martedì 28 novembre 2023

PONTEDERA O FESTAIOLANDIA?

67.000 € circa spesi per la strepitosa festa di Halloween a fine ottobre (determina di impegno spesa n. 994), circa 135.000€ per la Festa Notte Granata a giugno (determine nn. 448 e 554), altri 214.000€ circa per arredi vari, allestimenti, luci e arte natalizia (determine nn. 964, 965, 991 e 992), più un incremento sulla bolletta della luce non precisato ma che arriverà; e poi altri 120.000 € per la festa dell'ultimo dell'anno (delibera Giunta n. 192). Ecco le belle cifrette che nel solo 2023, secondo le determine e delibere sopra citate, il Comune ha stanziato per le summenzionate feste. Inoltre a queste cifrette andranno aggiunti gli straordinari per i vigili urbani non conteggiati nelle determine sopra citate. Ma già così siamo sui 536.000 € circa complessivi per 4 mega feste e attività artistiche di corredo, somma che supera di quasi 100.000€ la spesa annuale per la gestione e la manutenzione di tutto il verde pubblico nel 2023 a Pontedera (determina n. 1099). Poi uno va a parlare con Stefano Mancuso e proclama la sensibilità green della politica locale. Mah…

Da queste spese un po' eccessive per feste d’ogni tipo che deduco?
Che siamo in un anno preelettorale e che i CIRCENSES, come avrebbero detto gli antichi romani, tirano e creano consenso. Sbaglio?
La seconda è che nel Palazzo alberga una spiccata sensibilità festaiola su cui tutti in città spettegolano. Certo le feste fanno allegria, alzano il buonumore, nascondono magagne e portano gente, quindi soldi in città. Ma c’era proprio bisogno di investire tutte queste somme? Lo scorso anno non siamo stati più sobri? Perché cambiare? Perché non investire una parte di questi soldi, che ne so, per restaurare i parcheggi attorno alla biblioteca Gronchi e riaprire anche il passaggio dal parcheggio dell’Ospedale fino alla Stazione? Forse non avrebbe avuto altrettanta visibilità ed effetto (anche se sarebbe molto utile e apprezzato dalle centinaia e centinaia di pendolari che tutti i giorni o perdono un quarto d’ora per aggirare il Dente Piaggio o scavalcano a loro rischio le aree transennate). Oppure, che ne so, con una piccola parte di questi soldi si poteva restaurare la caduta statua “Oleandra” di Carmassi che si trovava sulla rotonda davanti ai nuovi impianti sportivi della Bellaria e che da 7 o 8 anni invece giace dimenticata in un deposito dalle parti di Carrara e al suo posto c'è un bel cubo cartonato. Oppure si poteva mettere un po' di questo gruzzoletto festaiolo per sistemare le pluribucate strade pontederesi o in altre civiche necessità per le frazioni.
E invece: Feste, feste, feste, grida il popolo e queste il Palazzo elargisce.
Comune ricco festa mi ci ficco?
Ma siamo davvero un comune ricco o siamo uno dei più indebitati d’Italia?
E infine: davvero tutto questo ha un impatto significativo sul mondo del commercio pontederese, unica ossessiva giustificazione (almeno a leggere le summenzionate determine) del festaiolismo dei nostri amministratori? Mah..
Che gli Angeli e la Madonna del Bronzino siano stati esposti a posta sul Piazzone per proteggerci?

domenica 26 novembre 2023

Danza macabra o carnevale?

Metto le mani avanti: non ho niente contro Halloween. Solo lo chiamerei Carnevalween, perché la festa del 31 ottobre sembra sempre di più un anticipo del Carnevale, con un accentuato gusto per il macabro. Almeno a Pontedera City.

Del resto nel passaggio da festa per ragazzini (forse diffusa in Italia dalle fantasiose insegnanti elementari) a festa per adulti, che il “dolcetto o scherzetto” si trasformasse in qualcosa di più orrifico, ci stava.

Però diciamocelo: una festa così ci serve, perché  almeno noi che abitiamo in un Occidente chiacchierone ma sostanzialmente pacioso, un Occidente che ha relegato i mostri solo al cinema, nei fumetti e nei libri, dove non danno troppi brividi, sì, un bel Carnevalween, pieno di mostri che ci camminino accanto per strada, ci vuole.

