Laudato si', l'enciclica ecologista e sociale di Papa Francesco.
Una conferenza di alto livello del prof. don Federico Giuntoli sull'enciclica di Papa Francesco "Laudato si'" oggi alla Biblioteca Gronchi. Si tratta della prima enciclica che affronta le tematiche dell'ecologia in maniera completa, con la forza e la chiarezza tipiche del pensiero di Papa Francesco. L'uomo, per Francesco, è il custode della Terra e dei suoi beni, non il padrone. Per questo ha una grande responsabilità rispetto al modo in cui i beni comuni vengono utilizzati e consumati. L'enciclica non nega il ruolo del progresso scientifico, ma sottolinea il ruolo negativo della tecnocrazia e sottolinea i limiti e i rischi di uno sviluppo che non tiene conto del carattere finito delle risorse naturali. Per quasi due ore il prof. Giuntoli ha illustrato i punti di forza e gli elementi originali del messaggio di Francesco, che lo stesso pontefice ha ripreso pochi giorni fa negli Stati Uniti davanti al Congresso e all'Onu. La Terra non è nella disponibilità dei potenti e dei ricchi, ma chi governa deve tener conto dei diritti di tutta l'umanità, inclusa la massa dei poveri che abita il pianeta. Attorno a questi temi forti dell'enciclica, si è sviluppato in biblioteca un dibattito vivace che ha coinvolto diversi presenti. Un bel pomeriggio di riflessione.
sabato 3 ottobre 2015
"Babel" ovvero quando le citazioni ammazzano il pensiero del lettore.
Se dall'ultimo componimento in prosa di Mauro e Bauman, intitolato "Babel", stampato da Laterza, si togliessero tutte le citazioni più o meno colte di autori più o meno alla moda e si togliessero anche le frasi che le congiungono, il libretto residuo si aggirerebbe sulla quarantina di pagine, scarse, scritte e stampate per ipovedenti, il cui contenuto sarebbe sintetizzabile in poche frasi, tra cui il mondo è un casino liquido quasi incomprensibile e immodificabile, la colpa è del capitalismo e del pensiero servile neoliberista che lo leggittima, ma a noi tutto questo ci fa un baffo. Così tra un'esagerazione e l'altra, tra il dissolvimento dei legami sociali e il Mercato delle Identità llimitate (con le Maiuscole al posto giusto), noi mortali fluttuiamo, in mezzo a tanti fluttuanti. Naturalmente chi cerchi in questo "Babel" un filo di Arianna per capirci qualcosa o comunque sopravvivere nel labirinto o semplicemente galleggiare, beh ha sbagliato libro. Per questo a me la lettura di Babel, ha irritato, ma non per le cose che dice e per le tesi a volte strappalacrime, a volte scontate, a volte troppo complicate per il mio modesto cervello. No, soprattutto per l'incontinenza citatoria del componimento e per il fatto che non si possono scrivere e stampare libri che non dicano quasi niente di originale, anche rispetto alle tesi già presentalote dai medesimi autori (incluso l'autore prevalente che è Bauman). Ok, repetita iuvat, ma non si possono friggere e rifriggere le stesse cose, senza un pensierino per gli alberi ingiustamente sradicati e ridotti in poltiglia per farne carta da libri. Verrebbe da chiedere all'Europa l'emanazione di una direttiva che obblighi gli editori ad accompagnare ciascun libro da un "bugiardino" con almeno queste voci e coi rispettivi valori: idee tratte da autori morti: es. 90%; idee prese da altri autori viventi: 5%, rifritture di idee dello stesso autore del libro: 4,5; idee di provenienza sconosciuta: 0,4%, Originalità: tracce non quantificabili. Controindicazioni: produce irritazione a chi conosca gli autori stracitati. Suggerimenti: leggere lontano dai pasti. E purtroppo non è nemmeno stampato su carta riciclata. Domanda: ma se non vale la pena di leggerlo, perché recensirlo? Per lasciare una traccia insignificante sul fatto che i lettori non sono proprio fessi?
