domenica 31 maggio 2015

sabato 30 maggio 2015

LAPIDI OSCURATE DI SAN MINIATO. IL ROTTAMATORE E SUOI GIUNTAROLI DISERTANO ANCHE DAL DIBATTITO DI PONTE A EGOLA

Già ieri sera ho partecipato col grande Renzo Ulivieri, Miriano Rossi e il mitico Enzo Cintelli ad un dibattito al Circolo Arci "Corrado Pannocchia" di Ponte a Egola sul passaggio della guerra da San Miniato nel luglio del '44. La serata, preelettoralissima, non era delle migliori. Ma questa era stata scelta per la presentazione del libro di Enzo Cintelli su "San Miniato. Settanta anni dalla Liberazione" e non mi potevo tirare indietro. Il libro di Cintelli non è un vero e proprio libro di storia, anche se, come ha detto Miriano Rossi nell'introdurre la discussione, ha già venduto in 7/8 mesi oltre 320 copie (e non è affatto male). Il testo ruota attorno ai fatti del duomo e a molti dei personaggi che furono come catturati in quel vortice di barbarie che uccise 55 persone, ne ferì almeno un'altra cinquantina e poi altre ne trascinò con sè per varie ragioni. Rispetto a quello che si sa, da una bibliografia ormai vasta, il volume non aggiunge tesi inedite. Semmai stimola nuove domande, mette in dubbio alcune certezze, ma alla fine non tira le fila nè di domande. nè di dubbi, appassionandosi più a polemizzare ora con questa ed ora con quella tesi che ha trovare e proporre proprie soluzioni personali.
Dal mio punto di vista l'utilità maggiore del libro sta nell'aver messo insieme e pubblicato una notevole mole di documenti e, sia pure frammentariamente e con note archivistiche e filologiche insufficienti, e di averli messi a disposizione dei lettori (che, come detto, sono per fortuna un bel po').
Sulle ipotesi della responsabilità della strage, Cintelli non si sbilancia, mentre si lancia in una serie di polemiche che a mio avviso non aggiungono niente alla discussione sull'episodio del Duomo e ai protagonisti.
Nel volume Cintelli tenta anche di dare il quadro della resistenza che si organizzò nel territorio compreso tra San Miniato, Empoli, Montaione, Palaia, fino alla Rotta, ma nell'insieme il testo non supera un certo bozzettismo e una certa frammentarietà di episodi che non è affatto facile oggi ricostruire nella loro dinamica certa, ma a cui le interviste e i brani riportati da Cintelli possono forse aggiungere un po' di pepe e dare un po' di luce.
Insomma diversi limiti e alcuni meriti.
Uno dei limiti che non riesco a mandare giù (e che anche ieri sera ho sollevato, senza avere risposta) è che si possa definire coraggiosa, come fa Cintelli a pag. 107 del suo libro, l'idea del sindaco di San Miniato di rimuovere entrambe le lapidi. Il libro è scritto prima che la rimozione avvenisse, ma dopo l'annuncio di Gabbanini (fatto prima dell'uscita del libro), Gabbanini è passato ai fatti e il fatto che di fronte a questi fatti Cintelli resti muto e non chieda a Gabbanini di rimettere le lapidi a loro posto, mi dispiace e lo trovo in contraddizione con alcune delle cose che lui stesso ha scritto a pagina 107. In particolare non capisco come possa un cultore dei documenti come Cintelli approvare un oscuratore di documenti come Gabbanini.
Restano alcune cose buffe: (1) che l'Amministrazione comunale di San Miniato non abbia comprato, sono parole di Miriano Rossi, alcuna copia del libro di Cintelli (o meglio una copia l'ha comprata attraverso la biblioteca Luzi, come risulta dal catalogo di Bibliolandia, ed è in prestito ad un lettore: il sindaco?); (2) che l'Amministrazione Gabbanini non pare intenzionata a sostenere la presentazione del volume in città, nonostante San Miniato e gli anni 1944-45 siano al centro della ricostruzione di Cintelli; (3) che gli amministratori (giunta e sindaco) fuggono qualunque dibattito possa in qualche modo ricondurre al tema della lapidi sulla strage del Duomo. Fugge il sindaco. Ma ieri sera, dal circolo Arci intitolato ad un martire dell'antifascismo di Ponte a Egola, sono fuggiti anche il vicesindaco e almeno altri due assessori che a Ponte a Egola sono nati, hanno lavorato, vivono e prendono voti. Ma come è possibile che un amministratore locale non regga il peso in pubblico di una scelta che ha fatto? Che amministratore è? E cosa c'è dietro questa scelta per non trovare la forza di venirla a difendere davanti all'opinione pubblica in carne ed ossa? Non quella virtuale dei comunicati stampa o quella ovattata che caratterizza le cerimonie pubbliche nel palazzo. Quella che partecipa alle discussioni pubbliche, dice la sua, pone domande, come fa anche Cintelli nel suo libro. Boh. Prima o poi lo capiremo. Almeno lo spero.