Perchè vuoi mettere quanta allegria ed energia può dare sbattere contro i mostri sul corso di Pontedera: è tutta un’altra emozione. E se poi i Dj sparano bombe di musica a tutto volume, allora sì che sembra di essere sotto un bombardamento vero. Ma, per fortuna, senza che scendano le granate a grappolo (come in Ucraina e Palestina, due autentici luoghi di odierno orrore), solo note sfondatimpani e rompipa…

L’unico dispiacere e' che l’evento sia costato al Municipio (come indica la Determina dirigenziale di spesa n. 994/2023) e quindi alla collettività circa 67.000 euro. Una bella cifretta, che e' forse l’unica cosa che mi fa veramente impressione di questa festa.




Le facce di Bronzino

I 6 chilometri circa di lucine sciupaenergia che il Comune, guidato da uno sciarpeggiante leader, ha piazzato per creare un natalizio effetto “oooh” e attirare, si spera, acquirenti nei negozi del Corso e delle buie vie laterali sono state commentate da molti concittadini. E il giudizio, stando ai social, sembrerebbe un fifty-fifty. Un po' piacciono e un po' no. Solo un sondaggio serio, magari sul modello di quello lanciato sulle prossime edificazioni del quartiere Bellaria, avrebbe potuto dirci se la maggioranza dei pontederesi approva tutto questo bronzinato sbrilluccichio o se invece preferirebbe toni più sobri e consumare meno luce, risparmiare energia e risparmiare così anche soldi. Illuminarsi certo, ma di meno, seguendo anche le indicazioni di un Papa ecologista che però non ha abbastanza frati per realizzare la sua rivoluzione.
Ma un bel sondaggio via rete varrebbe la pena di farlo anche sulle artistiche regie, rispetto alle quali non si dovrebbe chiedere ai votanti se piacciono o no le istallazioni, ma si dovrebbe domandare solo se dopo vent'anni tutti questi elefanti, cavalli, uccellini giganti, conigli e chiocciole potenziate non abbiano stufato o invece ci stupiscano ancora.
Io penso che un’amministrazione rispettosa dell’ambiente, che ha a cuore il futuro dei giovani, dovrebbe risparmiare energia, luccicare un po' di meno e destinare i risparmi ad iniziative più benefiche. Sull’arte invece sarei per cambiare regia, così da fare spazio anche a voci più giovanili e magari più fresche. O almeno sarei per bandire gare aperte per selezionare i progetti arredatori più interessanti, a cui fare partecipare soggetti artistici diversi. Perché queste ultraventennali regie, tutte del solito regista, non solo appaiono stucchevolmente ripetitive ma soprattutto non sono in linea col dettato legislativo che sugli appalti dei servizi, inclusi quelli artistici, pretenderebbe dai Comuni un certo ricambio o almeno l’effettuazione di gare aperte. E non vale dire che le regie le paga la Fondazione cultura, perché essendo questa un ente partecipato a maggioranza dal Comune e che riceve importanti risorse dal Comune, una certa apertura culturale potrebbe permettersela.
Ma anche su questo punto l’anestetizzata maggioranza consiliare temo che non ci senta. E il guaio è che quest’ultima si trova di fronte a sgangherate e soporifere opposizioni che figuriamoci se vanno a fondo su questi aspetti. Così maggioranza e opposizioni sembrano perfettamente a loro agio davanti alle incipriate e incerottate facce di Bronzino che aderiscono perfettamente alla facciata di palazzo Stefanelli e dei valorosi che lì prendono le decisioni per la città.

sabato 18 novembre 2023

L'ARTE DELLA COMMEDIA A PONTEDERA

Intrigante la messa in scena de ”l’arte della commedia” di Eduardo De Filippo, un testo dal sapore molto, forse troppo, pirandelliano, scritto 60 anni fa, andato in scena ieri sera al Teatro Era di Pontedera, e che a tratti sembrava attualissimo. Anche in relazione alle criticità che sta attraversando il nostro teatro cittadino. E alle domande esplicite che rivolge al pubblico: serve un teatro al Paese? E gli attori e i registi hanno uno status professionale adeguato al ruolo? Ancora: il teatro è in crisi? E se si, per colpa dei nuovi autori o dei nuovi testi o dei costi? O per colpa della politica che non ci investe o non lo sostiene abbastanza? O per altre ragioni ancora? Si, decisamente una messa in scena stimolante anche se sobria, quella allestita al Teatro Era, con l’adattamento e la regia di Fausto Russo Alesi. Una messa in scena che la compagnia ha eseguito muovendosi su più registri, la maggior parte dei quali pescati, se non erro, nei repertori classici di De Filippo e di Pirandello, ma senza disdegnare altre citazioni (Ionesco? Le avanguardie anni ‘60..).

