sabato 28 febbraio 2026

BIBLIOTECHE DI SAN MINIATO: LA DIMINUZIONE DI LETTORI CONTINUA

La chiusura della biblioteca di San Miniato Basso (per i cui lavori di risistemazione e riapertura non ci sono date certe) continua a pesare negativamente sui livelli di lettura del Comune. 

Così anche se da quest’anno i dati statistici sanminiatesi arruolano e inglobano, con una piccola furbata, anche i dati di Bibliocoop di San Miniato Basso, le principali voci di attività di tutte le biblioteche locali registrano pur sempre un saldo negativo rispetto ai dati del 2024 e un saldo ancora più disastroso rispetto a quelli del 2019.

Calano infatti nel 2025 i prestiti librari da patrimonio. Il che vuol dire che si legge sempre meno nel sanminiatese (anche annettendo a quelli comunali i lettori della Bibliocoop).

Crollano in particolare le presenze dei lettori nelle sale di studio. Un fenomeno particolarmente negativo, perché riguarda soprattutto il mondo giovanile (gli studenti) che questa amministrazione, grazie alle sue scelte avventate, allontana da un luogo formativo strategico come è quello delle biblioteche. Sono quasi 3.000 in meno le presenze in sala di studio rispetto all’anno scorso, ma sono circa la metà (ovvero quasi il 50% in meno) rispetto al 2019. Questo significa che quasi 1 utente su 2 dell’ultimo anno precovid non sta tornando a frequentare le biblioteche comunali. Un vero guaio.

L’altro dato in diminuzione è quello degli utenti attivi, ovvero di quelle persone che hanno messo i piedi e la testa in biblioteca almeno per prendere un libro o un dvd in prestito nel corso dell’anno. Diminuiscono anche loro nel ‘25 rispetto all’anno precedente e sono circa il 20% in meno rispetto agli attivi del 2019.

Infine cala ancora, sia pure di poco, la presenza di classi in biblioteca rispetto allo scorso anno e ovviamente rispetto al 2019.

È chiaro che gran parte del crollo della lettura è causato dalla chiusura da ormai 2 anni della Biblioteca di San Miniato Basso, chiusura che priva l’area più popolata del comune di una struttura pubblica di qualità. 

Certo San Miniato, come è noto a chi segue con affetto e dolore, come il sottoscritto, le tragicomiche cronache cittadine, non ha solo da fare i conti coi problemi della pubblica lettura.

Ma un Comune che maltratta i bibliotecari in appalto, costringendoli a ricorrere ai tribunali, che perde lettori e che impoverisce la presenza dei giovani nelle sue biblioteche, non è destinato a risolvere bene nemmeno gli altri e assai più gravosi problemi che lo attanagliano. Perché se le teste dei cittadini non sono ricche di esperienze culturali e di buone letture, sarà difficile che risolvano al meglio anche tutti gli altri problemi collettivi (e privati) che hanno.

Ma certo questa visione nasce dalla deformazione professionale di un anziano ex bibliotecario. 

Perciò, lunga vita ai tartufi.

Le statistiche complete che ciascuno può valutare da solo si trovano al seguente link:

https://bibliolandia.comperio.it/sites/bibliolandia/assets/Keti/Statistiche_Rete_Bibliolandia_2025_2026-02-19_13-57-05.pdf

venerdì 27 febbraio 2026

I VANTAGGI DI UNA ITALIA POCO SOVRANA

Lucio Caracciolo, sulle cui competenze geopolitiche non ho dubbi, nell’editoriale del n. 1/2026 di LIMES ribadisce che l’Italia è un paese sostanzialmente poco (quasi punto?) sovrano. 

Aggiunge che la nostra posizione subalterna agli Usa, dovuta alla sconfitta militare e all’armistizio dell’8 settembre ‘43 (che lui chiama “resa incondizionata”), è stata accolta e perfino coltivata dal blocco politico a trazione DC (che ha guidato l’Italia nel dopoguerra), come una condizione vantaggiosa.

Con la sconfitta del ‘43 l’Italia divenne (come scrisse negli anni ‘70 anche Umberto Eco nel volume “Dalla periferia dell’Impero”) una “provincia” degli Usa, uno stato vassallo, e tale sostanzialmente è rimasta fino ad oggi.

