EUROPEISMO E CRISI GRECA
Noi possiamo lamentarci che non esista una visione "socialista" dell'europa. Nè della sinistra moderata. Nè di quella più radicale. La sinistra radicale per altro è tendenzialmente nazionalista. Quindi tendenzialmente antieuropeista. Quella moderata sta al rimorchio dell'europeismo borghese. L'internazionalismo socialista è sprofondato cento anni fa nel baratro della prima guerra mondiale e non è mai risorto. Ovviamente l'europeismo non è un dogma, nè è la panacea di tutti i mali. E' una ricetta politica che ha tanti limiti ed un buon numero di vantaggi. Anche per i non borghesi. Tra i vantaggi: ha garantito 70 anni di pace e di sicurezza a paesi spesso, in passato, in guerra tra di loro; ha garantito un mercato ampio dove il lavoro è stato in una certa misura tutelato e i livelli di welfare non sono stati male; è un'area dove le istituzioni democratiche non sono solo una parvenza e dove i diritti sono stati ragionevolmente salvaguardati. Andare oltre questo assetto europeo, mi pare difficilissimo. Invece andare indietro, tornare ai nazionalismi fasulli e alle singole sovranità monetarie, mi pare più facile. Su quest'ultima strada gli europei sono spinti da forze interne ed esterne. Stiglitz ad es. sul Guardian di oggi, se il mio inglese non è troppo arrugginito, sembra suggerire ai greci di votare no, aprendo la porta al ritorno alla dracma. Krugman ieri su Repubblica, se non lo interpreto male, mi pareva della stessa opinione, assegnando ai greci la medaglia di vittime dell'austerita dei conservatori europei contro cui bisogna ribellarsi. Su questa analisi sostenuti da messier Piketty. A mio modesto avviso la Grecia entrando nell'euro ha fatto il passo più lungo della gamba. Questo azzardo gli sta costando caro. Per altro si è già venduta un pò di infrastrutture a fondi e imprese estere. Forse la soluzione migliore per i greci è davvero tornare alla dracma, farsi una bella svalutazione selvaggia e non pagare i debiti. Poi piano piano torneranno in gioco, come potranno.
martedì 30 giugno 2015
lunedì 29 giugno 2015
MA SIAMO SICURI CHE I POPOLI SIANO + EUROPEISTI DEI BANCHIERI?
Il grande filosofo tedesco Habermas ha scritto su La Repubblica del 23 giugno che c'è un errore di fondo nella costruzione europea, quello di aver costruito un'unione monetaria senza un'unione politica. Considero Habermas uno dei grandi saggi viventi del nostro continente. Ma su questo punto temo si sbagli. In realtà l'unione monetaria europea contiene, con tutte le ambiguità, il massimo di unione politica possibile in Europa in questo contesto storico. L'unione europea è stata voluta e sostenuta soprattutto come grande area economica da elite colte, dalla grande borghesia europea e dalla grande finanza. Negli anni 50 e 60 fino ai '90 è stata voluta dalla borghesia moderata spesso contro una sinistra che è arrivata lentamente all'europeismo più per necessità che per virtù. Temo che il ritorno dei populismi nazionalisti o dei particolarismi regionali metterà in discussione questo edificio che non può trovare una maggiore unione politica per varie ragioni, tra cui la mancanza di una compatta opinione pubblica sovranazionale, che per costituirsi, tra l'altro, difetta di una lingua comune con cui intendersi. Temo che i soldi e la moneta siano il massimo linguaggio comune che sanno parlare gli europei. E che moneta e mercato comune rappresentino l'unico collante dell'Europa borghese. Ma i popoli possono travolgere questa prosaica realtà e rimettere indietro l'orologio della storia. Non sarebbe la prima volta che capita.