Una recita appassionata, a tratti forse troppo carica e un tantinello urlata, che si sforzava però di dare anima alla finzione teatrale.
Una sfida comunque coraggiosa che meritava di essere vista, ma a cui il pubblico della Valdera e dintorni ha risposto, purtroppo, con una certa timidezza nelle due serate di repliche. Forse per mancanza di interpreti noti al grande pubblico o forse per un lancio promozionale tardivo e poco capillare. Soprattutto i giovani mi
sono sembrati assenti. Almeno nella serata di venerdì. Ma si sono andati a cercare? Si sono coinvolti gli insegnanti delle scuole superiori per provare ad arrivare fino ai ragazzi? O si mettono in atto altre strategie per avvicinarli (a parte le buone intenzioni, che però lasciano il tempo che trovano)?
Peccato perché, anche se non si tratta di una delle commedie più efficaci e note di Eduardo, certo è pur sempre un copione ricco di intensità, di sfumature e di domande (sulla scienza, la superstizione, l’amore, l’educazione) che vale la pena di continuare a farsi. Peccato
perché è un testo comprensibile, che si dipana con chiarezza, e che si lascia seguire agevolmente per la durata di oltre due ore e mezzo. Per questo confesso che mi ha fatto sorridere cogliere in una conversazione tra spettatori che uscivano dalla sala il commento di un tizio, anziano ma non troppo, che sosteneva di averci capito poco e di aver trovato lo spettacolo decisamente faticoso. Avrei voluto ribattergli che è proprio quel briciolo di fatica
che si deve fare per seguire un testo che rende gli spettatori del Teatro esseri attivi e non fruitori passivi. Poi ho pensato a quali rompicapo fossero stati certi eventi teatrali che mi ero sorbito negli anni ‘70 e ‘80 e di quanto a lungo ne discutessimo e ci confrontassimo con gli amici per verificare di averci capito qualcosa una volta calato il sipario (quando c’era). Di quanto tempo rimanessimo fuori dal teatro a parlare della cosa e di quanto anche il nostro commentare e interrogarci esterno facesse parte dello spettacolo. Perché il teatro è uno strumento che non solo ci rivolge domande, ma ci stimola a farne. Perché un buon Teatro non ci vuole solo spettatori, ma coltiva l’ambizione di coinvolgerci e di renderci consapevoli di essere anche noi un po' attori. Ovviamente non ho detto nulla al tizio di cui avevo colto il
disappunto, ma dentro di me ho sorriso. Che altro potevo f

venerdì 27 ottobre 2023

IL TEATRO ERA OGGI

Il Teatro Era, nato per mettere insieme tre importanti tradizioni teatrali pontederesi, quella del teatro classico (gestito dall'ex cinema teatro Roma), quella del teatro sperimentale (già alloggiato nel teatro di via Manzoni) e quella del teatro amatoriale (dalla Filodrammatica Susini al Teatro popolare di Treggiaia, passando per altri gruppi esistenti in città), ha finito oggi per:

