domenica 7 giugno 2026

IL SIONISMO OGGI

Lo stato di Israele è il frutto di uno degli esperimenti politici del ‘900. Il secolo breve è pieno di tentativi di costruire società perfette, ispirate da ideologie rivelatesi pericolose. Il fascismo, il nazismo, il comunismo, i nazionalismi, nacquero tutti da idee che mobilitarono masse credulone e generarono esperimenti spesso finiti tragicamente, con montagne di morti e sofferenze indicibili.

E il sionismo? E' un esperimento che continua.

Del resto cosa c'è di più giusto che dare una terra a genti con radici culturali millenarie, maltrattate e scacciate da vari paesi, e che sognano di tornare a casa, in un luogo che sostengono sia stato loro promesso da un dio che ha fatto di queste genti il suo popolo eletto? Se poi queste genti tra il 1933 e il 1945 sono state sottoposte dai tedeschi e dai loro alleati ad un genocidio, come si fa a non ascoltare il desiderio di giustizia e di sicurezza dei superstiti?

Per questo le potenze vincitrici della seconda guerra mondiale offrirono ai sopravvissuti alla Shoah un porto sicuro in Palestina. E si accordarono nel 1947, in sede ONU, per consentire agli ebrei di costruire qui un piccolo stato tutto loro. Uno stato fondato sulla teologia, su un'etnia e su una cultura ebraica.

Il piccolo problema era che dentro e intorno a questo pezzettino di Palestina c'erano anche milioni di arabi che non volevano la nascita di uno stato ebraico-centrico e che votarono tutti contro la risoluzione 181 dell’ ONU, che però fu approvata. 

Così l’esperimento sociale partì. Gli arabi allora non avevano un peso economico e politico e l’ONU, con il placet di USA e URSS, promulgò la nascita di due stati, quello ebraico e quello palestinese, i quali dovevano spartirsi un territorio che era stato prima parte dell’impero turco e negli ultimi 20 anni una colonia inglese. 

A quel punto (1948) gli inglesi lasciarono la Palestina. Ma l'ONU non aveva truppe per garantire la realizzazione della sua impegnativa decisione n. 181. La frittata quindi era fatta.

Usciti di scena gli inglesi, nel ‘48 scoppiò, come era facile prevedere, la guerra tra il nuovo stato di Israele e tutti gli stati arabi intorno alla Palestina. Questi ultimi cercarono di annullare con le armi la decisione dell'ONU. Ma gli israeliani, contrariamente alle previsioni, non solo resistettero agli eserciti egiziani, siriani e giordani, ma li sconfissero, si presero più territori di quelli loro assegnati dalla risoluzione 181 e cacciarono gli arabi palestinesi da una parte delle terre che l’ONU aveva dato loro. 

Ovviamente gli israeliani erano sostenuti dagli Usa, al cui interno si trovava (e si trova) una grande comunità ebraica, finanziariamente e culturalmente potentissima.

Così dopo 80 anni di guerre, intervallate da fragili tregue, Israele, sempre sostenuta dagli USA (e poi dall’Europa), si è presa gran parte della Palestina assegnata agli arabi dall’ONU, un pezzo della Siria, un pezzo del Libano e di fatto la Cisgiordania, impedendo la nascita dello Stato Palestinese e tenendo gli arabi, presenti nello Stato ebraico in condizione di apartheid.

Per fare tutto ciò, Israele si è militarizzata (anche psicologicamente), ha costruito la propria bomba atomica, è diventata sempre più moderna, ma anche razzista, colonialista e religiosamente fanatica. La guerra e la tensione con gli stati arabi sono diventati un ottimo affare e un modello di sviluppo efficace. E lo stato di perenne assedio ha offerto a Israele argomenti per consolidarsi come democrazia militarizzata e razzista e per impedire la nascita di un autonomo stato palestinese. Anche minuscolo come Gaza o come la Cisgiordania.

Va da sé che tale evoluzione di Israele ha favorito l’incattivimento degli arabi palestinesi che però non sono in grado né di emanciparsi dallo stato di minorità politica in cui si trovano, né di uscire dalla spirale del conflitto e dell’occupazione delle loro terre.

Domanda: Si può uscire da questo “esperimento sociale" che dura da 80 anni? Risposta realistica: NO.

Perché? Perché i soggetti più forti del gioco sono Usa e Israele e grazie allo stato di guerra e di tensione permanente Israele riesce a controllare la situazione e a tenere a bada sia i palestinesi e i loro alleati arabi sia gli Usa.

Altri attori efficaci in partita non ci sono o non vogliono esserci.

Ci vorrebbe un intervento divino per uscirne, ma temo che non ci sarà nemmeno quello.

