sabato 8 agosto 2015

BIBLIOTECHE PROVINCIALI, UNO SPIRAGLIO DI LUCE

L'approvazione del maxiemendamento al decreto legge 78/2015 sugli enti locali, avvenuta nei giorni scorsi prima al Senato e poi alla Camera, introduce un bello spiraglio di luce per le magnifiche sorti e progressive delle nostre biblioteche provinciali, e, per quanto ci riguarda, per la importante biblioteca provinciale pisana, che aderisce alla Rete Bibliolandia e finora era stata lasciata nel limbo in attesa di sapere cosa farne. Cosa dice in particolare l'emendamento all'art. 16 del dl 78, ora diventato legge operativa? Due cose molto interessanti. Una rispetto al patrimonio documentario, l'altra rispetto al personale.
Il patrimonio e l'immobile che lo contiene possono entrare a far parte del patrimonio dello stato e se entro il 31 ottobre p.v. il ministro Franceschini decide con un decreto che lo vuol fare, il patrimonio documentario della biblioteca provinciale di Pisa diventerà dello Stato. Naturalmente servirà un accordo con la destruttutanda Provincia di Pisa, ma questo, I suppose, non dovrebbe costituire un problema (tuttavia incrocio le dita). Ovviamente può darsi che il patrimonio della biblioteca provinciale venga assegnato ad una biblioteca statale già presente su Pisa, tipo la Biblioteca Universitaria Pisana (che contrariamente a cio' che dice il nome è una biblioteca statale che fa capo al MiBACT), oppure venga assegnato all'archivio di stato di Pisa. Ma questi sono al momento dettagli su cui non conviene soffermarsi.
Vediano invece il nodo del personale. Bene, anche qui, sempre in virtù del medesimo maxiemendamento, ormai diventato legge dello Stato, se il ministro Franceschini vorrà, il personale della biblioteca provinciale verrà traghettato, mediante procedura di mobilità, verso il MiBACT e questo potrebbe destinarlo alla gestione della biblioteca provinciale affidata, come organo esterno, ad una istituzione tra quelle indicate sopra.
Sono sicuro che le cose non andranno così lisce e che per la legge di Murphy tutto quello che potrà andar male lo farà. Ma almeno sulla carta il maxiemendamento su cui ha messo le mani lo stesso ministro Franceschini (che il santo protettore degli archivi e delle biblioteche gliene renda merito) non è stato architettato male. Certo, come al solito, ci sono da fare accordi e poi nuovi decreti, ma questo dl 78/2015 per le biblioteche provinciali e per gli archivi di stato (di cui dirò a parte) rappresenta uno spiraglio di luce, che può illuminare il sentiero professionale degli archivisti e dei bibliotecari di buona volontà e dei loro utenti, i ricercatori, che di archivi e biblioteche hanno bisogno per lavorare seriamente.

mercoledì 5 agosto 2015

WIFI NELLE BIBLIOTECHE STATALI. UN GRANDE BALZO CULTURALE IN AVANTI
Procura un enorme sollievo, in questa afosa estate italiana, sapere con assoluta certezza che, grazie alla riforma della Pubblica Amministrazione approvata in questi giorni dal Parlamento, che per essere realizzata richiederà l'approvazione di un miriade di decreti , nel 2017 o al più tardi nel 2018 le principali biblioteche statali saranno dotate di sistemi wifi, i quali, quando le biblioteche saranno chiuse, funzioneranno anche da hotspot per tutti i cittadini che passeranno nei pressi degli edifici. Resta qualche incertezza sui finanziamenti e sulla compatibilità di questa spesa con i futuri equilibri di bilancio, ma complessivamente si respira un'aria di ottimismo rispetto ad un progetto che rappresenta un grande balzo culturale in avanti. Pare quindi che gli universitari italiani si siano dichiarati estasiati di questa parte della riforma che dotera' i più fuori corso di loro di adeguate risorse informatiche prima della benedetta laurea. Solo a Pisa, dove la biblioteca statale sarà riaperta dopo il 2018 (ma sono in pochi a credere a questa profezia), gli studenti hanno sostenuto di non essere interessati alla notizia. Infatti sperano di laurearsi prima.

