martedì 6 dicembre 2016

Sono arrivati all'Università di Dakar in Senegal libri di grammatica, filologia, letteratura (narrativa e teatro), arte e storia italiana per gli studenti senegalesi del corso di italianistica attivato presso l'Università.

La raccolta di libri che aveva base presso la Biblioteca Gronchi di Pontedera è stata organizzata e sostenuta a cura delle biblioteche della Rete Bibliolandia. 

E' stata Bibliolandia a gestire il progetto e a dialogare con l'Associazione Senegal Solidarietà che ha poi organizzato il trasporto dei libri in Senegal. In questi giorni, come si vede nella foto, i libri sono giunti a destinazione. 
Grazie ai bibliotecari della Rete, un centinaio di studenti senegalesi studieranno la lingua e la cultura italiana sui libri donati e raccolti dalle biblioteche e soprattutto dai cittadini della Provincia di Pisa.


lunedì 5 dicembre 2016

Il SI al referendum è stato sconfitto, ma...
Il risultato referendario pur con le sue caratteristiche è molto buono per chi vuole cambiare in meglio il paese e non solo coalizzarsi per stare fermo.
Ottenere un consenso vero del 40% di elettori, in una situazione come questa, con tutte le forze politiche del paese, tranne la parte maggioritaria del pd, schierate per il NO non era affatto scontato. Tra l'altro Renzi ha di fatto subito una scissione sostanziale se non formale di una parte del suo partito e delle forze amiche che fiancheggiavano il suo partito.
Insomma una situazione complessa in cui le forze del cambiamento si sono rivelate minoritarie a livello popolare, ma di una minoranza compatta e tutto sommato ben radicata e di ampie proporzioni che, ad essere sincero se resterà del 40% dopo il conteggio dei voti veri, non mi aspettavo.
Del resto è noto che l'italia non l'hanno fatta i plebisciti voluti da Cavour ma un migliaio di garibaldini disubbidienti che hanno rischiato la pelle e combattuto contro i borboni, creando una situazione politica e militare nuova e favorevole alla nascita del nuovo stato nazionale italiano. Stesso ragionamento con la resistenza tra il 43 e il 45. Sono state minoranze coraggiose a salire sui monti e a dare battaglia.
Ma tornando al referendum ovviamente la bufala dei poteri forti si è rivelata per quella che è, vale a dire una sciocchezza. Perché dei poteri forti che perdono cosi non sono evidentemente poteri forti. E chi sosteneva questa tesi sarà contento di vedere i poteri forti sconfitti, ma non perché la sua analisi fosse corretta. Semplicemente perché è più facile mettere d'accordo tante persone per un NO a qualcosa o a qualcuno, che metterne d'accordo tante su qualche progetto comune e su qualcuno.
L'individualismo nazionale trova più facile ostacolare qualcuno o qualcosa piuttosto che definire e sostenere una soluzione innovativa comune. Mi sembra questa la spiegazione migliore di quanto successo.  Gli italiani mostrano un forte conservatorismo.  Questo caratterizza stabilmente le maggioranze politiche di questo paese, che non a caso, in 70 anni di repubblica, non ha mai visto governare la sinistra se non in coalizioni in cui il baricentro però stava rigorosamente al centro quando non a destra.
Da qui, cioè da un trend di lungo periodo, ripartirà la vita politica italiana. Che i poteri forti ce la mandino buona!

domenica 4 dicembre 2016

Biblioteca Gronchi in Fiera
Conclusa alle ore 20 la fiera del Bambino Naturale in biblioteca articolara in due giornate.
Quando gli organizzatori ci hanno chiesto questa estate se concordavamo con la loro idea di localizzare proprio dentro la biblioteca, sia pure in un sabato ed in una domenica, l'evento, un pò mi sono preoccupato. Ma siccome il nostro obiettivo è allargare al massimo la platea dei lettori ed in particolare dei lettori più piccoli, dopo averci riflettutto bene abbiamo fatto nostra l'idea e sperato che tutto funzionasse al meglio, anzi che in biblioteca arrivasse il maggior numero possibile di persone.
E questo più o meno è successo.
Molti eventi, anche se non partecipatissimi, molto il pubblico, anche se non da stadio come, a dire il vero, un pò mi sarei aspettato.
Alta la qualità delle cose proposte. Come era previsto.
Bravissimi gli organizzatori. A cominciare da Marina Sarchi e Valentina Filidei.
Sui 1500 i passaggi unici nei due giorni, se i varchi elettronici non ci hanno ingannato.

