Problema: in una biblioteca comunale di cui non faccio il nome, gestita da una quindicina di addetti, bastanti per garantire un orario di apertura settimanale di una cinquantina di ore, vanno in pensione 6 addetti. Un altro addetto lo toglie l'amministrazione per metterlo in un altro ufficio. Capita. Si raccolgono firme contro la paventata riduzione delle aperture della biblioteca. L'opposizione sbraita contro la maggioranza. La maggioranza rassicura l'opinione pubblica.
Si chiede di sapere: è possibile con i pensionamenti e i trasferimenti indicati sopra mantenere l'orario di apertura settimanale di circa 50 ore?
Risposta: SI.
Soluzione n. 1: Il pensionamento di 6 addetti libera sul bilancio comunale oltre 120.000 €. Trasferendo questa somma alla Rete Bibliolandia, quest'ultima, che ha aperto un appalto con un consorzio di cooperative e può spendere la risorsa assegnata, può far fronte alle necessità di personale e consentire le coperture orarie per 50 ore settimanali richieste dal servizio.
Ma... c'è un ma. L'Amministrazione, i sindacati e gran parte dei consiglieri di opposizione a cui appartiene la biblioteca oggetto di questo problema di matematica bibliotecaria non vogliono ricorrere all'esternalizzazione del servizio. E' una posizione legittima. Questo complica il problema?
NO.
C'è una soluzione n.2: basta procedere subito a 6 nuovi concorsi per bibliotecario e solo nel periodo di espletamento dei concorsi (6 mesi? un anno? due anni?) ricorrere alla soluzione n. 1 ovvero all'appalto che sarà interrotto quando entreranno in servizio i vincitori del concorso che verrà bandito. Tutti contenti.
Come finira?
Metta un "mi piace" chi non crede che l'amministrazione titolare della biblioteca del problema adotterà una delle due soluzioni razionali suggerite.
venerdì 17 gennaio 2020
domenica 12 gennaio 2020
Granchi, Il tempo del silenzio
Presentazione alla BiblioCoop di Pontedera dell'ultimo libro di Silvano Granchi, Il tempo del silenzio.
Romanzo di indagine sulla scomparsa, avvenuta nel 1987, del noto economista e docente universitario, Federico Caffè, che per diversi mesi tenne col fiato sospeso non solo gli amici e i collaboratori del professore ma l'intero Paese. Utilizzando la sua curiosità, gli articoli di cronaca e la voglia di riflettere sull'Italia del dopoguerra, Silvano Granchi illumina e ricostruisce la figura umana dell'economista scomparso e le ragioni che, secondo l'A., stanno dietro all'evento misterioso. Per catturare il lettore Granchi fa indagare sulla vicenda un carabiniere (Vespucci) e un poliziotto (Perini) e li fa incontrare con testimoni, parenti e protagonisti. Alcuni dei quali sono inventati di sana pianta, come il netturbino Paolo Marconcini. Altri invece richiamano altre storie (e altri libri) di Granchi come quello dedicato al partigiano ponsacchino Vittorio Venagli. E mentre pagina dopo pagina l'indagine si dipana, non mancano riferimenti alla cucina (una delle passioni dell'autore), all'arte, ai problemi della politica contemporanea, al mondo dei giovani, con brevi flash che richiamano la città di Livorno, ecc. ecc. Tutto scritto con leggerezza e con la capacità di prendere per mano il lettore, incuriosirlo, informarlo e portarlo verso l'approdo finale. Verso quella "sola verità" di cui dice il sottotitolo che ovviamente non troverete in questa breve nota. Il libro di Granchi è disponibile anche in prestito presso le biblioteche di Bibliolandia. Il libro è stampato dalla casa editrice "La conchiglia di Santiago" e si può trovare o ordinare in tutte le librerie d'Italia.
Romanzo di indagine sulla scomparsa, avvenuta nel 1987, del noto economista e docente universitario, Federico Caffè, che per diversi mesi tenne col fiato sospeso non solo gli amici e i collaboratori del professore ma l'intero Paese. Utilizzando la sua curiosità, gli articoli di cronaca e la voglia di riflettere sull'Italia del dopoguerra, Silvano Granchi illumina e ricostruisce la figura umana dell'economista scomparso e le ragioni che, secondo l'A., stanno dietro all'evento misterioso. Per catturare il lettore Granchi fa indagare sulla vicenda un carabiniere (Vespucci) e un poliziotto (Perini) e li fa incontrare con testimoni, parenti e protagonisti. Alcuni dei quali sono inventati di sana pianta, come il netturbino Paolo Marconcini. Altri invece richiamano altre storie (e altri libri) di Granchi come quello dedicato al partigiano ponsacchino Vittorio Venagli. E mentre pagina dopo pagina l'indagine si dipana, non mancano riferimenti alla cucina (una delle passioni dell'autore), all'arte, ai problemi della politica contemporanea, al mondo dei giovani, con brevi flash che richiamano la città di Livorno, ecc. ecc. Tutto scritto con leggerezza e con la capacità di prendere per mano il lettore, incuriosirlo, informarlo e portarlo verso l'approdo finale. Verso quella "sola verità" di cui dice il sottotitolo che ovviamente non troverete in questa breve nota. Il libro di Granchi è disponibile anche in prestito presso le biblioteche di Bibliolandia. Il libro è stampato dalla casa editrice "La conchiglia di Santiago" e si può trovare o ordinare in tutte le librerie d'Italia.
