venerdì 23 gennaio 2026

POTENDO, EVITEREI L’EUROSUICIDIO

Il libro di Gabriele Guzzi, “Eurosuicidio. Come l’UE ha soffocato l’Italia e come possiamo salvarci” (prefazione di Lucio Caracciolo, Fazi, 2025, p. 206) è una lettura interessante, ma questo non vuol dire che ne condivida tutto l’impianto e men che mai le conclusioni. È un testo che aiuta a discutere, se non altro perché stimola ad approfondire il rapporto tra UE e Italia e a valutare con puntigliosa attenzione il complesso sistema di vincoli che questo rapporto ha generato e genera quotidianamente soprattutto sul piano monetario e quindi a capire meglio le ricadute della UE sullo sviluppo della nostra società.

Ma in questa sede non riprenderò i contenuti che mi convincono del libro di Guzzi. Che, per altro, sono diversi. Qui indicherò quello che non mi torna.

Ora, la tesi centrale del volume è che l’entrata dell'Italia e della sua lira nello SME (il sistema monetario europeo) nel ‘79 e soprattutto poi l'adesione all’Euro, che parte virtualmente nel ‘99 e concretamente nel 2002, ha generato un sistema di vincoli economici che ha paralizzato l’economia Italiana e ci ha trasformati in paese “non-morto”, come dice lui. E in un paese subalterno alla Germania, vero paese forte della UE, per la quale l’Euro sarebbe come un Marco travestito.

La paralisi italiana è fatta da una modestissima crescita del Pil, da una mancata crescita salariale, mancati servizi sociali moderni, impossibilità di fare politiche keynesiane, mancati investimenti in infrastrutture, diminuzione nascite, difficoltà a svalutare e a fare maggiori debiti.

Il dominio Euro e Ue sull’Italia ci blocca o ci rallenta su tutto questo.

In breve il vincolo europeo verso cui una parte della classe dirigente (e soprattutto un manipolo di tecnocrati) ci avrebbero spinto, senza un vero consenso popolare e democratico, è la causa di molti mali italiani.

Ergo, conclude Guzzi, forse dovremmo svincolarci da UE e da Euro, riprenderci la nostra sovranità monetaria e di politica economica e dotarci di un nostro modello di sviluppo degli anni ‘50/’70.

Così torneremo a correre e quindi a crescere economicamente e socialmente.

E il libro vuole essere uno strumento per sostenere un dibattito pubblico aperto su tutto ciò e superare il silenzio “blindato” dai filo-euro che delle alternative all’Euro e alla UE non vogliono neppure discutere.

Ora, che prima lo SME e poi EURO e BCE siano stati e siano un limite alle manovre monetarie dei singoli stati UE, Italia inclusa, mi torna; ma che questi vincoli e gli effetti che ci hanno procurato siano tutti negativi, questo mi pare più difficile da accettare. E argomenterò il perché.

Il libro di Guzzi, che analizza bene le dinamiche economiche italiane ed europee degli ultimi ‘60 anni, vuole essere un testo militante e come tale può essere discusso pubblicamente.

Il libro sottovaluta il carattere un po' approssimativo del modello di sviluppo industriale del nostro paese che prevedeva fino agli anni ‘70 un ciclo economico con crescita della produzione, quindi aumenti salariali, poi aumento dei prezzi, elevati indici di inflazione, innalzamento costi del lavoro, incremento del debito pubblico, restrizioni monetarie, ergo crisi delle vendite, crisi della produzione, quindi svalutazione monetaria, perdita di valore dei salari, diminuzione dei prezzi, dopodiché le vendite riprendevano, e tutto il ciclo collegato e descritto sopra ripartiva.

Il vincolo europeo in effetti dalla fine degli anni ‘90 ci impedisce di comportarsi così. Ma questo non e' affatto un male dal mio punto di vista. Ma una salvezza.

Secondo Guzzi invece restare nei vincoli Euro e UE alla fine ucciderà del tutto la nostra economia e ci farà essere più diseguali. 

Ora io non sono in grado di valutare il carattere della sua previsione pessimistica. Credo però che l’indice Gini, che misura la diseguaglianza delle diverse società, non sia particolarmente negativo per l’Italia rispetto agli altri partner europei. E comunque non mi convince l’idea che riprenderci la piena sovranità economico-politica sia una mossa azzeccata nell’attuale congiuntura internazionale.