Il grande filosofo tedesco Habermas ha scritto su La Repubblica del 23 giugno che c'è un errore di fondo nella costruzione europea, quello di aver costruito un'unione monetaria senza un'unione politica. Considero Habermas uno dei grandi saggi viventi del nostro continente. Ma su questo punto temo si sbagli. In realtà l'unione monetaria europea contiene, con tutte le ambiguità, il massimo di unione politica possibile in Europa in questo contesto storico. L'unione europea è stata voluta e sostenuta soprattutto come grande area economica da elite colte, dalla grande borghesia europea e dalla grande finanza. Negli anni 50 e 60 fino ai '90 è stata voluta dalla borghesia moderata spesso contro una sinistra che è arrivata lentamente all'europeismo più per necessità che per virtù. Temo che il ritorno dei populismi nazionalisti o dei particolarismi regionali metterà in discussione questo edificio che non può trovare una maggiore unione politica per varie ragioni, tra cui la mancanza di una compatta opinione pubblica sovranazionale, che per costituirsi, tra l'altro, difetta di una lingua comune con cui intendersi. Temo che i soldi e la moneta siano il massimo linguaggio comune che sanno parlare gli europei. E che moneta e mercato comune rappresentino l'unico collante dell'Europa borghese. Ma i popoli possono travolgere questa prosaica realtà e rimettere indietro l'orologio della storia. Non sarebbe la prima volta che capita.
sabato 27 giugno 2015
ORA LE LAPIDI SONO NELLE MANI DELLA SOVRINTENDENZA E DEL PD DI SAN MINIATO
La mozione approvata nell'ultimo consiglio comunale di San Miniato è chiara: le lapidi di San Miniato dovranno tornare visibili entro il 22 luglio. Tra meno di un mese. La Sovrintendenza ha aggiunto per bocca del dr. DARIO MATTEONI davanti al Comitato Parri che le lapidi vanno rimesse visibili al pubblico, rapidamente, sotto il loggiato di San Domenico, vicino alla porta di ingresso del progettando museo della memoria. Il sindaco ha dunque perso la sua partita? Niente affatto. Come un pesce allamato, il sindaco tenterà ora di togliersi l'amo di bocca. Come? Prendendo tempo, dicendo che per ripristinare le lapidi ci vuole tempo, che bisogna fare una pratica "corretta" con la sovrintendenza, che gli uffici hanno molti lavori più urgenti da seguire. Insomma la prenderà calma e cercherà di convincere la sovrintendenza ad autorizzarlo a mettere le lapidi dentro lo spazio museale. Perché questo non accada e le lapidi tornino rapidamente visibili, occorre quindi che il pd incalzi il suo sindaco e lo induca a rispettare gli impegni assunti in consiglio comunale e a ricollocare le lapidi entro il 22 luglio. E occorre anche che la Sovrintendenza non arretri rispetto alla posizione assunta il 24 giugno e lo costringa davvero a rimetterle visibili nel loggiato di San Domenico, cosa che si fa facilmente e rapidamente, se si vuol fare.
La mozione approvata nell'ultimo consiglio comunale di San Miniato è chiara: le lapidi di San Miniato dovranno tornare visibili entro il 22 luglio. Tra meno di un mese. La Sovrintendenza ha aggiunto per bocca del dr. DARIO MATTEONI davanti al Comitato Parri che le lapidi vanno rimesse visibili al pubblico, rapidamente, sotto il loggiato di San Domenico, vicino alla porta di ingresso del progettando museo della memoria. Il sindaco ha dunque perso la sua partita? Niente affatto. Come un pesce allamato, il sindaco tenterà ora di togliersi l'amo di bocca. Come? Prendendo tempo, dicendo che per ripristinare le lapidi ci vuole tempo, che bisogna fare una pratica "corretta" con la sovrintendenza, che gli uffici hanno molti lavori più urgenti da seguire. Insomma la prenderà calma e cercherà di convincere la sovrintendenza ad autorizzarlo a mettere le lapidi dentro lo spazio museale. Perché questo non accada e le lapidi tornino rapidamente visibili, occorre quindi che il pd incalzi il suo sindaco e lo induca a rispettare gli impegni assunti in consiglio comunale e a ricollocare le lapidi entro il 22 luglio. E occorre anche che la Sovrintendenza non arretri rispetto alla posizione assunta il 24 giugno e lo costringa davvero a rimetterle visibili nel loggiato di San Domenico, cosa che si fa facilmente e rapidamente, se si vuol fare.
martedì 23 giugno 2015
UN ASSESSORE DI ALTO PROFILO PER LA CULTURA TOSCANA.