Il cervello del pollo / Sergio Matteoli,
Il cervello del pollo / Sergio Matteoli, Cavinato Editore International, 2019, 20€
E' uscito nel 2019 il primo romanzo di Sergio Matteoli, un amico d'infanzia e della prima giovinezza. Ho letto il libro in tre o quattro volte, soprattutto di sera. Ed è stata una lettura particolare. Per conoscenza e per sedimentato personale. Difficile infatti leggere il testo di un amico separando la lettura dal giudizio che ci si è costruiti della persona nel corso degli anni. Troppi echi si rincorrono nella memoria.
La storia che ha messo in piedi il Matteoli è quella di un professore che avrebbe voluto fare un attentato ad un leader politico italiano giudicato pericolosamente antidemocratico e che invece finisce per essere vittima di un complotto ordito ai suoi danni. Il povero professore si trasforma improvvisamente in vittima, la quale però, usando il suo cervello (che evidentemente non è da pollo) e le sue amicizie (quelle più "criminali") cerca di uscire fuori dalla situazione in cui si è cacciato........... in una maniera che ovviamente non svelerò. Dentro questo percorso narrativo, a cui non manca anche una inevitabile componente romantico/sentimentale, il Matteoli snocciola la sua filosofia di vita e le sue idee morali e politiche. Il testo, arricchito da brani di canzoni soprattutto di Fabrizio De André, in particolare tratte dall'album "Storia di un impiegato", gli serve per fare sostanzialmente quello che fa con gli amici e recentemente anche su facebook: il moralista e il commentatore politico.
La storia non mi risulta che sia autobiografica, ma l'Autore ha vissuto e raccontato agli amici molte vicende avventurose che non è possibile dire se non ci siano stati episodi che possano aver se non altro ispirato un meccanismo ed un intreccio come quello congegnato nel romanzo.
Di sicuro nell'anarchico professore al centro degli eventi si riconoscono molti dei tratti del carattere, degli atteggiamenti e dell'ironia (con annessa autoironia) del toscanissimo Autore. Pietro Maltinti insomma assomiglia parecchio al suo creatore. Come è inevitabile che sia. Perchè (come dice Duccio Demetrio) la scrittura è prima di tutto una inevitabile rivelazione del proprio sè e per questo è terapeutica innanzitutto per se stessi e poi, si spera, anche per i lettori. Lettori che gli auguro di avere numerosi.
Confesso (e chiudo) che dal Matteoli giramondo (perchè per me Sergio è "il Matteoli" con tanto di articolo) mi aspettavo qualcosa di avventuroso su scala planetaria, magari legato al suo mestiere di geologo o alla sua passione per la speleologia. Ma penso che non ci sarà da aspettare molto.
Il libro si trova on line e in libreria.
mercoledì 8 gennaio 2020
Nove libri usati 'presentati alla BiblioCoop di Pontedera
Presentati 9 libri alla Bibliocoop di Pontedera.
Pensata come iniziativa befanizia, si è tenuta stasera alla Biblio Coop di via Terracini la presentazione "veloce" (forse un tantino compulsiva) di una decina di libri, sotto il titolo: "I libri hanno più vite dei gatti". I volumi suggeriti ai lettori sono tra quelli che l'Amministrazione comunale di Pontedera ha pubblicato o sostenuto o di cui ha ricevuto diverse copie in omaggio e che sono già presenti in discreto numero nelle biblioteche pubbliche. Copie in più, ma che sarebbe un peccato mandare al macero (come spesso fanno gli editori con l'invenduto). L'intento di Biblio Coop e del sottoscritto era incuriosire i lettori, fargli scoprire testi che magari aveva "perso" quando erano usciti 10 o 15 anni fa, invogliarli a prenderne una copia, a girarne le pagine e a portarsela a casa, per gustarsi il volume con calma. Perchè davvero i libri (di carta) hanno più vite dei gatti. Specialmente se sono buoni, intriganti, utili, curiosi, non invecchiano mai. Di certo sopravvivono ai loro stampatori, girano da un primo acquirente ad un secondo, poi a un terzo e così via. A volte si fermano in libreria. E li restano, per far dispetto ai librai. Altre volte si infilano nelle case e fanno compagnia a chi li ha comprati e li legge. Talora contengono note o sono arricchiti da un ex libris. Diverse copie vissute tornano sulle bancarelle e da lì si intrufolano nelle case di nuovi lettori. In un ciclo ecologico di passaggi e migrazioni potenzialmente senza fine. Perchè i libri, se vengono trattati bene, sono praticamente eterni. Indistruttibili. Non si fanno niente nemmeno se cadono per terra, almeno che non ci sia tanta acqua sul pavimento. Il libro è un oggetto perfetto. E l'Amministrazione comunale di Pontedera negli ultimi venti anni di libri ne ha davvero pubblicati o sostenuti tanti. Ed è bene che questi continuino, come le anime platoniche, a passare di persona in persona. Ad essere letti e meditati. A confortarci. A tenerci caldi come se fossero mantelli. Ma più prosaicamente il gioco organizzato stasera coi soci della Biblio Coop è stato quello di recuperare un po' di copie giacenti nei magazzini polverosi, spazzolarli, mostrarli al pubblico, raccontarli in modo da invogliare i presenti ad adottarli e così donare ai libri una nuova vita e ai lettori l'opportunità di coltivare le proprie curiosità in maniera sostenibile. Mescolando le riflessioni su assoluto e relativo di Dino Carlesi con una biografia di Gronchi scritta da Paolo Morelli; la storia del teatro di Pontedera con gli studi sull'archeologia della Valdera del Ciampoltrini; la ricostruzione di Pontedera nell'anno 1941 di Spinelli con un bel volume sul cinema dei Fratelli Taviani curato da Riccardo Ferrucci e Patrizia Dini; l'intensa vicenda degli artisti di casa Lanini con la presentazione dei collage di Baj che a Pontedera ha regalato un muro portentoso; per finire con le testimonianze del lavoro delle donne nelle industrie pontederesi nel corso degli ultimi 100 anni.