Ragion per cui l’atteggiamento del governo Meloni (e Tajani) nei confronti degli Usa continua ad essere perfettamente in linea con le posizioni filoamericane del blocco socio-politico che ha guidato il paese dal 1947 in poi.

Semmai, volendo essere un po' polemici con l’attuale presidente del Consiglio, si potrebbe chiederle come concilia il sacro nazionalismo sbandierato da quel Duce che lei continua a considerare (leggi razziali a parte) un “grande statista” e il suo, della Meloni intendo, vassallismo senza se e senza ma verso un’America che con Trump, tra l’altro, non perde occasione per sbertucciarci e metterci dazi.

Ma si perderebbe tempo, perché la retorica politica sono certo che consentirebbe a Giorgia di trovare una risposta convincente: almeno per i suoi follower.

Del resto lo stesso blocco moderato guidato dalla DC (e di cui negli anni ‘70 fece parte, almeno per un po', lo stesso PCI) non ha mai messo in discussione il vassallaggio atlantico. Vassallaggio fatto proprio da tutti i governi di tutti i colori (inclusi quelli partecipati dai nipotini di Gramsci) insediati a Palazzo Chigi dagli anni ‘90 a oggi.

La “serva Italia”, di dantesca memoria (e di lunga durata), è stata un Paese relativamente “sovrano” solo tra il 1861 e il 1943. Quando non dette, a dire il vero, grande prova di sé sullo scacchiere internazionale.

Infatti se si pensa ai morti e alle guerre, anche coloniali, combattute in quel primo ottantennio unitario e li si paragona alla lunga pace dell’ottantennio vissuto da “vassalli” (dal ‘43 a oggi), credo che molti italiani non avrebbero dubbi su quale sia stato il periodo di gran lunga migliore per loro.

Ma oggi si può uscire dal vassallaggio atlantico? 

E potremmo avere vantaggi se ci emancipassimo dalla sudditanza transatlantica?

Ancora: potremmo gestire questa “liberazione” da soli, noi italiani, o dovremmo farlo insieme agli altri membri della Unione Europea? 

E c’è qualche forza politica italiana seriamente interessata a spezzare questo vassallaggio?

E' quello che proverò a raccontare in un prossimo post.

martedì 24 febbraio 2026

EX SPAZI ATELIER: ALTRI PARCHEGGI A PAGAMENTO PER LA SIAT?

Non è ben chiaro come l’amministrazione comunale si stia muovendo sulle ex aree di via del Fosso Vecchio dove si doveva da 15 anni costruire il progetto di Atelier della Robotica e invece nisba. Si farà, quando si farà, ma da un’altra parte.

E' bene però ricordare che 7 anni fa si bandi’ una gara per l’Atelier, nel 2019 partirono i lavori, poi nel 2021 si sospesero. Quindi si è cambiato idea su cosa fare e oggi si paga alla ditta appaltatrice di quei lavori interrotti sui 40.000 euro per chiudere il cantiere. Soldi buttati. Pazienza? Tanto paga Pantalone.

Nel frattempo comunque gli amministratori comunali dichiarano che negli ex spazi Atelier si faranno altri parcheggi.

Ma gli oligarchetti non ci dicono:

Se butteranno giù o meno i capannoni vuoti dove da 15 anni pensavano di realizzare i laboratori per la robotica e ora non più. E se li butteranno giù tutti o solo una parte.

O se invece li terranno in piedi, demolendo solo i muri perimetrali per consentire alle macchine di ricoverarcisi sotto.

Non dicono neppure se in questa area molto “cementificata” si pianteranno magari un centinaio di alberi per migliorare l’aria di questa parte di Pontedera a tre passi dell’Ospedale Lotti e della trafficatissima via Roma.

Non dicono se questa operazione di ristrutturazione di via del fosso vecchio sarà gestita (come è probabilissimo) dalla SIAT che gestisce tutti i parcheggi cittadini. Ma è chiaro che sarà SIAT ad operare sul campo. Anzi sulla strada.

Non dicono in particolare se amplieranno il Project Financing in essere con la SIAT o se definiranno un nuovo accordo.

Non dicono soprattutto se questi parcheggi di via del Fosso vecchio saranno gratuiti o a pagamento.

