anno. Non credo sia merito solo dell’amministrazione di centro destra. Ma è anche chiaro che male il centro destra non le ha fatto.

Biblio Gronchi si è invece sostanzialmente fermata rispetto allo scorso anno e soprattutto è rimasta ancora largamente sotto i livelli dei prestiti raggiunti nel precovid. Chiusure, transennamenti e scelte amministrative di Pontedera negli ultimi 4 anni hanno inciso gravemente sulle sue dinamiche e depresso i livelli di lettura. Dopo oltre venti anni in cui si era mantenuta come prima biblioteca per prestiti effettuati in provincia di Pisa, quest’anno biblio Gronchi cede a Pisa Sms questa posizione e visto le attuali dinamiche è difficile che riesca a recuperare rapidamente il livello dei vecchi servizi.

Una battuta di arresto e un arretramento nei prestiti librari sembra caratterizzare anche la biblioteca di Cascina nel 2025, che rimane tuttavia sopra i livelli dei prestiti precovid.

Continua poi con passo sicuro la discesa dei prestiti nelle biblioteche comunali di San Miniato, penalizzate dalla chiusura del polo bibliotecario di San Miniato Basso. Nel ‘25 le biblioteche civiche sanminiatesi hanno perso ulteriormente terreno rispetto al 2024 e si sono allontanate sempre di più sia dai livelli precovid sia dal livello (che appare quasi lunare) dei 30000 prestiti annuali superati all’inizio degli anni 2000, allorquando erano proprio le biblioteche comunali di San Miniato a guidare la squadra della biblioteche della provincia. Roba dell'altro secolo.

Stabili invece i prestiti a San Giuliano Terme, che comunque si confermano sopra i livelli precovid.

In regresso Biblio Ponsacco che nel ‘25 è tornata ai livelli del ‘19. Peccato.

Buonissimi infine come sempre i risultati dei prestiti della biblioteca di Vicopisano che in relazione alla popolazione del Comune ha indubbiamente il miglior rapporto di tutta Bibliolandia tra abitanti e prestiti. Complimenti alle straordinarie bibliotecarie di Vico e ai cittadini lettori di quel comune. Speriamo che l’amministrazione gratifichi con un bel premio le sue bibliotecarie. Se lo meritano.

domenica 18 gennaio 2026

LA GIOIA DEL PD SUL CENTRO COMMERCIALE

Nemmeno la Kinsella avrebbe commentato con la gioia espressa dal PD pontederese la sentenza emessa dal TAR toscano sul centro commerciale edificato alle porte del cimitero. Un sentenza che ha respinto il ricorso di alcuni cittadini pontederesi, pare politicamente orientati a destra, che intendevano opporsi all’espansione di zone commerciali a ridosso di aree da rispettare come quelle cimiteriali.

In parte quella del PD è una gioia comprensibile. Il PD controlla, attraverso alcuni suoi uomini, l’Amministrazione comunale e se il TAR avesse accolto il ricorso avrebbe procurato molti guai al Comune di Pontedera e a chi aveva autorizzato (ovvero i consiglieri del PD)  l’insediamento commerciale.

Meno comprensibile è che il PD gioisca e soprattutto sostenga questa proliferazione di centri commerciali e fast food che sta caratterizzando la città. E' noto infatti che oltre quello davanti al cimitero, un altro centro è stato approvato, sempre dagli uomini del PD, nell’area del Chiesino, oltre il ponte sullo scolmatore.

Così mentre il PD nazionale sostiene la necessità di creare “lavori di qualità” e ben pagati, su scala locale il PD dà spazio ad una superfetazione di attività che per loro natura tendono ad occupare manodopera con bassi salari e orari disagevoli e che prospettano non proprio un grande futuro per i giovani.

Senza considerare poi l’impatto negativo di questa proliferazione sui negozi del centro. Sostenere che favoriscono la desertificazione commerciale dei centri storici è una tesi ormai accettata dalla letteratura urbanistica. Ma allora perché il PD pontederese si muove con gioia in questa direzione? 