Pensata come iniziativa befanizia, si è tenuta stasera alla Biblio Coop di via Terracini la presentazione "veloce" (forse un tantino compulsiva) di una decina di libri, sotto il titolo: "I libri hanno più vite dei gatti". I volumi suggeriti ai lettori sono tra quelli che l'Amministrazione comunale di Pontedera ha pubblicato o sostenuto o di cui ha ricevuto diverse copie in omaggio e che sono già presenti in discreto numero nelle biblioteche pubbliche. Copie in più, ma che sarebbe un peccato mandare al macero (come spesso fanno gli editori con l'invenduto). L'intento di Biblio Coop e del sottoscritto era incuriosire i lettori, fargli scoprire testi che magari aveva "perso" quando erano usciti 10 o 15 anni fa, invogliarli a prenderne una copia, a girarne le pagine e a portarsela a casa, per gustarsi il volume con calma. Perchè davvero i libri (di carta) hanno più vite dei gatti. Specialmente se sono buoni, intriganti, utili, curiosi, non invecchiano mai. Di certo sopravvivono ai loro stampatori, girano da un primo acquirente ad un secondo, poi a un terzo e così via. A volte si fermano in libreria. E li restano, per far dispetto ai librai. Altre volte si infilano nelle case e fanno compagnia a chi li ha comprati e li legge. Talora contengono note o sono arricchiti da un ex libris. Diverse copie vissute tornano sulle bancarelle e da lì si intrufolano nelle case di nuovi lettori. In un ciclo ecologico di passaggi e migrazioni potenzialmente senza fine. Perchè i libri, se vengono trattati bene, sono praticamente eterni. Indistruttibili. Non si fanno niente nemmeno se cadono per terra, almeno che non ci sia tanta acqua sul pavimento. Il libro è un oggetto perfetto. E l'Amministrazione comunale di Pontedera negli ultimi venti anni di libri ne ha davvero pubblicati o sostenuti tanti. Ed è bene che questi continuino, come le anime platoniche, a passare di persona in persona. Ad essere letti e meditati. A confortarci. A tenerci caldi come se fossero mantelli. Ma più prosaicamente il gioco organizzato stasera coi soci della Biblio Coop è stato quello di recuperare un po' di copie giacenti nei magazzini polverosi, spazzolarli, mostrarli al pubblico, raccontarli in modo da invogliare i presenti ad adottarli e così donare ai libri una nuova vita e ai lettori l'opportunità di coltivare le proprie curiosità in maniera sostenibile. Mescolando le riflessioni su assoluto e relativo di Dino Carlesi con una biografia di Gronchi scritta da Paolo Morelli; la storia del teatro di Pontedera con gli studi sull'archeologia della Valdera del Ciampoltrini; la ricostruzione di Pontedera nell'anno 1941 di Spinelli con un bel volume sul cinema dei Fratelli Taviani curato da Riccardo Ferrucci e Patrizia Dini; l'intensa vicenda degli artisti di casa Lanini con la presentazione dei collage di Baj che a Pontedera ha regalato un muro portentoso; per finire con le testimonianze del lavoro delle donne nelle industrie pontederesi nel corso degli ultimi 100 anni.
domenica 22 dicembre 2019
Good Luck Mr. Forte.
Good Luck Mr. Forte.