Perché se fossero a pagamento, varrebbe la pena di segnalare che buona parte del parcheggio a pagamento davanti alla Casa di Riposo Leoncini è spesso vuoto.

Infine non dicono niente dei tempi di realizzazione di qualunque di queste opzioni intendano realizzare.

Insomma, dopo i soliti annunci del “si farà”, i cittadini borbottano con un certo giustificato scetticismo: “si vedrà”.

Certo se a Pontedera ci fosse un consiglio di quartiere meno assenteista di quello attualmente in proroga, forse potremmo saperne qualcosa di più. Ma il decentramento amministrativo pontederese è una barzelletta raccontata male che fa più piangere che ridere. E soprattutto il consiglio di quartiere non intende disturbare, nemmeno per sbaglio, gli amministratori, di cui i decentrati, per altro, sono, come si dice oggi, per lo più, follower.

Ci sarebbero anche le opposizioni che forse potrebbero provare a valutare se ci sono opzioni socialmente più utili al parcheggio a pagamento. Ma ciascuna delle tre opposizioni (il centrodestra, i civici e la sinistra rosso verde) sembrano in tutt’altre faccende affaccendate. Peccato!

Ma così stanno le cose. 

Per cui vedremo come gli oligarchetti e la SIAT ci condiranno.

martedì 17 febbraio 2026

NO ALLE BOMBE ATOMICHE EUROPEE

Erano ottant’anni che in Europa non si sentivano frasi assolutamente folli e devastanti come quelle pronunciate, secondo il sito web della "Repubblica", alcuni giorni fa a Monaco, alla conferenza sulla sicurezza e confermate anche da giornali come “Il Corriere della sera". 

Il piano di RIARMO per la sicurezza europea diventa così anche RIARMO ATOMICO.

Ma costruire bombe atomiche europee, magari finanziate con eurobond e col consenso tedesco, sarebbe una vera catastrofe per l’Europa e il mondo.

La Meloni e la Schlein non mi pare si siano espresse sull’adesione dell’Italia al gruppetto degli eurobombaroli atomici, anzi mi pare che il tema sia stato lasciato cadere dalla politica italiana. In particolare la Meloni dovrebbe dirci se nell’incontro recente con Merz hanno parlato di questo tema. 

E il Presidente della Repubblica dovrebbe convocare un consiglio supremo di sicurezza e dire che l'Italia non può condividere l’eventuale scelta atomica europea. L’art. 11 della Costituzione non ci permette di condividere il RIARMO ATOMICO con gli eurobombaroli.

Lo stesso Parlamento italiano dovrebbe essere convocato per discutere della faccenda e respingere le offerte dai bombaroli atomici.

Ma lo faranno? O i politici italiani traccheggeranno come è nel loro stile?

La speranza è che i giovani europei non intendano diventare carne da macello e farsi coinvolgere in una carneficina che potrebbe far impallidire persino gli orrori della seconda guerra mondiale.

Spero infine che Papa Leone XIV scomunichi senza tanti giri di parole tutti i leader europei che sostengono la necessità dell’Europa di dotarsi di bombe atomiche comuni. Sono certo che Dio non gli perdonerebbe incertezze o intelligentissimi giri di parole su questo punto.

Come sono sicuro che perfino il grande Erasmo di fronte alla possibilità di vedere realizzarsi una bomba atomica europea si ricrederebbe sulla bontà della follia nella storia.

Il popolo, direbbe Chaplin, è ancora in tempo a fermare questa pazzia.

Per quanto poco contiamo, dobbiamo dire un chiaro NO ALLE BOMBE ATOMICHE EUROPEE. Con tutti i mezzi pacifici di cui disponiamo.

lunedì 16 febbraio 2026

E GLI INTERVENTI SUL PATRIMONIO COMUNALE?

Beh, non solo a Pontedera non partono importanti lavori pubblici promessi da tempo, ma non si muove quasi nulla nemmeno sul fronte del riutilizzo del patrimonio edilizio esistente e delle vendite degli edifici pubblici chiusi da anni.

Sulla Scuola Curtatone, dopo 5 anni dalla chiusura, il Comune finanzia costosi saggi sul terreno. Per scoprire cosa? Che forse il rischio sismico è oggi meno “rischioso” di quando si è deciso di chiudere la scuola e realizzare il polo Carlesi? Ma se fosse così, allora si sarebbe sopravvalutato pericolo? E se sì, perché? Obbligatorio attendere.