Va detto per altro che queste problematiche, insieme alle preoccupazioni ambientali, ai problemi di traffico e al consumo di suolo, sono venute fuori negli interessanti dibattiti consiliari sugli insediamenti del futuro centro commerciale del Chiesino. Il guaio è che anche rispetto a questa area, il PD ha tirato dritto ed ha approvato, con convinzione, i piani di costruzione.

Certo, sono comprensibili le ragioni occupazionali e di sviluppo che vengono espresse dagli amministratori del PD. Ma forse un atteggiamento più rispettoso anche di altri aspetti qualitativi (ambientali, di tutela delle strutture commerciali tradizionali, per non parlare della qualità del lavoro), non sarebbe stato sbagliato.

Peccato che questo invece non sia accaduto… almeno non in casa del PD pontederese, a cui perfino i PD che amministrano la Regione Toscana avevano detto, per scritto, che in fatto di consumo di suolo i PD pontederesi stavano un po' esagerando.

Sarà anche per questo che alle ultime elezioni i PD pontederesi hanno tentato di ridimensionare il peso politico dell’assessora regionale Nardini?

giovedì 15 gennaio 2026

LAMENTARSI NON BASTA

L’infosfera di centrosinistra attacca quotidianamente Trump per le sue scelte scellerate e lo considera (cito e riassumo Ezio Mauro) “il punto di arrivo della destra anarco-reazionaria, tecno-capitalista, nazional-populista: che vuole superare l’orizzonte democratico… e portarci in un mondo costruito sulla forza e la sottomissione..”

Insomma per i centrosinistri Trump e gli USA sono il male assoluto e il destino del mondo (e pure il nostro) è in serio pericolo.

Ora, se le cose stanno davvero così, più che gridare al lupo! al lupo!, essendo il lupo già arrivato, servirebbe trovare un RIMEDIO.

Invece qui casca l’asino, perché quando si passa dalle lucide analisi sulla banalità del Male al “che fare?”, si finisce nel buio più fitto. Infatti i partiti di centro sinistra che dovrebbero indicare ai loro militanti ed elettori cosa fare per uscire da questa situazione, non sanno che pesci prendere.

Noto, en passant, che non osano neppure minacciare di ridurre la spesa militare, né uscire dalla NATO, né restituire i missili atomici ai loro proprietari, né proporre, come hanno fatto i cinesi, dazi ritorsivi verso gli Usa.

E se queste proposte apparissero loro troppo radicali e audaci, beh, si inventino allora qualche altro RIMEDIO per tentare di arginare il Trumpismo e restituire almeno agli italiani di centrosinistra un po' di dignità nazionale. Qualcosa però che metta in difficoltà l’Imperatore Trump e che sfidi al contempo anche il vassallismo estremo di una destra italiana che di indipendente, di nazionale e di patriottico mostra solo le chiacchiere.

Ma se i centrosinistri si limiteranno solo a lamentarsi, è assai probabile che il vassallismo estremo del centrodestra conquisti sempre più seguito in un’opinione pubblica spaesata e che si radichi ben bene nella mentalità nazionale.

RIMANGO SPIACEVOLMENTE BASITO

Rimango spiacevolmente basito che il Colle non abbia condannato il rapimento del presidente del Venezuela, Maduro, perpetrato con un atto di guerra dai nostri alleati storici, gli USA.

Rimango spiacevolmente basito che il Colle non condanni neppure i sequestri, compiuti ad opera dell’esercito Usa e per volontà di Trump, di navi che trasportavano petrolio venezuelano. Si tratta di atti di pirateria che violano il diritto commerciale e internazionale.

Rimango spiacevolmente basito che il Colle non commenti negativamente le dichiarazioni di Trump in merito alla volontà espressa di prendersi (conquistandola o comprandola) la Groenlandia. 

