Chiunque sappia un po' di Italia o ascolti qualche volta le rassegne stampa dei quotidiani sa che gli italiani sono molto diversi tra di loro per idee, sentimenti e opinioni. Politica ovviamente inclusa.
Abitano gli italiani stupende città e terre ricche di bellezze e varietà, dove ogni autoctono apprezza le proprie bellezze e si riconosce nelle proprie diversità.
Forse anche per questo gli italiani sono così vari, divisi (persino dentro le stesse città) e discordi (su quasi tutto).
Qui tutti pensano di aver ragione e ritengono che chi non la pensa come loro sbagli (o peggio, sia proprio uno str…).
E fin qui, da ultrasettantenne e con qualche lettura di testi di storia e sociologia sulle spalle, niente di strano.
Per me questa infinita varietà biopolitica è ricchezza. Anche se non tutta mi piace. E comunque ne riconosco la cocciuta realtà.
Mi meraviglia invece chi continua a meravigliarsi che il pluralismo congenito e ben coltivato degli italiani non consenta riduzionismi culturali e politici (qualunque legge elettorale si adotti), né permetta un vero dialogo tra i diversi punti di vista e a volte neppure tra soggetti affini, coalizzati o coalizzandi che siano.
Neppure il cattolicesimo, né il comunismo del resto hanno mai nazionalizzato il paese e uniformato il dibattito pubblico. L’unico che andò vicino a farlo fu il fascismo, ma al prezzo di una sconfitta catastrofica che ha reso l’Italia priva di sovranità nazionale da oltre 80 anni (condizione di cui, per altro, non si vede la fine).
Ovviamente i faziosi italiani non possono accettare il pluralismo come una risorsa. Non possono elaborare una visione condominiale della politica. Sarebbe inciucio. Sarebbe trasformismo. Non civile negoziato tra cittadini condomini che hanno visioni e progettualità diverse ma che debbono gestire al meglio il loro Paese/condominio. Da noi qualcuno deve sempre vincere qualche elezione e decidere senza negoziare coi vinti una parte delle decisioni da prendere.
Eppure è sempre più evidente (la bassa affluenza elettorale lo dimostra scientificamente) che a vincere sono sempre di più (in parlamento, nelle regioni e nei comuni) minoranze, nessuna delle quali può sostenere in buona fede di rappresentare davvero la maggioranza del sentimento nazionale o regionale e neppure locale. Sentimento nazionale, regionale e locale che esaminando le oltre 100 testate giornalistiche (tra nazionali e locali) si conferma misto, plurale, multiforme e perfino rissoso.
Ma questo non conta. Le varie faziose frazioni culturali e politiche italiane continuano tutte a pensarsi come le migliori e si ingegnano a ridimensionare le altre faziose fazioni in un'impresa degna di Sisifo.
Invece del negoziato tra diversi, nel Paese si coltiva scientificamente il faziosismo. Erba malefica che attecchisce con facilità dappertutto.
Peccato che questo renda più complicato il nostro sviluppo sociale ed economico e praticamente impossibile la conquista di una maggiore dignità nazionale (quanto al recupero della sovranità…).
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