lunedì 15 febbraio 2021

Lavorare tutti? Una buona opportunità per il ministro Orlando

È da poco uscito un testo sul tema dell'occupazione e del lavoro ed in particolare sulla possibilità che lo Stato si faccia carico di garantire un "lavoro a tutti quelli che vogliono davvero lavorare", ma che non riescono a trovare una collocazione sul mercato diciamo così ordinario. L'ha scritto Martino Mazzonis e il libro si giova anche di una lunga introduzione di Laura Pennacchi che di "Piani del lavoro" se ne intende, sia come storica che come economista, essendo lei un'esperta proprio di piena occupazione e di piani pubblici del lavoro. Il volume, che ha azzeccato l'uscita e spero venga letto anche dal neoministro del lavoro Orlando, cerca di proporre e far attecchire anche in Italia un approccio alla questione del "lavoro" che va al di là del reddito di cittadinanza e degli incentivi all'occupazione per le imprese, misure che pure l'autore non contesta ma che ritiene insufficienti, soprattutto per un paese come l'Italia.

Il volume parte da una discussione rilanciata negli Usa dall'ala sinistra del Partito democratico,  in particolare dal "socialdemocratico" Bernie Sanders e dalla giovane deputata Alexandra Ocasio-Cortez, che, forti degli studi di alcuni centri di ricerca socio-economici, riesaminando l'impatto delle politiche del lavoro attuate dal presidente Roosevelt negli anni del New Deal (1933-38), ripropongono con forza l'idea del "lavoro garantito" e della buona occupazione da parte dello Stato. Quest'ultimo visto come datore di lavoro di ultima istanza. Il tutto inserito in una linea di azione denominata Green New Deal (qualcosa di simile alla nostra transizione ecologica?).

Elementi di questo dibattito e proposte simili sono state fatte proprie, in maniera opportuna, dalla CGIL che già dal 2013 ha messo sul tavolo una proposta, che sa molto di New Deal, denominata "Piano del lavoro", alla cui elaborazione ha collaborato Laura Pennacchi. 

Il volume intitolato "Lavorare tutti? Crisi, diseguaglianze e lo Stato come datore di lavoro di ultima istanza", Edizioni Ediesse, 2019, p. 164) contiene diversi elementi: un'analisi storica dell'esperienza americana tra le due guerre, la ripresa di alcune proposte elaborate allora negli Usa, un'analisi del mercato del lavoro italiano e delle sue criticità, nonchè le modalità per discutere anche da noi della proposta del lavoro garantito. Il problema, naturalmente, oltre la qualità della proposta e la sua sostenibilità, è come portarla in discussione in un dibattito pubblico in tutt'altre faccende affaccendato.

Può interessare questo tema oltre che a forze politiche come LeU e al Pd (italiano), al ministro Orlando e più in generale al nascente governo Draghi?

Aggiungo: non si potrebbero destinare alcune proposte del Recovery Plan in questa direzione? E quindi non sarebbe opportuno utilizzare un po' di risorse per creare specificamente del buon lavoro soprattutto nelle aree più difficili nel nostro paese, magari specializzando il Sud nel nostro Green New Deal?

Batterà il neoministro del lavoro Orlando, uomo certamente di sinistra, un colpo rispetto a queste proposte di CGIL? E la CGIL riformulerà il proprio pacchetto per inserirlo nel Recovery Plan e per sostenerlo di fronte all'opinione pubblica? Mobiliterà i suoi pensionati per far assegnare lavoro ai loro giovani nipoti?

Per chi volesse approfondire queste annotazioni e farsi un'idea con la propria testa della complessa problematica connessa, può cercare e leggere una copia del volume nella Rete Bibliolandia oppure cercarla in libreria o farsela spedire a casa dai rivenditori online. 