sabato 3 dicembre 2016

Alluvione Pontedera - libro Quirici e Filidei

Il libro di Quirici e Filidei sull'alluvione del '66 a Pontedera

Ok, il volume è pensato come una strenna natalizia. Il mestiere del resto non è acqua. Ma a parte questo, la piccola enciclopedia portatile che Michele Quirici e Valentina Filidei hanno confezionato per aiutarci a ricordare e a capire cosa è stata l'alluvione del '66 a Pontedera, mette insieme e cerca di governare una mole impressionante di temi e documenti, sfruttando al meglio l'apparato fotografico.
Recensire un testo così è dunque un'impresa al limite dell'impossibile e quindi mi limiterò a sottolineare le cose che mi hanno più colpito e che per me hanno un valore assoluto, perché ci fanno fare un salto nella conoscenza dell'esondazione dell'Era dopo la rottura dell'argine davanti alla "Montagnola".
E la prima ricchezza che il libro ci regala è l'enorme mole di foto di cui un trenta per cento e forse più è inedita. Le foto parlano e non annoiano. Danno il senso della catastrofe naturale che l'alluvione ha rappresentato. Da bibliotecario sono rimasto colpito dalle immagini dei libri della Biblioteca comunale finiti, come accadde a Firenze con quelli della Nazionale, sott'acqua e nella mota. La Biblioteca comunale di Pontedera, allora ubicata in via Pellico, perse opere importanti tra cui la storica Enciclopedia Treccani (che sarebbe stata poi ricomprata grazie ad un finanziamento del Senato, ottenuto, mi raccontava il prof. De Martini, per l'interessamento del senatore Giovanni Gronchi, ex presidente della Repubblica, pontederese).
Ma delle foto pubblicate nel volume, quelle dedicate alla biblioteca sono solo  un piccolio numero. In realtà le più importanti e significative raccontano i molti luoghi della città invasi e devastati dall'acqua sporca ed in particolare: le botteghe e le imprese di Pontedera, i luoghi del commercio e del lavoro, la fabbrica Piaggio (che per quanto allora attraversasse una crisi di ridefinizione produttiva era un colosso da circa 5000 addetti più l'indotto, allora molto robusto), l'ospedale Lotti. E poi ancora lo scolmatore, le scuole, i villaggi, ecc. ecc. E un'infinita varietà di altri edifici, attività e luoghi che sarebbe troppo lungo riassumere. Il libro va letto.
La seconda è il recupero di alcune testimonianze tra cui quelle di: Luigi Bruni, Giacomo Maccheroni, Mons. Vasco Bertelli. Opera meritoria è rimettere insieme tutte queste ed altre voci e ridare loro fiato attorno ad un episodio destinato a rimanere memorabile.
Ancora. Il testo contiene una riflessione sullo stato della sicurezza idraulica di Pontedera tra ieri e oggi, affidato alla geologa, già collaboratrice di Luigi Bruni, Francesca Franchi. Testo su cui però non ho nè competenza né presunzione per entrare.
Accanto alle foto si trova una ricca rassegna stampa di ritagli di quotidiani dell'epoca, con prevalenza di articoli della Nazione e del Telegrafo (oggi Tirreno).
Il volume racconta infine la storia dei soccorsi e poi dell'impegno per la rinascita della città. Il rimboccarsi le maniche di tanti cittadini. Il ruolo degli uomini delle istituzioni pubbliche. Tutto un gran darsi da fare per far ripartire i servizi pubblici, i negozi, i laboratori artigiani, le piccole fabbriche e alla fine ricominciare a produrre "vespe" e "ciclomotori" alla Piaggio.
Il libro racconta di come i pontederesi spazzarono via la mota dalle case, dai negozi e della fabbriche, si rialzarono in piedi e costruirono una città ancora più bella e dinamica di quella precedente all'alluvione.
Vale la pena di leggerlo e di tenerlo a portata di mano, anche se ha un taglio inevitabilmente celebrativo e un sapore un tantinello istituzionale. Di sicuro vale le pena di farlo leggere ai figli e ai nipoti. Di sfogliarlo insieme a loro. Di arricchirlo con memorie personali e ampliando le didascalie, almeno per coloro che sono in grado di farlo.  Di raccontare e ricordare, soprattutto nei momenti di crisi come questa che stiamo attraversando, cosa siano le tragedie vere e come gli uomini abbiano grandi risorse per uscirne fuori.
Anche dalle più difficili e dolorose infatti si può alla fine sortire meglio e più forti di come ci si è entrati.
Ma serve coraggio, voglia di fare, disponibilità a collaborare con gli altri, generosità e capacità di rimboccarsi le maniche, senza perdersi in chiacchiere.
L'alluvione del '66 di Pontedera ha insegnato a chi ha voluto capire tutto questo (e molto altro ancora). Il prezioso volume messo insieme e pubblicato da Michele Quirici e Valentina Filidei ce lo ricorda e fissa questa storia e questi insegnamenti sulla carta a beneficio dei posteri. Che il pubblico dei lettori gliene renda merito!