martedì 4 agosto 2015

L'EUROFOBIA DIFFUSA NELLE NOSTRE OPINIONI PUBBLICHE DA COSA DERIVA?
A questa domanda Lucio Caracciolo, direttore di LIMES ed esperto di questioni internazionali, sulla Repubblica di ieri 3/8 risponde che "è figlia dell'elitismo europeista" e non del populismo e del nazionalismo che stanno riprendendo forza in tutti i paesi europei. "Il paternalismo illuminato dei fondatori -continua Caracciolo- è scaduto nei loro epigoni a brutale autoritarismo. Si è perso il senso dell'Europa, ridotto a ripetitive formulette che non parlano più a nessuno". Ok, lo capisco che fare un ragionamento sensato in 2000 battute anche per esperti è difficile. Ma se anche persone competenti ed esperte scrivono sui giornali formulette come quelle riportate tra virgolette, non è solo la complessa idea di Europa ad essere strapazzata, ma è la comprensione culturale del fenomeno europeo ad essere resa impossibile.
EDGAR MORIN, INSEGNARE A VIVERE.

OK, il titolo è un pò altisonante. Forse risponde ad un'esigenza di marketing editoriale più che ad una scelta dell'autore. Ma nell'insieme il volumetto di poco più di 100 pagine di riflessioni su cosa debba insegnare oggi la scuola e che è intitolato "Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l'educazione" (Cortina Raffaello, 2015, 115 p, 11€), vale la pena di essere letto e meditato proprio per la promessa/pretesa utopica contenuta nel titolo. Non per trarne spunti sulle cose da insegnare, ma per meditare su come insegnare, su come imparare ad apprendere e su come mettere in dubbio e rivedere periodicamente le proprie certezze, incluse quelle professionali sull'educazione e sull'insegnamento. Il mondo cambia troppo in fretta perché la scuola possa innovare continuamente curricoli, contenuti e argomenti. Allora l'importante forse è che sappia investire sugli insegnanti e sui ragazzi e alla fine sappia aiutare gli studenti a crescere e ad affrontare le responsabilità del mondo e della vita, incluse ovviamente quelle collegate all'ingresso nel mondo del lavoro.
Confesso che non sono un seguace di Morin, e di aver letto poco di lui, pur conoscendone per sommi capi la biografia. Il volumetto riassume di sicuro idee che Morin ha disseminato in una bibliografia imponente e vasta, in larga parte disponibile anche in italiano. Quindi per i lettori "anziani" e che conoscono il pensatore forse non ci saranno in questo piccolo volume novità sorprendenti. Ma per i giovani lettori, per i giovani insegnanti, per quelli che vogliono non solo entrare in cattedra, ma "insegnare ai ragazzi", per loro risulterà una lettura assai utile oltre che molto interessante.
PS. Si tratta di un libro per teste pensanti e per persone a cui piaccia essere spiazzati e sfidati, uscendo dalla routine delle idee quotidiane.

