domenica 26 novembre 2023

Le facce di Bronzino

I 6 chilometri circa di lucine sciupaenergia che il Comune, guidato da uno sciarpeggiante leader, ha piazzato per creare un natalizio effetto “oooh” e attirare, si spera, acquirenti nei negozi del Corso e delle buie vie laterali sono state commentate da molti concittadini. E il giudizio, stando ai social, sembrerebbe un fifty-fifty. Un po' piacciono e un po' no. Solo un sondaggio serio, magari sul modello di quello lanciato sulle prossime edificazioni del quartiere Bellaria, avrebbe potuto dirci se la maggioranza dei pontederesi approva tutto questo bronzinato sbrilluccichio o se invece preferirebbe toni più sobri e consumare meno luce, risparmiare energia e risparmiare così anche soldi. Illuminarsi certo, ma di meno, seguendo anche le indicazioni di un Papa ecologista che però non ha abbastanza frati per realizzare la sua rivoluzione.
Ma un bel sondaggio via rete varrebbe la pena di farlo anche sulle artistiche regie, rispetto alle quali non si dovrebbe chiedere ai votanti se piacciono o no le istallazioni, ma si dovrebbe domandare solo se dopo vent'anni tutti questi elefanti, cavalli, uccellini giganti, conigli e chiocciole potenziate non abbiano stufato o invece ci stupiscano ancora.
Io penso che un’amministrazione rispettosa dell’ambiente, che ha a cuore il futuro dei giovani, dovrebbe risparmiare energia, luccicare un po' di meno e destinare i risparmi ad iniziative più benefiche. Sull’arte invece sarei per cambiare regia, così da fare spazio anche a voci più giovanili e magari più fresche. O almeno sarei per bandire gare aperte per selezionare i progetti arredatori più interessanti, a cui fare partecipare soggetti artistici diversi. Perché queste ultraventennali regie, tutte del solito regista, non solo appaiono stucchevolmente ripetitive ma soprattutto non sono in linea col dettato legislativo che sugli appalti dei servizi, inclusi quelli artistici, pretenderebbe dai Comuni un certo ricambio o almeno l’effettuazione di gare aperte. E non vale dire che le regie le paga la Fondazione cultura, perché essendo questa un ente partecipato a maggioranza dal Comune e che riceve importanti risorse dal Comune, una certa apertura culturale potrebbe permettersela.
Ma anche su questo punto l’anestetizzata maggioranza consiliare temo che non ci senta. E il guaio è che quest’ultima si trova di fronte a sgangherate e soporifere opposizioni che figuriamoci se vanno a fondo su questi aspetti. Così maggioranza e opposizioni sembrano perfettamente a loro agio davanti alle incipriate e incerottate facce di Bronzino che aderiscono perfettamente alla facciata di palazzo Stefanelli e dei valorosi che lì prendono le decisioni per la città.

sabato 18 novembre 2023

L'ARTE DELLA COMMEDIA A PONTEDERA

Intrigante la messa in scena de ”l’arte della commedia” di Eduardo De Filippo, un testo dal sapore molto, forse troppo, pirandelliano, scritto 60 anni fa, andato in scena ieri sera al Teatro Era di Pontedera, e che a tratti sembrava attualissimo. Anche in relazione alle criticità che sta attraversando il nostro teatro cittadino. E alle domande esplicite che rivolge al pubblico: serve un teatro al Paese? E gli attori e i registi hanno uno status professionale adeguato al ruolo? Ancora: il teatro è in crisi? E se si, per colpa dei nuovi autori o dei nuovi testi o dei costi? O per colpa della politica che non ci investe o non lo sostiene abbastanza? O per altre ragioni ancora? Si, decisamente una messa in scena stimolante anche se sobria, quella allestita al Teatro Era, con l’adattamento e la regia di Fausto Russo Alesi. Una messa in scena che la compagnia ha eseguito muovendosi su più registri, la maggior parte dei quali pescati, se non erro, nei repertori classici di De Filippo e di Pirandello, ma senza disdegnare altre citazioni (Ionesco? Le avanguardie anni ‘60..).