Tra qualche giorno lascerà la direzione operativa dell'Unione Valdera il dr. Giovanni Forte. E' il dirigente del comune di Pontedera che insieme ai sindaci della generazione di Paolo Marconcini ha costruito e poi gestito quella eccellente macchina organizzativa che è l'Unione Valdera. Non è ancora possibile fare un bilancio complessivo del ventennio che ha visto nascere, crescere e poi parzialmente rattrappirsi l'Unione Valdera, mentre nel resto del Paese prima si pensava di far fuori le Province e poi si votava per farle sopravvivere, ma azzoppandone e scombussolandone le competenze (popolo di confusionari che siamo!). Per dare una risposta sensata servirebbe uno studio serio che analizzasse sia gli obiettivi raggiunti dall'Unione Valdera che i complessi rapporti tra management e governance politica (questi ultimi resi sempre più complicati dal modificarsi della politica e dal continuo mutare degli amministratori). Ma che l'apporto professionale del dr. Forte che ha guidato il management dell'Unione sia stato largamente positivo mi sentirei di affermarlo senza timore di essere smentito, anche se avendo fatto parte dei suoi collaboratori non posso aspettarmi di essere giudicato imparziale.
Ma per quanto la storia delle istituzioni collettive non consenta facilmente di individuare e pesare i valori e i ruoli delle singole persone sulla costruzione delle procedure amministrative, la mano del dr. Forte sull'Unione è stata ed è, per una serie di ragioni anche fortunate, inconfondibile. Soprattutto rispetto alla costruzione degli uffici, all'assemblaggio del team direttivo, all'orientamento del lavoro quotidiano e più in generale allo stile di comportamento suggerito. Uno stile sobrio che il dr. Forte per me riassume nel tenere sempre aperta la porta del suo ufficio, ma anche nell'essere moderatamente accogliente e sempre indaffarato; nel costringerti ad essere sintetico e pensare in maniera aperta e non burocratica; nell'orientarsi e orientare i colleghi verso un futuro equo, sostenibile e solidale. Nell'esprimersi con rapidità e velocità dell'azione amministrativa, mantenendo la maggiore qualità possibile.
Ovviamente Mr. Forte ha anche difetti. Chi non ne ha? E altrettanto ovviamente credo che abbia commesso anche errori. Alcuni mi sono persino permesso di incarglieli. E lui ha incassato. E replicato. Ovviamente sottolineando a sua volta i miei errori. Ma chi non ne fa nel lavorare su questioni complesse e dove le scelte finali sono il frutto di moltissime variabili e di relazioni con tanti, tantissimi enti?
Ma dialogare con lui di pratiche amministrative, a volte anche scontrandoci sulle soluzioni che ci proponevamo l'un l'altro, voleva dire percepire l'azione amministrativa non come qualcosa di freddo e distaccato, ma come uno strumento caldo per affrontare e risolvere i problemi della collettività. E mi riferisco a quelli di nostra competenza. Coi nostri limiti. Certo. Con le nostre passioni. Col nostro coraggio.
Ci mancherà Mr. Forte. Good luck.
Tra qualche giorno lascerà la direzione operativa dell'Unione Valdera il dr. Giovanni Forte. E' il dirigente del comune di Pontedera che insieme ai sindaci della generazione di Paolo Marconcini ha costruito e poi gestito quella eccellente macchina organizzativa che è l'Unione Valdera. Non è ancora possibile fare un bilancio complessivo del ventennio che ha visto nascere, crescere e poi parzialmente rattrappirsi l'Unione Valdera, mentre nel resto del Paese prima si pensava di far fuori le Province e poi si votava per farle sopravvivere, ma azzoppandone e scombussolandone le competenze (popolo di confusionari che siamo!). Per dare una risposta sensata servirebbe uno studio serio che analizzasse sia gli obiettivi raggiunti dall'Unione Valdera che i complessi rapporti tra management e governance politica (questi ultimi resi sempre più complicati dal modificarsi della politica e dal continuo mutare degli amministratori). Ma che l'apporto professionale del dr. Forte che ha guidato il management dell'Unione sia stato largamente positivo mi sentirei di affermarlo senza timore di essere smentito, anche se avendo fatto parte dei suoi collaboratori non posso aspettarmi di essere giudicato imparziale.
Ma per quanto la storia delle istituzioni collettive non consenta facilmente di individuare e pesare i valori e i ruoli delle singole persone sulla costruzione delle procedure amministrative, la mano del dr. Forte sull'Unione è stata ed è, per una serie di ragioni anche fortunate, inconfondibile. Soprattutto rispetto alla costruzione degli uffici, all'assemblaggio del team direttivo, all'orientamento del lavoro quotidiano e più in generale allo stile di comportamento suggerito. Uno stile sobrio che il dr. Forte per me riassume nel tenere sempre aperta la porta del suo ufficio, ma anche nell'essere moderatamente accogliente e sempre indaffarato; nel costringerti ad essere sintetico e pensare in maniera aperta e non burocratica; nell'orientarsi e orientare i colleghi verso un futuro equo, sostenibile e solidale. Nell'esprimersi con rapidità e velocità dell'azione amministrativa, mantenendo la maggiore qualità possibile.