PRIMA GIORNATA DELLA FIERA DEL BAMBINO NATURALE

Una biblioteca così sarebbe semplicemente strepitosa.

Circa 1300 presenze oggi alla Fiera del Bambino Naturale dentro la biblioteca Gronchi di Pontedera. Compresi un centinaio di giovani universitari (vedi foto su due livelli) che hanno mantenuto un perfetto assetto da studio e hanno continuato a sottolineare i loro libri asserragliati al primo piano. E quasi 300 prestiti e oltre 200 restituzioni di gente che andava e veniva. Il segno che la nostra è una biblioteca proprio di tutti e per tutti.
Certo se la biblioteca fosse sempre così sarebbe una incredibile meraviglia. Perchè va detto che oggi il clima era da fiaba. Qualcuno mi ha detto perfino un po' surreale. Un po' per i tanti bambini, un po' per i tanti genitori e un po' per alcuni nonni davvero strepitosi. Ma un po' anche per gli spazi che sembravano essere stati progettati per sapersi adattare ad accogliere perfino eventi di questo tipo (grazie Adriano!).
E poi sentire Guido Quarzo, che da Torino viene a leggerci le sue storie... è da.... è così... è... qualcosa che non si riesce a dire, perchè comunque si dicesse sarebbe riduttivo. Ovviamente dietro tutto questo c'è il lavoro di un bel gruppetto di persone. Pochi ma buoni. Pochi ma tenaci. Donne soprattutto.





Partita la Fiera del Bambino Naturale alla biblioteca Gronchi. 

Presentazione di libri, giochi e prodotti per i bambini

Sarà aperta sabato 3 e domenica 4 dicembre

Per scaricare il programma collegarsi a http://fiera.bambinonaturale.it/




venerdì 2 dicembre 2016

IO E BERLINGUER
In un recente post referendario su fb, un amico di infanzia e di liceo, mi attribuisce una simpatia politica che non ho mai avuto. Sono ormai in silenzio elettorale. E non replico sul contenuto referendario. Intervengo invece sul filoberlinguerismo che mi si attribuisce. Ovviamente le questione è di nessun valore, se non per me. Ma ci tengo a precisare che pur essendo stato per un breve periodo negli anni settanta iscritto al pci non mi sono mai sentito un berlingueriano. Reputo infatti Berlinguer un uomo di alta statura morale, rispettabilissimo. Ma sul piano politico ritengo sia stato per varie e complesse ragioni un disastro. Con la strategia del compromesso storico di fatto Berlinguer preparò un sostanziale allargamento a sinistra del centrosinistra, sperando di fare in questo modo le scarpe a Dc e a Psi. Come sia finita è ormai storia. Nonostante i successi elettorali del 74, del 75 e del 76 Berlinguer e il pci non riuscirono infatti a sfruttare la situazione per modificare gli equilibri politici e in questo modo prolungarono la formula di un lungo centro sinistra non particolarmente vantaggioso per il paese. Ma non solo Berlinguer contribuì a prorogare la stagione di un centro sinistra di cui alla fine lo stesso pci rimase vittima, ma non riuscì nemmeno a tracciare una evoluzione del pci in senso socialista nel momento in cui l'utopia comunista tramontava nel resto del mondo occidentale. Peggio ancora: Berlinguer scatenò una guerra anticraxiana, ritenendo lui Craxi un pericoloso avventuriero, una guerra che si trasformò in una guerra fratricida tra psi e pci che alla fine degli '80 portò alla scomparsa di entrambe le forze politiche di sinistra. E a voler essere cattivi alla ipotesi di qualsIasi alternativa di sinistra in questo ameno passe. Quindi il mio giudizio sulle capacità politiche di Berlinguer è stato e resta piuttosto negativo.
Questo non mi impedisce di provare una certa simpatia umana per Berlinguer, ma niente di più.