Una recita appassionata, a tratti forse troppo carica e un tantinello urlata, che si sforzava però di dare anima alla finzione teatrale.
Una sfida comunque coraggiosa che meritava di essere vista, ma a cui il pubblico della Valdera e dintorni ha risposto, purtroppo, con una certa timidezza nelle due serate di repliche. Forse per mancanza di interpreti noti al grande pubblico o forse per un lancio promozionale tardivo e poco capillare. Soprattutto i giovani mi
sono sembrati assenti. Almeno nella serata di venerdì. Ma si sono andati a cercare? Si sono coinvolti gli insegnanti delle scuole superiori per provare ad arrivare fino ai ragazzi? O si mettono in atto altre strategie per avvicinarli (a parte le buone intenzioni, che però lasciano il tempo che trovano)?
Peccato perché, anche se non si tratta di una delle commedie più efficaci e note di Eduardo, certo è pur sempre un copione ricco di intensità, di sfumature e di domande (sulla scienza, la superstizione, l’amore, l’educazione) che vale la pena di continuare a farsi. Peccato
perché è un testo comprensibile, che si dipana con chiarezza, e che si lascia seguire agevolmente per la durata di oltre due ore e mezzo. Per questo confesso che mi ha fatto sorridere cogliere in una conversazione tra spettatori che uscivano dalla sala il commento di un tizio, anziano ma non troppo, che sosteneva di averci capito poco e di aver trovato lo spettacolo decisamente faticoso. Avrei voluto ribattergli che è proprio quel briciolo di fatica
che si deve fare per seguire un testo che rende gli spettatori del Teatro esseri attivi e non fruitori passivi. Poi ho pensato a quali rompicapo fossero stati certi eventi teatrali che mi ero sorbito negli anni ‘70 e ‘80 e di quanto a lungo ne discutessimo e ci confrontassimo con gli amici per verificare di averci capito qualcosa una volta calato il sipario (quando c’era). Di quanto tempo rimanessimo fuori dal teatro a parlare della cosa e di quanto anche il nostro commentare e interrogarci esterno facesse parte dello spettacolo. Perché il teatro è uno strumento che non solo ci rivolge domande, ma ci stimola a farne. Perché un buon Teatro non ci vuole solo spettatori, ma coltiva l’ambizione di coinvolgerci e di renderci consapevoli di essere anche noi un po' attori. Ovviamente non ho detto nulla al tizio di cui avevo colto il
disappunto, ma dentro di me ho sorriso. Che altro potevo f

venerdì 27 ottobre 2023

IL TEATRO ERA OGGI

Il Teatro Era, nato per mettere insieme tre importanti tradizioni teatrali pontederesi, quella del teatro classico (gestito dall'ex cinema teatro Roma), quella del teatro sperimentale (già alloggiato nel teatro di via Manzoni) e quella del teatro amatoriale (dalla Filodrammatica Susini al Teatro popolare di Treggiaia, passando per altri gruppi esistenti in città), ha finito oggi per:

-presentare una stagione classica (e commerciale) di qualità ma senza particolari punte di eccellenza;
-azzerare o quasi il teatro sperimentale e di ricerca, chiudendo fisicamente sia il Centro per la Ricerca e la Sperimentazione Teatrale, sia il Workcenter voluto da Grotowski,
-tagliare qualunque rapporto con il teatro amatoriale locale e non solo.
Inoltre il teatro Era ha ridotto quasi a nulla la formazione di attori e ha pressoché cessato i suoi rapporti con le scuole cittadine di ogni ordine e grado, in particolare le scuole superiori.
E di una stagione per bambini e ragazzi neanche a parlarne.
Il tutto ha portato alla deriva la cinquantennale esperienza teatrale cittadina che fino ad una decina di anni fa era ancora nota su scala nazionale ed internazionale e oggi sembra semplicemente morta.
Così Pontedera si ritrova una megastruttura teatrale, con una importante storia alle spalle, ma senza un futuro chiaro, e con un presente in cui:
-si fa a fatica teatro commerciale
-non si fa più ricerca e sperimentazione teatrale;
-non si fa formazione teatrale;
-si ospitano poco e malvolentieri le associazioni teatrali locali
-si scoraggia il teatro scolastico
- si tiene chiusa la struttura per 300 giorni all'anno se non come sala prove per compagnie che poi esprimono altrove il loro valore, senza alcuna ricaduta sulla città
- non si pubblica un bilancio sociale di questa struttura
- e si investe invece molto per manutenzioni straordinarie di un edificio che viene usato pochissimo come Teatro.
In particolare della struttura costosissima si usa poco la sala grande, un po' di più le sale di prova e non si usa mai, dico mai, in estate l'anfiteatro costruito sul retro del teatro, che però è stato dotato grottescamente di ottime sedute. Per chi? Per che cosa?
Tutto questo scarsissimo uso teatrale della struttura chiamata Teatro Era, ora innestata nel Teatro per la Toscana, costerebbe 1,2 milioni all'anno. Una situazione che sembra paradossale, che la politica locale discute solo tra pochi eletti e che la stragrande maggioranza dei pontederesi ignora.
Ma allora che fare?
Aprire la struttura 7 giorni alla settimana dalle 9 alle 24
Aprirla a tutti coloro che vogliono fare teatro
Aprirla a chi produce cultura
Fare formazione teatrale
Lavorare tanto con le scuole
Assecondare le esigenze che la cittadinanza e le associazioni potrebbero esprimere nei confronti di questo meraviglioso edificio teatrale
Trovare un gestore organizzativo di questo spazio in grado di coordinare le domande d'uso ed elaborare un piano di funzionamento della struttura in grado di rendere Teatro Era aperto e vivo 7 giorni su 7.
Perché piange il cuore a vedere questo mega edificio maltrattato e chiuso.
Certo c'è il problema di chi sia davvero il proprietario del Teatro Era. Se sia ancora dei pontederesi oppure no. Ma cosa voglia farne chi lo tiene in pugno oggi, è sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere.
E non va bene.

mercoledì 30 novembre 2022

BIBLIO GRONCHI. Il Sindaco non sa che fare dei pilastri dei parcheggi

Nei giorni scorsi, in un incontro tra il Comitato Riapriamo Biblio Gronchi e il Sindaco, ho chiesto al Sindaco se si rendeva conto che la riapertura della Biblio confinava questa importantissima struttura culturale in un pessimo contesto ambientale (tra ponteggi in sicurezza e pilastri e travi che perdevano pezzi). La foto del nuovo accesso/uscita unico, allegata al post, lo lascia capire chiaramente. Lui mi ha risposto di sì.

Allora gli ho domandato che cosa avesse in mente di fare nei prossimi due anni per risolvere la situazione. Ovvero se pensasse di buttare giù le colonne e le coperture degli ex parcheggi Piaggio che si trovano intorno alla Biblioteca oppure se avesse deciso di restaurare pilastri, colonne, travi, ecc. e tenerle in piedi. Perchè è ovvio che una delle due soluzioni andrebbe presa.
Il Sindaco ci ha risposto di non avere un’idea precisa sul da farsi, ma che preferiva la soluzione che sarebbe risultata meno costosa e quella che avrebbe avuto il via libera della Sovrintendenza alle Belle Arti, che sembra avere inserito un vincolo sull’area degli ex capannoni Piaggio che circondano la biblioteca.
Questa incertezza operativa tra buttare giù i pilastri o restaurarli ha caratterizzato l’Amministrazione di Pontedera negli ultimi 8 anni e ha portato, come certificato dallo studio di Unipisa, all’attuale degrado dei pilastri e delle coperture. Ma Biblio Gronchi non può rimanere a lungo in questo stato e avere accessi contingentati.
Se si vuole trascinare fuori dal pantano Biblio Gronchi bisogna che l’Amministrazione comunale decida se buttare giù tutto o se restaurare e poi trovare le risorse per realizzare il proposito che ha maturato.
I ponteggi dovrebbero essere solo una soluzione provvisoria. Ma come è noto spesso in Italia (e anche a Pontedera, basta vedere lo strazio del cimitero comunale) niente dura così tanto come le soluzioni tampone e provvisorie. Auguriamoci però che l'attivismo e il decisionismo del Sindaco ci regalino rapide e proficue soluzioni.



