Storie della buonanotte per bambine ribelli : 100 vite di donne straordinarie / Elena Favilli e Francesca Cavallo / Mondadori, 2017
Il marketing ed il packeging sono quasi tutto, ma a volte... troppo. A parte questo il libro è gigione, furbo e con un titolo accattivante ma anche fuorviante. Le brevi biografie sono infatti centrate sull'orgoglio femminile e raccontano, sinteticamente e a volte in maniera un po' edulcorata (ed è un peccato), tante storie di donne straordinarie. Il libro però andrebbe letto di giorno, e non dovrebbero leggerlo solo le bambine, ma anche i bambini. Suggerirei poi a maestre e maestri a cui piace disubbidire (almeno in parte) ai programmi ministeriali, di smontarlo e rimontarlo per raccontare certi periodi della storia attraverso il ruolo delle donne in determinate epoche. E poi è un libro che nonne e mamme potrebbero leggere alle loro bambine, anche per dimostrare quante cose, volendo, una bambina sveglia e tenace più fare nella vita, in ogni parte del mondo. Ma è un libro che, se fossi una mamma e un babbo oppure un nonno, leggerei anche ai maschietti. Molte storie sono istruttive anche dal punto di vista dei ragazzi. Non ci sono dubbi.
In Bibliolandia il libro sta andando forte. Speriamo anche che dia davvero buoni frutti.
venerdì 30 giugno 2017
lunedì 26 giugno 2017
Elezioni amministrative 2017.
Torna l'Italia dei mille municipi e dei tanti particolarismi
Torna l'Italia dei mille municipi e dei tanti particolarismi
I risultati elettorali di ieri ci dicono che ogni municipio torna a fare storia a sè. Ma ovunque si respira un'aria antigovernativa (per altro endemica in questo paese). Poi ideologie sempre più deboli e partiti (soprattutto quelli di governo) sempre meno attrattivi fanno il resto. Il precipitato elettorale, in questa tornata, segnala un'oscillazione in netto favore del centro destra, marginalizza il M5S, che ha trovato pochi candidati locali credibili, e penalizza duramente un litigioso e confuso Centro sinistra: chi è causa del suo male pianga se stesso.
Scendendo all'interno dei risultati specifici, quello che mi colpisce di più, da toscano, non è tanto il voto di Carrara (una città dove, per altro, il centro sinistra ha provato in tutti i modi a suicidarsi e c'è infelicemente riuscito, aiutato da una sinistra radicale coscientemente votata alla scomparsa), quanto l'esito del ballottaggio di Pistoia.
Quella di Pistoia resta la sconfitta più anomala. Quella che si spiega peggio. Quella che simboleggia alla perfezione la fine del lungo ciclo amministrativo del secondo dopoguerra in Toscana. Quella dove la sinistra perde pur non avendo (almeno per quanto ne so) particolarmente demeritato. Quella in cui il sindaco uscente è riuscito si a conquistare la palma d'oro (e le risorse connesse) di città della cultura italiana, ma non gli è bastato per vincere le elezioni.
Addio dunque alla Regione rossa? No. Ma solo perché almeno da trent'anni (dalla tornate amministrative e dagli accordi tra ex PCI, ex PSI e ex DC degli anni '90) questa era già diventata una regione rosa. E da almeno una decina di anni anche questo "rosa" si sta sbiadendo e ora si è messo a litigare furiosamente al suo interno e a dividersi. Le profonde trasformazioni socio-economiche e sul versante politico l'avvento del renzismo e dei suoi arrogantissimi e machiavellici luogotenenti, a cui si è inevitabilmente contrapposto il lagnoso e temo inconcludente reducismo d'alemiano/bersaniano, hanno fatto il resto.
Ma la sostanza è che nei microcosmi locali le reti ideologiche tessute nel secondo dopoguerra, morti o rimbambiti i vecchi che le avevano tessute e ci avevano creduto, si sono sfarinate. Mario Caciagli docet.
Altre reti, meno chiare (almeno per me), ora si stanno cucendo. E stanno già prendendo i loro pesci. Dentro queste nuove reti è tutto l'assetto di relazioni sociali ed economiche ad essere mutato e a consentire una forte variabilità politica.