Ovviamente Mr. Forte ha anche difetti. Chi non ne ha? E altrettanto ovviamente credo che abbia commesso anche errori. Alcuni mi sono persino permesso di incarglieli. E lui ha incassato. E replicato. Ovviamente sottolineando a sua volta i miei errori. Ma chi non ne fa nel lavorare su questioni complesse e dove le scelte finali sono il frutto di moltissime variabili e di relazioni con tanti, tantissimi enti?
Ma dialogare con lui di pratiche amministrative, a volte anche scontrandoci sulle soluzioni che ci proponevamo l'un l'altro, voleva dire percepire l'azione amministrativa non come qualcosa di freddo e distaccato, ma come uno strumento caldo per affrontare e risolvere i problemi della collettività. E mi riferisco a quelli di nostra competenza. Coi nostri limiti. Certo. Con le nostre passioni. Col nostro coraggio.
Ci mancherà Mr. Forte. Good luck.
sabato 21 dicembre 2019
Le risposte a Noemi sul mestiere del bibliotecario
Cara Noemi,
Le domande che mi avete inviato sono tutte belle e le risposte sono
impegnative. Spesso le domande sono molto più belle e molto più
aperte delle risposte, che invece riducono il ventaglio delle
possibilità e a volte un po' deludono. Con questa consapevolezza, e
quindi un po' scusandomi della pochezza delle cose che dirò,
rispondo alle tue domande con la maggiore sincerità che la memoria e
il cervello mi permettono.
1) Hai letto tanto da bambino? Mi chiedi. Direi di no. Da bambino non
ho letto molto. E sono sicuro che mediamente i bambini di oggi
leggono molto più di me. Ho letto però e di sicuro 3 o 4 volte
"Cuore" di De Amicis, un testo nazionalista,
risorgimentale, socialistoide e patriottico, che ora non si consiglia
più ai ragazzi. Per fortuna. Oltre "Cuore", ricordo
"Pinocchio". E ancora testi di Salgari, "Senza
famiglia" di Malot, "I figli del capitano Grant" di
Verne, libri di fiabe, e altri ancora, ma nebulosi. Credo che "Cuore"
(coi suoi personaggi patriottici, romantici e generosi) sia stato un
testo per me formativo. Ricordo che da bambino i parenti (zii,
nonni?) me ne abbiano regalate almeno 3 copie. Accanto a "Cuore",
sempre come testo formativo, metterei Pinocchio.
Crescendo, ripensando, ecc., oggi trovo molto più formativo
Pinocchio di Cuore. Il testo di Collodi è assai più geniale e
fantasioso, tanto che come posso lo suggerisco ai ragazzi e agli
adulti (il libro e non la versione cinematografica della Disney,
troppo sdolcinata). Per spiegare perchè lo suggerisco mi ci
vorrebbe tempo e spazio, quindi semplifico e ti dico che dentro
Pinocchio c'è tutta la difficoltà del crescere e diventare adulti,
tutte le prove a cui siamo sottoposti e con cui dobbiamo misurarci,
tutti gli errori, le fughe, i limiti, ma anche la gioia della nostra
azione quotidiana. Dentro Pinocchio ci sono i vizi e le bellezze
dell'Italia e della Toscana di ieri e di oggi. C'è il giudice che
condanna l'innocente. Ci sono il gatto e la volpe che ti vogliono
fregare, ci sono Geppetto e la Fata turchina che ti perdonano
qualunque bischerata tu faccia per crescere, c'è il sogno del Paese
dei Balocchi, dove ci si diverte sempre e non si lavora mai. C'è il
nostro desiderio di vita scanzonata, irrequieta, folle,
irresponsabile. C'è la nostra maledetta voglia di non voler crescere
e... potrei continuare, ma mi fermo.
Ma di libri veramente formativi e memorabili per me ce ne sono tanti.
Per farti contenta, ne cito solo alcuni che però sono più letture
adulte.
La prima è il testo de "I promessi sposi" di Alessandro
Manzoni, lettura che ho fatto al liceo e poi la seconda volta a 35
anni circa, quando me lo sono veramente goduto e l'ho amato, come si
ama un paesaggio o una cosa bella che ti apre la mente e ti allarga
il cuore. Perchè? Per tante ragioni. Te ne fornisco solo una. Perchè
chi voglia capire in profondità cos'è questo nostro meraviglioso
paese, parlo dell'Italia, deve conoscere e capire i personaggi di
Manzoni. Il racconto, per me che resto un non cattolico e un
agnostico, è una bussola.