Se dall'ultimo componimento in prosa di Mauro e Bauman, intitolato "Babel", stampato da Laterza, si togliessero tutte le citazioni più o meno colte di autori più o meno alla moda e si togliessero anche le frasi che le congiungono, il libretto residuo si aggirerebbe sulla quarantina di pagine, scarse, scritte e stampate per ipovedenti, il cui contenuto sarebbe sintetizzabile in poche frasi, tra cui il mondo è un casino liquido quasi incomprensibile e immodificabile, la colpa è del capitalismo e del pensiero servile neoliberista che lo leggittima, ma a noi tutto questo ci fa un baffo. Così tra un'esagerazione e l'altra, tra il dissolvimento dei legami sociali e il Mercato delle Identità llimitate (con le Maiuscole al posto giusto), noi mortali fluttuiamo, in mezzo a tanti fluttuanti. Naturalmente chi cerchi in questo "Babel" un filo di Arianna per capirci qualcosa o comunque sopravvivere nel labirinto o semplicemente galleggiare, beh ha sbagliato libro. Per questo a me la lettura di Babel, ha irritato, ma non per le cose che dice e per le tesi a volte strappalacrime, a volte scontate, a volte troppo complicate per il mio modesto cervello. No, soprattutto per l'incontinenza citatoria del componimento e per il fatto che non si possono scrivere e stampare libri che non dicano quasi niente di originale, anche rispetto alle tesi già presentalote dai medesimi autori (incluso l'autore prevalente che è Bauman). Ok, repetita iuvat, ma non si possono friggere e rifriggere le stesse cose, senza un pensierino per gli alberi ingiustamente sradicati e ridotti in poltiglia per farne carta da libri. Verrebbe da chiedere all'Europa l'emanazione di una direttiva che obblighi gli editori ad accompagnare ciascun libro da un "bugiardino" con almeno queste voci e coi rispettivi valori: idee tratte da autori morti: es. 90%; idee prese da altri autori viventi: 5%, rifritture di idee dello stesso autore del libro: 4,5; idee di provenienza sconosciuta: 0,4%, Originalità: tracce non quantificabili. Controindicazioni: produce irritazione a chi conosca gli autori stracitati. Suggerimenti: leggere lontano dai pasti. E purtroppo non è nemmeno stampato su carta riciclata. Domanda: ma se non vale la pena di leggerlo, perché recensirlo? Per lasciare una traccia insignificante sul fatto che i lettori non sono proprio fessi?
venerdì 2 ottobre 2015
Mr. Corbyn, I suppose
Ma i laburisti inglesi, che di solito costituiscono una sinistra molto conservatrice e pragmatica nell'ambito delle sinistre europee, si sono bevuti il cervello per eleggere Mr. Corbyn come loro leader? Solo i posteri potranno rispondere con cognizione di causa a questa domanda. Noi possiamo fare solo ipotesi e congetture. La mia è che
la grande difficoltà in cui si trovano le persone di sinistra a leggere il mondo impedisca loro, ci impedisca di capire e di dire con chiarezza dove vogliamo andare e come vogliamo andarci. Ma una visione radicale della realtà, mi pare ci ponga fuori dalla realtà.
Ma i laburisti inglesi, che di solito costituiscono una sinistra molto conservatrice e pragmatica nell'ambito delle sinistre europee, si sono bevuti il cervello per eleggere Mr. Corbyn come loro leader? Solo i posteri potranno rispondere con cognizione di causa a questa domanda. Noi possiamo fare solo ipotesi e congetture. La mia è che
la grande difficoltà in cui si trovano le persone di sinistra a leggere il mondo impedisca loro, ci impedisca di capire e di dire con chiarezza dove vogliamo andare e come vogliamo andarci. Ma una visione radicale della realtà, mi pare ci ponga fuori dalla realtà.
lunedì 7 settembre 2015
Ministro Franceschini faccia qualcosa per il Museo nazionale di San Matteo di Pisa.