Infine, tornando ad esprimere una valutazione generale, credo si possa dire che più che una vittoria del centro destra, si sia registrata una esplicita volontà di non votare il centro sinistra per stufosità (e stanchezza) da parte degli elettori. Di questa stufosità ai ballottaggi si è giovato il centro destra che alla fine ha potuto raccogliere, come era già accaduto nel referendum di dicembre 2016, il consenso di tanti scontenti e arrabbiati, i quali hanno finito per far pendere la bilancia contro i candidati che, sul piano locale, in qualche modo apparivano come "governativi".
Sul piano concreto quindi la politica locale si spappola e si frammenta, perde gran parte dei propri ancoraggi ideologici e nazionali, si tiene le mani libere rispetto alle scelte governative e si lega a forme di populismo strapaesano. Ogni città e villaggio, insomma, farà sempre di più storia a sè. Se sarà un bene o un male, si saprà solo in seguito
giovedì 22 giugno 2017
Qualcosa / Chiara Gamberale (Longanesi, 2017, 16,90 €)
Ho letto il testo. Tutto. Fino in fondo. E non riesco a farmi un'idea precisa della cosa. Si, insomma, di cosa col suo romanzo (perchè sulla copertina c'è scritto che si tratta di un romanzo e no di una fiaba, abbondantemente illustrato da Tuono Pettinato, come se fosse una fiaba per ragazzi delle elementari o al massimo di 1a media) ci abbia voluto non dire la Gamberale. Non capisco se il testo è una provocazione, il frutto di uno stato confusionale, un disperato bisogno di scompigliare le idee degli altri per costringerli a cercare di capire un mondo sempre più complicato, un messaggio di resa verso una generazione di lettori considerata quasi perduta, un tentativo che non mi pare molto riuscito di scimmiottare un ben più significativo "piccolo principe". Boh. Davvero un testo che attriga, più che intrigare. Non so però se cercherò di rispondere a queste domande. Spero che altri lettori (ce ne sono ben 17 copie in rete e molte sono in lettura) segnalino le loro impressioni. Positive o negative che siano.
Ho letto il testo. Tutto. Fino in fondo. E non riesco a farmi un'idea precisa della cosa. Si, insomma, di cosa col suo romanzo (perchè sulla copertina c'è scritto che si tratta di un romanzo e no di una fiaba, abbondantemente illustrato da Tuono Pettinato, come se fosse una fiaba per ragazzi delle elementari o al massimo di 1a media) ci abbia voluto non dire la Gamberale. Non capisco se il testo è una provocazione, il frutto di uno stato confusionale, un disperato bisogno di scompigliare le idee degli altri per costringerli a cercare di capire un mondo sempre più complicato, un messaggio di resa verso una generazione di lettori considerata quasi perduta, un tentativo che non mi pare molto riuscito di scimmiottare un ben più significativo "piccolo principe". Boh. Davvero un testo che attriga, più che intrigare. Non so però se cercherò di rispondere a queste domande. Spero che altri lettori (ce ne sono ben 17 copie in rete e molte sono in lettura) segnalino le loro impressioni. Positive o negative che siano.
lunedì 19 giugno 2017
Ripensare le forme della partecipazione politica
Il deputato Paolo Fontanelli, già Pd ma ora iscritto ad Art. 1 Mdp, si è speso molto in questi ultimi anni per ampliare una riflessione che potesse consentire di rilanciare la partecipazione politica che da vecchio militante, funzionario e quindi amministratore del Pci, poi pds e quindi ds, Fontanelli ha visto progressivamente assotigliarsi. Sulla scia di questo tema Fontanelli ha anche presentato alla Camera dei Deputati una proposta di legge per definire meglio il dettato dell'art. 49 della costituzioone concernente l'assetto e il funzionamento dei partiti. E attorno a questo obiettivo riformatore, Fontanelli ha organizzato, almeno su Pisa, diversi dibattiti pubblici con politologi, storici, professori di scienze della politica e politici per approfondire, dibattere, discutere un tema che gli sta particolarmente a cuore e che chiamerei sinteticamente la crisi della organizzazione politica.
In questo contesto stasera, presso la sala Alex Langer, in piazza Clari, è stato presentato un testo molto complesso, un testo accademico, scritto da Antonio Floridia, dell'Osservatorio elettorale della Regione Toscana, intitolato "Un'idea deliberativa di democrazia", Il Mulino, 2017.