E sull’ex scuola IPSIA di via Manzoni, in parte di proprietà comunale, che succede? Nulla. Sono quindici anni che la scuola è chiusa. Inutilizzata. Spazio sprecato nel centro cittadino. In attesa di essere rimesso in gioco. Aspetta e spera.

E sull’ex edificio già usato per scuole e sede della Croce rossa in piazza Belfiore che accade? Niente. E il grande nulla lì ha superato i 25 anni di inutilizzo.

E sull’ex edificio Enel, area molto degradata, in parte di proprietà del Comune? Niente di niente.

E sull’ex edificio/spazio del centro Otello Cirri in via della stazione vecchia? Aperto solo per 15 giorni a Natale per la baita di Babbo Natale. O non si doveva vendere? E poi? Buio pesto. 

E l’ex edificio destinato a asilo e poi casa dell'anziano scorporato dal parco di villa Piaggio? Si venderà? Boh!!.

Eppure nei famosi "dialoghi urbani” si era parlato molto di riutilizzare il patrimonio comunale.

E invece i risultati sono impercettibili, mentre si continua a blaterare di edilizia popolare e sociale, di voler aiutare le giovani coppie o le famiglie disagiate. Certo il governo di centro destra taglia fondi ai Comuni. Ma come mai non si è approfittato delle grandi elargizioni sull’edilizia popolare ai tempi del centro sinistra?

Ora poi l’uscita dell’assessora Luca dalla Giunta Franconi e il trapasso delle competenze in Giunta, insieme al braccino corto del governo di centro destra, giustificheranno qualunque ritardo anche a Pontedera. 

Tra l'altro non sembra che alla nuova giovane assessora sia stata data la delega al patrimonio. Chissà perché.

Così quando parliamo, tra vecchietti che seguono i cantieri urbani, delle prodigiose trovate degli oligarchetti, tutti scuotiamo sconsolati la testa.

Ahi, ahi, ahi. Fare qualcosa di meglio non sembra davvero possibile.

venerdì 13 febbraio 2026

SIAT COME SIAT, SIAMO ANCORA QUI

In una dichiarazione apparsa sulla Nazione di alcuni giorni fa in merito ai lavori del Project Financing (PF) su viale Piaggio e via IV Novembre, SIAT non dice chi controllerà le due ditte (entrambe proprietarie di SIAT) che svolgeranno materialmente i lavori sui viali. Saranno infatti queste due ditte azioniste di SIAT a fatturare i 6 milioni di spese (sulla base del preventivo probabilmente costruito sempre da loro).

E un punto è importante questo.

Ma ripeto che non ho capito bene chi svolgerà il ruolo di controllore di questa costosa operazione. Così come non ho capito bene chi nominerà il direttore dei lavori.

Quello che invece mi pare di aver capito bene è che il Comune di Pontedera (che per volontà del PD ha perso il controllo della maggioranza di SIAT) non avrà una vera capacità di controllo su opere nella sostanza comunali, pagate anche se indirettamente con risorse di provenienza pubblica, attraverso SIAT.

Ma coi Project Financing le cose vanno così e spesso generano grossi contenziosi. Basta ad es. aver presenti gli enormi problemi che si sono abbattuti sul vicino Comune di San Miniato (e l’intreccio giuridico-economico in cui è rimasto invischiato per oltre un decennio) proprio per un suo Project Financing, che, se non erro, grava ancora come un macigno sul suo bilancio.

Resta il fatto che per un problema o per un altro i lavori di viale Piaggio che dovevano partire oltre un anno fa per mettere fine ad un disagio cominciato circa 4 anni fa non sono ancora partiti: segno che non tutti i nodi sono stati sciolti.

E siccome SIAT e COMUNE dovrebbero scioglierli insieme questi benedetti nodi, i cittadini restano con i parcheggi chiusi, via Maestri del lavoro chiusa e quindi non possono fare altro che lamentarsi.

Ora, siccome c’era qualcuno che sosteneva 4 anni fa che la via del PF era la strada più semplice e più rapida per risolvere il problema dei parcheggi biblioteca, è evidente che non sapeva quello che diceva.