Avvertenza: il testo ha una sua complessità e la lettura non è facile. Ma chi cerca risposte facili a problemi difficili non andrà lontano.



domenica 14 febbraio 2021

Buona domenica 14 febbraio

Buona domenica, colleghi pensionati
Per i malati di politica (come me) suggerisco di leggere il fondo di Aldo Cazzullo sulla nascita del nuovo governo Draghi. Nè ottimista, nè pessimista. Direi equilibrato. Lo trovate sul "Corriere della Sera" di oggi, insieme alle belle riflessioni di Angelo Panebianco (sui rapporti Nord-Sud). A questi articoli, come al resto del giornale, possono accedere, via Internet, gratuitamente, tutti coloro che sono iscritti al prestito della Rete delle Biblioteche della Provincia di Pisa e che hanno ricevuto dalla loro biblioteca il relativo codice. Chi non lo avesse, può richiederlo (ormai domani) anche via mail o per telefono sempre alla propria biblioteca. E tra che ci sono ricordo che con questo accesso si possono leggere tutti i giorni una fraccata di altri quotidiani (inclusi LA NAZIONE e IL TIRRENO) in versione integrale e perfino stranieri. Per i pensionati sedentari (come me) e buoni lettori. Una vera pacchia. A costo zero. La buona salute consiglia anche di alternare la lettura di tutti i quotidiani possibili con un po' di movimento. Insomma, ogni tanto, sgranchitevi le gambe e il cervello. Della serie: mens sana...
Ho anche appena finito di leggere (grazie alla combinata covid/pensionamento) il "Sistema" di Luca Palamara, libro/intervista realizzato in collaborazione col giornalista Sallusti. Nella Rete Bibliolandia ad oggi non ce ne sono copie immediatamente disponibili (nemmeno a Pisa SMS, o allora). Ce n'è solo una in arrivo a San Miniato e con già 12 prenotazioni sopra. Sollecito perciò tutti i potenziali lettori a chiedere ai loro bibliotecari di comprarne una copia (io l'ho già fatto coi miei ex colleghi pontederesi, ma nel frattempo, essendo maledettamente curioso e aperto sostenitore anche delle librerie, ne ho comprato e divorato una copia, di cui scriverò, ahivoi a breve, ma non ora). Le biblioteche sono tenute a far fronte anche alle richieste dei lettori e questa lunga intervista di Palamara (ovviamente da non prendere come oro colato, ma solo come la testimonianza di uno "molto addentro alle cose") vale la pena di essere letta e soprattutto meditata. E' la sua versione dei fatti. E condivisa con Sallusti. Ma è interessante e messa giù bene. Non a caso la mia copia appartiene alla quinta ristampa in appena due mesi


martedì 9 febbraio 2021

Si può sconfiggere il cancro?

Tra le letture di questo periodo, segnato dalla presenza del Covid19 e delle sue varianti, sono riuscito a infilare quella di un libro straordinario. L'ha pubblicato una decina di anni fa un medico e ricercatore oncologo americano, Siddartha Mukherjee con il titolo "L'imperatore del male. Una biografia del cancro" (Neri Pozza, 2011, ma ci sono anche ristampe recenti). Si tratta di un testo di 726 pagine (incluse note, bibliografia e indici tematici), che mi ha impegnato e appassionato per una decina di giorni. Un testo non semplice (meritava di essere studiato, ma io l'ho solo letto e ho cercato di trarne gli elementi più interessanti), che, come indica il sottotitolo, riassume la storia di una delle malattie più terribili, quella del cancro. E lo fa a partire da un papiro di oltre 2500 anni avanti Cristo, descrivendo la storia di una serie di interventi e rimedi adottati dagli uomini contro il cancro, con un approfondimento analitico soprattutto di quello che è stato fatto negli ultimi 150 anni negli USA. Il testo, impostato sullo stile del racconto, ricostruisce la storia delle principali scoperte mediche, dell'evoluzione delle chirurgia oncologica, della costruzione di una farmacopea mirata, degli interventi pubblici nell'ambito della ricerca sul cancro e molte altre cose ancora. Il libro ha un notevole spessore e non a caso ha vinto il Premio Pulitzer nel 2011. Io l'ho trovato avvincente e a tratti commovente. Spesso mi ha inchiodato alle sue pagine con la forza ipnotica di un romanzo di Wilbur Smith. Aggiungo che sono entrato nella storia credendo di avere almeno una vaga infarinatura dell'argomento, ma ne sono uscito con la consapevolezza di non aver saputo quasi nulla prima di oggi e sperando di aver assorbito, grazie a Mukherjee, almeno gli elementi essenziali. Di due cose sono però assolutamente certo: la prima è che il cancro ovviamente è sempre meglio evitarlo (e che per farlo si devono seguire comportamenti di prevenzione come per il Covid). La secondo è che chiunque lo sviluppi oggi è comunque più fortunato di chi se lo è beccato anche solo 40 anni fa ed enormemente più fortunato di chi se lo è preso nell'Ottocento. Ovviamente è un libro denso, ma allo stesso tempo discorsivo e risulta leggibile e digeribile (preso un po' per volta ovviamente). L'autore, che con il cancro ha una dimestichezza senza pari, scrive davvero molto bene, cita tra gli scienziati anche quale italiano (Bonadonna, Veronesi e Dulbecco; e questo ci riempie di orgoglio ) e dimostra di aver letto e meditato perfino Italo Calvino e Primo Levi. Orgoglio nazionale a parte, chiunque riesca a navigare in questo mare di pagine e nelle sue terribili ed entusiasmanti storie, ne uscirà con una forte consapevolezza di cosa sia il cancro e di come lo si sia cercato di combattere (almeno negli Usa). Una lettura che se non fosse particolarmente impegnativa e fuori dalla nostra tradizione verrebbe la pena di suggerire. Se non altro per dare l'idea ai contemporanei di quale e quanta tenacia serva per combattere contro le avversità naturali (e contro noi stessi, che quelle avversità ci portiamo dentro) senza farsene annichilire.