lunedì 3 agosto 2015

GERMANIA, ITALIA E UNIONE EUROPEA. UN BEL LIBRO DI ANGELO BOLAFFI.
Ho letto in questi giorni il libro che Angelo Bolaffi ha intitolato "Cuore tedesco. Il modello Germania, l'Italia e la crisi europea", Donzelli, 2013, pp. 288. Tratta dell'intricato e affascinate rapporto tra Germania, Italia ed istituzioni europee. Senza dubbio è anche la riprova che i libri restano lo strumento conoscitivo migliore per avere una visione più complessa e meno distorta delle cose e delle relazioni. E la lettura delle mille sfumature di tedesco e di Europa che Bolaffi, buon conoscitore dell'argomento, ci propone è una specie di goduria per la mente che viene stimolata a leggere il rapporto Germania/Europa da molti punti di vista, mai banali, alcuni dei quali inediti. Il libro ci fa anche capire che se la discussione su questo tema rimarrà a livello dei soli giornali,  resterà rozza, semplificata ed infarcita di stereotipi. Resterà inficiata da nazionalismi, da punti di vista locali e da quella arroganza che spinge ad urlare i diversi punti di vista anziché a confrontarli. Ma per chi ha tempo per leggere e voglia di capire, Bolaffi racconta il punto di vista della Germania su se stessa e sull'Europa e descrive con lucidità le caratteristiche di quel capitalismo "renano" che sta mietendo risultati interessanti anche in questo periodo di crisi e che i tedeschi propongono come modello agli europei. Bolaffi argomenta di una Germania che mantiene un forte senso di colpa rispetto alla seconda guerra mondiale e alla shoah, ma che riesce anche a guardare avanti.
Spiega anche di una Germania che non sembra tentata dal desiderio di egemonizzare il continente, nè di volersi giocare rivincite di alcun tipo. Semmai Bolaffi vede una Germania che riflette sull'ipotesi di disimpegnarsi dall'Europa, perché il progetto europeo, dopo il crollo del muro di Berlino e la fine dell'impero russo è cambiato ed è diventato più complesso e difficile da gestire. Anche per un paese forte come quello tedesco.
Il libro entra anche nelle vicende dell'euro e fornisce una spiegazione interessante delle scelte monetarie tedesche ed europee. Ovviamente molte delle annotazioni di Bolaffi potranno suonare discutibili se invece di assumere un atteggiamento amichevole verso la Germania  (come fa Bolaffi) se ne assume uno ostile e prudenziale, come accade ai principali quotidiani europei che riflettono i sentimenti di molti dei loro lettori. Ma il valore ed il coraggio del libro, fuer mich, sta anche nel saper navigare contro corrente, nel combattere gli stereotipi antitedeschi e antiMerkel, portando argomenti e cercando di approfondire i problemi, anziché lanciare indiscutibili verità. Mi auguro che il libro di Bolaffi trovi molti lettori, anche perché l'Europa senza tanti lettori forti e che pensano con la loro testa non si farà. Ci scommetterei.

domenica 2 agosto 2015

GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI
Confesso di aver letto solo nei giorni scorsi il romanzo, per alcuni "culto", di Douglas Adams, "Guida galattica per autostoppisti". Devo dire che trovo alcune battute del libro esilaranti e che mi sono affezionato subito a due idee a mio avviso condivibili ma poco meditate. La prima: l'homo sapiens non è la specie vivente più sapiens del pianeta Terra. La seconda: dal punto di vista delle galassie e degli altri pianeti dell'universo, tutto quello che sta nello spazio e nel tempo e nelle altre dimensioni che non conoscismo, la Terra è un pianeta "innocuo". Anzi, secondo l'aggiornamento di Ford Prefect, "fondamentalmente innocuo". La terza riguarda Zaphod, un presidente del governo della Galassie così moderno e attuale per noi italioti. Poi ci sono anche tante altre chicche e.. di sicuro il testo merita di essere letto. Ringrazio mio figlio che ha tenuto per anni il libro di Adams in bookcrossing in bagno e ha insistito con me, sia pure con garbo, perché lo leggessi.

sabato 1 agosto 2015

CARO SAVIANO IL SUD NON PUÒ SALVARLO UN RENZI SUPERMAN MA SOLO IL CORAGGIO, IL TALENTO, LE IDEE E I SOLDI DELLE DONNE E DEGLI UOMINI DEL SUD

