Nella vigna del testo. Per una etologia della lettura / Ivan Illich, Raffaello Cortina editore, 2000
Nella vigna del testo si strizza poco vino per la lettura e anche quello che ne viene fuori è così e cosi. Amici che stimo mi avevano parlato bene del libro. Ma, almeno dal mio punto di vista, ovvero di chi cerca suggerimenti per far leggere i non lettori, il testo offre poco. Ma, pur non avendo particolari basi per valutarlo, il testo mi pare modesto anche da altri punti di vista.
sabato 24 dicembre 2016
venerdì 23 dicembre 2016
OGNI EPOCA HA LE SUE PAROLACCE.
Nell'era della comunicazione urlata, inutile sprecare fiato a chiedere di abbassare i toni. Dai giornali alla tv l'imperativo categorico è farsi leggere o ascoltare. Per farlo molti strillano. Esagerano. Iperboleggiano. Alcuni usano intensivamente il turpiloquio. Lo usano come fertilizzante. La comunicazione si è in qualche modo sottoproletarizzata. Per arrivare a farsi ascoltare da tutti, il livello della comunicazione è sceso nel fango e schizza m...ota dappertutto. Del resto se una parte del paese vive nella miseria economica, se un'altra parte vive nella miseria morale, non può stupire che un'altra parte ancora sguazzi nella miseria linguistica. Nel paese di Dante, Boccaccio e Petrarca la cosa potrebbe suonare come una bestemmia. Ma le bestemmie piacciono agli italiani e a volte hanno un sapore liberatorio. Temo che anche per il turpiloquio e per le esagerazioni verbali sia un pò la stessa cosa. Insomma ci dovremo convivere. Forse la Crusca ci farà perfino degli studi sopra. Mentre noi ce ne faremo una ragione. What else?
Nell'era della comunicazione urlata, inutile sprecare fiato a chiedere di abbassare i toni. Dai giornali alla tv l'imperativo categorico è farsi leggere o ascoltare. Per farlo molti strillano. Esagerano. Iperboleggiano. Alcuni usano intensivamente il turpiloquio. Lo usano come fertilizzante. La comunicazione si è in qualche modo sottoproletarizzata. Per arrivare a farsi ascoltare da tutti, il livello della comunicazione è sceso nel fango e schizza m...ota dappertutto. Del resto se una parte del paese vive nella miseria economica, se un'altra parte vive nella miseria morale, non può stupire che un'altra parte ancora sguazzi nella miseria linguistica. Nel paese di Dante, Boccaccio e Petrarca la cosa potrebbe suonare come una bestemmia. Ma le bestemmie piacciono agli italiani e a volte hanno un sapore liberatorio. Temo che anche per il turpiloquio e per le esagerazioni verbali sia un pò la stessa cosa. Insomma ci dovremo convivere. Forse la Crusca ci farà perfino degli studi sopra. Mentre noi ce ne faremo una ragione. What else?
lunedì 19 dicembre 2016
7 LEZIONI SUL PENSIERO GLOBALE / EDGAR MORIN (Raffaello Cortina Editore, 2016, p.114)
Libro divulgativo, ma non banale e con diverse chicche di riflessioni da tenere ben presenti. Non aggiunge niente (o poco, per quello che ne so) all'opera saggistica, per altro sterminata, di Morin, ma costituisce pur sempre una lettura intelligente e ben spiegata del suo pensiero e del suo approccio al pensiero globale contemporaneo. Per chi non conosce la sua opera una lettura impegnata ma non impossibile, che potrebbe conquistare il lettore e convincerlo a leggere anche altre opere più impegnative di Morin.
Libro divulgativo, ma non banale e con diverse chicche di riflessioni da tenere ben presenti. Non aggiunge niente (o poco, per quello che ne so) all'opera saggistica, per altro sterminata, di Morin, ma costituisce pur sempre una lettura intelligente e ben spiegata del suo pensiero e del suo approccio al pensiero globale contemporaneo. Per chi non conosce la sua opera una lettura impegnata ma non impossibile, che potrebbe conquistare il lettore e convincerlo a leggere anche altre opere più impegnative di Morin.
domenica 18 dicembre 2016
Il partito della complessità e della ragione
Il pd è l'ultimo partito della scena politica italiana che possa legittimamente fregiarsi di questo nome presente nella Costituzione, gli altri essendo delle robe informi con capi, cortigiani e code, ma non partiti. E sicuramente gli altri partiti non sono organizzazioni di massa diffusi nel paese. Ora il principale problema del pd sono le tante anime e i tanti protagonismi che esso contiene, a cui si aggiunge la sterminata voglia di fare le scarpe gli uni agli altri. Il tutto insieme a quella bagatella che è fronteggiare la difficoltà di dover governare e di tener conto al contempo del sistema paese e di chi soffre di più. Sapendo che governare vuol dire rispondere alle attese di un paese che continuerà inevitabilmente a crescere economicamente poco e quindi avrà poco da redistribuire e regalare. Il che è un altro bel problema. Del resto solo degli insipienti possono davvero credere di avere la ricetta miracolosa in tasca (in testa, per ovvie ragioni, non essendo possibile che ce l'abbiano). La complessità è tutta qui. Occorre allora che la multietnica classe dirigente del pd, se vuole mantenere la responsabilità di governare (cosa che non gli ha ordinato nessuno di fare), manovri con intelligenza. Negoziando, accordandosi, cercando compromessi e soluzioni. Usando la ragione. La ragione insieme alla passione, per citare un recente richiamo di Edgar Morin. Evitando che la sola passione travolga il meglio del pd. Evitando l'ansia assurda di volere tutto e subito. Evitando l'uso del fuocoamico. Senza costringere i vecchi azionisti del partito ad andarsene. Bisognerebbe abbassare i toni. E tocca soprattutto agli eletti mantenere nervi saldi e guardare lontano. Chi giocherà a strafare, rischierà di sfasciare tutto. Evitatelo. Sarebbe un disastro per il pd, ma soprattutto per il paese.