sabato 6 febbraio 2021

La classe operaia fa un piccolo passo avanti

La classe operaia metalmeccanica fa un piccolo passo avanti
In questi giorni è stato firmato il nuovo contratto dei metalmeccanici. Secondo "il Sole 24 ore" l'accordo prevede 112 euro in più per il 5 livello ogni mese in busta paga, un aumento scaglionato in 4 rate spalmate su quattro anni. Buone notizie, credo. Almeno per i metalmeccanici. Inclusi quelli pontederesi e del pisano. Dentro l'accordo c'è anche la revisione, dopo 50 anni, degli inquadramenti professionali e altri aspetti normativi non marginali. La Triplice sindacale ha emesso dichiarazioni soddisfatte. Ma immagino che USB e altre sigle siano di altro parere. Ovviamente l'evento non ha fatto scalpore, anche se alcuni TG ne hanno parlato. Cosa racconta il rinnovo quadriennale del contratto? Ci dice che l'industria metalmeccanica italiana è viva, che guarda al futuro, scommette sulla ripresa, ma che diversamente da quanto credevano in molti cinquanta anni fa (me compreso) oggi la fabbrica metalmeccanica non è più il centro nevralgico del nostro paese. Profonde trasformazioni dell'assetto produttivo del paese ne hanno ridimensionato il ruolo. Certo il settore, con 1,6 milioni di addetti, conta ancora molto, produce ricchezza, offre lavoro (ma assai meno rispetto al trentennio magico: 1950/70), mentre socialmente e politicamente il peso della classe operaia metalmeccanica è diventato marginale (un tempo diversi sindaci di comuni della ns provincia avevano "studiato" dentro la Piaggio: oggi non mi risulta). Nella provincia di Pisa comunque, calcolando che il grosso dei dipendenti Piaggio risieda in questo territorio, il contratto avrà un effetto benefico. La disponibilità di spesa delle famiglie piaggiste crescerà, rispetto all'attuale fase, complessivamente di circa 1 milione di euro nel 2021, fino a raggiungere quota 4 milioni alla fine del 2024. Non sono grandi cifre, ma neppure risorse da sottovalutare. Del resto è quasi il doppio di quello che hanno strappato 10 giorni fa i lavoratori della concia che hanno chiuso il loro rinnovo contrattuale con + 65 euro mensili e anche loro in 3 anni.

mercoledì 13 gennaio 2021

Si possono prevedere le pandemie?

Chi leggerà "Spillover. L'evoluzione delle pandemie" di David Quammen (ma il sottotitolo inglese è più chiaro e recita: Animal Infections and the Next Human Pandemic), risponderà da solo alla domanda se si possono prevedere le pandemie.

