lunedì 16 marzo 2026

L’ITALIA E' IN GUERRA SE NON CONDANNA L’AGGRESSIONE DI USA E ISRAELE

Ma perché se la Meloni si sgola a gridare che l’Italia non è in guerra e se il presidente Mattarella avvalora questa interpretazione dei fatti nella riunione del Consiglio Supremo di Difesa, l’Iran se ne infischia, bombarda le nostre basi a Erbil e ci attacca anche altrove? 

Ma perché la teocrazia islamica non prende sul serio i nostri barocchismi politici?

Forse perché vede bene che l’Italia, anche se dice di non essere in guerra con l’Iran, è uno stato vassallo degli Usa e li supporta nelle loro scelte, incluse quelle belliche. 

Ergo ne trae le conseguenze.

Teocratici si, ma non scemi. Quindi il governo iraniano considera tutti quelli che collaborano con gli Usa dei loro nemici.

Sbagliano? 

C’è qualcuno che ricorda il caso di Cecilia Sala arrestata in Iran come ritorsione per l’arresto di un “tecnico” iraniano effettuato in Italia su richiesta degli Stati Uniti che lo accusavano di terrorismo?

E davvero nel paese di Machiavelli ci si è scordati che gli amici dei nostri nemici sono o possono essere nostri nemici?

Se l’Italia non condannerà con chiarezza la guerra illegittima e lesiva del diritto internazionale scatenata dagli USA (e da Israele) contro l’Iran, la Repubblica islamica ci considererà inevitabilmente suoi nemici. 

E le chiacchiere della Meloni, il silenzio (speriamo almeno imbarazzato) di Mattarella e i sottili distinguo dei sinistri non faranno cambiare idea agli iraniani.

Il dualismo amico/nemico in politica estera è una condizione a cui non si sfugge usando parole furbe o il silenzio o anche i distinguo che non distinguono.

Ma per gli italiani (incluso il grosso dei centrosinistri) non sarà facile intenderlo. Perché non c'è peggior sordo di chi non vuol capire. E quando ci torna comodo, recitare la parte dei sordi ci viene facile. Ma…

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