mercoledì 2 settembre 2026

IL VENEZUELA E L’AMICHETTISMO AMORALE DI STATO

Saremo anche un paese civile, ma questo non ci impedisce di praticare l’amichettismo amorale di Stato.

Traggo questa convinzione dal comportamento delle massime élite politiche del nostro Paese che (tranne poche eccezioni) non hanno fatto né ai, né bai di fronte al fatto che gli USA, nostri signori, padroni e protettori, hanno rapito il presidente del Venezuela (uno stato formalmente sovrano e riconosciuto dall’Onu. Già, ma esiste sempre l’ONU?), lo hanno portato negli USA e lo stanno processando senza nessun mandato internazionale; nel frattempo hanno favorito l’ascesa di una presidente di loro gradimento, con la quale in questi giorni hanno stipulato un accordo per controllare attraverso una società a maggioranza USA il petrolio del Venezuela per i prossimi 100 anni.

Tutto ciò si chiama COLONIALISMO. 

Un COLONIALISMO praticato da uno Stato democratico: gli Usa.

E anche se il Venezuela è uno Stato poco o punto democratico, con una classe dirigente discutibile, possono gli Stati Uniti colonizzarlo e sfruttarne le risorse petrolifere a loro vantaggio e piacimento? Che esempio danno al mondo?

E l’ITALIA? E i suoi democratici leader politici possono rimanere in silenzio di fronte a questa democratica rapina colonialista degli Usa?

Come definire questo nostro amichevole democratico silenzio? COMPLICITÀ?

Certo se LITTLE ITALY gridasse “al ladro”, se sostenesse l’indipendenza del Venezuela, se presentasse una mozione di protesta all’ONU, se promuovesse una causa davanti al tribunale internazionale dell’AJA contro i rapinatori statunitensi, perderebbe a sua volta esportazioni e affari con gli USA. Rischierebbe altri dazi. Farebbe la fine di Cuba. Dio non voglia.

Così la nostra NAZIONE ASOVRANA guarda le azioni statunitensi in Venezuela, borbotta un po', ma i suoi uomini pubblici più rappresentativi tacciono. E così facendo applicano L'AMICHETTISMO AMORALE DI STATO, il quale prevede che non si critichino gli amici con cui si fanno affari e di cui è militarmente e politicamente vassalli.

Ma agendo così non entriamo anche noi nella compagnia dei disprezzatori del diritto internazionale e dei produttori di caos?

E se le giovani generazioni ci guardano, che penseranno?

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