Ho letto, per curiosità, il volume scritto da Aldo CAZZULLO intitolato “CRAXI L’ULTIMO VERO POLITICO. I RACCONTI E LE IMMAGINI” (Rizzoli, 2025, 277 p. con moltissime grandi illustrazioni, 25 €).
Che Cazzullo sia bravo a catturare il lettore (oltre che il telespettatore) non è una novità. E che il volume si legga bene, lo confermo.
Ma che Craxi si possa davvero definire, come sostiene Cazzullo, l’ultimo VERO POLITICO, non mi pare che il testo lo dimostri a sufficienza.
Ripeto, la lettura è piacevole, il giornalista prestato alla storia è abile nel costruire il montaggio della biografia (compresa la parte affettiva) del leader socialista. Ma le prove di una affermazione così impegnativa il testo non le presenta. E anche a voler soprassedere sugli esiti processuali che coinvolsero direttamente Craxi e a fare finta di nulla rispetto alla sua latitanza (perché di “latitanza” si trattò, almeno secondo i tribunali della Repubblica Italiana e anche per milioni di italiani dell’epoca), resta il fatto, tutto politico, che diventare segretario di un partito come il PSI e vederlo sbriciolare (per mai più ricompattarsi) poco dopo la sua fuga in Tunisia, non mi pare possa autorizzare nessuno a conferire a Craxi il titolo molto impegnativo di “ULTIMO VERO POLITICO”.
Che sia stato un importante politico italiano nessuno può negarlo. Ma nessuno può neppure negare (nemmeno Cazzullo) che nel 1976 Craxi prese in mano un partito minore ma vitale (che raccoglieva allora circa il 10% dell'elettorato ed esprimeva un variegato e brillante gruppo dirigente, punto di riferimento di molti moderni intellettuali italiani) e che dopo 17 anni sotto la guida di Craxi il partito “esplose”. Subito dopo la sua fuga ad Hammamet, la cultura politica socialista sostanzialmente svanì, come elemento significativo, dal dibattito pubblico italiano. Cento anni di tradizione politica socialista, iniziata col congresso di Genova del 1892, si sbriciolarono.
Ovviamente la responsabilità di questa scomparsa non può essere attribuita solo a lui. Ma lui ne fu il massimo protagonista. Vittima di complotti? Non so dire. Ma o che abbia fatto tutto da solo o che sia stato schiacciato da “nemici potenti”, il risultato non cambia: non gli si può attribuire il titolo di ultimo vero politico.
Un vero politico, a mio avviso, assume una eredità, dipana con chiarezza la sua abilità rispetto ai problemi che deve affrontare e poi lascia a sua volta una eredità almeno altrettanto vitale. Ma per quanto si frughi nel libro di Cazzullo su Craxi di abilità da grande statista e da vero politico non mi pare di averne intravista molta e sull’eredità meglio lasciar perdere.
Craxi resta semmai uno dei personaggi più controversi della scena politica italiana e della nostra recente storia nazionale, che forse solo una futura generazione di storici potrà studiare e giudicare con maggiore distacco, frugando meglio in tutti gli archivi pubblici e privati che, si spera, nel frattempo si apriranno e aiuteranno a capire meglio le cose.
Ai suoi contemporanei converrebbe invece mantenere un atteggiamento più cauto e prudente. Meno agiografico.
Ma i giornalisti, si sa, hanno bisogno di titoli efficaci, che funzionino sia per gli articoli che per i libri che pubblicano oggi: e questo lo capisco. E alla fine hanno bisogno anche di rendere un po' eroico o quanto meno intrigante per i loro lettori (e acquirenti) il personaggio di cui narrano le avventure (magari anche quando dicono di non amarlo): capisco benissimo anche questo.
Del resto il volume di Cazzullo insiste, come dichiarato onestamente fin dal titolo, su racconti e fotografie. Solo che sono fonti un po' deboli per affermazioni assertive e forti.
Nessun commento:
Posta un commento