lunedì 20 aprile 2026

IL PRESIDENTE, LA PIAGGIO E IL PENSIERO SMEMORATO

Sembra ormai chiaro che la venuta del Presidente della Repubblica a Pontedera per la festa del lavoro (celebrata in anticipo il 30 aprile) darà risalto alla nostra cittadina, procurerà visibilità alla Piaggio, ma sarà un incontro per pochi eletti, a cui i figli e i nipoti dei piaggisti assisteranno solo da spettatori dai bordi delle strade.

Infatti nel ristretto Auditorium Piaggio con 200 posti circa, se ci metti i proprietari e gli alti dirigenti dell’azienda, un centinaio di rappresentanti dello stato sul territorio e una quarantina di sindaci della provincia, chissà se rimarrà posto per schierare, e non certo in prima fila, una decina tra sindacalisti, impiegati e operai, a cui immagino il discorso presidenziale verrà rivolto. Perché è chiaro che di lavoro il Presidente parlerà quel giorno. Solo che davanti a sé, ad ascoltarlo, avrà soprattutto chi il lavoro lo organizza o lo controlla o lo rappresenta, ma non chi lo fa' materialmente.

La speranza è che mentre passeggerà nei capannoni della fabbrica o nel Museo Piaggio, tra una Vespa, un’Ape o qualche mezzo di locomozione più recente, il Presidente decida di voler incontrare qualche piaggista e di scambiare una manciata di parole a quattr’occhi con un'operaia o un operaio, magari per aggiornarsi su come si vive e si lavora oggi in Piaggio, su come funzionano i cicli della cassa integrazione in azienda (a carico dello Stato) e su dove invece vanno a finire gli utili (solo nelle tasche degli azionisti)!

Nell’attesa la città di Pontedera di riaddobba come una specie di Vespa Town, organizzando un’orgia di inutili eventi che proclamare culturali richiede tanto coraggio. Di sicuro di questi eventi pubblicitari avrebbero sorriso gli operai pontederesi che, tra gli anni '50 e '70 del secolo breve, fecero grande la Vespa. Loro che sudditi di Piaggiopoli non vollero mai diventare, né sembrare. E che ancora negli anni '90 seppero combattere lotte aspre per il loro futuro e per quello della città.

Oggi invece Pontedera sembra muoversi come un soggetto un po' immemore di sé, ai bordi di quel che (per fortuna) resta ancora del grande stabilimento, innalzando vuote lodi ed effimeri monumenti a una divinità che pare avere soprattutto un passato. 

E non si capisce bene se sia la città a volersi smemorata e inconsapevole del proprio presente o se sia stata una perfida magia (la globalizzazione?) ad averci scaraventato in periodo così ambiguo e labirintico, da cui non si riesce a trovare un’uscita dignitosa.

Anche per questo aspettiamo con fiducia almeno di leggere le parole del Presidente.

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