domenica 23 agosto 2026

PONTENEGRA E SAN FAUSTINO

Sono almeno 20 anni che a Pontedera in ambienti di centrodestra, spesso ghignandoci sopra, si usa il termine PONTENEGRA per sottolineare come, evolvendo, la città sia diventata troppo scura di pelle. Ovviamente, per il centrodestra, Pontedera è diventata PONTENERA (variante attestata in alcuni colloqui) per responsabilità del centrosinistra. 

Ma il recente episodio del cartello stradale conferma che una parte dei pontederesi è razzista. Con varie gradazioni e sfumature. Ovviamente. E questo razzismo autoctono, che non si vergogna di essere razzista, non è peraltro una novità, per chi come me ricorda come i pontaderesi accolsero i "terroni" che vennero a lavorare alla Piaggio e in altre aziende alla fine degli anni ‘50 e nei primi anni ‘60.

Ma quanti sono i razzisti nostrani oggi? Non pochi, credo, se ripenso anche ai dati locali sul referendum legato alla cittadinanza di qualche tempo fa e ai consensi che il centrodestra raccoglie agitando proprio questo spauracchio.

Del resto la popolazione di PONTENERA diventa sempre più vecchia e questo favorisce cittadini più insicuri. E l’insicurezza e la senescenza alimentano la paura e il razzismo.

E poi i social amplificano i fatti negativi. La stampa fa la sua parte. La politica locale si butta a pesce sull’argomento che è una delle faglie del conflitto destra/sinistra: un conflitto che viene alimentato a livello nazionale e locale per tenere calde le rispettive tifoserie e mobilitarle.

E tuttavia le chiacchiere lasciano il razzismo dove lo trovano e non spostano di una virgola i livelli della convivenza civile che per fortuna, a parte qualche sbavatura, a Pontedera restano accettabili. Anche a detta delle forze dell’ordine.

Ovviamente essendo una parte dei pontederesi un po' razzista, non si potrà trovare un accordo sulla pontenegritudine di Pontedera. Che per qualcuno sicuramente è un male (da estirpare con la reimmigrazione?). E per qualcun altro una ricchezza  (meno male che ci sono loro a fare lavori e figli che i nostri figli non vogliono più fare).

Le mie stesse osservazioni saranno condivise da alcuni e ritenute offensive da altri. Come è normale che sia. La realtà non è unica, ma pluralissima. Ognuno di noi pontenegresi ha un suo cervello. Uno o più modi di vedere le cose. E la realtà è la somma di tante visioni cervellotiche e aggiungerei di molte cecità e faziosità.

Non a caso a fianco di una città ribattezzata PONTENEGRA, ce n'è sicuramente una chiamata PONTEDESTRA che certo non piace agli abitanti di PONTESINISTRA e viceversa. Ma tutte queste Pontedere ci sono e non si possono cancellare. Converrebbe che collaborassero. Ma gli uomini sono animali strani…

Comunque non sarà agitando le polemiche o rinfacciandosi le relative diversità che il razzismo (ormai migrato anche a livello politico) sarà superato.

“Chi ha più giudizio, più ne adopri”, mi diceva spesso mia nonna Fernanda, classe 1902, livello scolastico seconda elementare, operaia.

Un’ultima cosa. Come ha dimostrato scientificamente il prof. Mallegni, in un libro pubblicato a cura di Paolo Morelli, il patrono di Pontedera, SAN FAUSTINO, era geneticamente un nordafricano, di pelle sicuramente scura. 

Vogliamo reimmigrare anche lui?

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