A discutere del concetto di democrazia deliberativa, plebiscitaria, diretta e delle tante altre forme di "deriva" o di crisi che sta conoscendo in Occidente la democrazia, Nadia Urbinati (docente di scienze politiche alla Columbia University) e Saulle Panizza, docente di Diritto Costituzionale all'Università di Pisa. Ad ascoltarli una trentina di persone.
Il dibattito, introdotto da Fontanelli, si è articolato sia attorno agli aspetti concettuali che all'attualità politica, mantenendosi sempre ad un buon livello e cercando di rispondere alle domande che la disaffezione verso la politica e la crescente crisi di legittimazione politica pongono a tutti coloro che credono nella politica ragionata e discussa.
Ovviamente la discussione non ha proposto panacee, ma riflessioni, analisi e dubbi, perché la stessa democrazia deliberativa, di matrice per lo più americana, analizzata e proposta da Floridia, va considerata solo un metodo, per altro non privo di criticità e controindicazioni.
Ma se non esiste l'olio della Maddalena per riavvicinare la gente alla politica, certo si esce da serate e conferenze come queste con la speranza che si possa ancora discutere di politica ad un livello accettabile e cercando di dare un senso a quello che si dice. Mi rendo conto che non è molto. Ma anche i tempi sono quello che sono.
domenica 18 giugno 2017
Cose in Comune / di Alberto Cioni (2017?)
L'autore, neopensionato, ha ricoperto un ruolo importate, per non dire centrale, negli anni '90 nell'ambito dell'Amministrazione comunale di San Miniato (PI). Nella città della Rocca federiciana è stato indiscutibilmente il principale collaboratore dell'allora sindaco Alfonso Lippi e persino qualcosa di più. Qui Cioni ha vissuto la trasformazione di una stagione politico amministrativa che all'inizio vedeva ancora, come ha scritto lui, i segretari di partito eleggere il sindaco, mentre alla fine di quel decennio il rapporto sindaci partito si era quasi completamente rovesciato ed erano i sindaci a nominare i loro segretari di partito. I bozzetti che ci ha regalato sugli anni da funzionario amministrativo sono divertenti e curiosi. Ma le riflessioni e la testimonianza di prima mano che potrebbe ancora donarci (ed io mi riferisco almeno alla situazione di San Miniato, non avendolo seguito nelle precedenti e successive esperienze), potrebbero essere ancora più significative e importanti per un dibattito vivo e appassionato sui temi di una vita politica locale che non riesce a diventare adulta.
Il volume non presenta editore. Probabilmente è autoedito. Si trova nelle collezioni della rete Bibliolandia e può essere preso in presto presso le nostre biblioteche.
venerdì 16 giugno 2017
Due Goya ed un Guido Reni in una Pontedera che cambia
Pur non essendo uno specialista di storia moderna, credo di poter affermare che nè Goya, nè Guido Reni siano mai stati a Pontedera ............prima di ieri. Intendo riferirmi alle loro opere ovviamente.
Certo non si può escludere che nelle collezioni private di qualche famiglia alto borghese e ricca di Pontedera, dai Ferretti ai Bellincioni, dai Ciompi ai Morini, per non parlare dei Toscanelli, qualche loro opera non ci fosse capitata per poi finire chissà dove. Ma quello che è certo è che nessun comune cittadino di Pontedera e dintorni, di ieri e di oggi, ha mai potuto vedere un Goya a 20 centimetri del suo naso, come è successo ieri a me, proprio qui, in questa città, nel suo centro storico. Soprattutto per vedere Goya bisogna prendere un aereo e comunque fare un bel viaggetto.
Per questo vale la pena di sottolineare come la piccola grande mostra allestita attualmente al PALP (alla sua seconda uscita pubblica), consenta invece a tutti, gratuitamente e con un orario oltremodo comodo (dalle 17 alle 23), di poter ammirare due autoritratti (rispettivamente 1771 e 1782) di Goya e la Susanna e i vecchioni di Guido Reni (1620 ca.).
L'evento costituisce una vera opportunità culturale, che non dovrebbe però limitarsi a coinvolgere (e ad essere gustata solo da) gli appassionati di storia dell'arte e gli amanti della pittura classica.
