domenica 12 aprile 2026

QUANDO IL TEATRO FUNZIONA COME UNO SPECCHIO PER L’ANIMA

 Commento a caldo le reazioni che mi ha provocato la visione dello spettacolo intitolato “COME GLI UCCELLI”, scritto da un autore libanese, Wajdi Mouawad, portato in scena dal Mulino di Amleto con la regia di Marco Lorenzi. Spettacolo recitato da attori tutti a me sconosciuti, ma bravissimi. Una performance di cui non sapevo nulla. 

Eppure lo spettacolo, che dura oltre 3 ore, ha preso me e il resto del pubblico pontederese del Teatro Era in maniera totalizzante, quasi togliendoci il respiro e obbligandoci a entrare a far parte della famiglia che si agitava sul palco e  costringendoci a rispondere alle molte domande che gli attori si urlavano addosso.

Tutto inizia a New York, attorno a due giovani di origini diverse, lei araba, lui ebreo, in un incontro alla Romeo e Giulietta, che però finisce per concentrarsi sul bisogno spasmodico di scoprire la verità relativa alle proprie origini e per coinvolgere quindi le loro famiglie, o meglio una famiglia, quella del padre del ragazzo.

Così i due giovani, che abitano in un presente apparentemente asettico e che frequentano una moderna biblioteca pubblica americana, vengono risucchiati dalle proprie storie familiari e da queste storie scaraventati nella fase attuale di una guerra che si combatte almeno da 5000 anni. Una guerra sanguinosa e folle, intermittente, tra il Mar morto e il Mediterraneo, per il possesso di una terra che gli ebrei chiamano Israele (e che sostengono, in virtù dei loro testi sacri, sia stata loro promessa da Dio) e che gli altri, gli arabi, dicono Palestina, su cui nell’ultimo millennio e mezzo hanno costruito le loro moschee.

In questo risucchio scopriranno verità insospettabili, come se omericamente le divinità si fossero prese gioco di loro e dei loro antenati, trattandoli come pupazzi.

Al centro della scena campeggia e ruota un grande muro che ricorda il muro del pianto, ma anche il muro di Gaza e le mura di Gerusalemme, forse le stesse mura di Troia, e, perché no?, un palinsesto gigante, un libro universale delle stupidità, degli errori e della saggezza. Un libro su cui si ripetono sempre le stesse parole, si disegnano e si grattano testi buoni e frasi sbagliate, si proiettano le angosce e le paure dell’anima umana.

Insomma, come convenivano quasi tutti gli amici all’uscita dalla sala, ieri sera abbiamo assistito ad uno spettacolo veramente potente, forte, coinvolgente, che non ci aveva lasciati indifferenti.

Uno spettacolo che, nonostante le parole e le immagini finali, non ci aveva consolato. Di sicuro non aveva consolato me.

Perché la grande e la piccola storia non consolano quasi mai. 

Semmai ci suggeriscono uno sguardo empatico e pietoso. Semmai.


Uno spettacolo da vedere. Assolutamente.

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