Ieri, approfittando dell'apertura domenicale gratuita, dopo una quindicina di anni, sono tornato al Museo Nazionale di San Matteo di Pisa. Ci avevo portato i miei figli poco più che bambini. Loro, a quel tempo, si erano un pò annoiati. Lo avevano trovato freddo e complicato. Io pure. Non sono un esperto d'arte. Nè medievale, nè rinascimentale, anche se mi sono occupato in piccolo comune anche di piccoli musei e di spazi espositivi. Così ci sono tornato per vedere se era cambiato qualcosa. Da allora. Mentre mi complimento sinceramente con Lei della bella trovata delle aperture gratuite ogni prima domenica del mese, mi permetto di suggerirle alcune piccole cose da fare al San Matteo. La prima. Chiuda pure il Museo di San Matteo il lunedi mattina, ma lo faccia aprire la domenica pomeriggio. Un museo d'arte chiuso la domenica pomeriggio è un modo scientifico per scoraggiare i visitatori. Nel museo poi non si vende un gadget. Nemmeno la torre di Pisa di cui pure il museo conserva la raffigurazione originale (1437) credo più antica. È il secondo modo scientifico per non fare business sui musei. Perché tanto masochismo? Terzo. Molti spazi sono male illuminati. Molto male illuminati. Con poco credo si potrebbe fare molto meglio. Possibile che non ci siano due spiccioli per un intervento modesto? Quarto. Il museo contiene alcune chicche. Dalle statue lignee a quelle di marmo. Ci sono alcune croci dipinte e alcuni polittici straordinari, tra cui quello di Simone Martini, proveniente se non erro dalla Chiesa di Santa Caterina. Credo che attorno a queste chicche si potrebbe fare un bel can can promozionale. Perché non provarci? Quinto. Perfino il chiostro è meraviglioso, con alcune pietre tombali suggestive lasciate però oggi senza alcuna indicazione ed informazione. Idem con le statue e altre parti lapidee ricoverate nella chiesa. Del Museo si può fare un percorso di almeno tre se non quattro ore intense, ricche, formative, emozionanti. Sesto. Va creata una collaborazione con almeno un centinaio di insegnanti, dalle elementari alle superiori, che tutti gli anni dovrebbero far visitare una parte del museo alle loro scolaresche. Settimo. I numeri. San Matteo registra 7/8.000 visitatori all'anno. Pochissimi. Anzi quasi niente. In confronto ai tre milioni di persone che transitano dalla Piazza dei Miracoli e dalla Torre. Certo nessuno può pensare di portarne qui nemmeno un decimo di quelli attraversano correndo la Piazza. Ma intercettarne solo lo 0,3% scarso è davvero troppo poco. Un record negativo. Ottavo. Ho apprezzato moltissimo la nomina dei nuovi direttori dei musei, anche quelli stranieri. Non so cosa pensa di fare per San Matteo. Sono convinto che se venisse dato in gestione ad un soggetto privato, e meglio ancora ad una cooperativa culturale, lasciando gli incassi al soggetto gestore, nel giro di due o tre anni il museo riuscirebbe a fare 50 se non 60.000 visitatori e con un biglietto a 5/6 € ripagare una parte importante dei costi del personale e delle spese di manutenzione e di investimento. Se poi attorno al San Matteo si costituisse una rete di sostenitori privati, questo Museo potrebbe trasformarsi in un gioellino. Ma c'è bisogno di maggior dinamismo e di una forte autonomia operativa. Questa regola vale anche per le piccole e medie strutture. In fondo la forza di questo Paese è sempre stata nelle piccole imprese. Credo che i musei non facciano eccezione e che bisognerebbe cominciare ad affidarli a piccole o medie imprese culturali, garantendo loro la massima autonomia ed un sistema che ne premi il successo. Lei mi pare un Ministro moderno e coraggioso. Ci rifletta.