La seconda lettura meravigliosa è ancora un testi per adulti. Mi
riferisco alle "Memorie di Adriano" di Marguerite
Yourcenar. Su questo testo ho pianto e mi commuovo ancora quando ci
penso e quando posso lo propongo. E' un libro che ho letto tre volte,
anche nella versione in francese. Se mi mettessi a parlarne non
finirei più. Quindi non lo faccio. Aspetta a leggerlo, Noemi. Ma
verso 18/20 anni prova a metterlo in agenda. E se lo trovassi
difficile, lascialo lì e poi prova a riprenderlo a 25 o a 30, fino a
quando non avrei l'età giusta e la maturità per entrarci dentro,
comprenderlo e, spero, amarlo. Scherzandoci un po' su, potrei dirti
che lo considero un test di maturità. Prima lo si legge e lo si ama,
prima secondo me si può sostenere di essere diventati consapevoli di
sè e del mondo. Ma non mi fraintendere, si diventa adulti anche in
tanti altri modi e senza leggere libri. Le esperienze di vita che
fanno crescere e diventare persone forti sono molteplici. I libri
sono solo uno strumento. Non divido il mondo in lettori e non
lettori, anche se ho passato la vita ad invogliare gli altri a
leggere.
La terza lettura che accenno e basta è la trilogia di Italo Calvino,
"Il barone rampante", "Il cavaliere inesistente"
e "Il visconte dimezzato". Mi piacciono tanto tutti e tre.
Ma vorrei essere soprattutto il protagonista del barone rampante.
Invece, ahimè, più passa il tempo, più credo di assomigliare al
"cavaliere inesistente", un personaggio che non c'è, ma che
sa di dover essere qualcosa e di dover recitare comunque un ruolo.
Leggi ed entra nel mondo di Calvino. Non ti deluderà e di sicuro ti
lascerà qualcosa.
Potrei continuare con Pirandello, di cui ti suggerisco, appena puoi,
di andare a vedere o leggere "I sei personaggi in cerca di
autore".
2) Che libri consiglierei tra gli 11 e i 12 anni? Dipende. Dovrei
conoscere il lettore, sapere quanto ha letto, cosa gli piace, i suoi
gusti, ecc. Senza conoscerlo/la suggerirei: "Per questo mi
chiamo Giovanni" di Luigi Garlando e "Nel mare ci sono i
coccodrilli" di Fabio Geda, ma anche "Il Visconte
dimezzato" di Calvino e se non l'hai ancora letto "Marcovaldo",
altri racconti di Calvino.
Per scriverti perchè te li consiglio, trasformerei questa intervista
in un saggio e non trovo che sia giusto farlo. Credimi sulla parola
di bibliotecario. Valgono tutti il tempo che gli dedicherai.
3) Ti piace questo lavoro ? Perché?
Il lavoro mi piace. Perchè? Perchè mi piacciono i libri (sono
tanti, curiosi, spesso sorprendenti). Sono oggetti che non smettono
di stupirti o di farti arrabbiare (ce ne sono infatti alcuni che non
solo non amo, ma che mi irritano). Mi piace anche che i libri cambino
col tempo e con l'avanzare dell'età (quella del lettore, la mia e la
tua). Perchè con passare del tempo gli stessi libri ci raccontano
cose diverse. Sono come gli specchi. Ci restituiscono immagini
diverse di loro perchè seguono il nostro cammino e la nostra
immagine. E il nostro cammino e la nostra anima cambiano.
Continuamente. Ma ancora più dei libri mi piacciono i lettori. Mi
affascina pensare che facendo il mio mestiere ho moltiplicato il
numero dei lettori. E' una cosa che mi riempie di orgoglio. Una
piccola vanità. Come quella di un contadino che ha coltivato bene i
suoi campi, un architetto che ha progettato un bell'edificio. Vedere
una biblioteca piena di lettori mi fa pensare ad un albero carico di
frutti. Il fatto che sia un po' merito anche mio, mi dà
soddisfazione.
4) Quali insegnamenti ricevi ed hai ricevuto dalla lettura?
I suggerimenti della lettura sono tanti e difformi. Due li reputo
particolarmente importanti:
- la varietà degli sguardi e dei punti di vista (ogni anno solo in
Italia si pubblicano 60.000 nuove opere di narrativa,
saggistica, intrattenimento, ecc.). Questa biblio-diversità è una
parte della biodiversità ecologica e ambientale. Il mondo e noi
stessi possiamo essere letti da tanti punti di vista. Non tutti
validi e interessanti. Ma sono davvero molti e ci danno il senso
della relatività.
- i contenuti. Ogni libro mi arricchisce un po'. Su qualcosa, su me
stesso e sul mondo.
L'insegnamento principale è che non c'è nessun libro che racchiude
tutta le verità. E che le verità sono una conquista sempre parziale
che si può raggiungere scalando le montagne di libri che sono state
pubblicate e quelle che si innalzeranno dopo di noi. Ma, aggiungo,
che le verità possono essere ricercate anche fuori dai libri,
scavando dentro se stessi e confrontandosi con gli altri. Anche i non
lettori possono essere persone validissime e piene di buon senso e di
verità. Insomma i libri mi hanno insegnato ad amare i libri, ma
soprattutto a rispettare le persone. Incluso quelle che non leggono o
leggono pochino. Conosco persone che hanno letto poco, ma hanno fatto
straordinarie esperienze di vita e sono piene di una umanità calda e
comprensiva che vale migliaia di libri letti e anche di più. Così
come conosco lettori eccezionali e prolifici, ma aridi e avari, soli,
sul piano personale.
5 - Quali emozioni provi quando leggi ?
