Sono iscritto ad una organizzazione sindacale nazionale, settore pensionati. Ma ancora non so se il prossimo Primo Maggio si terrà o meno un corteo con comizio a Pontedera.
Nel caso ci fossero corteo e comizio in piazza Cavour mi piacerebbe che i sindacati riuscissero a mobilitare, sotto uno striscione ben identificato, lavoratori della Piaggio e che venisse dato loro il microfono per raccontarci che vita si vive oggi dentro il grande stabilimento e le preoccupazioni che hanno per il loro futuro. La loro vita ci riguarda.
Nei giorni scorsi ho suggerito al segretario comunale del PD pontederese di analizzare, in un incontro pubblico, le attuali strategie della Piaggio e quelle del lavoro per capire meglio dove stia andando la società oggi di proprietà dei fratelli Colaninno. Mi ha risposto che il PD non ha soldi per organizzare una cosa del genere. Gli ho ribattuto che non credo sia un problema di soldi. Non ne aveva nemmeno il vecchio PCI di soldi, ma, ho detto, il PCI aveva orecchi, occhi e cervelli nella fabbrica e anche fuori. E li usava per capire la fabbrica, difendere e dare dignità ai lavoratori. Ho aggiunto che oggi ci sono osservatori pubblici regionali. Ci sono le Università che studiano i territori. Possibile che il PD locale non abbia contatti e sensori e non riesca a rendere pubbliche le sue analisi sulla società Piaggio? In realtà ipotizzo che al PD (che sta ancora campando con quella eredità) manchi soprattutto la volontà e il coraggio di affrontare la questione Piaggio. E gli ho ricordato che nel Consiglio comunale pontederese dell’11 novembre 2024 il gruppo del PD si espresse per non affrontare la questione Piaggio, giudicando "inopportuno" trattare questo argomento. Il gruppo consiliare del PD non voleva disturbare l'azienda? Ricordo infine che gli interventi per rinviare “sine die” il dibattito sulla Piaggio furono svolti, a nome della maggioranza, da un consigliere ex piaggista del PD e da un sindacalista CGIL ora pensionato, sempre iscritto al PD. Nessun membro della Giunta intervenne.
Immagino che il problema della Piaggio sia complicato e difficile. La Piaggio è una multinazionale e i suoi dipendenti "formichine". Sempre più multiculturali.
Credo allora che una città come Pontedera, guidata da una forza politica come il PD, non possa festeggiare la giornata dedicata al lavoro ignorando cosa accade nella grande fabbrica e a chi ci lavora dentro.
Ovviamente questo è un problema in primis sindacale. Ma anche politico. Culturale. Etico. Ripeto: un grande problema cittadino. Di una comunità sempre più multietnica. Un problema che invece appare rimosso.
Chi ricorda il ciclo di lotte combattute alla metà degli anni ‘90 per tenere ancorata la Piaggio a Pontedera, rammenta bene che alla testa dei cortei che attraversavano la città, oltre, come ovvio, ai rappresentanti sindacali, c’erano il sindaco, Enrico Rossi, i rappresentanti delle varie forze politiche, inclusi alcuni parlamentari, e il proposto, don Enzo Lucchesini.
Oggi invece sulla Piaggio è calato un silenzio tombale.
La paura del futuro ha tolto la parola e il fiato a tutti.
Così tacciono i sindacati più rappresentativi. Tacciono le forze politiche. Quasi tutte. Tace l’associazionismo locale. In consiglio comunale la maggioranza, almeno in parte erede del vecchio PCI, mette perfino a verbale che trova INOPPORTUNO parlare di Piaggio. Figuriamoci studiarne le dinamiche. Al massimo si celebra l’oggetto "Vespa" e la sua storia per fini eminentemente turistici, venerando un mito virato soprattutto al passato. Cose utili, intendiamoci. Come il Museo Piaggio, soprattutto se fosse più frequentato come Museo Piaggio che come spazio per eventi culturali vari.
E comunque Renzo Remorini, Luciano Ghelli, Lanciotto Passetti, Francesco Petroni, i fratelli Dolo, Giovanni Scali e tantissimi altri sono certo che non apprezzerebbero questo silenzio pesante, questo sì davvero INOPPORTUNO.
Unica eccezione, almeno sulla carta, l'annunciato spettacolo gratuito sulla “Vespa” di Stefano Massini al Teatro Era. Spero che scuota la città. E che sia coraggioso. Perché è soprattutto il coraggio politico, ripeto, quello che manca oggi alla città. E il Teatro può scuoterci dal torpore.
Nel frattempo vedremo se il prossimo 1 maggio ci saranno corteo e comizio a Pontedera. Vedremo se al corteo parteciperanno operai e impiegati della Piaggio. Vedremo se daranno loro la parola. Vedremo se loro la vorranno. Vedremo.
Di sicuro c’è solo che tra la gente comune e gli addetti ai lavori, piaggisti inclusi, serpeggiano preoccupazione e incertezza sul destino della grande fabbrica e sui posti di lavoro.
Preoccupazione e incertezza di cui è davvero INOPPORTUNO parlare?