giovedì 15 gennaio 2026

RIMANGO SPIACEVOLMENTE BASITO

Rimango spiacevolmente basito che il Colle non abbia condannato il rapimento del presidente del Venezuela, Maduro, perpetrato con un atto di guerra dai nostri alleati storici, gli USA.

Rimango spiacevolmente basito che il Colle non condanni neppure i sequestri, compiuti ad opera dell’esercito Usa e per volontà di Trump, di navi che trasportavano petrolio venezuelano. Si tratta di atti di pirateria che violano il diritto commerciale e internazionale.

Rimango spiacevolmente basito che il Colle non commenti negativamente le dichiarazioni di Trump in merito alla volontà espressa di prendersi (conquistandola o comprandola) la Groenlandia. 

Rimango anche basito che il Colle non sottolinei come tutti questi atti, compiuti dal nostro principale alleato (e definibili come neocolonialisti o tardoimperialisti), contribuiscano a sfasciare ancora di più quello che gli esperti chiamano (e lo stesso Colle definisce) ordine internazionale, contribuendo così ad alimentare tensioni e disordini.

Rimango altrettanto basito che il Colle non imiti almeno il Presidente della Repubblica federale tedesca, Steinmeier, che pochi giorni fa ha dichiarato che «c’è una rottura dei valori da parte del nostro partner più importante, gli Stati Uniti, che pure hanno contribuito a crearli».

Rimango basito, ma non sorpreso, dal silenzio assordante del Colle, perché mi rendo conto che "criticare" un alleato e protettore potente come gli Stati Uniti da parte dell’Italia può essere pericoloso, doloroso, impegnativo e perfino costoso.

Ma osservo che tacere davanti alle azioni dei nostri alleati americani in Venezuela è grave. Perché tacere significa farsi complici di comportamenti sbagliati. Sul piano politico, su quello del diritto e su quello etico.

Inoltre il silenzio del Colle consegna ai cittadini (e al mondo) il messaggio che in Italia la legge, il diritto e la morale si applicano agli amici (come gli Usa) in maniera diversa da quanto si fa con gli altri (ad es. coi Russi).

Che poi sulla grande e piccola stampa si ignori questo silenzio, è solo la conseguenza di un’informazione ormai trasformata (salvo piccole eccezioni) in strumento di propaganda, come da tempo per altro suggeriscono Chomsky e i suoi seguaci.

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