domenica 26 aprile 2026

PERCHÉ NON VESPALAND?

Non ho niente contro gli artisti di regime, purché siano veramente artisti e non solo bravi pubblicitari o propagandisti.  Capisco che debbano campare anche loro.

E mi va bene addobbare di Vespe colorate, con farfalline e mele, anche a spese della collettività (e non della Piaggio), la nostra amena cittadina. In fondo è la città a guadagnarci davvero.

Mi andrebbe persino bene se il PD e i suoi cespugli votassero una delibera comunale per cambiare nome alla nostra cittadina e la ribattezzassero VESPALAND. Anche a Porto Empedocle in fondo hanno deciso di chiamarsi Vigata in omaggio a Camilleri (e per attirare turisti).

Sono certo che il mutamento di nome (diversamente dagli addobbi vespistici) avrebbe un’eco mondiale e attirerebbe un sacco di curiosi, se non altro per vedere che razza di gente viva in un posto dove accadono cose di questo tipo.

Forse però VESPALAND suonerebbe un po' sgradito ai puristi, quelli che ancora si fregiano di essere “pontaderesi docche” e non pontederesi come forse suggerirebbe la Crusca. Vabbè, chi se ne importa.

Certo se fossero ancora vivi quei vecchi tostissimi consiglieri comunali comunisti e socialisti che negarono a Enrico Piaggio quella cittadinanza onoraria proposta da Pietro Giani nel 1952, beh, loro ci mangerebbero vivi, ci direbbero che ci siamo bevuti il cervello e che ci meritiamo di vivere nei tempi sconclusionati in cui siamo finiti. Ma tanto loro non ci sono più. Sicché possiamo procedere.

L’unico timore è che forse neppure prostrarsi a VESPALAND ci servirà a qualcosa.

Ma auguriamoci che l’ipercritico vecchietto da tastiera si sbagli. E che tutta questa propaganda romantico-pop-vespistica, come sostengono certi fini intenditori, porti non solo a fare di Pontedera una città turisticamente molto più attrattiva, ma anche ad un rilancio delle vendite delle Vespe sui mercati europei e mondiali.

Così mentre fingo di non vedere che chi ci amministra non ha alcuna voglia di studiare la storia della Piaggio e il suo intreccio con le vicende pontederesi, mentre concordo con la denuncia del sindacato USB in merito al silenzio su dove stia andando la Piaggio oggi, ricordo che la regista Lorenza Pucci ha girato e montato nel 2012 un documentario con interviste agli uomini che fabbricarono le Vespe con le loro mani e chiedo: Ma non si poteva fare vedere almeno qualche minuto di quel documentario sul maxischermo in piazza Cavour o sul piazzone in questi giorni? 

Avrebbe offuscato troppo l'immagine del mito che si vuole coltivare? O forse avrebbe danneggiato le asimmetriche relazioni che si sono consolidate tra Azienda e Comune?

Sia come sia, spero che di quel documentario, che parla di “resistenza operaia” allo strapotere aziendale, l'Amministrazione comunale trovi almeno il coraggio di regalare una copia al presidente Mattarella, quando verrà in città per la festa del lavoro.

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