Il voto sul Mercosur di ieri al Parlamento Europeo (PE) è una testimonianza palpabile del grande stato di confusione in cui vive l’UE in questi tempi.
Una lunga trattativa commerciale (denominata Mercosur e durata 25 anni) con i paesi latino-americani, portata avanti dalla Commissione Europea e sostanzialmente avallata (ma con molti problemi) dal consiglio dei ministri europei, e osteggiata duramente dalla lobby degli agricoltori di molti stati, Italia inclusa, è stata ieri temporaneamente stoppata dal PE.
Ciò è accaduto perché le forze politiche che hanno la maggioranza in Parlamento si sono spaccate al loro interno. Si sono spaccati i popolari, i socialisti e altri ancora.
Ma allora che maggioranza si è formata per ostacolare il Mercosur?
Un insieme variegato fatto da socialisti radicali, verdi e varie formazioni di destra nazionaliste (ma non tutte), nonché da popolari e socialdemocratici dissidenti.
Ora però quello che conta non è questa maggioranza (che non è praticabile, se non “contro” qualcosa). Quello che conta è che popolari e socialisti si sono spaccati per nazionalità e i loro deputati non hanno votato secondo le indicazioni del loro gruppo parlamentare europeo, ma secondo le indicazioni dei loro governi nazionali.
In sostanza alcuni governi europei ostili al Mercosur hanno orientato i voti dei deputati europei di qualunque tipologia di forza politica, confermando che il PE è uno specchio dei parlamenti nazionali e che la doppia fedeltà nazionale ed europea per molti di parlamentari è un problema.
Del resto gli stessi partiti politici europei sono più una somma di forze politiche nazionali che soggetti politici autonomi.
E questo rende difficile il formarsi di un'opinione pubblica europea.
Ma senza un’opinione pubblica europea, con buona pace di Habermas, non c’è dibattito europeo, se non come mera somma dei dibattiti nazionali.
Il risultato di tutto questo sbrindellio, come direbbe ma con parole assai più forbite Lucio Caracciolo, è sotto gli occhi di tutti.
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