martedì 12 maggio 2026

CANTO CORALE PER UN PIANETA CHE SOFFRE

Ieri sera al Teatro Era di Pontedera quarto spettacolo in 4 anni della compagnia Terzo Tempo, formata da 16 attori rigorosamente non professionisti, tutti soci dell’Università del Tempo libero. Utel ha prodotto l’evento, ma su richiesta e ispirazione di Ecofor Service, che l'ha inserito nel suo festival annuale. Titolo della performance: la riunione. Tema centrale: un confronto corale sul futuro del pianeta e sul senso dello stare al mondo da parte di un gruppo di anziani, i soci di Utel. Regia e scrittura di Adalgisa Vavassori, che ha rielaborato materiali proposti dagli stessi attori, costruendo una messa in scena scorrevole.

Lo spettacolo nasce come saggio finale del corso annuale di formazione teatrale.

L'evento, che ha visto un successo di pubblico straordinario, mi ha suggerito alcune riflessioni che proverò però a riassumere per punti.

Intanto gli attori. Il gruppo è cresciuto. Sono tutti più consapevoli di sé e tutti molto più sicuri nello stare in scena e nel recitare la parte. Voci più alte, udibili, più chiare e scandite; maggiore mobilità individuale e collettiva sulla scena; capacità di interagire con gli altri nei tempi giusti; gestione migliore delle proprie emozioni anche di fronte a 500 spettatori. Un salto qualitativo che in quattro anni sembra un vero balzo. Recitare in 16 un copione con così tante voci differenti non era facile, ma i nostri ci sono riusciti. Complimenti al gruppo e alla formatrice regista, che ha disciplinato gli irrequieti toscani con piglio bergamasco.

Il testo? Attuale. Con un pizzico di retorica di troppo? Forse, ma reso vivo dai rimandi alle esperienze dei singoli. 

Più che una “riunione”, sembrava un CANTO CORALE  PER UN PIANETA CHE SOFFRE e che fatica a trovare la quadra. Un canto in cui ciascun attore dice la sua, si confronta con gli altri, difende le proprie ricette, argomenta, si contraddice e a volte litiga. Ne esce qualcosa di composito, cucito sulle esperienze dei singoli attori, legato ai loro caratteri, al vissuto e anche per questo propone posizioni diverse. A volte contrastanti. Un testo recitato da tutti, in proporzioni egualitarie, e dove tutti hanno lo spazio per sostenere le proprie idee e perfino prendersi qualche libertà. Non era facile costruire e far funzionare una “dibattito pubblico sul futuro della Terra” e renderlo digeribile a 500 spettatori in un’ora e mezzo. Senza annoiare e senza cadere in cliché da avanspettacolo. E Terzo Tempo e la regista Vavassori ci sono riusciti. Probabilmente anche Habermas l'avrebbe apprezzato.

Spettacolo troppo moralista? Direi impegnato ed etico rispetto ad una responsabilità dovuta verso le future generazioni. Ma con un dialogo che dava voce anche a posizioni rinunciatarie ed egoistiche. La bravura del gruppo è stata anche quella di rendere il senso di un confuso destino comune, animato da pessimisti e ottimisti, apocalittici e menefeghisti, nostalgici e futuristi. Tutti consapevoli che gli anziani hanno mangiato la parte più BUONA della torta.

Forse un po' troppi gli stacchetti individuali? Per me sì.

Forse si poteva mettere più pepe in qualche storia interna al gruppo? Anche.

La prima parte più fresca e spontanea mentre la seconda un po' più scontata e con un tono più calante? Così mi è sembrato.

Magari è mancata una trovata che nel finale avrebbe potuto scompaginare le premesse? Me la sarei aspettata, ma forse avrei preteso troppo.

E tuttavia, a parte queste pignolerie, direi che lo spettacolo ha funzionato, è stato applaudito in diversi passaggi e il pubblico è stato stimolato a riflettere.

Su tutto però ribadisco la crescita degli attori di Utel. Che fa presagire spettacoli futuri ancora più impegnati e più coinvolgenti.

Complimenti a chi ha cucinato la torta di ieri sera. Era davvero buona.

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