Fa piacere leggere che anche un’amministrazione comunale come quella pontederensis, che ha resistito anni prima di rendere note le desolanti statistiche sugli ingressi alle mostre del PALP, si lanci adesso in numeri e percentuali analitiche sulla quantità davvero spropositata di eventi culturali che caratterizzeranno questa torrida estate cittadina.
Lo dico senza ironia. Mi fa davvero piacere che la scoperta dei numeri sia utile anche a ferventi umanisti che fino ad ora infilavano velocemente milioni di parole spesso per non dire proprio nulla. In effetti l’uso misurato di un banale numeretto può distruggere montagne di chiacchiere. E giustamente questa volta anche gli amministratori pontederofoni ne approfittano (dei numeri) e fanno bene.
Aggiungo, a rischio di sembrare un voltagabbana, che l’amministrazione ha ragione a sostenere che Pontedera è una cittadina stracolma di eventi culturali e affini.
Qui però torna fuori il dispettoso vecchietto da tastiera che, dopo aver fatto l’elogio dei numeri e dei summenzionati amministratori, si rimette il cappellino dell’umanista e sostiene che la qualità culturale non si misura solo coi numeri. E sottolinea che produrre tanti eventi in un mondo che oltre che dall'overturism è strapazzato anche dall’overvcultur non significa necessariamente fare il meglio.
Chi sia in grado di paragonare gli 80 eventi di “Ponte di parole” con i 25 dei “Pensavo Peccioli” sa a cosa mi riferisco.
Ma per tornare alle statistiche, che restano il mio pallino preferito, sottolineo che i prestiti librari della biblioteca Gronchi di Pontedera del primo semestre del 2026 sono ancora sotto del 25 per cento rispetto ai prestiti dello stesso semestre del 2019. Non solo, ma sono anche in calo del 5 per cento rispetto ai prestiti dello stesso periodo dello scorso anno.
O come mai?
C’entrerà qualcosa il fatto che non siano ancora partiti i lavori di sistemazione dei parcheggi attorno alla biblioteca Gronchi e non sia stato ancora riaperto il collegamento tra viale Piaggio e parcheggi zona ospedale? Non si sa.
Si sa invece che dopo 4 anni di chiusura di questa area, dopo una montagna di chiacchiere e comunicazioni, i lavori non sono partiti e le statistiche sulla lettura pubblica continuano a declinare.
E se i cittadini leggono meno, ipotizzo che la loro produttività culturale potrà anche moltiplicarsi, ma non è detto che cresca.
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