La sfida vera della Fondazione che gestisce il PALP è semmai quella di allargare il raggio dei potenziali visitatori. Allargarlo parecchio. Quindi immagino che nelle prossime settimane partirà una comunicazione in grado di spingere le persone comuni, comprese quelle che non hanno mai neppure sentito parlare di Guido Reni e di Goya, a venire a curiosare nelle sale del Palazzo Pretorio. Confesso che non ho idea di come si possa fare ad incuriosire e ad attirare verso il PALP chi non ha mai sentito parlare del "pittore del Re di Spagna", celebre anche per aver illustrato il famoso motto "Il sonno della ragione genera mostri" (1797) e dipinto la fucilazione dei ribelli antinapoleonici (3 maggio 1808). Ma l'obiettivo prioritario resta questo.
E l'altra cosa importante è che Pontedera non si può sedere sugli allori e godersi il fatto che il PALP si sta già posizionando nell'ambito del circuito nazionale (ed internazionale) delle mostre d'arte importanti. Perchè se è vero che tutto queste contribuisce ad accreditare la nuova struttura museale e la città di Pontedera quali tappe potenziali e di sicuro valore dei grand tour della cultura artistica italiana. E' anche vero che non basta. In realtà questo è solo il punto di partenza e, a voler essere sinceri, solo una autentica fortuna, che, come sosteneva Machiavelli, va ulteriormente incoraggiata ed incentivata. Ovvero coltivata e perfezionata con tanto lavoro quotidiano.
Certo si tratta di una fortuna che non ha alle spalle il vuoto, semmai un lungo e coerente percorso iniziato almeno dagli anni '90 e proseguito nel primo quindicennio del nuovo millennio con i cantieri d'arte e con gli eventi curati da Bartalini.
Perchè è chiaro che non è un caso che in questo momento Pontedera ospiti una mostra fortemente contemporanea come quella di Francesco Barbieri al Museo Piaggio e sia riuscita ad attrarre alcune opere "classiche" come quelle descritte sopra al PALP. Così come non è un caso che camminando per le vie della città ci si possa imbattere in un mosaico strepitoso come il Muro di Baj in piazza Garibaldi, oppure si possa osservare il murales di Ozmo nella galleria della Biblioteca Gronchi, o la statua della "Ragazza in piedi" di Vangi in piazza Cavour, o il toro di Cascella in piazza Curtatone e Montanara e diverse altre istallazioni e opere contemporanee di indubbio pregio (di Benetton, Trafeli, Canuti, Carmassi, ecc. ecc.).
Tutto questo ci dice allora, con assoluta precisione, dei numerosi passi fatti da Pontedera per trasformare ed arricchire la sua qualità urbana ed estetica. Ci dice degli sforzi compiuti per trovare nuovi assetti ed identità, mentre la città vedeva modificarsi il proprio tessuto economico e sociale, vivendo allo stesso tempo un profondo cambiamento di popolazione (con l'arrivo di oltre 3.000 persone appartenenti a circa 100 nazioni). Il tutto mentre la Piaggio si internazionalizzava ancora di più, ma su Pontedera perdeva addetti, lavorazioni e abbandonava edifici e solo recentemente è sembrata assestarsi, ma dopo una lunga crisi durata per tutti gli anni '80 e '90 e i primi anni del 2000. E mentre si ristrutturava e si rigenerava, Pontedera cercava di riutilizzare i capannoni industriali dismessi. Paolo Dario e la Scuola S.Anna ci si insediavano e sviluppavano un importante centro della Robotica di valore internazionale. Mentre altre piccole e medie imprese, insediate nella dilatata periferia industriale, conquistavano mercati nazionali ed internazionali. E i frenetici processi di globalizzazione, simili a mitologiche divinità capricciose, continuavano a sballottarci di qua e di là.
Sì, la presenza delle opere di Goya e Guido Reni sta in relazione anche a tutto questo grande trambusto socio-economico: che i pontederesi ne siano consapevoli o meno.
Autoritratto, Goya (1782)
Autoritratto, Goya (1771), Roma
Susanna e i vecchioni, Guido Reni (1620 ca.)
giovedì 15 giugno 2017
Riflettendo su Don Milani e i nuovi poveri a cui la scuola dovrebbe rivolgersi
Don Milani, prete comodo per migliorare la scuola e cambiare il mondo. Cosi recita il titolo di una conversazione che si terrà Martedi 20 giugno, alle 21.15, a Vicipisano, in biblioteca, a cui parteciperanno Sara Costanzo e Giuseppe Cecconi. L'incontro nasce dal desiderio di riflettere a 50 anni della morte sul prete fiorentino a cui il prossimo 20 giugno renderà omaggio Papa Francesco, salendo a Barbiana a pregare sulla sua tomba.
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