Mentre aveva visto giusto quel dirigente comunale che nel 2022 aveva noleggiato per la durata di 5 anni i ponteggi che hanno messo in sicurezza e riempito i parcheggi che circondano Biblio Gronchi.

La speranza a questo punto è che il contratto comunale che erogherà complessivamente alla SIAT oltre 160.000 € di affitto dei ponteggi (perché va ricordato che è sempre SIAT a gestire i ponteggi summenzionati, con fatturazione mensile dei noleggi rimessa al Comune) non debba essere ulteriormente rinnovato.

Certo se i lavori di restauro ai pilastri si fossero fatti più celermente, una parte di questa spesa di noleggio dei ponteggi si sarebbe risparmiata.

Invece, purtroppo, siamo ancora qui. E oltre al disagio, si paga (per i ponteggi).


domenica 8 febbraio 2026

LAVORI PUBBLICI PONTEDERESI: COSÌ SIAT

C’è un Comune, uno a caso, Pontedera, che deve fare importanti lavori a strade e aree con parcheggi (incluse quelle intorno alla biblioteca Gronchi). Questo Comune non procede con appalti diretti come sarebbe normale. Ha uffici con pochi addetti ed ha già fatto il pieno di mutui e di debiti? Probabile. Fatica perciò a farne altri? Probabile. Allora si rivolge alla società a cui il Comune ha dato in concessione la gestione dei parcheggi cittadini (e i relativi incassi) e le chiede di studiare un project financing che copra anche i nuovi lavori su strade e parcheggi, per un valore sui 6 milioni di euro, soldi da recuperare dagli incassi dei parcheggi, ovviamente. Parcheggi che ovviamente vanno ampliati di numero e aumentati di costo per far quadrare i conti. Una bazzecola. Il Comune procede.

La concessionaria SIAT presenta il project financing col piano dei lavori. Il Consiglio Comunale lo approva. Poi mette a gara il project, come si deve fare per legge. Ma si presenta solo l’impresa concessionaria che ha redatto il piano medesimo e che, guarda un po', vince la gara. Sarà dunque l’impresa concessionaria a gestire i lavori, che è poi la stessa che li ha progettati e prezzati attraverso il “suo” project financing.

Tutto bene?

Vediamo.

La concessionaria comunale dei parcheggi dal 2021, per volontà del PD pontederese e della giunta Franconi, da società a maggioranza pubblica controllata dal Comune è stata trasformata in una società a maggioranza privata. Il Comune da allora detiene solo una quota di minoranza della concessionaria, la quale gestisce da 1,5 a 2 milioni di euro all’anno di incassi dei parcheggi comunali.

I soci privati della concessionaria dei parcheggi sono alcune imprese edili. Ora alcuni mesi fa, secondo la stampa locale, il presidente della SIAT (già segretario comunale del PD e recentemente nominato anche Amministratore delegato di ECOFOR service) ha comunicato chi saranno le ditte che eseguiranno materialmente i lavori (e li fattureranno). Come era facile prevedere, a eseguire i lavori saranno due ditte che sono anche socie della Siat e quindi controllano la stessa società concessionaria che affida loro i lavori.

Domanda: chi controllerà il lavoro di queste due imprese? Lo farà il Comune come socio di minoranza della concessionaria?

Intanto comunque continuano a non partire i lavori sui parcheggi attorno alla biblioteca Gronchi.

Dopo quasi 4 anni dalla chiusura fisica dei parcheggi su viale Piaggio e dal blocco di via Maestri del lavoro e a oltre 3 anni dal transennamento della biblioteca Gronchi, dopo una marea di chiacchiere e dichiarazioni sull’avvio dei lavori, è tutto fermo.

Un vero capolavoro.

venerdì 6 febbraio 2026

FONDAZIONE CULTURA PONTEDERA. CONCLUSIONE PROVVISORIA.

Il Documento Unico di Programmazione 2026-28, recentemente approvato nel consiglio comunale pontederese, non propone alcuna modifica agli obiettivi per la Fondazione cultura per i prossimi anni.

