giovedì 9 aprile 2026

DON MILANI E IL CULTO DELLE PAROLE NELL’EPOCA DELLE BUGIE

Ho visto ieri sera al Teatro Era lo spettacolo intitolato “Cammelli a Barbiana” scritto alcuni anni fa da Francesco Niccolini e Luigi D’Elia, e riproposto nel festival pontederese “Ponte di Parole”.

Questa però non è una recensione allo spettacolo.

E' una riflessione, liberamente provocata dalla performance di Luigi D'Elia e dalle parole pronunciate dopo la recita da Niccolini, D’Elia e Sandra Gesualdi, autori e autrice del testo intitolato “la Scuola più bella che c'è”, dedicato all’esperienza di Don Milani a Barbiana.

Al centro di tutto il lavoro culturale e religioso di Don Milani ci sono due punti cruciali.

Il primo è la forza e la ricchezza delle parole. Il secondo è l’istruzione scolastica permanente, concepita come una formazione quasi totalitaria, affidata a insegnanti innamorati persi dei loro allievi (e di Dio). Entrambi i punti sono percepiti (con fede rabbinica più che cattolica) come strumenti di emancipazione e di liberazione per i ceti culturalmente (ed economicamente) più poveri.

Ora l’attualità rivoluzionaria dell’azione di Don Milani sta ancora tutta qui. Solo che nel frattempo il mondo è cambiato.

E noi viviamo in un’epoca in cui il valore delle parole si è rattrappito e dove sono soprattutto le bugie ad aver preso il sopravvento e dilagare.

Così anche se si legge e si scrive molto più di prima, il valore di quello che si legge e si scrive è sempre meno efficace. Direi perfino meno liberatorio.

Inoltre viviamo in tempi in cui, come ha ben sintetizzato D’Elia, rispondendo ad una domanda, la scuola sembra un “casino” (frase applaudita con convinzione dal pubblico rimasto alla conversazione con gli autori dopo lo spettacolo).

Insomma viviamo in un momento storico in cui né il possesso individuale di molte parole, né più alti livelli di istruzione e formazione raggiunti da molti sembrano in grado garantire non solo il successo, ma neppure una dignitosa emancipazione sociale, come invece prevedeva Don Milani.

Ovviamente l’ignoranza linguistica e una scarsa istruzione sarebbero assai peggio. Ma resta il fatto che le credenze donmilaniane non sembrano più punti di forza archimedei per sollevare e risolvere i problemi del mondo e dei suoi abitanti.

Il nostro squinternato ma molto ricco (anche se fortemente sperequato e pericolosamente antiecologico) contesto contemporaneo sembra presentarsi come un paradosso: alla grande maggioranza degli uomini non mancano oggi né le parole per capire e descrivere la realtà, né l’istruzione per viverci dentro. Ma questi strumenti (parole e istruzione) non bastano per emanciparsi dalla sudditanza sociale e politica in cui ci troviamo quotidianamente a vivere.

In particolare non sembrano sufficienti a costruire quella buona politica che, per dirla con Don Milani, ci dovrebbe aiutare a risolvere, tutti insieme, i problemi che abbiamo di fronte.

Davvero un bel guaio.

Nessun commento:

Posta un commento