Ieri, approfittando dell'apertura domenicale gratuita, dopo una quindicina di anni, sono tornato al Museo Nazionale di San Matteo di Pisa. Ci avevo portato i miei figli poco più che bambini. Loro, a quel tempo, si erano un pò annoiati. Lo avevano trovato freddo e complicato. Io pure. Non sono un esperto d'arte. Nè medievale, nè rinascimentale, anche se mi sono occupato in piccolo comune anche di piccoli musei e di spazi espositivi. Così ci sono tornato per vedere se era cambiato qualcosa. Da allora. Mentre mi complimento sinceramente con Lei della bella trovata delle aperture gratuite ogni prima domenica del mese, mi permetto di suggerirle alcune piccole cose da fare al San Matteo. La prima. Chiuda pure il Museo di San Matteo il lunedi mattina, ma lo faccia aprire la domenica pomeriggio. Un museo d'arte chiuso la domenica pomeriggio è un modo scientifico per scoraggiare i visitatori. Nel museo poi non si vende un gadget. Nemmeno la torre di Pisa di cui pure il museo conserva la raffigurazione originale (1437) credo più antica. È il secondo modo scientifico per non fare business sui musei. Perché tanto masochismo? Terzo. Molti spazi sono male illuminati. Molto male illuminati. Con poco credo si potrebbe fare molto meglio. Possibile che non ci siano due spiccioli per un intervento modesto? Quarto. Il museo contiene alcune chicche. Dalle statue lignee a quelle di marmo. Ci sono alcune croci dipinte e alcuni polittici straordinari, tra cui quello di Simone Martini, proveniente se non erro dalla Chiesa di Santa Caterina. Credo che attorno a queste chicche si potrebbe fare un bel can can promozionale. Perché non provarci? Quinto. Perfino il chiostro è meraviglioso, con alcune pietre tombali suggestive lasciate però oggi senza alcuna indicazione ed informazione. Idem con le statue e altre parti lapidee ricoverate nella chiesa. Del Museo si può fare un percorso di almeno tre se non quattro ore intense, ricche, formative, emozionanti. Sesto. Va creata una collaborazione con almeno un centinaio di insegnanti, dalle elementari alle superiori, che tutti gli anni dovrebbero far visitare una parte del museo alle loro scolaresche. Settimo. I numeri. San Matteo registra 7/8.000 visitatori all'anno. Pochissimi. Anzi quasi niente. In confronto ai tre milioni di persone che transitano dalla Piazza dei Miracoli e dalla Torre. Certo nessuno può pensare di portarne qui nemmeno un decimo di quelli attraversano correndo la Piazza. Ma intercettarne solo lo 0,3% scarso è davvero troppo poco. Un record negativo. Ottavo. Ho apprezzato moltissimo la nomina dei nuovi direttori dei musei, anche quelli stranieri. Non so cosa pensa di fare per San Matteo. Sono convinto che se venisse dato in gestione ad un soggetto privato, e meglio ancora ad una cooperativa culturale, lasciando gli incassi al soggetto gestore, nel giro di due o tre anni il museo riuscirebbe a fare 50 se non 60.000 visitatori e con un biglietto a 5/6 € ripagare una parte importante dei costi del personale e delle spese di manutenzione e di investimento. Se poi attorno al San Matteo si costituisse una rete di sostenitori privati, questo Museo potrebbe trasformarsi in un gioellino. Ma c'è bisogno di maggior dinamismo e di una forte autonomia operativa. Questa regola vale anche per le piccole e medie strutture. In fondo la forza di questo Paese è sempre stata nelle piccole imprese. Credo che i musei non facciano eccezione e che bisognerebbe cominciare ad affidarli a piccole o medie imprese culturali, garantendo loro la massima autonomia ed un sistema che ne premi il successo. Lei mi pare un Ministro moderno e coraggioso. Ci rifletta.
sabato 5 settembre 2015
Un Nobel anche alla Merkel
Anche Angela Merkel è un politico. Però sembra appartenere a quel genere di politici di cui abbiamo estremo bisogno. I politici credibili. Affidabili. Io la vedrei bene leader di un governo europeo che fosse un vero governo e non solo una commissione in balia di parlamenti e governi nazionali. Magari potrebbe assumere la carica dopo che avrà terminato il suo mandato di cancelliere ed aver contribuito a modificare l'architettura istituzionale europea. Sono convinto anche che la Merkel accetterebbe perfino la diarchia con un francese, sul modello del doppio console di romana memoria. Perché no? Nel frattempo per il suo impegno europeista e per la sua sobrietà luterana, per la sua razionalità scientifica, per il suo impegno umanitario, dalla crisi ucraina alle porte aperte per i profughi asiatici e africani, dovremmo proporla per il Nobel per la Pace. Si, credo proprio che l'Accademia di Svezia dovrebbe farci un pensierino.