Sono tante le emozioni che provo. Tra le più belle c'è la scoperta
di un autore o di un libro che riesce a dire molto meglio di me
quello che mi sembrava di pensare fino a quando non mi sono
imbattuto in quelle pagine che chiariscono perfettamente la mia idea
confusa. Insomma per usare una citazione di Leopold Bloom, mi
emoziono quando scopro un libro che riesce a leggere qualcosa che ho
dentro ma che non sapevo esprimere bene. Perchè dice sempre Bloom,
non siamo noi a leggere Shakespeare, ma è il drammaturgo inglese a
leggere e a individuare con precisione perfetta i nostri sentimenti.
Poi c'è il narcisismo della scoperta. C'è la curiosità di una cosa
che non sapevi e che il libro ti regala.... ecc. ecc.
6- Quali libri non potrebbero mancare nella tua valigia per due
settimane di vacanze ?
Dipende. Non sempre leggo molto durante le vacanze. Negli ultimi anni
ho più camminato che letto. E va bene così. Sono un lettore
onnivoro e molto curioso. Di solito nelle vacanze mi porto dietro
alcuni libri che non sono riuscito a leggere nella primavera. Ma a
volte alcuni li riporto intonsi a casa. Il bello di frequentare la
biblioteca è che ci si può far suggestionare da tante proposte di
lettura, anche per scoprire che molte di queste suggestioni non
valgono nulla o che una volta sfogliate le pagine del libro deludono.
La ricerca della nostra verità è simile all'arrampicata su montagne
di libri, ma non tutto quello che si scrive ci porta sulla vetta. A
volte ci annoia, ci smarrisce, ci....
7 - Quale genere letterario preferisci ? Perché ?
Adoro la narrativa impegnata e la saggistica di vario tipo. Per dire
perchè, dovrei scrivere la mia biografia e non mi sento ancora
abbastanza narcisista o rimbambito per farlo. In breve, narrativa
impegnata e saggistica mi danno la sensazione (che contiene
ovviamente anche una parte di illusione) di comprendere la realtà; e
questa sensazione mi piace, mi diverte, mi appaga e mi fa sentire
vivo.
8 - una breve recensione di un libro uscito da poco che hai letto ed
ha destato un tuo particolare interesse
Devi
sapere che tengo un blog dove segnalo libri e letture che mi
piacciono. Perciò se ti interessa sapere cosa penso dei libri più
recenti, ti segnalo questo blog e questo
libro: https://lettureedeventi.blogspot.com/2019/10/ci-rido-sopra.html
E' una biografia scritta da un afro-italiano, un nigeriano, venuto
bambino in Italia.
Il tema della mescolanza delle culture è l'ultima delle mie grandi
curiosità e passioni. Sulla scia di alcuni grandi personaggi, ed in
particolare penso a Padre Ernesto Balducci, sogno un uomo con una
coscienza civile planetaria. Greta è una ragazzina che mi pare
assomigli a quella persona che ho in mente. Ma anche Tommy Kuti ha
scritto una storia che i giovani (e anche i vecchietti) dovrebbero
leggere e meditare.
9 - Quale autore di libri per ragazzi preferisci ? Perché ?
A parte quelli che ho già citato tra gli autori di libri per bambini
e per ragazzi bravissimi (per limitarci agli italiani) che mi
piacciono ci sono: Guido Quarzo, Roberto Piumini, Bianca Pitzorno (se
non l'hai fatto, leggi "L'incredibile storia di Lavinia"),
Anna Lavatelli, Angela Nanetti (di lei consiglio: "Mio nonno era
un ciliegio" e "Il segreto di Cagliostro"), Antonio
Ferrara (è un autore prolifico, ma super..) e tantissimi altri. Poi
ci sono gli stranieri. Ma, tranquilla, mi fermo. Il suggerimento però
è quello di andare in biblioteca, cercare un bravo bibliotecario che
conosca bene la letteratura per ragazzi, parlargli dei tuoi gusti e a
farti dare i consigli giusti. Magari lanciandoti anche sfide, verso
temi e autori che non vorresti leggere. Ma non ti fermare al primo
bibliotecario. Cercane uno o una bravo/a, che ti ascolti e che scovi
per te proprio i libri che stanno lì sullo scaffale ad aspettare che
tu li prenda in prestito e che tu li legga.
10 - Cosa c 'è di particolarmente interessante nello studiare in
biblioteca?
La presenza degli altri ragazzi e degli adulti. La biblioteca è un
luogo magico ed educante se lo si riesce a vivere e ad ascoltare
nella maniera giusta. Una delle cose che cerco di far capire a chi
viene in biblioteca è che qui si viene per compiere un atto di
libertà e apparentemente individuale (leggere, studiare, formarsi),
ma che questo atto libero è anche doveroso e profondamente sociale,
collegato cioè alla vita e alle scelte degli altri.
In biblioteca puoi trovare un bravo bibliotecario che risponde in
maniera non superficiale alle tue domande. E lo fa gratis. Non è
cosa da poco. Perchè sono gli incontri positivi che ti arricchiranno
e ti spronano ad andare dove vorrai andare.
