mercoledì 11 marzo 2026

NON CHIEDETEMI CHI E' BERSANI

Lo so, nel mondo impazzano le guerre (Ucraina, Iran e almeno altre 50, si legge). In Italia intanto si assiste ad un duello all’arma bianca sul referendum sulla pseudo riforma della giustizia. Così, per alleggerire, oggi mi consentirò una recensione ad un libro di memorie.

Chi l’ha scritto ha una sua simpatia e, fatto il salto dalla politica attiva all’opinionismo, ha raccolto e sintetizzato la sua Weltanschauung in un agile volumetto, intitolato “Chiedimi chi erano i Beatles”. Sottotitolo: “I giovani, la politica, la storia” (Rizzoli, 2025, pag. 185, ma con ampie interlinee).

Ospite quasi fisso da Floris, spesso anche dalla Grueber, tutti targati La 7, Pier Luigi Bersani viaggia poi per feste e incontri in case e spazi PD, dove è rientrato dopo esserne uscito (lui che ne era stato segretario nazionale e candidato premier) ai tempi del Grande Rottamatore.

E l’opinionista piacentino, inventore di mille ardite metafore, col libro sopra indicato sta raccogliendo ora un certo successo, anche editoriale.

Intanto il testo racconta, per chiazze tematiche e salti temporali, come il comunista  Pier Luigi sia diventato un leader Pds, poi Ds, poi ministro e quindi segretario del PD, per finire opinionista di area PD/La 7, sempre pronto a dispensare saggezza politica a chi ne abbia bisogno.

E lo fa in pagine che si leggono davvero senza fatica. Le ardite metafore non sono poi tantissime e spesso vengono perfino spiegate con pazienza, come nel caso delle “lenzuolate”. Il volume insomma scorre veloce e senza intoppi.

A dispetto del titolo, però, non dice quasi nulla sui Beatles. È piuttosto una carrellata a volo di uccello sulla storia politica dell’Italia (e a tratti del mondo). Con una visione ampia, solo un tantinello ideologica, come ovviamente ci si aspetta da uno che fin da piccolo meditava i discorsi di Togliatti. Bellissima in particolare la citazione dell’intervento di Ercoli del ‘63 a Bergamo, dove, probabilmente, per ingraziarsi i compagni pedemontani che non dovevano aver particolarmente apprezzato la riforma sull'innalzamento dell'obbligo scolastico, il leader, che fino a pochi anni prima era stato un fedele seguace di Stalin, sostiene che l’estensione delle conoscenze non risolve tutti i nostri problemi (p. 26, per chi volesse verificare). “Proprio così”, devono aver commentato allora gli uditori bergamaschi, che anni dopo, morti Togliatti e anche Berlinguer, smisero di votare comunista e sostennero il leghismo di Bossi, che delle conoscenze proprio se ne infischiava.

Va infine sottolineato che Bersani propone ambiziosamente la lettura del suo testo come strumento di meditazione soprattutto per i giovani ed in particolare per quelli che (politicamente parlando) non sanno che pesci prendere e cosa farsene della politica. 

Ora non so se quest'opera gioverà ai ragazzi. Ma da vecchietto e coetaneo dell’autore trovo il volumetto illuminante. Soprattutto per comprendere perché il PD è quello che è e sta dove sta. Perché si ritrova i leader che si ritrova e i suoi alleati sono quelli che sono. Il tutto però senza che l’autore ne porti alcuna responsabilità.

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