Anche Angela Merkel è un politico. Però sembra appartenere a quel genere di politici di cui abbiamo estremo bisogno. I politici credibili. Affidabili. Io la vedrei bene leader di un governo europeo che fosse un vero governo e non solo una commissione in balia di parlamenti e governi nazionali. Magari potrebbe assumere la carica dopo che avrà terminato il suo mandato di cancelliere ed aver contribuito a modificare l'architettura istituzionale europea. Sono convinto anche che la Merkel accetterebbe perfino la diarchia con un francese, sul modello del doppio console di romana memoria. Perché no? Nel frattempo per il suo impegno europeista e per la sua sobrietà luterana, per la sua razionalità scientifica, per il suo impegno umanitario, dalla crisi ucraina alle porte aperte per i profughi asiatici e africani, dovremmo proporla per il Nobel per la Pace. Si, credo proprio che l'Accademia di Svezia dovrebbe farci un pensierino.
mercoledì 2 settembre 2015
God save Angela
Confinati a giocare nel secchiello del nostro paese, molti di noi forse fanno finta di non sapere che migliaia, forse centinaia di migliaia di migranti disperati vorrebbero raggiungere in Europa due paesi in questo momento governati da due politici che i miei amici di sinistra definiscono conservatori. Gran Bretagna e Germania. Ma mentre Cameron, il britannico, se potesse allagherebbe il viadotto sotto la Manica, è disposto a dare soldi al franco socialista Hollande perché si tenga lui un pò di disperati e spera che il prossimo referendum lo costringa ad uscire dalla Comunità Europea, la Grande Angela Merkel, il mio presidente del consiglio preferito, si è detta disposta ad accogliere tutti i profughi che in questi mesi guardano alla Germania, si proprio alla Germania dominata dal terribile Schauble, come loro Terra Promessa. Per questa nuova ondata di dannati della terra, l'Italia è solo una fasulla terra di transito. Non un luogo di speranza. Uno schiaffo per noi, anche se naturalmente viviamo questo sputazzo come una specie di benedizione della Provvidenza. Ma vedere e sentire migliaia di profughi inneggiare alla Germania e sentire la Merkel disposta a cambiare la loro costituzione per accogliere tutti i richiedenti asilo mi procura un'emozione forte e mi fa pensare con infinita tristezza alla furbastra nullità di tanti nostri politicanti incapaci di reggere una sfida di questa portata. Non so se la coraggiosa figlia di un pastore protestante reggerà la prova, ma da ateo spero proprio che la Provvidenza le dia una mano e a molti di noi apra gli occhi (ma quest'ultima cosa non credo sia nelle possibilità nemmeno della Provvidenza).
Confinati a giocare nel secchiello del nostro paese, molti di noi forse fanno finta di non sapere che migliaia, forse centinaia di migliaia di migranti disperati vorrebbero raggiungere in Europa due paesi in questo momento governati da due politici che i miei amici di sinistra definiscono conservatori. Gran Bretagna e Germania. Ma mentre Cameron, il britannico, se potesse allagherebbe il viadotto sotto la Manica, è disposto a dare soldi al franco socialista Hollande perché si tenga lui un pò di disperati e spera che il prossimo referendum lo costringa ad uscire dalla Comunità Europea, la Grande Angela Merkel, il mio presidente del consiglio preferito, si è detta disposta ad accogliere tutti i profughi che in questi mesi guardano alla Germania, si proprio alla Germania dominata dal terribile Schauble, come loro Terra Promessa. Per questa nuova ondata di dannati della terra, l'Italia è solo una fasulla terra di transito. Non un luogo di speranza. Uno schiaffo per noi, anche se naturalmente viviamo questo sputazzo come una specie di benedizione della Provvidenza. Ma vedere e sentire migliaia di profughi inneggiare alla Germania e sentire la Merkel disposta a cambiare la loro costituzione per accogliere tutti i richiedenti asilo mi procura un'emozione forte e mi fa pensare con infinita tristezza alla furbastra nullità di tanti nostri politicanti incapaci di reggere una sfida di questa portata. Non so se la coraggiosa figlia di un pastore protestante reggerà la prova, ma da ateo spero proprio che la Provvidenza le dia una mano e a molti di noi apra gli occhi (ma quest'ultima cosa non credo sia nelle possibilità nemmeno della Provvidenza).
