Dopo decenni di abbonamento al “Sole 24 Ore", qualche tempo fa l’ancora transennata Biblio Gronchi ha disdetto l’abbonamento al quotidiano economico più accreditato del Paese. O meglio, del Sole ha mantenuto solo l’abbonamento alla edizione della domenica, che contiene il supplemento culturale.
Scelta sbagliata, perché il Sole era e rimane il giornale che fornisce la visione più realistica e concreta di questo paese, anche se e forse proprio perché, come è noto, è il quotidiano di Confindustria e chi produce e vende beni non può che avere una visione estremamente prosaica del Paese e del mondo. Altrimenti fallisce. E sono guai.
Certo, non è il quotidiano perfetto, ma segue un'ideologia pragmatica, realistica e moderatamente filogovernativa. E per chi voglia costruirsi un’immagine sufficientemente chiara del Sistema Italiano (per muoversi nel regno delle piccole e medie imprese e delle partite Iva), è uno strumento assai utile.
Credo sia l’unico giornale che pubblica periodicamente anche libri che aiutano i lettori a capire correttamente come utilizzare i dati e le informazioni che il quotidiano riporta.
Ma i pontederesi hanno deciso di risparmiare e di disabbonarsi, alla faccia della tanto vantata anima mercantile di questa cittadina. O mettici un toppino.
Recentemente, per ragioni immagino sempre di carattere risparmioso, biblio Gronchi ha annullato anche l'abbonamento alla rivista “Critica Marxista”, finita in mano a CGIL. Non credo c’entri nulla la par condicio (una botta al giornale del capitale e una a quella della classe operaia).
Ovviamente “Critica Marxista” è un periodico molto più ideologico e la scelta di farlo fuori dalla Biblioteca è collegato al numero insignificante di lettori. E tuttavia è un segnale emblematico dell’orizzonte culturale locale. Così mentre Einaudi, Feltrinelli e altri importanti editori lanciano collane di impronta “para marxista” a Pontedera, biblio Gronchi, interrompe la serie di una rivista che possedeva (quasi in esclusiva in tutta la provincia di Pisa) con continuità dal 1966.
Sia chiaro: rilevo queste due scelte solo per curiosità. Come indice dei confusi tempi che corrono e ci mutano.
Perché che i tempi continuino a cambiare, come cantava il grande Bob Dylan negli anni ‘60, è l’unica certezza, insieme alla consapevolezza che le risposte vanno sempre più cercate nel vento.
E il problema resta... acchiapparle, my friends
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