venerdì 25 novembre 2022

BIBLIO GRONCHI LE PAROLE DEGLI ATTI

In un post di ieri, il nostro poetico sindaco se la canta e se la suona per giustificare la improvvisa chiusura di Biblio Gronchi da lui decisa a inizio agosto come se si fosse trattato di una EMERGENZA. E tra che c’è si autoloda per la geniale soluzione trovata per riaprire la Biblio, lasciando intendere di aver combattuto contro il minotauro della BUROCRAZIA in una impresa titanica che forse, dopo 5 mesi porterà davvero alla riapertura della struttura prima di Natale. Questi i suoi FATTI. E soprattutto la sua NARRAZIONE.

Ma io sono andato a vedere gli ATTI in Comune e dopo 40 giorni di attesa me li hanno fatti solo sbirciare su un computer. Tuttavia, anche così, si è trattato di una sbirciatina istruttiva.
E cosa dicono gli ATTI?
Smontano la poetica narrazione del Sindaco, EMERGENZA inclusa.
In che senso? Nel senso che l’Amministrazione, che ovviamente già sapeva dello stato di degrado dei pilastri e delle coperture dei parcheggi che circondano la Biblio (e di sicuro lo sapeva il sindaco in qualità di ex assessore ai LLPP nel quinquennio 2014-2019), ha chiesto nel 2019 uno studio serio alla facoltà di ingegneria di Pisa sulle strutture visibilmente ammalorate dei parcheggi.
E Ingegneria uno studio scientificamente serio e corposo gliel’ha fornito al Comune di Pontedera.
Quando? Nel novembre del 2020. NOVEMBRE 2020. E che diceva lo studio? Confermava che dal punto di vista statico pilastri e coperture (con alcune travi spezzate che circondavano la biblioteca) erano proprio messi male. Anche perché su quelle travi e coperture NON ERA STATA FATTA MAI MANUTENZIONE SERIA e in più erano stati aggiunti PANNELLI SOLARI che avevano aggravato dal punto di vista statico la sicurezza di pilastri e coperture, lasciati notoriamente scoperti e alle intemperie.
Sempre gli ATTI raccontano che Ingegneria di Pisa ha mandato due rapporti di aggiornamento: uno a marzo e uno a dicembre 2021, sempre sullo stato di pilastri, travi e coperture. E che dicevano questi aggiornamenti? Una cosa largamente prevedibile, ovvero che il degrado delle strutture peggiorava continuamente rispetto al report base del 2020. Tutte cose che a dire il vero si vedevano anche a occhio, visto l’incremento della caduta di calcinacci sulle macchine sotto le coperture dei parcheggi.
Ma se il Sindaco sapeva tutto scientificamente dal novembre del 2020 si può parlare ad agosto 2022 di EMERGENZA? Direi proprio di no.
Anche perchè la relazione dell'Arch. Fantozzi (dirigente al Patrimonio del Comune di Pontedera) che è dell'agosto del 2022 riprende le conclusioni dei 3 report di Ingegneria per suggerire al Sindaco di fare l'Ordinanza del chiudiamo tutto di agosto.
In verità gli ATTI, che l'Amministrazione non ha voluto rendere pubblicii (e si capisce perchè) ci dicono che dalla fine del 2020 l’Amm. Comunale sapeva scientificamente delle criticità dei parcheggi e dalla fine del 2021 sapeva che le criticità aumentavano.
DOMANDA POETICA: perché l’Amministrazione almeno alla fine del 2021 (ma avrebbe potuto farlo già dalla fine del 2020) non ha chiamato SIAT e non ha predisposto tecnicamente l’attuale situazione per garantire la continuità del servizio bibliotecario? Se lo avesse fatto magari ad agosto 2022 la biblioteca sarebbe stata chiusa per un mese per montare il ponteggio, ma a settembre sarebbe stata di nuovo regolarmente aperta. Invece ci sono voluti fino ad ora 5 mesi di chiusura per gestire la situazione ed in un periodo in cui gli studenti tanti amati, a parole, dal sindaco hanno dovuto fare la valigia e andare a studiare altrove.
Ultima riflessione sempre sugli ATTI.
Ma rispetto ai pilastri ammalorati ed insicuri dei 2 parcheggi ad est e a ovest di Biblio Gronchi questa Amministrazione cosa diavolo vuole fare?
Li restaura o li butta giù?
A questa domanda è evidente che la Giunta Millozzi (con Franconi come assessore ai LLPP) aveva risposto nei FATTI: “per ora li tengo così, non ci faccio nulla e ci metto sopra perfino i pannelli solari”.
Ma ora la giunta FRANCONI cosa pensa di fare?
Tiene Biblio Gronchi nella giungla di pali che ha montato? Tiene i parcheggi chiusi? E va a proporsi come candidata a Città Italiana della Cultura per il 2025 con una simile soluzione raffazzonata nella strada in cui si affacciano alcune delle eccellenze internazionali di Pontedera come il Museo Piaggio e l'Istituto di Biorobotica e, in prospettiva, l'Atelier della Robotica? Mah!