Rimango anche basito che il Colle non sottolinei come tutti questi atti, compiuti dal nostro principale alleato (e definibili come neocolonialisti o tardoimperialisti), contribuiscano a sfasciare ancora di più quello che gli esperti chiamano (e lo stesso Colle definisce) ordine internazionale, contribuendo così ad alimentare tensioni e disordini.

Rimango altrettanto basito che il Colle non imiti almeno il Presidente della Repubblica federale tedesca, Steinmeier, che pochi giorni fa ha dichiarato che «c’è una rottura dei valori da parte del nostro partner più importante, gli Stati Uniti, che pure hanno contribuito a crearli».

Rimango basito, ma non sorpreso, dal silenzio assordante del Colle, perché mi rendo conto che "criticare" un alleato e protettore potente come gli Stati Uniti da parte dell’Italia può essere pericoloso, doloroso, impegnativo e perfino costoso.

Ma osservo che tacere davanti alle azioni dei nostri alleati americani in Venezuela è grave. Perché tacere significa farsi complici di comportamenti sbagliati. Sul piano politico, su quello del diritto e su quello etico.

Inoltre il silenzio del Colle consegna ai cittadini (e al mondo) il messaggio che in Italia la legge, il diritto e la morale si applicano agli amici (come gli Usa) in maniera diversa da quanto si fa con gli altri (ad es. coi Russi).

Che poi sulla grande e piccola stampa si ignori questo silenzio, è solo la conseguenza di un’informazione ormai trasformata (salvo piccole eccezioni) in strumento di propaganda, come da tempo per altro suggeriscono Chomsky e i suoi seguaci.

venerdì 9 gennaio 2026

LA CENA DI GALA DEGLI SPONSOR

Certo sarebbe interessante sapere come sono state selezionate le 100 persone circa che hanno partecipato, su invito, alla “cena di gala” che si è tenuta al Teatro Era di Pontedera la sera dell’ultimo dell’anno, allestita nella sala Cieslak. Cena “promossa” dal sindaco in persona. In un post firmato su Facebook si parla infatti di “Una serata speciale al Teatro ERA di Pontedera per la cena di gala di fine anno con i grandi sponsor degli eventi artistici della città, promossa dal Sindaco..”. Una serata che include anche “lo spettacolo travolgente di Jerry”.

Ora sarebbe davvero interessante sapere chi esattamente abbia pagato e quanto sia costata la cena di gala per l’ultimo dell’anno per questi 100 ospiti speciali, ai quali dopo la cena in sala Cieslak è stato offerto (gratuitamente) anche lo spettacolo di Jerry Calà (che per i cittadini non sponsor era a pagamento) in sala Salmon.

Ma nessuno ce lo dirà, perché questa parte della serata a Teatro è stata certamente gestita dagli sponsor del comune, coi loro soldi privati, anche se di fatto si è trattato di una serata “promossa dal sindaco”, il quale si è mosso sulla scena (almeno a vedere i video e le foto circolate) come un vero padrone di casa. 

Comunque dopo la cena di gala, i 100 ospiti non paganti (tanto pagavano tutto gli sponsor) si sono recati nella sala grande del Teatro, dove lo spazio era stato trasformato in un altro salone da pranzo (ma senza cena), con i tavolini fin sotto il palco dove si esibiva (in questo caso a cura della Fondazione Fabbrica Europa e col patrocinio del Comune) Jerry Cala’.

Così dalle 23.30 in poi il pubblico pagante dello spettacolo (circa 75 € a persona) e il pubblico a carico degli sponsor si sono mischiati per godersi le canzonette e tutto il resto.

Ne è uscito uno strano ultimo dell’anno nel teatro pubblico cittadino, subaffittato, per volere del Comune e col consenso di Fondazione Teatro Toscana, a due soggetti diversi, uno dei quali è il gruppo di sponsor che sostiene gli eventi culturali del Comune e l’altro è un soggetto presente nella Fondazione Pontedera Cultura.

