venerdì 27 febbraio 2026

I VANTAGGI DI UNA ITALIA POCO SOVRANA

Lucio Caracciolo, sulle cui competenze geopolitiche non ho dubbi, nell’editoriale del n. 1/2026 di LIMES ribadisce che l’Italia è un paese sostanzialmente poco (quasi punto?) sovrano. 

Aggiunge che la nostra posizione subalterna agli Usa, dovuta alla sconfitta militare e all’armistizio dell’8 settembre ‘43 (che lui chiama “resa incondizionata”), è stata accolta e perfino coltivata dal blocco politico a trazione DC (che ha guidato l’Italia nel dopoguerra), come una condizione vantaggiosa.

Con la sconfitta del ‘43 l’Italia divenne (come scrisse negli anni ‘70 anche Umberto Eco nel volume “Dalla periferia dell’Impero”) una “provincia” degli Usa, uno stato vassallo, e tale sostanzialmente è rimasta fino ad oggi.

Ragion per cui l’atteggiamento del governo Meloni (e Tajani) nei confronti degli Usa continua ad essere perfettamente in linea con le posizioni filoamericane del blocco socio-politico che ha guidato il paese dal 1947 in poi.

Semmai, volendo essere un po' polemici con l’attuale presidente del Consiglio, si potrebbe chiederle come concilia il sacro nazionalismo sbandierato da quel Duce che lei continua a considerare (leggi razziali a parte) un “grande statista” e il suo, della Meloni intendo, vassallismo senza se e senza ma verso un’America che con Trump, tra l’altro, non perde occasione per sbertucciarci e metterci dazi.

Ma si perderebbe tempo, perché la retorica politica sono certo che consentirebbe a Giorgia di trovare una risposta convincente: almeno per i suoi follower.

Del resto lo stesso blocco moderato guidato dalla DC (e di cui negli anni ‘70 fece parte, almeno per un po', lo stesso PCI) non ha mai messo in discussione il vassallaggio atlantico. Vassallaggio fatto proprio da tutti i governi di tutti i colori (inclusi quelli partecipati dai nipotini di Gramsci) insediati a Palazzo Chigi dagli anni ‘90 a oggi.

La “serva Italia”, di dantesca memoria (e di lunga durata), è stata un Paese relativamente “sovrano” solo tra il 1861 e il 1943. Quando non dette, a dire il vero, grande prova di sé sullo scacchiere internazionale.

Infatti se si pensa ai morti e alle guerre, anche coloniali, combattute in quel primo ottantennio unitario e li si paragona alla lunga pace dell’ottantennio vissuto da “vassalli” (dal ‘43 a oggi), credo che molti italiani non avrebbero dubbi su quale sia stato il periodo di gran lunga migliore per loro.

Ma oggi si può uscire dal vassallaggio atlantico? 

E potremmo avere vantaggi se ci emancipassimo dalla sudditanza transatlantica?

Ancora: potremmo gestire questa “liberazione” da soli, noi italiani, o dovremmo farlo insieme agli altri membri della Unione Europea? 

E c’è qualche forza politica italiana seriamente interessata a spezzare questo vassallaggio?

E' quello che proverò a raccontare in un prossimo post.

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