giovedì 28 maggio 2015

UN BEL DIBATTITO SU UN LIBRO CHE PARLA DELLE LAPIDI DI SAN MINIATO




lunedì 18 maggio 2015

UNA RISPOSTA A CHELLI, BISCARINI E LASTRAIOLI SEMPRE SULLA STRAGE DEL DUOMO DI SAN MINIATO

Rispondo a Beppe Chelli e a Claudio Biscarini. Io non lo so se rastrellare civili in tempo guerra sia un crimine di guerra, io dico che i tedeschi spingendo i civili sanminiatesi dai rifugi al duomo (secondo le testimonianze scritte dei frati di San Francesco e dello stesso vescovo di San Miniato, pubblicate nel libro di Cintelli) hanno facilitato la loro uccisione. Se Biscarini o Chelli mi prendessero a forza e mi mettessero in una situazione di pericolo e io ne risultassi ucciso per mano di altri, Chelli e Biscarini sarebbero complici in un omicidio, indipendentemente dal fatto che vogliano ammazzarmi o meno. O no? Io non condivido la tesi del prof. Pezzino, ritengo che la strage sia stata provocata da una bomba americana, ma che la partecipazione dei tedeschi alla strage fu "materiale" e non solo morale. Senza l'azione concreta dei tedeschi di rastrellamento, non ci sarebbe stata strage. Per questo dire come ha detto l'altra sera Lastraioli (e' nella videoregistrazione della seconda parte pubblicata su SMARTARC) che i tedeschi non c'entrano niente con la strage del duomo del '44 è sbagliato, anzi come direbbe, con parole fini, sempre l'avvocato Lastraioli, è stomachevole. Che i tedeschi c'entrassero fu infatti una percezione che ebbero tantissimi testimoni, incluso Beppe Chelli che ci ha raccontato venerdi sera come perfino in ambienti fascisti (a lui noti) si è ritenuta quella del Duomo una strage tedesca. Ora sappiamo che la bomba fu americana, ma questo non oscura il fatto che chi mise le vittime sotto la bomba furono i tedeschi. Chi si ostina ad illuminare solo la bomba americana e ad oscurare la partecipazione tedesca alla strage non solo ignora una parte dei responsabili, ma non capisce neppure perché la vulgata popolare della strage tedesca attecchì allora e facilmente in tutti gli ambienti e resista ancora oggi in tutti gli ambienti culturali e politici di San Miniato. Ma ovviamente non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.