Lo scrittore e divulgatore scientifico (in particolare pubblica per "National Geographic") ha messo insieme un volumone di 600 pagine, uscito negli USA nel 2012 e tradotto per gli italiani nel 2014. Con uno stile investigativo impeccabile, Quammen racconta l'avventurosa e pericolosa lotta condotta da medici, scienziati, virologi e molti altri contro diversi batteri e virus letali, presenti sul pianeta, a cominciare da Ebola, per proseguire con l'HIV-1 e HIV2 (l'Aids)  per finire con la SARS e con la famiglia dei coronoravirus, a cui appartiene anche Covid-19.

In particolare Quammen insegue i salti di specie dei virus e il fenomeno della zoonosi. Segue i batteri e i virus negli animali "ospiti" o "serbatoio", quelli che portano dentro di sé i virus senza subirne danni; poi li rintraccia negli animali "amplificatori", i quali trasmettono i virus ad altri animali e spesso all'uomo. Infine ricostruisce come virus e batteri colpiscono gli uomini e quali danni procurano loro.

Il libro, per certi aspetti, è più terrificante degli horror o dei thriller di Stephen King, perchè se i racconti di King sono frutto della fantasia dell'autore, le storie di Quammen, ahinoi, sono maledettamente vere e ben documentate. Il volume contiene (ma solo alla fine, per non disturbare il ritmo incalzante del racconto) una sessantina di pagine tra note, bibliografia e indici tematici che sono costruiti per dare ulteriore solidità al volume. Chi vuol saperne di più, può farlo. Deve solo conoscere l'inglese.

Quindi da una parte il libro racconta decine di avventurose cacce ai virus e ai batteri (un po' in tutte le parti del mondo, ma con particolare attenzione all'Africa, all'Asia e all'Australia), inseguendo i "cattivi invisibili" nelle loro basi all'interno degli animali (con note particolarmente inquietanti rispetto al mondo dei pipistrelli, non a caso riportati in una copertina tutta nera che campeggia nell'edizione italiana). Dall'altra si sforza di presentare le ragioni che sottendono allo sviluppo delle epidemie causate dalle infezioni animali. Infine effettua alcune previsioni rispetto alle possibili nuove e sconosciute epidemie che potrebbero manifestarsi. E tra le ipotesi che avanzava nel 2012 (anno di pubblicazione del libro) si ritrovano molti degli ingredienti e delle piste di ricerca che la pandemia del Covid 19, esplosa nel 2020, ci ha fatto conoscere: i pipistrelli come animali ospiti, altri animali commestibili (ad es. quelli presenti sul mercato di Wuhan) come amplificatori e trasmettitori del virus all'uomo, la tecnica del salto di specie da un animale all'altro e poi all'uomo, la mutevolezza del virus, le varianti, ecc. ecc.

Sarà che ormai da un anno non si parla d'altro che di pandemie e di salto di specie, ma il libro (pensato e scritto una decina di anni fa) oltre a renderci più chiaro il senso di quello che ci sta accadendo, ci fornisce alcune spiegazioni su perchè tutto questo sta accadendo e ci aiuta a riflettere sulla crisi ecologica che sembra sottendere alle pandemie.

Particolarmente efficaci le pagine dedicate all'esplosione demografica che caratterizza i Sapiens (quando sono nato io negli anni '50 erano 3 miliardi sulla Terra e oggi sono quasi 8) e alla complessa e spesso distruttiva interazione tra i Sapiens e l'ambiente, a cui l'autore riconduce alcune delle ragioni delle crisi pandemiche.

Ma le crisi pandemiche si possono prevedere? Sì. Ma un po' come i terremoti. Ce ne sono state in passato (ma la globalizzazione è in grado oggi di amplificarle e renderle ancora più diffuse) e ce ne saranno in futuro. Batteri e virus cattivissimi e nocivi per l'uomo in natura ce ne sono più di quanti si immagina (a cominciare dai coronavirus e da quelli a base RNA) e più l'uomo invaderà e trasformerà gli habitat naturali, più andrà loro incontro e si procurerà un sacco di guai. Perchè una cosa è prevedere le pandemie e un'altra arginarle e renderle rapidamente inoffensive in un mondo sempre più interconnesso. Ogni virus è un'incognita e alcuni possono mutare continuamente e rapidamente. Insomma, non è affatto facile fermarli.