Le dinamiche del capitalismo
Come aveva brillantemente intuito a metà del XIX secolo Carl Marx e come hanno ampiamente dimostrato gli studi storici di Fernand Braudel sul sistema-mondo (e di tanti dei suoi epigoni, tra cui vanno annoverati, almeno a mio avviso, anche Wallerstein e Piķetty), il capitalismo è per sua natura un modo per far soldi molto molto instabile e continuamente cangiante. Ma anche dannatamente efficace e capace di adattarsi a quasi tutti i climi geografici e politici che conosciamo. Squilibri, speculazioni, crisi, cambiamenti, rapide fortune, crack inaspettati e violenti, cadute rovinose, cinismo, affarismo, furberie, corruzione, sono solo alcune delle sue molteplici facce, che Stati e altre istituzioni tentano di controllare e di gestire in qualche modo per trarne, a loro volta, il maggior vantaggio possibile. Soldi, imprese, banche e collettività nazionali, Stati piccoli e grandi, sono tutti coivolti in un sistema pazzesco e per certi aspetti infernale che però è in grado però di produrre ricchezza e di distribuirla per quanto in maniera diseguale. Le forze e i protagonisti del capitalismo hanno una grande capacità di adattamento. Non a caso sono stati in grado di acclimatarsi sotto quasi tutti i regimi, da quelli liberal democratici, a quelli totalitari, dalle dittature nazifasciste alle società criminali, dalle società militarizzare, fino alla Russia post-comunista e alla Cina comunista. Quest'ultima, la Cina, sembra essere diventata l'ultima preda di un capitalismo. Qui gli agenti attivi del capitale (banche, imprenditori e affaristi vari) si sono sentiti così audaci da sfidare tutte le logiche e da tentare di prosperare perfino in una società che continua a dirsi comunista e nelle cui scuole si contuano ad insegnare, presumo abbastanza seriamente, le idee di Marx, Lenin e Mao Tse Tung. Marx comunque sarebbe l'ultimo a meravigliarsi di questa dinamica del capitalismo e della sua capacità di diffondersi anche in una Cina, un paese che fino ad una trentina di anni fa era sostanzialmente fuori dal mercato mondiale e che in una decina di anni si è trasformato in un pilastro fondamentale del commercio e della produzione a livello mondiale. Oggi il capitalismo, ovvero una circolazione ormai planetaria di capitali, pagamenti, merci e uomini, con relativamente pochi vincoli e rischi, rispetto ai secoli passati, è la caratteristica fondante del sistema mondo in cui ci troviamo a vivere. Cina inclusa. E inclusi perfino paesi ufficialmente contrari al capitalismo per motivi religiosi, anch'essi catturati dalle logiche, per loro sataniche, del mercantilismo, ed a cui per motivi ideologici viene dato (da questi paesi a totalitarismo religioso) un volto occidentale. Ma è il capitalismo cinese e più in generale quello asiatico a presentare oggi una delle facce più aggressive e dinamiche oltre che di maggiore dimensione per capitali impegnati, progetti e territori coivolti. E con tutti i suoi terribili limiti e gli enormi difetti, il capitalismo, come sistema per produrre ricchezza, non pare avere rivali. È un pò come la democrazia. Non è perfetto, ma è il meno peggio di quanto gli uomini si siano inventati finora per migliorare le condizioni della loro vita materiale. Non segna nè il fine, nè la fine della storia. Ma ha segnato le dinamiche della storia in maniera via via sempre più pervasiva negli ultimi 4 secoli, in abbinata con uno sviluppo tecnologico senza precedenti. Non so se come profetizzano Krugman e altri economisti catastrofisti il capitalismo ci regalerà cento anni di stagnazione e forse di regressione economica. Non vivrò così a lungo per osannare Krugman se le sue previsioni si riveleranno esatte o per prenderlo in giro se avrà sbagliato. So però che il capitalismo farà di tutto per dargli torto. E fino ad ora, nonostante i suoi terribili limiti, ha avuto la meglio su uno stuolo di formidabili critici e... gufi.