L’importante comunque è che sulla tragedia palestinese non cali il silenzio o il rumore di chiacchiere insulse.

Perciò lunga vita alla FLOTTILLA e ai movimenti PROPAL.

venerdì 5 giugno 2026

IL TEATRO ERA E GLI INCONTENTABILI

Mi ripeto. La scelta di Massini e l’uscita di scena del vecchio direttore sono state una vera manna anche per noi contado fiorentino. Il Teatro pontederese è diventato molto più friendly e accattivante. Lo si usa persino per i veglioni di fine anno (impensabili, fino a ieri, secondo alcuni). 

E tuttavia gli incontentabili ricordano che il Teatro ERA continua ad essere poco aperto al vasto mondo teatrale locale, fatto di associazioni a cui anche la sala Cieslak risulterebbe utilissima per le loro performance.

Manca ancora la ripresa della ricerca teatrale, “colpevolmente interrotta” ha detto in questi giorni Massini, senza però precisare con chiarezza se e come questa ricerca in concreto e con quale passo ripartirà.

Resta al palo soprattutto la formazione teatrale per i giovani, un aspetto strategico per un teatro che non voglia solo spettatori, ma anche incoraggiare a praticare il teatro come strumento di apprendimento e di vita.

Non si è neppure mai vista un’apertura vera verso le scuole, verso i ragazzi delle superiori che fanno teatro, le cui compagnie giovanili vanno a recitare le loro commedie al Teatro di Pisa, ma non recitano al Teatro Era di Pontedera. Dopo anni di progetti annunciati, siamo a collaborazioni occasionali.

Assente anche il teatro per ragazzi e bambini. Nessuna stagione  per loro. Neanche alla buona. Neanche mini mini. Nulla. 

E poi c'è il disuso sistematico e irriverente della cavea teatrale esterna al Teatro Era. Un vero impiccio. E pensare che 3 o 4 anni fa l’amministrazione comunale si vantò con ampollosi comunicati di aver messo delle comode sedute di plastica per rendere più confortevole l’anfiteatro, con un investimento significativo sostenuto dalla Fondazione Peccioli. Un teatro all'aperto che ce lo invidiano anche a Fiesole. Già. Ma in questi ultimi 10 anni quanti spettacoli estivi, anche musicali, sono stati fatti in questa cavea da 750 posti? Si supera il numero delle dita di una sola mano?

E che dire della mancanza di una vera stagione di concerti e di eventi musicali presso il teatro Era? Possibile che non si possa programmare una collaborazione stabile tra Teatro Era e Accademia musicale di Pontedera?

Più in generale l’incontentabile avverte l'assenza di un vero dialogo con la città. Non si ascolta che tipo di teatro vorrebbe il pubblico o meglio vorrebbero i diversi segmenti di pubblico. Perché Pontedera è una città plurale. Più plurale, multietnica e multiculturale di quanto non si immagini. E il teatro forse dovrebbe rispecchiarle un po' tutte queste diversità. Certo, educando. Ma anche riconoscendo le alterità. Magari anche favorendo l'accesso al teatro, con degli sconti speciali, alla Pontedera immigrata che ormai ha raggiunto il 10% e che (da abbonato) non mi pare mai di aver visto in sala. Mentre in città si vede. Eccome.

Ma Massini, che il Signore ce lo conservi, perché è davvero bravo e parecchio di sinistra (come Formigli docet), un dialogo che preveda un vero ascolto della diversità e dell’alterità può darcelo? Recita bene. Certo. Organizza una buona stagione. E' sicuro. Gigioneggia con il pubblico. Gli va riconosciuto. Ma il dialogo e l’ascolto degli altri sono un’altra cosa. Richiederebbero un’altra prassi. Può darcela? 

Vedremo. E comunque viva Massini!

Un po' di ascolto verso la società pontederese la fanno ovviamente gli amministratori e i loro amici di Ecofor che organizzano una loro privata stagione di eventi a teatro che però con il Teatro hanno poco o nulla a che vedere. E sempre attraverso queste vie “amicali” si organizzano altre serate teatrali (tipo il veglione con Jerry) che spesso sono poco teatrali, anche se usano socialmente il teatro.

Ma gli incontentabili, pur prostrandosi ossequiosamente alla grandezza del nostro attore, scrittore e direttore artistico (che il Signore, sia ripetuto senza ironia, ce lo conservi il più a lungo possibile) e pur comprendendo che in Italia l’amichettismo un po' va sopportato, continuano a sognare qualcosa di più per la vita del Teatro Era e per i cittadini di Pontedera (inclusi gli immigrati e i loro figli). O d'altronde!