-presentare una stagione classica (e commerciale) di qualità ma senza particolari punte di eccellenza;
-azzerare o quasi il teatro sperimentale e di ricerca, chiudendo fisicamente sia il Centro per la Ricerca e la Sperimentazione Teatrale, sia il Workcenter voluto da Grotowski,
-tagliare qualunque rapporto con il teatro amatoriale locale e non solo.
Inoltre il teatro Era ha ridotto quasi a nulla la formazione di attori e ha pressoché cessato i suoi rapporti con le scuole cittadine di ogni ordine e grado, in particolare le scuole superiori.
E di una stagione per bambini e ragazzi neanche a parlarne.
Il tutto ha portato alla deriva la cinquantennale esperienza teatrale cittadina che fino ad una decina di anni fa era ancora nota su scala nazionale ed internazionale e oggi sembra semplicemente morta.
Così Pontedera si ritrova una megastruttura teatrale, con una importante storia alle spalle, ma senza un futuro chiaro, e con un presente in cui:
-si fa a fatica teatro commerciale
-non si fa più ricerca e sperimentazione teatrale;
-non si fa formazione teatrale;
-si ospitano poco e malvolentieri le associazioni teatrali locali
-si scoraggia il teatro scolastico
- si tiene chiusa la struttura per 300 giorni all'anno se non come sala prove per compagnie che poi esprimono altrove il loro valore, senza alcuna ricaduta sulla città
- non si pubblica un bilancio sociale di questa struttura
- e si investe invece molto per manutenzioni straordinarie di un edificio che viene usato pochissimo come Teatro.
In particolare della struttura costosissima si usa poco la sala grande, un po' di più le sale di prova e non si usa mai, dico mai, in estate l'anfiteatro costruito sul retro del teatro, che però è stato dotato grottescamente di ottime sedute. Per chi? Per che cosa?
Tutto questo scarsissimo uso teatrale della struttura chiamata Teatro Era, ora innestata nel Teatro per la Toscana, costerebbe 1,2 milioni all'anno. Una situazione che sembra paradossale, che la politica locale discute solo tra pochi eletti e che la stragrande maggioranza dei pontederesi ignora.
Ma allora che fare?
Aprire la struttura 7 giorni alla settimana dalle 9 alle 24
Aprirla a tutti coloro che vogliono fare teatro
Aprirla a chi produce cultura
Fare formazione teatrale
Lavorare tanto con le scuole
Assecondare le esigenze che la cittadinanza e le associazioni potrebbero esprimere nei confronti di questo meraviglioso edificio teatrale
Trovare un gestore organizzativo di questo spazio in grado di coordinare le domande d'uso ed elaborare un piano di funzionamento della struttura in grado di rendere Teatro Era aperto e vivo 7 giorni su 7.
Perché piange il cuore a vedere questo mega edificio maltrattato e chiuso.
Certo c'è il problema di chi sia davvero il proprietario del Teatro Era. Se sia ancora dei pontederesi oppure no. Ma cosa voglia farne chi lo tiene in pugno oggi, è sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere.
E non va bene.

mercoledì 30 novembre 2022

BIBLIO GRONCHI. Il Sindaco non sa che fare dei pilastri dei parcheggi

Nei giorni scorsi, in un incontro tra il Comitato Riapriamo Biblio Gronchi e il Sindaco, ho chiesto al Sindaco se si rendeva conto che la riapertura della Biblio confinava questa importantissima struttura culturale in un pessimo contesto ambientale (tra ponteggi in sicurezza e pilastri e travi che perdevano pezzi). La foto del nuovo accesso/uscita unico, allegata al post, lo lascia capire chiaramente. Lui mi ha risposto di sì.

Allora gli ho domandato che cosa avesse in mente di fare nei prossimi due anni per risolvere la situazione. Ovvero se pensasse di buttare giù le colonne e le coperture degli ex parcheggi Piaggio che si trovano intorno alla Biblioteca oppure se avesse deciso di restaurare pilastri, colonne, travi, ecc. e tenerle in piedi. Perchè è ovvio che una delle due soluzioni andrebbe presa.
Il Sindaco ci ha risposto di non avere un’idea precisa sul da farsi, ma che preferiva la soluzione che sarebbe risultata meno costosa e quella che avrebbe avuto il via libera della Sovrintendenza alle Belle Arti, che sembra avere inserito un vincolo sull’area degli ex capannoni Piaggio che circondano la biblioteca.
Questa incertezza operativa tra buttare giù i pilastri o restaurarli ha caratterizzato l’Amministrazione di Pontedera negli ultimi 8 anni e ha portato, come certificato dallo studio di Unipisa, all’attuale degrado dei pilastri e delle coperture. Ma Biblio Gronchi non può rimanere a lungo in questo stato e avere accessi contingentati.
Se si vuole trascinare fuori dal pantano Biblio Gronchi bisogna che l’Amministrazione comunale decida se buttare giù tutto o se restaurare e poi trovare le risorse per realizzare il proposito che ha maturato.
I ponteggi dovrebbero essere solo una soluzione provvisoria. Ma come è noto spesso in Italia (e anche a Pontedera, basta vedere lo strazio del cimitero comunale) niente dura così tanto come le soluzioni tampone e provvisorie. Auguriamoci però che l'attivismo e il decisionismo del Sindaco ci regalino rapide e proficue soluzioni.



venerdì 25 novembre 2022

BIBLIO GRONCHI LE PAROLE DEGLI ATTI

In un post di ieri, il nostro poetico sindaco se la canta e se la suona per giustificare la improvvisa chiusura di Biblio Gronchi da lui decisa a inizio agosto come se si fosse trattato di una EMERGENZA. E tra che c’è si autoloda per la geniale soluzione trovata per riaprire la Biblio, lasciando intendere di aver combattuto contro il minotauro della BUROCRAZIA in una impresa titanica che forse, dopo 5 mesi porterà davvero alla riapertura della struttura prima di Natale. Questi i suoi FATTI. E soprattutto la sua NARRAZIONE.