venerdì 15 maggio 2015

GIUNTA E SINDACO DI SAN MINIATO FUGGONO DAL DIBATTITO SULLE LAPIDI DELLA STRAGE DEL DUOMO
Una fuga così paurosa come quella che si è registrata stasera a San Miniato da parte della giunta e del sindaco davanti ad oltre duecento persone non si era mai vista, anche se era immaginabile. Nel cuore della città, dentro l'auditorium del cencione, si è tenuto un pubblico dibattito sulla strage del '44 e sulle lapidi, c'erano tantissimi cittadini e il grande rottamator di lapidi e i suoi piccoli rottamatorini giuntaioli non hanno avuto nemmeno il coraggio di presentarsi e di sostenere le loro ragioni. Via, via, ma come fa un sindaco che smonta le lapidi alla chetichella a non trovare il coraggio per difendere il suo operato in pubblico, nel cuore della città che amministra, di fronte ad un pubblico composto per la grande parte da suoi elettori. Ma chi sono gli assessori di questo comune nessuno dei quali ha la faccia per venire in pubblico a dire si ho approvato anch'io l'idea di rottamare le lapidi. Non si è presentato nemmeno il presidente del consiglio comunale. O almeno io non l'ho visto. Roba da matti. Un comune di quasi trentamila abitanti, un dibattito costruito da un piccolo comitato culturale, su un tema oggetto di un'azione improvvisata dall'amministrazione comunale, una folla che lascia la poltrona della tv e fornisce un meraviglioso esempio di presenza ad un dibatttito civile, e non si vede uno straccio di amministratore. Ma come si fa a giustificare una rotta simile? Quale paura può fare un dibattito del genere ad un sindaco? E se gli fa paura un dibattito del genere, sul resto che credibilità ha? Che personaggi assurdi popolano questa incredibile storia. Ma il pluridecorato coraggioso non potrà mica pretendere di parlare solo ai bambini e ai ragazzi

giovedì 14 maggio 2015

DOPO IL RITIRO DELLA QUERELA A ULIVIERI ORA GABBANINI ORA DEVE RIMETTERE LA LAPIDI
Mi pare che la ragionevolezza stia tornando nel Palazzo comunale di San Miniato. La Nazione di oggi annunciava la volontà di Gabbanini di ritirare la querela a Ulivieri. È un bel gesto. Gliene siamo tutti grati. Ora il sindaco deve fare anche il secondo gesto, quello più doveroso. RIMETTERE LE LAPIDI AL LORO POSTO. Poi, coi tempi giusti, magari può inaugurare il museo della memoria. Quello che invece moralmente GABBANINI non può fare è tenere OSCURATE LE LAPIDI. Questo OSCURAMENTO AD OLTRE TRENTA GIORNI DALLA RIMOZIONE È UNA FERITA ALLA MEMORIA E ALLA COLLETTIVITA'. Un colpo scorretto alla cultura antifascista della città. Credo che domani sera molte voci gli chiederanno di ripristinare la facciata, e lui le ascolterà con le sue orecchie se troverà il coraggio di intervenire al dibattito organizzato dal circolo Gori di Cigoli. Mi auguro davvero che venga ad ascoltare. E naturalmente a dire la sua. Ma penso che non verrà. Però mi piacerebbe essere smentito.Si mi piacerebbe.

mercoledì 13 maggio 2015

MA IL SINDACO GABBANINI VERRA' AL DIBATTITO SULLE LAPIDI?

Dicono che stamani il sindaco Gabbanini sia apparso in buona forma al consiglio e che si sia rimesso dal piccolo intervento ospedaliero. Ne siamo lieti per lui. Questo lascerebbe immaginare che troverà la forza e il coraggio per presentarsi al dibattito organizzato venerdi 15 sulla strage del duomo e sulle lapidi dal Comitato Gori di Cigoli presso l'auditorium del parcheggio del Cencione. In quell'occasione dovrebbe però spiegare il perché di tutta questa fretta nel rimuovere le lapidi; dovrebbe dire come ha fatto a non sapere che ci voleva il permesso della sovrintendenza per manomettere la facciata dello storico palazzo comunale e soprattutto quando aprirà davvero il museo della memoria. Mancano appena 60 gg al 22 luglio. Davanti non avrà una platea osannante, ma un buon numero di persone che non la pensano come lui. Per questo prevedo che il coraggioso smontatore di lapidi venerdi non si presenterà al dibattito. Inventerà una scusa. Accamperà un impegno pregresso. È bravo a trovare argomenti per fuggire. No, non illudiamoci di potergli ripetere vis-a-vis le eleganti parole con cui ha bollato il suo gesto l'ex segretario del pd Massimo Baldacci. Gabbanini fuggirà il dibattito. Fuggirà. Ormai ha oscurato le lapidi. Ora deve solo prendere tempo e far stemperare la situazione. Ma il pd sanminiatese lo coprirà in questa fuga?