lunedì 10 ottobre 2022

Verso la riapertura della Gronchi

 Leggere i commenti dal sapore poetico del Sindaco è sempre un piacere. Peccato che ancora non dica ai suoi più prosaici cittadini e in particolare ai suoi giovani lettori quando rientreranno leggere e studiare in sicurezza nella meravigliosa biblioteca Gronchi che speriamo non faccia la fine di quella da lui citata di Alessandria (un paragone che ai bibliotecari di professione fa venire i brividi). Dalla delibera pubblicata oggi sull'alto pretorio on line del Comune si apprende che il Comune consente alla società dei parcheggi Siat di cominciare a costruire dei ponteggi per far accedere in sicurezza pubblico e personale alla biblioteca. Date per completare i lavori dei ponteggi e consegnarli non mi pare di averne viste. Ne' ci sono ipotesi di date per la riapertura. Se ci fossero e non le avessi viste, mi scuso. 

Non mi pare neppure di aver visto in allegato alla delibera il progetto di costruzione dei ponteggi con le varie autorizzazioni approntato e consegnato al comune da Siat. Ma immagino che sarà allegarto agli atti e ci saranno le autorizzazioni soprattutto quelle sulla sicurezza o che saranno richieste prima dell'avvio dei lavori.

Per quanto mi riguarda (sentendomi ancora affettivamente legato ad una struttura che considero strategica per la città) come avevo annunciato anche ad alcuni amici amministratori spero di riuscire a mettere su un comitato che accompagni e  favorisca la più rapida riapertura possibile (ovviamente in piena sicurezza) della Biblioteca Gronchi. Un comitato che da fuori delle transenne e senza alcun altro ruolo se non quello di cittadini interessati e partecipi alla valorizzazione della biblioteca, seguirà i lavori. Senza interferire, se non con qualche commento alla toscana. Se come spero il comitato nascerà,  stimolera' chi ha compiti operativi (ma, ripeto, soprattutto nella massima sicurezza e con garanzie di fare un lavoro degno di una biblioteca di questo livello. Ci mancherebbe!).