Come aveva brillantemente intuito a metà del XIX secolo Carl Marx e come hanno ampiamente dimostrato gli studi storici di Fernand Braudel sul sistema-mondo (e di tanti dei suoi epigoni, tra cui vanno annoverati, almeno a mio avviso, anche Wallerstein e Piķetty), il capitalismo è per sua natura un modo per far soldi molto molto instabile e continuamente cangiante. Ma anche dannatamente efficace e capace di adattarsi a quasi tutti i climi geografici e politici che conosciamo. Squilibri, speculazioni, crisi, cambiamenti, rapide fortune, crack inaspettati e violenti, cadute rovinose, cinismo, affarismo, furberie, corruzione, sono solo alcune delle sue molteplici facce, che Stati e altre istituzioni tentano di controllare e di gestire in qualche modo per trarne, a loro volta, il maggior vantaggio possibile. Soldi, imprese, banche e collettività nazionali, Stati piccoli e grandi, sono tutti coivolti in un sistema pazzesco e per certi aspetti infernale che però è in grado però di produrre ricchezza e di distribuirla per quanto in maniera diseguale. Le forze e i protagonisti del capitalismo hanno una grande capacità di adattamento. Non a caso sono stati in grado di acclimatarsi sotto quasi tutti i regimi, da quelli liberal democratici, a quelli totalitari, dalle dittature nazifasciste alle società criminali, dalle società militarizzare, fino alla Russia post-comunista e alla Cina comunista. Quest'ultima, la Cina, sembra essere diventata l'ultima preda di un capitalismo. Qui gli agenti attivi del capitale (banche, imprenditori e affaristi vari) si sono sentiti così audaci da sfidare tutte le logiche e da tentare di prosperare perfino in una società che continua a dirsi comunista e nelle cui scuole si contuano ad insegnare, presumo abbastanza seriamente, le idee di Marx, Lenin e Mao Tse Tung. Marx comunque sarebbe l'ultimo a meravigliarsi di questa dinamica del capitalismo e della sua capacità di diffondersi anche in una Cina, un paese che fino ad una trentina di anni fa era sostanzialmente fuori dal mercato mondiale e che in una decina di anni si è trasformato in un pilastro fondamentale del commercio e della produzione a livello mondiale. Oggi il capitalismo, ovvero una circolazione ormai planetaria di capitali, pagamenti, merci e uomini, con relativamente pochi vincoli e rischi, rispetto ai secoli passati, è la caratteristica fondante del sistema mondo in cui ci troviamo a vivere. Cina inclusa. E inclusi perfino paesi ufficialmente contrari al capitalismo per motivi religiosi, anch'essi catturati dalle logiche, per loro sataniche, del mercantilismo, ed a cui per motivi ideologici viene dato (da questi paesi a totalitarismo religioso) un volto occidentale. Ma è il capitalismo cinese e più in generale quello asiatico a presentare oggi una delle facce più aggressive e dinamiche oltre che di maggiore dimensione per capitali impegnati, progetti e territori coivolti. E con tutti i suoi terribili limiti e gli enormi difetti, il capitalismo, come sistema per produrre ricchezza, non pare avere rivali. È un pò come la democrazia. Non è perfetto, ma è il meno peggio di quanto gli uomini si siano inventati finora per migliorare le condizioni della loro vita materiale. Non segna nè il fine, nè la fine della storia. Ma ha segnato le dinamiche della storia in maniera via via sempre più pervasiva negli ultimi 4 secoli, in abbinata con uno sviluppo tecnologico senza precedenti. Non so se come profetizzano Krugman e altri economisti catastrofisti il capitalismo ci regalerà cento anni di stagnazione e forse di regressione economica. Non vivrò così a lungo per osannare Krugman se le sue previsioni si riveleranno esatte o per prenderlo in giro se avrà sbagliato. So però che il capitalismo farà di tutto per dargli torto. E fino ad ora, nonostante i suoi terribili limiti, ha avuto la meglio su uno stuolo di formidabili critici e... gufi.
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