sabato 11 aprile 2026

MATTARELLA, LA PIAGGIO E IL LAVORO

Il ritorno di Mattarella a Pontedera è un evento straordinario per la città. E che questa visita si leghi alle celebrazioni del primo maggio e alla festa del lavoro è ancora più significativo. E' un autentico regalo che dovremmo impegnarci a meritare.

Quanto alle ragioni della sua venuta, mi piace pensare che il Presidente abbia saputo di un’inchiesta sulle condizioni dei lavoratori della Piaggio, promossa dal suo predecessore Giovanni Gronchi alla fine degli anni ‘50 e abbia giudicato “opportuno” venire di persona a vedere come stanno oggi le cose.

Del resto se la Costituzione afferma che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro si dovrà pur verificare costantemente quale sia lo stato effettivo del lavoro e dei lavoratori nella nostra società. 

Che senso ha altrimenti parlare dei diritti del lavoro, se poi si trova inopportuno monitorare in che modo questi diritti vengono rispettati anche in casa nostra? Anche a Pontedera. E non solo alla Piaggio.

Ovviamente Mattarella verrà anche per riconoscere il valore di successi industriali come Vespa e Ape, orgoglio e vanto del made in Italy. Ma certo non potrà ignorare che il grosso della produzione di questi oggetti ormai prende corpo nel lontano oriente (India, Cina e Vietnam). E che la globalizzazione e la delocalizzazione hanno quasi svuotato la fabbrica pontederese e desertificato l’indotto.

Per questo la visita di Mattarella è uno sprone incredibile a tentare di aprire una riflessione sul destino dello stabilimento. Un destino produttivo che vorremmo continuasse a caratterizzare il nostro territorio anche in futuro e non solo per gli stipendi che ancora oggi la Piaggio garantisce (insieme però agli ammortizzatori sociali sempre più utilizzati dall’azienda).

Un destino che non vorremmo invece che si limitasse alle feste di compleanno della Vespa e dell’Ape o ai raduni degli appassionati, che pure sono da apprezzare e coltivare.

Spero poi che Mattarella si intrattenga coi lavoratori della Piaggio e coi superstiti dell’indotto. E che ascolti dipendenti italiani ed extracomunitari presenti in fabbrica. Che parli con loro anche singolarmente. Perché ognuno di loro oggi fa dei grandi salti mortali per tirare avanti. E anche se questi salti mortali non sono una disciplina olimpica, pure non richiedono abilità inferiori o minore tenacia degli sport più blasonati e meglio retribuiti.

Infine mi auguro che sulla scia della visita di Mattarella del 30 aprile ci possa essere un rilancio anche della cerimonia pontederese del primo maggio (di cui non mi pare si sappia ancora nulla di preciso). E spero che nel corteo del primo maggio sfilino i piaggisti e tanti altri lavoratori, magari insieme a tanti studenti. E che a questi operai e a questi studenti venga dato il modo di parlare in piazza.

Perché non di sola nostalgia della Vespa né di solo orgoglio di ex costruttori di Api possono vivere Pontedera, la Valdera e i suoi giovani.

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