Ribadisce che il rapporto tra Comune e Fondazione resta strumentale. Chi guida il Comune in sostanza decide alcune attività da fare ma non le affida agli uffici comunali (scansando così le procedure pubbliche), bensì alla Fondazione, la quale procede privatisticamente (nell’acquisto beni e servizi, negli incarichi, nelle sponsorizzazioni, ecc.)

Sul piano culturale è ormai acclarato che le mostre del Palp, decise a Palazzo Stefanelli (che individua anche curatori, ecc.), non attirano pubblico in città se non in forma modesta. Ciò significa un impatto economico e culturale sulla città pari a uno zero virgola, tanto che si deve ricorrere alle truppe cammellate scolastiche per giustificare in qualche modo i "flopponi" realizzati negli ultimi anni.

Certo a fronte di questi flopponi viene da chiedersi come si spieghi quella trentina e passa di sponsor che fanno capolino (molti in formato mignon a dire il vero) sui totem pubblicitari delle mostre del PALP. E soprattutto cosa ci ricavino questi sponsor da eventi espositivi così poco visitati dal pubblico. Di sicuro non visibilità per i loro marchi. Ma non è questo a cui loro puntano.

Il bilancio della FCP del ‘23, disponibile nell’archivio digitale del comune di Pontedera, indica in poco meno di 40.000 euro il valore totale per quell'anno di tutte le sponsorizzazioni. Cifra non piccola, ma certo non in grado di sostenere eventi molto costosi (appena un quarto, secondo quanto dichiarato, delle somme raccolte dagli sponsor nel primo quadriennio del PALP, quello a guida Pampaloni-Modesti). 

Ma se questi sponsor non ricavano visibilità dalle loro sponsorizzazioni, che vantaggi allora ne traggono?

Qui il ragionamento si fa più complicato. Certo bisognerebbe analizzare i marchi uno a uno, leggerne le specificità, le relazioni, le diverse simpatie politiche dei proprietari e molto altro.

In generale si ricava la sensazione che la FCP si configuri come uno dei luoghi di incontro e collaborazione (ma non l’unico) tra chi dirige la politica amministrativa di Pontedera e chi ruota a vario titolo attorno a questa politica (la “famosa” cena di gala dell’ultimo dell’anno al Teatro Era sembrerebbe confermare bene la cosa).

Tutto il sistema delle società partecipate comunali può infatti essere valutato per il valore operativo e i suoi risultati (ovvero per i servizi che le società erogano ai cittadini per conto del Comune), ma anche per le modalità di trasparenza con cui queste società funzionano e per gli intrecci di potere che generano tra gli amministratori comunali, le persone che vengono nominare ai vertici delle società partecipate e i vari soggetti privati che le partecipano.

In un’epoca di passioni politiche deboli e di grandi distanze tra vertici e base elettorale, le élite che gestiscono la città sono selezionate e messe insieme anche attraverso il sistema delle società partecipate. L’anagrafe e i rapporti personali di questo mondo potrebbero dire molto. Così come sono eloquenti le relazioni tra diversi sponsor e queste élite.

L’opacità però di questi rapporti, gli scambi che possono intercorrere tra i vari soggetti in campo, nonché le strategie e le partite che si giocano, sono difficili da decifrare. Questo perché anche la politica si è in buona parte autoprivatizzata. Ed è finita, anche nelle nostre cittadine, in mano a piccoli gruppi, che muovono sia le pedine politiche sia quelle private. E questi oligarchetti non sono “controllati” di fatto da nessuno, perché i partiti sono quasi zombie e la stampa… eh la stampa…. 

In questo contesto non può quindi meravigliare nessuno che il presidente della CDA della FCP possa essere nominato dal Comune di Pontedera anche presidente del CDA di ECOFOR service e che ECOFOR service oltre che a gestire una propria attivissima Fondazione culturale (che produce decine di eventi se non centinaia) operi anche come sponsor delle attività della FCP o detenga (ma si dice ancora per poco) le azioni di maggioranza dell'US Pontedera Calcio (un business certo lontano dagli interessi dell'azienda).

Da tutto ciò ne ricavo che, contrariamente a quanto hanno cercato di farmi credere certi amici, sarà dura vedere qualche mostra interessante e attrattiva al PALP nei prossimi anni. 