Spero che Rossi non me ne voglia, ma visto che lui non ha ancora sciolto i nodi, io insisto. Serve un nome di alto profilo per la CULTURA TOSCANA. Serve una personalità forte che dia visibilità alla nostra regione dal punto di vista della cultura. Ci serve un ambasciatore che conosca i nostri musei, le nostre città d'arte, i nostri siti archeologici, che sia in grado di dialogare testa a testa con lo stato e le sue sovrintendenze. Con Bruxelles e i suoi burocrati. Con in grandi musei del mondo. Con i circuiti di arte internazionali. Con le fondazioni e con le imprese chiamate a dare risorse ma anche capacità imprenditoriale ai beni culturali. La modernizzazione del nostro sistema culturale ha bisogno di correre. Serve una personalità che incarni questi processi, che sappia proiettare il passato nel futuro. Che sappia trovare fiducia e risorse. Che sappia trasformare i tanti meravigliodiparticolarismi di questa regione in un meccanismo compatto in grado di fondere insieme una formidabile offerta culturale
Spero che Rossi non me ne voglia, ma visto che lui non ha ancora sciolto i nodi, io insisto. Serve un nome di alto profilo per la CULTURA TOSCANA. Serve una personalità forte che dia visibilità alla nostra regione dal punto di vista della cultura. Ci serve un ambasciatore che conosca i nostri musei, le nostre città d'arte, i nostri siti archeologici, che sia in grado di dialogare testa a testa con lo stato e le sue sovrintendenze. Con Bruxelles e i suoi burocrati. Con in grandi musei del mondo. Con i circuiti di arte internazionali. Con le fondazioni e con le imprese chiamate a dare risorse ma anche capacità imprenditoriale ai beni culturali. La modernizzazione del nostro sistema culturale ha bisogno di correre. Serve una personalità che incarni questi processi, che sappia proiettare il passato nel futuro. Che sappia trovare fiducia e risorse. Che sappia trasformare i tanti meravigliodiparticolarismi di questa regione in un meccanismo compatto in grado di fondere insieme una formidabile offerta culturale
domenica 21 giugno 2015
IL CAMPEGGIO ABUSIVO DI VENTIMIGLIA, RENZI, HOLLANDE E IL SOCIALISMO REALE
Non so se il campeggio abusivo di Ventimiglia, aperto da una decina di giorni sotto gli occhi del mondo, costituisca il famoso ed un pò assolato piano B con cui Renzi pensa di fronteggiare all'italiana un frammento del complesso fenomeno migratorio che sta investendo anche il nostro paese. Mi rendo conto che le cose sono complicate e sono contento di non essere né Renzi né Alfano, perché dovendo loro prendere delle decisioni effettivamente non sembrano dare una grande prova di sé. Una cosa però se fossi stato il padre di tutti i rottamatori e se fossi stato un membro importante del partito socialista europeo, una cosa l'avrei fatta. Anziche' zuzzurellare tra i padiglioni dell'Expo mano nella mano con Hollande, avrei preteso di riunire i principali leader politici di ispirazione socialista a Ventimiglia, cioè almeno Renzi stesso ed Hollande, e non avrei chiuso la riunione senza una decisione operativa che Renzi e Hollande avrebbero potuto far discutere sia in sede politica dai loro rispettivi partiti socialisti e democratici, entrambi aderenti all'internazionale socialista, un tempo si chiamava cosi, e poi in sede parlamentare. Entrambi guidano Nazioni. Invece il leader maximo di tutti i rottamatori si è limitato a girellare con Hollande per l'expo e a sparare le peggio banalità nella conferenza stampa trasmessa in tv sul campeggio abusivo di Ventimiglia, insinuando nella nostra mente che il socialismo reale ai cui valori i partiti di Renzi e quello di Hollande dicono di ispirarsi non sappia cosa dire ai disperati di Ventimiglia. O sono Renzi e Hollande che non sanno che pesci prendere?