Il pd è l'ultimo partito della scena politica italiana che possa legittimamente fregiarsi di questo nome presente nella Costituzione, gli altri essendo delle robe informi con capi, cortigiani e code, ma non partiti. E sicuramente gli altri partiti non sono organizzazioni di massa diffusi nel paese. Ora il principale problema del pd sono le tante anime e i tanti protagonismi che esso contiene, a cui si aggiunge la sterminata voglia di fare le scarpe gli uni agli altri. Il tutto insieme a quella bagatella che è fronteggiare la difficoltà di dover governare e di tener conto al contempo del sistema paese e di chi soffre di più. Sapendo che governare vuol dire rispondere alle attese di un paese che continuerà inevitabilmente a crescere economicamente poco e quindi avrà poco da redistribuire e regalare. Il che è un altro bel problema. Del resto solo degli insipienti possono davvero credere di avere la ricetta miracolosa in tasca (in testa, per ovvie ragioni, non essendo possibile che ce l'abbiano). La complessità è tutta qui. Occorre allora che la multietnica classe dirigente del pd, se vuole mantenere la responsabilità di governare (cosa che non gli ha ordinato nessuno di fare), manovri con intelligenza. Negoziando, accordandosi, cercando compromessi e soluzioni. Usando la ragione. La ragione insieme alla passione, per citare un recente richiamo di Edgar Morin. Evitando che la sola passione travolga il meglio del pd. Evitando l'ansia assurda di volere tutto e subito. Evitando l'uso del fuocoamico. Senza costringere i vecchi azionisti del partito ad andarsene. Bisognerebbe abbassare i toni. E tocca soprattutto agli eletti mantenere nervi saldi e guardare lontano. Chi giocherà a strafare, rischierà di sfasciare tutto. Evitatelo. Sarebbe un disastro per il pd, ma soprattutto per il paese.
sabato 17 dicembre 2016
Finché c'è raggi c'è speranza
Se fossi Matteo suggerirei al capogruppo del pd al consiglio comunale di Roma di presentare una mozione che incoraggi il pentastellato sindaco a rimanere abbarbicato alla poltrona di sindaco almeno fino alle prossime elezioni politiche. Infatti più il pentastellato sindaco dispieghera' tutta la sua incredibile sagacia politica più anticorpi antigrullini si diffonderanno nell'opinione pubblica italiana. Dispiace solo che tocchi ai romani fare da cavie. Ma qualcuno deve pure sacrificarsi per il bene della patria.
Se fossi Matteo suggerirei al capogruppo del pd al consiglio comunale di Roma di presentare una mozione che incoraggi il pentastellato sindaco a rimanere abbarbicato alla poltrona di sindaco almeno fino alle prossime elezioni politiche. Infatti più il pentastellato sindaco dispieghera' tutta la sua incredibile sagacia politica più anticorpi antigrullini si diffonderanno nell'opinione pubblica italiana. Dispiace solo che tocchi ai romani fare da cavie. Ma qualcuno deve pure sacrificarsi per il bene della patria.
Riviste, società storiche, archivi e identità toscana. Un bel seminario organizzato ieri a San Miniato.
Una trentina di interventi hanno caratterizzato la giornata di riflessione e di studio che si è tenuta presso la sede dell'Accademia degli Euteleti di San Miniato sul tema "RITORNO AL TERRITORIO? Riviste, ricerca storica, archivi e identità locali in Toscana ai tempi della globalizzazione". Hanno partecipato i rappresentanti di quasi tutte le società storiche toscane e di molte associazioni e istituzioni che promuovono la conoscenza storica sul territorio regionale. Alla fine si è anche deciso di dar vita ad un coordinamento regionale e sono state avanzate alcune idee progettuali.
Almanacco Pontederese 2017
Oggi in biblioteca alle 17,30 presentazione dell'Almanacco pontederese curato da Benozzo Gianetti, illustrato con disegni di Giorgio Dal Canto, con una ricca sezione di notizie utili sulla città e sulle sue istituzioni, i suoi servizi, le associazioni e chi più ne ha più ne metta, scrupolosamente curato da Franco Ferrini.
L'anno di riferimento è il 1972. Anno elettorale, tanto per gradire, su cui ci sarebbe molto da dire. Ma la lettura delle cronache, sintetiche ed efficaci, costituisce un trenino di sorprese e quindi non vale la pena di anticipare nulla di quello che il lettore potrà scoprire coi suoi occhi. Leggendo.
Due parole invece sul Notiziario di Ferrini. Ricchissimo. Esaustivo. Denso di informazioni. Utile per chi voglia navigare con intelligenza e conoscenza in Pontedera. Ne esce una piccola cittadina vivacissima, perfino brulicante, contrariamente a tanti urticanti commenti che si leggono in certe cronache e soprattutto sui social. Bravo Franco. Per la pazienza. E l'amore con cui raccoglie le informazioni. Sì, proprio un'iniziativa lodevole che non a caso ha raggiunto la sua 34esima edizione.
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