Del resto questa cosa a chi interessa veramente?

martedì 3 febbraio 2026

PER L’APERTURA DEL GIARDINO DI VILLA CRASTAN SERVE UNA MOBILITAZIONE CIVICA

La convenzione con la quale il Comune di Pontedera ha affidato in via “sperimentale” nel ‘23 la Villa Crastan alla Fondazione cultura è abbastanza chiara sia sull’uso dell’edificio che su quello del giardino.

Il testo, allegato alla determinazione dirigenziale n. 430 del 19/5/2023, dice che il Comune dà in gestione a FCP sia la Villa (edificio) sia l’annesso giardino.. “al fine di valorizzarne e qualificare la fruizione pubblica”. 

E all’art. 1 ribadisce la volontà di “favorire la fruibilità dei locali e del giardino”.

Invece, come ha potuto constatare di persona chiunque sia transitato in via della stazione vecchia in questi ultimi anni, la porta di ingresso al giardino è stata ed è quasi sempre CHIUSA e il giardino è regolarmente deserto. Niente bimbi, niente genitori, niente nonni.

Al punto 3 dell’art. 1 si dice che la FCP deve “promuovere lo sviluppo..di attività di natura culturale, ricreativa, sociale secondo un approccio che valorizzi lo stare insieme, la produzione libera di cultura…”; e sempre all’art. 1 si dice di connessioni tra attività artistiche svolte al PALP e alla Villa”. Ma di queste connessioni credo che in villa si sia visto quasi nulla.

Infine all’art. 2 si chiede esplicitamente alla Fondazione di provvedere alla manutenzione ordinaria anche del giardino. E l’erba in effetti via via viene tagliata.

Ma la vera astuzia del Comune sta nel fatto che con la convenzione si affida a FCP il giardino ma non la si obbliga esplicitamente ad aprirlo e soprattutto non si definisce un calendario settimanale di apertura. Perciò il Comune ha dato sì alla FCP la gestione di un giardino pubblico, le ha detto sì di manutenerlo, ma, guarda un po', si è dimenticato di dirle di aprirlo con un orario settimanale preciso. Così la FCP non è obbligata dalla convenzione ad aprire il cancellone e neppure il cancellino di via della stazione vecchia con un orario settimanale preciso.

Questo consente alla FCP di aprire il giardino solo in occasione delle rare iniziative che ci vengono svolte. E consente all’istituto scolastico privato che ha in uso (parziale?) l’edificio della villa di non avere persone non previste ai propri eventi.

Certo, spesso resta aperto il cancello sul lato interno di via XXI aprile per l’accesso alla Fondazione Chiarlie, che ha sede nella dependance della villa. Da lì si può accedere al parco. Ma non il sabato e la domenica, nè quando la Fondazione è chiusa.

Rispetto a questa situazione potrebbero muoversi le opposizioni consiliari ed extra consiliari. Potrebbero essere loro a chiedere all’amministrazione una modifica in tal senso alla convenzione con FCP che, tra l’altro, sta per essere rinnovata (entro maggio). Sempre che ovviamente ritengano opportuno aprire il giardino al pubblico.

Potrebbe perfino mobilitarsi la consulta di quartiere, ma è così moribonda che si fa fatica a rianimarla, figuriamoci a farle fare qualcosa.

Per questo credo proprio che tocchi ai cittadini chiedere l’apertura dei cancelli della Villa e fare in modo che questo obiettivo venga raggiunto.

domenica 1 febbraio 2026

FONDAZIONE CULTURA PONTEDERA. LA TRASFORMAZIONE (2 parte)

Nel post COVID, durante il primo mandato della Giunta Franconi, la FCP si trasforma, oltre che in uno strumento per gestire lo spazio espositivo del PALP (ma senza una strategia chiara), in un ente per supportare varie scelte “culturali” dell’amministrazione comunale. 

In particolare FCP viene usata per eseguire, esternalizzandole, scelte comunali, senza incappare in quei vincoli giuridici e in quelle procedure di trasparenza a cui sono obbligati gli uffici comunali.

