Mi ripeto. La scelta di Massini e l’uscita di scena del vecchio direttore sono state una vera manna anche per noi contado fiorentino. Il Teatro pontederese è diventato molto più friendly e accattivante. Lo si usa persino per i veglioni di fine anno (impensabili, fino a ieri, secondo alcuni).
E tuttavia gli incontentabili ricordano che il Teatro ERA continua ad essere poco aperto al vasto mondo teatrale locale, fatto di associazioni a cui anche la sala Cieslak risulterebbe utilissima per le loro performance.
Manca ancora la ripresa della ricerca teatrale, “colpevolmente interrotta” ha detto in questi giorni Massini, senza però precisare con chiarezza se e come questa ricerca in concreto e con quale passo ripartirà.
Resta al palo soprattutto la formazione teatrale per i giovani, un aspetto strategico per un teatro che non voglia solo spettatori, ma anche incoraggiare a praticare il teatro come strumento di apprendimento e di vita.
Non si è neppure mai vista un’apertura vera verso le scuole, verso i ragazzi delle superiori che fanno teatro, le cui compagnie giovanili vanno a recitare le loro commedie al Teatro di Pisa, ma non recitano al Teatro Era di Pontedera. Dopo anni di progetti annunciati, siamo a collaborazioni occasionali.
Assente anche il teatro per ragazzi e bambini. Nessuna stagione per loro. Neanche alla buona. Neanche mini mini. Nulla.
E poi c'è il disuso sistematico e irriverente della cavea teatrale esterna al Teatro Era. Un vero impiccio. E pensare che 3 o 4 anni fa l’amministrazione comunale si vantò con ampollosi comunicati di aver messo delle comode sedute di plastica per rendere più confortevole l’anfiteatro, con un investimento significativo sostenuto dalla Fondazione Peccioli. Un teatro all'aperto che ce lo invidiano anche a Fiesole. Già. Ma in questi ultimi 10 anni quanti spettacoli estivi, anche musicali, sono stati fatti in questa cavea da 750 posti? Si supera il numero delle dita di una sola mano?
E che dire della mancanza di una vera stagione di concerti e di eventi musicali presso il teatro Era? Possibile che non si possa programmare una collaborazione stabile tra Teatro Era e Accademia musicale di Pontedera?
Più in generale l’incontentabile avverte l'assenza di un vero dialogo con la città. Non si ascolta che tipo di teatro vorrebbe il pubblico o meglio vorrebbero i diversi segmenti di pubblico. Perché Pontedera è una città plurale. Più plurale, multietnica e multiculturale di quanto non si immagini. E il teatro forse dovrebbe rispecchiarle un po' tutte queste diversità. Certo, educando. Ma anche riconoscendo le alterità. Magari anche favorendo l'accesso al teatro, con degli sconti speciali, alla Pontedera immigrata che ormai ha raggiunto il 10% e che (da abbonato) non mi pare mai di aver visto in sala. Mentre in città si vede. Eccome.
Ma Massini, che il Signore ce lo conservi, perché è davvero bravo e parecchio di sinistra (come Formigli docet), un dialogo che preveda un vero ascolto della diversità e dell’alterità può darcelo? Recita bene. Certo. Organizza una buona stagione. E' sicuro. Gigioneggia con il pubblico. Gli va riconosciuto. Ma il dialogo e l’ascolto degli altri sono un’altra cosa. Richiederebbero un’altra prassi. Può darcela?
Vedremo. E comunque viva Massini!
Un po' di ascolto verso la società pontederese la fanno ovviamente gli amministratori e i loro amici di Ecofor che organizzano una loro privata stagione di eventi a teatro che però con il Teatro hanno poco o nulla a che vedere. E sempre attraverso queste vie “amicali” si organizzano altre serate teatrali (tipo il veglione con Jerry) che spesso sono poco teatrali, anche se usano socialmente il teatro.
Ma gli incontentabili, pur prostrandosi ossequiosamente alla grandezza del nostro attore, scrittore e direttore artistico (che il Signore, sia ripetuto senza ironia, ce lo conservi il più a lungo possibile) e pur comprendendo che in Italia l’amichettismo un po' va sopportato, continuano a sognare qualcosa di più per la vita del Teatro Era e per i cittadini di Pontedera (inclusi gli immigrati e i loro figli). O d'altronde!
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