Si, avete letto bene. Maggio 1890. Pontedera era allora una piccola città con diverse fabbriche, alcune già elettrificate. Diverse del settore tessile.
L’anno prima un congresso della Seconda Internazionale socialista aveva proclamato il 1 maggio del 1890 giornata internazionale del lavoro e invitato tutti i lavoratori del mondo a mobilitarsi e a lottare per ottenere salari migliori e accorciare la giornata lavorativa.
A Pontedera, come confermano dei rapporti di polizia e un paio di articoli su un periodico locale, “L’Elettrico”, furono diverse le categorie che minacciarono o attuarono scioperi nei primi giorni di quel lontano maggio del ‘90, chiedendo ai loro datori di lavoro di essere pagati meglio.
In particolare scesero in lotta i cordai che fabbricavano funi, i mattonai del Leoncini e di altri imprenditori locali, gli operai della Crastan, le bustaie e alla fine si fermarono anche 170 tessitrici della fabbrica dei Fratelli Morini. Questi ultimi, proprietari anche del monumentale palazzo sul “piazzone” di Pontedera, vennero convocati in Comune per una mediazione dall’allora sindaco Ciompi, ma si rifiutarono di aumentare gli stipendi e dichiararono che avrebbero ripreso le operaie a lavorare solo “perché animati dal sentimento di fare bene al paese”.
Lo sciopero delle tessitrici durò una decina di giorni. Poi tutte, piano piano, chinarono la testa e ripresero il lavoro. Il bisogno piegò la capacità di lotta di quelle formidabili giovani donne pontederesi che ebbero comunque coraggio da vendere per opporsi ai loro datori di lavoro e, immagino, anche alle pressioni familiari.
Sia chiaro quelli del maggio 1890 non furono i primi scioperi operai che si registrarono a Pontedera nel XIX secolo. Altri ve n’erano già stati, almeno dagli anni ‘70 in poi. Ma quasi certamente quelli del maggio 1890 furono tra i primi che coinvolsero anche un notevole numero di donne. Queste ultime erano ampiamente presenti negli stabilimenti tessili ed in particolare nello stabilimento dei Ricci (dove, secondo i racconti di mia nonna, le operaie venivano chiamate col soprannome de “le riccioline”) e in quello dei Morini (dove erano state ribattezzate “le morine”).
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