No, caro Roberto, la lettera da lei indirizzata al nostro amato giovane premier, comparsa su La Repubblica del 1° agosto, non è l'ultima di un romantica serie di lettere meridionali. È un testo vistosamente retro', con quel filo che strappa forse la lacrima, ma che usato come argomento retorico nel 2015 suscita, almeno in alcuni, un sentimento opposto. È una lettera con poco senso storico e, mi perdoni, senza una vera comprensione di quello che sta accadendo oggi. In Italia e nel suo stupefacente far west meridionale.
Che un Renzi superman intervenendo in tempo, subito,  con un decreto urgente da approvare in consiglio dei ministri, prima di ferragosto, non si sa con quali risorse, nè  per investirle dove, possa davvero salvare il nostro mezzogiorno, via, non lo può crede più nessuno. Temo non lo creda nemmeno lei, quando la mattina si fa la barba, da solo, in bagno, e può confrontarsi con la crudita' consapevole dei suoi veri pensieri.
Nella sua lettera poi ci sono idee che non avrei immaginato potesse far sue. Una per tutte. Ma per quale ragione ad esempio la diminuzione della natalità del mezzogiorno (che credo resti comunque superiore a quelle dalla mia Toscana) sarebbe un male in un mondo già affollato da più di 7 miliardi di individui? Fare molti figli come conigli è oggi oggetto di riflessione perfino nelle più tradizionali sedi religiose. Allora perché lei rispolvera la forza e l'indice della natalità di buonanima memoria per chiedere più risorse per il Sud? Ma che argomento è? Ha mai letto le riflessioni del politologo Sartori su questo tema? O quelle di molti scienziati che sostengono che il peso demografico potrebbe essere un problema per il pianeta e per le aree depresse nello specifico?
Quanto all'idea che il Sud abbia bisogno per tornare a crescere di forti investimenti esterni di per sé non è sbagliata, ma quando si hanno regioni amministrate come quelle meridionali, da classi dirigenti meridionali, che non riescono nemmeno a spendere una parte delle risorse che l'Europa ha destinato alle regioni meridionali, è evidente che il problema è interno alle regioni del sud più che alle risorse esterne. Hai voglia di buttar soldi, se li butti nel deserto.
Temo che anche lei abbia chiaro che il Sud lo possono salvare solo il coraggio, il talento, le idee e i soldi degli uomini e delle donne del Sud. Perchè è doloroso dirlo ma la criticità di queste regioni non sta nell'assenza dello stato (o come dice Svimez in questi giorni nell'assenza dell'Europa, o nella fine del piano Marshall, o nella crisi irreversibile dello stato assistenziale, e, perchè  no?, nella crisi dell'Onu), quanto piuttosto nella fragilità della società civile meridionale, come suggeriscono studi ormai consolidati e condivisi nell'ambito della letteratura scientifica internazionale sulle regioni e sulle aree che non riescono a crescere. E per superare questa fragilità, altro che Renzi ci vuole!
No, non credo proprio che Renzi potrà far completare al meglio la Salerno - Reggio Calabria e mantenerla in perfetta efficienza. Nè potrà far funzionare meglio lo Stato in certe Regioni piuttosto che in altre. L'idea che esce dalla sua lettera a Renzi pubblicata oggi su Repubblica ovvero che un brav'uomo solo al comando di un popolo possa cambiare le caratteristiche di quel popolo e di quei territori, sopratutto se hanno molti problemi, compreso quello di un forte livello di criminalità e forse di un modesto senso civico, rivela un pensiero ingenuo che, mi perdoni, ma non oso attribuirle.
Mi sono fatto di lei l'idea di uno scrittore che coglie e restituisce la complessità tragica della società contemporanea e dei rapporti sociali che la innervano.
Una lettera come quella inviata a Renzi ha invece un pò il sapore di un letterina inviata a Babbo Natale. La si può scrivere e spedire, certo. Ma quando a scriverla è l'autore di "Gomorra", c'è qualcosa che stride. Qualcosa che non torna. Almeno per me. Cordialmente, Roberto.