Un bell'intreccio organizzativo, insomma, in una cittadina in cui i rapporti tra chi detiene il potere amministrativo e i cittadini si fanno sempre più opachi e feudali. Basati su posizioni di fiducia e conoscenze. E dove le sponsorizzazioni (Dio ce le salvi!) pesano. Un intreccio che ruota attorno a relazioni personali e all’uso di beni pubblici (che siano il Palp, le società partecipate o il Teatro Era) e che include il sistema delle sponsorizzazioni (individuate con gare?) che assomiglia quasi a una lobby a sostegno di questa amministrazione. Così, mentre la vita pubblica si rattrappisce, un po' si incattivisce e soprattutto diventa incomprensibile ai più, ci sta perfino, come sostengono alcuni, che diversi sponsor del Comune siano estimatori politici del centro destra (politica non olet?), ma che in questo contesto trovino più vantaggioso supportare finanziariamente il centrosinistra.

Segno evidente che gli oligarchetti che controllano l’amministrazione (e le fondazioni e le società partecipate) sono davvero bravi ad egemonizzare gramscianamente i simpatizzanti di Nietzsche e a convincerli a sostenerli economicamente e a non votare a destra quando si tratta di scegliere gli amministratori locali.

Così bravi da farsi perfino offrire dagli stessi sponsor una cena di gala nel Teatro Era.

Tutto regolare, sicuramente.

Basta non meravigliarsi che chi non è stato invitato alla cena di gala e non si raccapezza in quello che accade in città poi non vada più a votare e non gli interessi di fare il figurante nelle consulte cittadine.

Felice anno nuovo!!!!

lunedì 5 gennaio 2026

TROVO RIPUGNANTE

Trovo RIPUGNANTE che gli Stati Uniti si autoproclamino giustizieri del mondo, si facciano beffe dell’ONU, costruiscano processi farsa contro chi vogliono, sparacchino bombe e missili contro paesi sovrani, rapiscano i leader di altri Paesi e li detengano nelle prigioni americane, rivendichino il possesso della Groenlandia, pensando essenzialmente ai loro affari.

Trovo RIPUGNANTE che gli USA applichino, senza alcun rispetto del diritto, la legge del più forte, contribuendo in tal modo ad imbarbarire le relazioni internazionali e il loro stesso Paese ed agendo in perfetta sintonia coi russi.

Trovo SGRADEVOLE, ma non INASPETTATO, che tutti i vassalli stati europei non rispondano in maniera dignitosa e civile ai degradanti atteggiamenti americani e dimostrino quindi che l’Europa è poco più di una componente dell’impero americano, il quale non lascia ai suoi "alleati" veri margini di libertà (né sul piano politico, né su quello economico).

Trovo SGRADEVOLE, ma non INASPETTATO, che neppure i socialisti europei indichino ai loro sostenitori una strada per uscire dalla sudditanza verso gli Stati Uniti, confermando lo stato COMATOSO in cui sono sprofondati da alcuni decenni.

Trovo SPIACEVOLE, ma PREVEDIBILISSIMO, che il governo italiano, guidato dal partito più NAZIONALISTA che, almeno a parole, abbia mai calcato il palcoscenico politico italiano, baci il fondo schiena del presidente americano in maniera tanto ambigua quanto plateale.

Trovo RISIBILE, ma SCONTATO, che i leader dell’opposizione italiana blaterino a vuoto contro il suprematismo americano, ma non trovino il coraggio di indicare una soluzione a questa situazione, che non può che essere l'uscita dell’Italia (e dell’Europa) dalla NATO e la scelta del NEUTRALISMO.

Trovo CINICO, ma COMPRENSIBILE che chiunque in Italia faccia affari con gli USA (parlo di esportatori di pasta, formaggi, vini, moda, farmaci, armi, ecc.) abbia una paura matta delle ritorsioni e dei dazi Usa, che se ne freghi perciò del diritto internazionale e che prema su governo e opposizioni perché abbassino la testa dal fondo schiena di Trump giù giù fino a leccare perfino il terreno che il presidente Usa calpesta.