Poi trovi tutti i libri che ti possono interessare
Infine ci sono gli amici che ti fanno compagnia nello studio
Poi c'è il wifi, i computer, le prese elettriche per i tuoi device,
ecc.
Ci sono le macchinette delle merendine
Infine ci sono i rompiscatole, quelli che parlano voce alta, i
noiosi. E grazie a loro capisci che il mondo (anche il migliore dei
mondi possibili) non è perfetto, ma che in fondo nemmeno noi siamo
perfetti; e così impari a formarti e a crescere sapendo che un po'
resterai imperfetta e un po', con tutti i suoi sforzi, anche il mondo
resterà imperfetto. Ma che questa imperfezione non può essere una
scusa per non mettercela tutta per migliorarsi e migliorarlo.
Forse esagero, ma in biblioteca mi pare che tutto questo ci sia e si
capisca bene. O almeno è quello che io ci vedo. E non credo di avere
superpoteri e spero di non essere troppo strambo.
11 - Quale libro stai leggendo ? Ce ne puoi parlare?
In questi ultimi mesi sono affascinato dalla figura di Giorgio La
Pira, un professore universitario di diritto romano, che è stato
eletto nel 1946 all'Assemblea costituente e ha contribuito a scrivere
la Costituzione Italiana. Sto leggendo una sua biografia e alcuni
carteggi. E' stato un giovane deputato. Poi per 15 anni è stato
sindaco di Firenze. Ma ha sempre vissuto come un frate (ma un frate
speciale, come Girolamo Savonarola) nel convento fiorentino di San
Marco. Mi affascina perchè parlava di dialogo tra genti diverse
(africani, europei, asiatici, musulmani, cristiani, ortodossi) e di
uomini e donne con una coscienza planetaria. E lo faceva 70 anni fa.
La strada per me è sempre più quella indicata da La Pira, che
considero un profeta (mentre la Chiesa probabilmente lo proclamerà
beato). Un profeta del dialogo, della diversità, della coscienza
planetaria. Una coscienza ampia, universale, variegata, che mi
riporta all'idea di biblioteca. La biblioteca come luogo per tutti,
di tutti e dove risuonano e si confrontano (o dovrebbero farlo) una
enormità di voci, di parole, di idee. Per noi piccoli uomini e
piccole donne ascoltare e contenere tante voci e tante parole non è
facile. Siamo imperfetti e limitati. Ma dobbiamo guardare lontano e
farlo insieme agli altri.
Spero di non avervi annoiato e di non averla fatta troppo lunga.
Perdona gli strafalcioni e gli errori. Ho scritto un po' in fretta.
Un abbraccio e un bacio
roberto
sabato 14 dicembre 2019
Riaperta la Biblioteca del Duomo di Pontedera, da oggi Biblioteca Stefano Bertelli
Riaperta la Biblioteca del Duomo di Pontedera, da oggi Biblioteca Stefano Bertelli
Oggi, guidato dal prof. Paolo Morelli, ho rivisto i 30.000 volumi e le riviste della Biblioteca del Duomo fino a qualche tempo fa ubicata sul corso Matteotti e adesso trasferita nell'ex convento della Mantellate e doverosamente dedicata al prof. Stefano Bertelli, il più moderno dei bibliotecari pontederesi del '900. La speranza è che nel giro di poco tempo anche il materiale bibliografico torni a circolare nella Rete Bibliolandia, perchè diverse pubblicazioni che possiede la Biblioteca Bertelli ce le ha solo lei. Gli studiosi hanno bisogno di quei libri, di quelle riviste e di quei giornali (c'è anche una parziale collezione de La Nazione con la cronaca di Pontedera). Non a caso glieli chiedono da tutta Italia e perfino da altri Paesi (potenza di internet e dell'informatica). La sede che oggi è stata mostrata al pubblico è un recupero bellissimo di vecchi locali tardo ottocenteschi e del primo novecento, un restauro curato da due architette bravissime (Simonetta Boldrini e Chiara Ceccarelli). Meritano l'applauso che hanno ricevuto dal pubblico. Ora naturalmente questi locali si tratta di animarli e di farli vivere. Di aprirli, come ha detto Don Piero, a vantaggio della comunità pastorale. A vantaggio degli ultimi, con un ruolo centrale e gestionale delle 5 parrocchie cittadine, della Caritas e delle Acli. Ma, immaginiamo, anche per i giovani e per tutti coloro che chiederanno ospitalità culturale per le loro iniziative di qualità. Con il Centro Pastorale Culturale Mantellate Pontedera si arricchisce di una nuova struttura strategica per la propria crescita morale, civile e culturale. Frutto in parte dei contributi dell'8 per mille, ha detto il Vescovo di Pisa. Frutto di una bella collaborazione tra le 5 parrocchie cittadine, che ora dovranno dare fiato e gambe ad un progetto condiviso e sostenerlo con grande coraggio e lungimiranza (roberto cerri).
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