E sono quasi certo che tale comitato si biodegradera' il giorno dopo la riapertura al pubblico dei locali della Gronchi che auspichiamo avvenga presto. Siamo a oltre 60 giorni dalla chiusura.

Una grande biblioteca come la Gronchi ha bisogno di amministratori che la curino e la sostengano, ma anche di amici esterni che la stimolino e in qualche modo l'aiutino. O almeno questo è ciò che credo, così  da evitare appunto che biblio Gronchi faccia la fine di quella di Alessandria citata dal Sindaco.

Dunque buon lavoro!

E soprattutto buona riapertura

martedì 4 ottobre 2022

Si può essere democratici senza essere antifascisti e anticomunisti?

Ho letto il testo di Pertici e prendo atto che lui (uomo di sinistra) ha le sue legittime ragioni a temere che la Meloni possa fare del male all’Italia e all’Europa, trascinando il paese e l’Europa troppo a destra. Io aggiungo solo che mi pare che la Meloni non abbia né l’intenzione né la forza per realizzare un disegno come quello paventato da Pietro, anche ammesso che lo abbia davvero in mente. Infatti almeno a parole Giorgia si presenta come una democratica ed europeista, anche se non esplicitamente antifascista.

E il tema se si può essere democratici ma non esplicitamente antifascisti è un tema “delicato” e intrigante: culturalmente, politicamente e giuridicamente. Così, pur temendo che da una discussione del genere non se ne verrà mai fuori (almeno nei prossimi 100 anni), provo ad avventurarmici.

Ma per mettere altro pepe nelle nostre riflessioni invito Pietro e i postcomunisti a chiedersi se si possa davvero essere democratici senza essere anticomunisti.

E una domanda dolorosa per un ex comunista come me, una domanda che presenta risposte non facili, né banali se si vuol essere sinceri con se stessi e con la storia.

Tuttavia chi ritiene che la Meloni porti ancora addosso il peso del passato fascista perchè non si palesa in maniera esplicita come antifascista, non può non chiedersi quanti a sinistra portino addosso il peso non solo del passato del comunismo così come si è tragicamente avverato, ma anche il peso dei comunismi attuali (pensiamo alla Cina o alla Corea del Nord che democratici certo non sono). Del resto quanti degli uomini e delle donne di sinistra si sentono democratici ma non si dichiareranno mai esplicitamente anticomunisti?

Marconcini ha scritto su questa chat che è una fortuna che il comunismo non abbia vinto in Italia. E’ un modo per dichiararsi esplicitamente anticomunista?

Con dolore, pensando ai sogni di mio padre e ai miei degli anni giovani, condivido le sue parole (che ho avuto modo di pronunciare anche in altri contesti). E vado oltre, perchè aggiungo che per essere veramente democratici non si può essere comunisti. Ma, lo confesso, faccio una grande fatica a dirmi anticomunista, anche se sono straconvinto che se i comunisti avessero preso il potere in Italia non avrebbe costruito una democrazia, nè avrebbero aderito a questa simpatica anche se un po’ sgangherata Europa democratica. La storia non si fa coi sé, ma le vicende del mondo mi suggeriscono di dire che se l’Italia negli anni ‘40 fosse finita nella sfera di influenza dell’URSS la nostra storia sarebbe stata simile a quella dei paesi dell’Est o tutt’al più a quella della Jugoslavia di Tito (magari con un dittatore come Togliatti?).

E allora ripropongo la mia domanda: si può essere veramente democratici oggi senza essere antifascisti e anticomunisti?

Segnalo che una recente dichiarazione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019 sull'importanza della “memoria europea per il futuro dell'Europa” prova a rispondere a questa domanda.