Trovo VERGOGNOSO, ma ISTRUTTIVO che Trump, come un biondo Marchese del Grillo, ci tratti spudoratamente come sudditi che non contano un c…. 

E' una grande lezione storica quella che Trump ci impartisce. Una lezione che ci umilia e ci fa male. Anche moralmente. 

Una lezione che forse ci meritiamo.

domenica 4 gennaio 2026

LE CULTURE EUROPEE E LA GUERRA

Le famiglie culturali europee più diffuse sono quella Cristiana (cattolica, protestante e ortodossa), quella Liberale, la Socialista e la Nazionalista.

È la miscela di queste famiglie culturali a definire le singole posture etiche e politiche nazionali e quella delle istituzioni europee.

In sostanza è da cosa pensano queste culture a proposito di RIARMO, imperialismo russo ed espansione a Est dell'UE (e della NATO) che dipendono le decisioni finali assunte sia dai singoli Stati che dalle istituzioni europee.

In particolare è proprio il processo di “allargamento” dell'UE (e della NATO) verso Est (che l’Europa presenta come un processo di democratizzazione e di liberazione dei popoli dell’Est dal dominio russo) che ha prodotto prima un forte attrito e da 4 anni un vero conflitto armato con la Russia: un conflitto combattuto dagli Ucraini ma col sostegno diretto di UE e USA.

La Russia infatti non può che vivere l’allargamento a Est dell’UE (e della NATO) come un’ingerenza rispetto alle proprie dinamiche interne e alle strategie esterne.

E la cosa più buffa è che gli Europei (e fino a ieri anche gli Usa), che vogliono esportare la loro DEMOCRAZIA (e i loro MERCATI) oltre le Vistola, fingono di non capire perché i russi non aprano loro amichevolmente le porte.

Il risultato di tale “incomprensione” è che, dopo 80 anni di pace, gli europei si sono impantanati in una costosa guerra di logoramento, che finirà per ravvivare anche molte antipatie dentro la stessa UE, oltre a creare una frattura con gli Usa, fino a oggi protettori militari e garanti della sicurezza europea.

Nel frattempo la gioventù europea è cresciuta nella bambagia; ripudiando la guerra di conquista e i falsi miti coloniali, razziali e imperialistici; tenendo a bada il machismo, disconoscendo le virtù guerresche e militari e mitigando gli istinti predatori dei loro bisnonni e i nonni nel primo ‘900.

In questo le principali correnti culturali e politiche europee, a trazione borghese, hanno lavorato bene sulle giovani generazioni. Le hanno disarmate culturalmente e psicologicamente. Le hanno liberate dalla leva militare. Hanno creato il mito europeo, certo basato sui valori del mercato (nessuno è perfetto!) ma anche sull’idea di una fratellanza culturale erasmiana e soprattutto su una totale libertà di circolazione delle persone.

La guerra in Ucraina ha però rialzato il vento del RIARMISMO e giustificato l’esportazione della democrazia (verso Est), dimenticando i disastri compiuti dall’esportazione della democrazia in Medio Oriente (a cui per altro l’Europa fu contraria). Nel frattempo è cresciuto il sovranismo nazionalista e in alcuni paesi (vedi l’Italia) è perfino andato al governo dello stato.

Il tutto in un continente sempre più anziano, con pochissimi giovani, secolarizzati, poco bellicosi e soprattutto poco inclini ai sacrifici collettivi.

Per questo far credere ai giovani di poter piantare la bandiera europea sul Cremlino è pura follia, anche se giustificata dalle migliori intenzioni.

Del resto non sono spesso le migliori intenzioni a lastricare la via dell’inferno?

E l’esito delle guerre per democratizzare il Medio Oriente non sta lì a ricordarcelo?