sabato 14 marzo 2026

SVOLTA COPERNICANA AL PALP. SI TORNA AI VECCHI SANTI

Così, dopo una confusa stagione di mostre dedicate all’arte contemporanea, l'estemporanea giunta pontederese impone alla sua fondazione che gestisce il PALP di tornare ai vecchi santi dell’arte classica. 

E lo fa ripartendo anche dal prof. Pier Luigi Carofano che, se non erro, aveva già curato venti anni fa la mostra del Comune dedicata ai pittori caravaggeschi e ora viene incaricato di curare ben tre mostre consecutive fino al 2029.

Saranno contenti della svolta Daniela Pampaloni e Andrea Modesti che quella strada, sia pure affidandosi ad altri curatori, avevano battuto dal 2016 al 2019, quando erano loro a gestire la Fondazione Palp.

Nel frattempo Pontedera ha mostrato per l’ennesima volta di non avere le idee chiare su cosa fare del Palp, visto che ha nominato da poco un nuovo CDA della Fondazione dove non mi pare ci sia nemmeno uno storico dell’arte tra i suoi componenti.

Del resto anche l'ennesimo “cambio di paradigma” è stato deciso nelle stanze di Palazzo Stefanelli e poi recapitato alla Fondazione perché lo eseguisse.

E' noto infatti che la Fondazione del PALP, che di suo ha solo debiti e nessuna entrata certa, non è in grado di gestire in proprio alcuna programmazione triennale e che solo i trasferimenti del Comune le possono garantire le risorse necessarie per andare avanti.

Sulla svolta merita però osservare:

1 Che la nuova progettazione non risulta il frutto di alcuna analisi del mercato, commissionata a una qualche agenzia specializzata. Non precisa quanto si pensa di investire nei tre eventi espositivi. Né quanti visitatori si punta ad attrarre. Nè se ci sarà un biglietto o meno. 

2 Che non individua con precisione neppure un target di pubblico che si intende attrarre verso le mostre. Infatti si parla di coinvolgimento dell'associazionismo locale, di coprogettazione, di “contatto con la cittadinanza”, di “casa della cultura” e di coinvolgimento del mondo scolastico. Tutte frasi vuote che non vogliono dire niente e che probabilmente niente o poco  porteranno in città. Più o meno come è accaduto negli ultimi 5 anni.

3 Sembra insomma l’ennesima mossa senza capo né coda (e quindi senza possibilità di verifica) partorita da un’amministrazione che non sa gestire questo tipo di strutture, se non alla buona e alla giornata. La girandola dei curatori delle mostre degli ultimi 5 anni dimostra ampiamente questa annotazione.

4 Di fatto la Fondazione Cultura resta solo una modalità per aggirare una gestione veramente pubblica del PALP. Ma il modello privatistico non è in grado di riempire il vuoto progettuale che lo caratterizza.

5 Ragion per cui non è prevedibile che il ritorno ai vecchi santi pagherà né in termini di pubblico attratto, né di qualità espositiva, né di ricadute culturali ed economiche sulla città. Altro che “cambio di paradigma”, annunciato dal Presidente della Fondazione.

L’unica cosa paradigmatica è che in tempi bellici e di tragico riarmo come quelli che viviamo si punti a rilanciare il boccheggiante PALP  con una mostra sulla “bellezza” artistica della guerra immortalata da un pittore-soldato come Courtois. Davvero una genialata mostrare ai vecchi e ai giovani “che la guerra è bella anche se fa male” (come cantava De Gregori), magari invitando il Ministro Crosetto e l’amministratore delegato della “Leonardo” ad inaugurarla e a sponsorizzarla. Già, why not?

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