Ma io sono andato a vedere gli ATTI in Comune e dopo 40 giorni di attesa me li hanno fatti solo sbirciare su un computer. Tuttavia, anche così, si è trattato di una sbirciatina istruttiva.
E cosa dicono gli ATTI?
Smontano la poetica narrazione del Sindaco, EMERGENZA inclusa.
In che senso? Nel senso che l’Amministrazione, che ovviamente già sapeva dello stato di degrado dei pilastri e delle coperture dei parcheggi che circondano la Biblio (e di sicuro lo sapeva il sindaco in qualità di ex assessore ai LLPP nel quinquennio 2014-2019), ha chiesto nel 2019 uno studio serio alla facoltà di ingegneria di Pisa sulle strutture visibilmente ammalorate dei parcheggi.
E Ingegneria uno studio scientificamente serio e corposo gliel’ha fornito al Comune di Pontedera.
Quando? Nel novembre del 2020. NOVEMBRE 2020. E che diceva lo studio? Confermava che dal punto di vista statico pilastri e coperture (con alcune travi spezzate che circondavano la biblioteca) erano proprio messi male. Anche perché su quelle travi e coperture NON ERA STATA FATTA MAI MANUTENZIONE SERIA e in più erano stati aggiunti PANNELLI SOLARI che avevano aggravato dal punto di vista statico la sicurezza di pilastri e coperture, lasciati notoriamente scoperti e alle intemperie.
Sempre gli ATTI raccontano che Ingegneria di Pisa ha mandato due rapporti di aggiornamento: uno a marzo e uno a dicembre 2021, sempre sullo stato di pilastri, travi e coperture. E che dicevano questi aggiornamenti? Una cosa largamente prevedibile, ovvero che il degrado delle strutture peggiorava continuamente rispetto al report base del 2020. Tutte cose che a dire il vero si vedevano anche a occhio, visto l’incremento della caduta di calcinacci sulle macchine sotto le coperture dei parcheggi.
Ma se il Sindaco sapeva tutto scientificamente dal novembre del 2020 si può parlare ad agosto 2022 di EMERGENZA? Direi proprio di no.
Anche perchè la relazione dell'Arch. Fantozzi (dirigente al Patrimonio del Comune di Pontedera) che è dell'agosto del 2022 riprende le conclusioni dei 3 report di Ingegneria per suggerire al Sindaco di fare l'Ordinanza del chiudiamo tutto di agosto.
In verità gli ATTI, che l'Amministrazione non ha voluto rendere pubblicii (e si capisce perchè) ci dicono che dalla fine del 2020 l’Amm. Comunale sapeva scientificamente delle criticità dei parcheggi e dalla fine del 2021 sapeva che le criticità aumentavano.
DOMANDA POETICA: perché l’Amministrazione almeno alla fine del 2021 (ma avrebbe potuto farlo già dalla fine del 2020) non ha chiamato SIAT e non ha predisposto tecnicamente l’attuale situazione per garantire la continuità del servizio bibliotecario? Se lo avesse fatto magari ad agosto 2022 la biblioteca sarebbe stata chiusa per un mese per montare il ponteggio, ma a settembre sarebbe stata di nuovo regolarmente aperta. Invece ci sono voluti fino ad ora 5 mesi di chiusura per gestire la situazione ed in un periodo in cui gli studenti tanti amati, a parole, dal sindaco hanno dovuto fare la valigia e andare a studiare altrove.
Ultima riflessione sempre sugli ATTI.
Ma rispetto ai pilastri ammalorati ed insicuri dei 2 parcheggi ad est e a ovest di Biblio Gronchi questa Amministrazione cosa diavolo vuole fare?
Li restaura o li butta giù?
A questa domanda è evidente che la Giunta Millozzi (con Franconi come assessore ai LLPP) aveva risposto nei FATTI: “per ora li tengo così, non ci faccio nulla e ci metto sopra perfino i pannelli solari”.
Ma ora la giunta FRANCONI cosa pensa di fare?
Tiene Biblio Gronchi nella giungla di pali che ha montato? Tiene i parcheggi chiusi? E va a proporsi come candidata a Città Italiana della Cultura per il 2025 con una simile soluzione raffazzonata nella strada in cui si affacciano alcune delle eccellenze internazionali di Pontedera come il Museo Piaggio e l'Istituto di Biorobotica e, in prospettiva, l'Atelier della Robotica? Mah!