Certo era il 1961. 65 anni fa. Era giovane, Enrico Berlinguer quando venne a Pontedera. 39 anni appena. Ma era già membro della direzione nazionale del PCI e l’anno dopo sarebbe entrato nella segreteria.
Venne a Pontedera a studiare per conto del partito gli operai della Piaggio. E per capire le dinamiche profonde del capitalismo italiano. A osservare, analizzare, comprendere, attraverso gli occhi e i cervelli dei compagni operai, una fabbrica emblematica e di successo. Venne per capire come fronteggiare e arginare lo strapotere padronale in fabbrica e nella politica. Per contrastare quello che allora si definiva il neocapitalismo e immaginare e proporre uno sviluppo più giusto, più equilibrato, più rispettoso dei lavoratori.
Rimase qui a Pontedera due giorni a presiedere la conferenza operaia e a prendere appunti. A imparare dalla realtà concreta.
Nelle carte di Renzo Remorini, depositate alla Biblioteca Gronchi, se non ricordo male, ci sono annotazioni di pugno di Renzo di quelle due giornate. E presso l’Archivio dell’istituto Gramsci di Roma, nelle carte Berlinguer, lì depositate, ci sono dei documenti, quasi certamente gli appunti manoscritti di Berlinguer di quel convegno pontederese del ‘61. Forse il Comune, se non l'ha già fatto, potrebbe visionarli e chiederne copia. Credo sarebbe una testimonianza importante per la città.
Certo, sono passati 65 anni da allora. Certo l’Italia è molto cambiata. Certo la Piaggio stessa è assai mutata. Pontedera è diversa.
Ma la forza produttiva del paese passa ancora dalle fabbriche. Come ci insegnano la Cina e perfino lo stesso tardoprotezionismo di Trump.
Soprattutto il lavoro e i lavoratori sono il cuore pulsante di questa forza produttiva e anche molto di più. Sono una delle radici del mutamento sociale. E, come ci dice la Costituzione, uno dei pilastri su cui si fonda la democrazia.
Perciò, anche se il mondo mediatico e social ci vorrebbe fa credere altro, l’attenzione al lavoro e alle fabbriche resta molto OPPORTUNA.
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