Il libro merita una ventina di ore di lettura. Sono ore ben spese, se si vuol capire, anche senza essere specialisti, la complessità dei fenomeni con cui si ha a che fare. Si trova nelle librerie ad un costo economico (14€), ma ce ne sono copie anche nelle biblioteche comunali di Bibliolandia.



lunedì 11 gennaio 2021

La democrazia dei followers?

Questo il titolo di uno degli ultimi testi pubblicati dallo storico contemporaneista pisano Alberto Mario Banti. Si tratta di un piccolo volume, a carattere divulgativo (edizioni Laterza, 2020, p. 97, senza appendici, € 14) che affronta diverse tematiche, dal neoliberismo al "banal-nazionalismo" (p.38), dalla cultura mainstream agli immaginari collettivi, mutuando quasi tutti i materiali da un ben più denso e corposo volume che Banti aveva dedicato alla cultura di massa (cfr. dello stesso autore "Wonderland. La cultura di massa da Walt Disney ai Pink Floyd", Laterza 2017).

Il testo è agile e si legge bene, ma, ad essere sincero, risulta un po' troppo semplificata l'analisi di una realtà sociale e politica (in cui si inserisce anche quella italiana) che non può essere banalizzata oltre una certa soglia, se non rischiando di renderla ancora più incomprensibile: sia ai vecchi che l'hanno vissuta che ai giovani che la vivono senza mostrare di capirci un gran che.

Le fonti analitiche di riferimento di Banti paiono quelle della controcultura marxisteggiante e di una sociologia della cultura sostanzialmente "anticapitalista" e "orwelliana" che pur non prive di suggestioni e stimoli finiscono però per procedere più per autoconvincimento che non per dimostrazioni forti (le tabella allegate sono comunque interessanti).

Così, tanto per fare un esempio, della democrazia dei followers (argomento, la cui eviscerazione ci saremmo aspettati conducesse ad una accanita analisi dei social media: data invece per scontata) si colgono per lo più gli aspetti negativi e si ignorano gli elementi "positivi", nonchè l'intreccio che lega gli uni agli altri. Difficile è infatti fare i conti, fino in fondo e in maniera convincente, con una realtà in cui i livelli di consapevolezza e di conoscenza sono così dilatati (e inimmaginabili, a livelli di massa, anche solo fino a vent'anni fa) e allo stesso tempo permane e a tratti sembra prevalere l'antico fenomeno del gregarismo sociale e del "eroe" come deus ex machina.

Ma si può oggi fare sociologia e storia della cultura (incluso la parte che riguarda la politica e la democrazia) senza intrattenere un dialogo attivo con le neuroscienze, la biologia, l'evoluzionismo, l'antropologia, l'ecologia, ecc.?

sabato 9 gennaio 2021

Pisacane, Nello Rosselli, la politica e la storia

Carlo Pisacane, Nello Rosselli, la storia e la politica.
"La politica è un'infida distesa di sabbie mobili: finché te ne tieni lontano, stupisci che quei che vi sono capitati in mezzo non riescano a sottrarvisi più, e gestiscano e gridino come gente invasata. Ma se per caso ti ci avventuri anche tu, presto ti accorgi che l'uscirne è pressoché impossibile: vi affondi lentissimamente, ma senza mercé" (p. 161).
La citazione (quasi preveggente della sua tragica biografia) è tratta da un bel libro scritto da Nello Rosselli (lo storico allievo di Gaetano Salvemini), in cui viene ricostruita la biografia di Carlo Pisacane, il militante mazziniano guidò la spedizione di Sapri. Si trova in un libro scritto circa 100 anni fa, che, al pari del volume dedicato da Rosselli a "Mazzini e Bakunin", getta una luce veritiera, per quanto è possibile, su alcuni protagonisti del nostro risorgimento.
Segnalo il testo (intitolato Carlo Pisacane nel risorgimento italiano, Einaudi, 1977) sperando che altri trovino la voglia e la curiosità di cercarlo (nelle nostre biblioteche comunali è presente), di leggerlo e di meditarlo.
La storia non è magistra vitae. O almeno lo è raramente. Ma spesso, quando non è manipolata, è prezioso disincanto.
Nello Rosselli non dipinge un Pisacane "eroe risorgimentale", non costruisce un retorico monumento, ma ci fornisce una ricostruzione prosaica, disincantata e umanissima dell'uomo, delle sue idee sociali e politiche e delle sue relazioni.