Non so se il campeggio abusivo di Ventimiglia, aperto da una decina di giorni sotto gli occhi del mondo, costituisca il famoso ed un pò assolato piano B con cui Renzi pensa di fronteggiare all'italiana un frammento del complesso fenomeno migratorio che sta investendo anche il nostro paese. Mi rendo conto che le cose sono complicate e sono contento di non essere né Renzi né Alfano, perché dovendo loro prendere delle decisioni effettivamente non sembrano dare una grande prova di sé. Una cosa però se fossi stato il padre di tutti i rottamatori e se fossi stato un membro importante del partito socialista europeo, una cosa l'avrei fatta. Anziche' zuzzurellare tra i padiglioni dell'Expo mano nella mano con Hollande, avrei preteso di riunire i principali leader politici di ispirazione socialista a Ventimiglia, cioè almeno Renzi stesso ed Hollande, e non avrei chiuso la riunione senza una decisione operativa che Renzi e Hollande avrebbero potuto far discutere sia in sede politica dai loro rispettivi partiti socialisti e democratici, entrambi aderenti all'internazionale socialista, un tempo si chiamava cosi, e poi in sede parlamentare. Entrambi guidano Nazioni. Invece il leader maximo di tutti i rottamatori si è limitato a girellare con Hollande per l'expo e a sparare le peggio banalità nella conferenza stampa trasmessa in tv sul campeggio abusivo di Ventimiglia, insinuando nella nostra mente che il socialismo reale ai cui valori i partiti di Renzi e quello di Hollande dicono di ispirarsi non sappia cosa dire ai disperati di Ventimiglia. O sono Renzi e Hollande che non sanno che pesci prendere?
sabato 20 giugno 2015
MA LA REGIONE DI LEONARDO E DI MICHELANGELO POSSIBILE CHE NON TROVI UN ASSESSORE ALLA CULTURA CHE LA RAPPRESENTI CON GRANDE VISIBILITA'?
Siamo una Regione con una forte concentrazione di beni culturali. Città d'arte, resti archeologici e musei costituiscono un tessuto unico rispetto al resto del mondo. Uffizi e Galleria dell'Accademia delle Belle Arti di Firenze, città etrusche, romane, medievali e rinascimentali come Volterra, Fiesole, San Gimignano, Pienza, per non citare i centri maggiori come Siena, Pisa o Lucca. Mi chiedo se nella Regione davvero non si trovi un assessore che possa esprimere questa ricchezza e riesca a rappresentare la qualità culturale toscana in Europa e nel mondo. Qui ha insegnato Salvatore Settis. Qui hanno diretto gli Uffizi personalità come Antonio Paolucci e Cristina Acidini. Possibile che tra queste ed altre personalità non si trovi chi possa dare una mano a valorizzare i livelli culturali di questa regione? A farla dialogare con l'Europa e col resto del mondo con la sicurezza di chi può mettere in campo posizioni di vera eccellenza?
Siamo una Regione con una forte concentrazione di beni culturali. Città d'arte, resti archeologici e musei costituiscono un tessuto unico rispetto al resto del mondo. Uffizi e Galleria dell'Accademia delle Belle Arti di Firenze, città etrusche, romane, medievali e rinascimentali come Volterra, Fiesole, San Gimignano, Pienza, per non citare i centri maggiori come Siena, Pisa o Lucca. Mi chiedo se nella Regione davvero non si trovi un assessore che possa esprimere questa ricchezza e riesca a rappresentare la qualità culturale toscana in Europa e nel mondo. Qui ha insegnato Salvatore Settis. Qui hanno diretto gli Uffizi personalità come Antonio Paolucci e Cristina Acidini. Possibile che tra queste ed altre personalità non si trovi chi possa dare una mano a valorizzare i livelli culturali di questa regione? A farla dialogare con l'Europa e col resto del mondo con la sicurezza di chi può mettere in campo posizioni di vera eccellenza?
sabato 13 giugno 2015
BUONE NOTIZIE PER GLI ARCHIVI DI STATO E IL PERSONALE DELLE PROVINCE
In un decreto ministeriale, approvato ieri, anticipato dal Sole 24 ore oggi, ma che probabilmente deve essere ancora finito di scrivere, sembra quasi certo che sarà previsto il passaggio di personale delle destrutturande province verso gli archivi di stato e verso biblioteche statali. Non è il massimo come strategia organizzativa, ma siccome specialmente gli archivi di stato sono a secco di personale, mi sembra una gran bella trovata. Un bravo di cuore a chi l'ha pensata.
In un decreto ministeriale, approvato ieri, anticipato dal Sole 24 ore oggi, ma che probabilmente deve essere ancora finito di scrivere, sembra quasi certo che sarà previsto il passaggio di personale delle destrutturande province verso gli archivi di stato e verso biblioteche statali. Non è il massimo come strategia organizzativa, ma siccome specialmente gli archivi di stato sono a secco di personale, mi sembra una gran bella trovata. Un bravo di cuore a chi l'ha pensata.
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