In particolare il macigno del debito pubblico italiano (circa il 135/138% del rapporto tra debito pubblico e pil: mai stato così alto nella storia unitaria italiana) credo che risentirebbe in maniera assai negativa di una scelta di indipendenza monetaria compiuta dal governo e porterebbe ad un aumento dei costi del debito stesso.

Ovviamente però non si può che concordare con Guzzi che queste scelte dovrebbero essere discusse da un’opinione pubblica, che invece si mostra poco attenta e poco consapevole di queste problematiche.

Noto solo en passant che l’autore non può però sostenere che serve un vero dibattito pubblico sul che fare e poi suggerire l’approvazione di un piano B di fuoriuscita dall’Euro (un piano quasi militare) da attuare con un decreto governativo in un venerdì sera con le borse europee e le banche chiuse e quindi non reattive alle dinamiche del dibattito pubblico che dovrebbe dare indicazioni di lavoro al governo. Sarebbe infatti una perfetta soluzione tecnocratica o giacobina, che invece Guzzi dice giustamente di non apprezzare.

Inoltre i vincoli europei non ci hanno solo condizionato negativamente, ma ci hanno anche consentito una via di sviluppo più seria e più legata agli altri partner europei, dando così al nostro sistema produttivo un peso maggiore nel contesto internazionale. Un peso che il recupero di una piena sovranità politico economica non ci consentirebbe di mantenere. I vincoli monetari hanno in sostanza anche un valore protettivo per il nostro Paese e in un'era che vede il ritorno di Stati predatori forse ci garantiscono una certa stabilità e sicurezza.

Per questo ribadisco che l’abolizione del vincolo euro, in un contesto di grande indebitamento come il nostro e con mercati molto turbolenti ed in mano a una finanza altrettanto predatoria, non renderebbe facile tenere sotto controllo la dinamica del nostro bilancio. Inoltre il ritorno alla lira su mercati turbolenti ci renderebbe ancora di più vassalli del dollaro o di qualsiasi altra moneta forte nella cui orbita dovremmo per forza finire per entrare, dato il ruolo sanmarinesco della nostra moneta nel contesto internazionale.

Se non sono infatti convinto che l’euro sia stata e sia la panacea per il nostro assetto produttivo, non sono neppure convinto che l’euro sia la causa di tutti i nostri mali economici e sociali (e questa mia tesi è supportata anche dal finale della breve nota introduttiva al libro di Lucio Caracciolo).

Il volume presenta anche un’analisi critica sull’assetto politico del Paese e sulle nostre classi dirigenti. Tema questo di ulteriore complessità, rispetto al quale dico solo che non apprezzo tutta la parte finale sul carattere teologico politico della soluzione proposta da Guzzi.

Non considero insomma né l’euro né l’Europa un suicidio per l’Italia, anche se non li considero nemmeno una salvavita da assumere acriticamente.

Restano, euro e Europa, un ancoraggio necessario (da gestire con oculatezza e prudenza) in un contesto internazionale turbolento, nel quale non è opportuno per i paesi medio piccoli ballare da soli. Soprattutto quando si hanno, come nel caso italiano, delle classi dirigenti secolarizzate, ma ideologicamente faziose. Quando la politica affonda le proprie radici culturali in formule retoriche più che in buone idee e speranze condivisibili.

Aggiungo che visti i tempi predatori che corrono la distruzione di Euro e Ue potrebbe favorire solo un nazionalismo autoritario assai pericoloso, e, come conseguenza delle politiche di riarmo, potrebbe finire per mettere in discussione il quasi centenario assetto di pace dell'Europa.

Guzzi ha ragione nel sostenere che la pace post-1945 non è merito degli europei, ma degli americani (e dei russi). Ma, visto come si stanno comportando americani e russi, sono ragionevolmente sicuro che se l’Europa resterà in pace sarà merito degli europei. E senza Euro e senza Unione Europea (pur con tutti i limiti che Guzzi evidenzia) temo che avremo davvero un brutto futuro.

Certo la piccola Italia tornando alla lira e alla sua sovranità "illimitata" potrebbe sgusciare tra le maglie del mondo come una piccola San Marino. Ma non sarebbe un gran risultato. E sarebbe, per dirla con Tucidide e Canfora, sola una piccola Melo di 

fronte alla potente Atene.

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