Sarebbe infatti interessante definire il vero livello di autonomia della FCP. Ma per farlo occorrerebbe esaminare i verbali del CDA della FCP, che però, guarda caso, non sono pubblici. Così come occorrerebbe analizzare i progetti presentati da FCP al Comune e i relativi rendiconti annuali sui progetti per capire se FCP è davvero qualcosa di diverso da un “mero esecutore di ordini” di chi guida il Comune. Ma anche questa seconda tipologia di documenti è riservata. Per esaminarli bisognerebbe richiedere un accesso agli atti comunali, perderci un sacco di tempo, rischiare di trovarsi di fronte ad atti parziali e così via.

Il risultato è che (come hanno osservato alcuni consiglieri di opposizione) c’è poca possibilità (per non dire nessuna) per un cittadino pontederese di capire come stiano esattamente le cose tra Comune e FCP. Quel che è ovvio (a chi voglia vederlo) è che l’amministratore comunale scoraggia la comprensione del proprio operato (e delle aziende che controlla) ed evita come la peste una discussione chiara sul suo operato e sulle istituzioni che controlla. In questo modo, al di là della retorica che la politica elargisce, allontana i cittadini dalla vita politica e amministrativa della città.

E tuttavia (almeno ai vecchietti da tastiera) qualcosa dagli atti del Comune balza agli occhi.

Intanto nel ‘24 la Fondazione Peccioliper esce da FCP. Le ragioni del divorzio non sono chiare, ma sembrano legate ad una volontà di Peccioliper di ritirarsi dalla gestione del PALP.

Al posto di Peccioli, dopo alcune modifiche statutarie, entra nella FCP la Fondazione Fabbrica Europa con sede a Firenze, al cui vertice siede Luca Dini, che è stato uno dei protagonisti per oltre trent’anni del teatro di ricerca a Pontedera e responsabile di spicco del Teatro Era, prima dell’ingresso nella Fondazione Teatro Toscana.

Il segnale che questo cambio manda è che si voglia costruire un qualche rapporto tra FCP e Teatro Era/Teatro Toscana. Magari per gestire, come è accaduto quest’anno, eventi al Teatro Era come il veglione con Jerry Calà e la cena per gli sponsor di fine anno (organizzati, guarda caso, proprio da Fabbrica Europa col patrocinio, ovviamente, del Comune). Una seratina che il Comune da solo non avrebbe potuto mettere facilmente in piedi.

La scelta del nuovo partner non sembra però andare verso un rafforzamento dell’identità “artistica” di FCP, la quale nel trasformarsi sembra indossare la veste di uno strumento operativo dell’amministrazione comunale in grado di occuparsi un po' di tutto.

A suggerire questa lettura è la decisione di affidare nel 2023 alla FCP la gestione “sperimentale” di Villa Crastan. E questo che ci azzecca?, si chiederanno i miei lettori. Servirà forse ad allestire mostre di più ampio respiro tra PALP e villa Crastan? O per collocarci la piccola pinacoteca posseduta dal Comune? Ma neanche per sogno. Infatti pochi mesi dopo si viene a sapere che l’edificio storico della Villa Crastan sarà messo a disposizione di una scuola privata cittadina, ma nessuno sa se ci sia un contratto tra FCP e questa scuola privata, né se ci sia un qualche corrispettivo che la scuola versa a FCP. 

La cosa interessante è che la Villa è proprietà del Comune ed è  stata affidata alla FCP per valorizzarla. Ma pochi mesi dopo la Villa viene affidata ad un privato senza che il Comune abbia fatto un bando pubblico per assegnargliela (come invece avrebbe dovuto fare), senza che ci ricavi direttamente un qualche guadagno, come sarebbe opportuno. Naturalmente tutto questo è avvenuto senza neppure una valutazione pubblica dei dieci anni in cui la Villa era stata gestita da un pool di associazioni cittadine, messe alla porta da un giorno all’altro senza alcuna giustificazione e men che meno ringraziamenti.

Come se non bastasse la Villa largamente privatizzata” non apre quasi mai il giardino pubblico che un tempo i cittadini di Pontedera potevano utilizzare liberamente.

Tra pochi mesi scade il triennio di gestione “sperimentale” della Villa, ma c’è qualcuno che si immagina che il presidente del CDA della FCP terrà una conferenza stampa pubblica in cui analizzerà i risultati della valorizzazione svolta sulla villa Crastan e risponderà alle domande dei cittadini sul suo uso largamente privatizzato e sulla sostanziale chiusura del giardino?

Credo proprio di no.

Ma non è finita qui.