Se il PD pontederese non fosse quello che è, ossequiosamente ossequioso verso i suoi oligarchetti locali, forse di alcuni progetti su cui l’amministrazione (nominalmente a trazione a PD) non riesce a trovare una quadra, forse, dico, potrebbe occuparsi direttamente. Potrebbe chiamare gli iscritti a rifletterci sopra o almeno a dire la loro. E in un momento di grazia potrebbe perfino ascoltare qualche esperto del settore. Potrebbe.
Ad esempio attorno a quell’accrocchio che è ormai il PALP, che ingloba il destino dell'ex Centro d’Arte O. Cirri, quello della Villa Crastan e altre questioni collegate all’identità culturale della cittadina, forse un PD ancora formalmente partecipato dagli iscritti qualcosa potrebbe suggerire.
Le sue componenti, da quella post-comunista a quella cattolica, per non parlare dei socialisti, o degli stessi giovani, potrebbero farsi sentire. Ragionarne.
Già, perché non lo fanno?
Semplice. Perché chi manifestasse apertamente non tanto il proprio dissenso (Dio ce ne scampi e liberi) ma solo i propri dubbi, alcune perplessità e soprattutto qualche barlume di idea originale o anche solo artigianale, iiihhh, si metterebbe contro la Giunta, contro il partito che conta, contro le reti di interessi locali, rischiando un certo ostracismo o almeno il marchio del dissidente o quello, assai più pericoloso, di libero pensatore. E se insistesse in questa posizione potrebbe perfino passare per un vero rompic…. che vuole aiutare la destra, ma soprattutto i fascisti, a prendersi il comune (e il suo nonno, buonanima, si rivolterebbe nella tomba, se solo, nell’al di là, venisse a saperlo). Perché è noto che chi comincia col contestare la gestione del PALP può finire per non condividere neppure il piano urbanistico, la gestione del patrimonio pubblico e chissà quante altre cose. E da lì a votare il Matteo sbagliato è un attimo.
Ecco allora come l’autocensura chiude un qualsiasi timidissimo dibattito interno al partito.
Ma ecco perché l’assenza di un dibattito interno favorisce e consolida l’oligarchettismo ovvero la politica locale gestita da pochi. Pochissimi.
Ecco perché ormai un pontederese su due non va più nemmeno a votare.
Ecco perché il filosofo socialdemocratico Jurgen Habermas, massimo sostenitore dell'importanza per la democrazia di un vero e non fasullo dibattito pubblico, anche a sinistra, sarà sepolto con tutti gli onori, ma senza rimpianti.
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