venerdì 17 giugno 2016

Governare rende consapevoli e spesso perfino ragionevoli

Quando non si è folli o esageratamente fondamentalisti, gestire progetti e avere responsabilità di gestione rende consapevoli e in alcuni casi  perfino ragionevoli. Talvolta la responsabilità trasforma i rivoluzionari in terribili realisti e perfino in conservatori. Ma questo processo è inevitabile e se avviene in un  contesto democratico è addirittura positivo. Del resto chi amministra un condominio o anche una piccola società sportiva sa che non può fare tutto quello che vuole e impara presto una semplice lezione di fisica la quale dice che tutto quello che si muove deve fare i conti per forza con l'attrito e solo gli sciocchi possono pensare che l'attrito valga solo per gli altri e non per loro. Questo naturalmente non vuol dire che il mondo sia immobile, ma che i cambiamenti radicali, rivoluzionari, e via esagerando, non sono facili da ottenere e caratterizzano più le chiacchiere di chi non ha responsabilità di gestione o sta all'opposizione che le parole e soprattutto la prassi di chi amministra. Chi non deve amministrare può promettere mari e monti, può criticare tutto e tutti, può sostenere che se governasse lui le cose andrebbero alla grande, tanto non avrà modo di essere smentito e chi vorrà credergli, potrà farlo in buona fede. Invece chi amministra non può spararle troppo grosse, perché è facile che le promesse gli si ritorcano contro. Per questo mi auguro che alle prossime elezioni amministrative vincano un po' tutte le forze politiche e  che tutte abbiano in città grandi e piccole responsabilità di governo. A quel punto sarà chiaro cosa ciascuno potrà fare davvero e nessuno si potrà più nascondere dietro la frase: se fossi io al governo ve ne farei vedere della belle. Insomma se i romani e i torinesi votassero per la Raggi o per l'Attendino farebbero il bene della democrazia. Non so se il bene di Roma o di Torino, ma della democrazia italiana di sicuro.

domenica 12 giugno 2016

L'Europa è un grande continente molto plurale, con tante anime e che crede in diverse divinità. Un miracolo, insomma.

Sono più di cento anni che si pubblicano libri, articoli e vignette sul fatto che l'Europa sia stanca e vecchia. Sembra quasi che l'Europa da cento anni non faccia altro che tramontare. In questi ultimi tempi ci si è messo perfino Papa Francesco a sostenere una visione del genere. Ma, vivaddio, il fatto che questo tramonto duri da oltre cento anni mi pare una gran bella notizia che invalida da sola la fantasiosa ma fasulla idea del tramonto. Così come mi pare una bella notizia, naturalmente ignorata dai media che traggono vantaggio (si leggano: vendite e lettori) soprattutto dal raccontare il peggio e mai il meglio, che da almeno da 70 anni i popoli che più si erano combattuti tra loro nei cinque secoli precedenti abbiano abbastanza cooperato e comunque si siano inventati case comuni dove negoziare e trattare interessi molto divergenti. Gli europei hanno perfino partorito una fragile ma circolante moneta comune che, con tutti i suoi limiti, ha sostituito molte monete nazionali.
E non è un caso che i neonazionalisti reazionari d'Europa se la prendano tanto con questa nuova moneta. Sono infatti ovvie le ragioni che portano statisti di prima grandezza come la Le Pen e il nostro Salvini ad odiare con tutto il loro cuoricino l'euro. E non solo perché già nel nome l'Euro è uno schiaffo al nazionalismo. La odiano soprattutto perchè costituisce la mazzata più forte contro la difusione del patriottismo. La odiano perchè è uno strumento che obbliga gli stati e i governi europei al dialogo e alla cooperazione per risolvere i conflitti e i diversi interessi che pure continuano ad esistere.  La odiano perchè la moneta unica è l'esatto contrario dell'egoismo nazionalista e perché rende obsoleta e assurda la via delle cannonate o l'opzione di tirarsi bombe atomiche sulla testa. Cosa che invece poteva e forse perfino potrebbe ancora accadere.
E' vero, non sono state e non sono tutte rose e fiori in Europa negli ultimi 70 anni. Ci sono stati alcuni conflitti, qualche incidente, qualche piccola guerra e alcune decine di migliaia di morti. Ma chiunque abbia un pò di senso storico, sa che si tratta di vicende drammatiche e dolorose e tuttavia, col dovuto rispetto verso le vittime, tutto sommato marginali nell'ormai lunga biografia europea.Quello che in tanti fingono di non capire è che l'Europa non è un soggetto unitario, che qualcuno possa guidare con piglio padronale. L'Europa non è costituita da un solo popolo, ma da molti.  È fatta da una miriade di culture. Ha tante anime. Una molteplicità di interessi ed è costruita attorno a migliaia e migliaia di piccole e grandi città e di campanili, chiese e palazzi municipali, dove si celebrano riti e fedi diverse e dove molti credono più al dio denaro che a tutte le altre divinità messe insieme. Insomma gli europei sono una popolazione molto variegata. Un arcobaleno colorato.
Ma con buona pace dei suoi detrattori non solo l'Europa non è vecchia e afflosciata, bensì è giovane, plurale e dinamica, tanto che continua a far lavorare come matti una parte dei suoi sessantenni mentre agli over 70 propone università della terza età, volontariato, palestre e aiutini a suon di pasticche blu per continuare a divertirsi a letto.
Da alcuni anni questa giovane Europa, che di certo sarebbe piaciuta a Mazzini, si sta anche faticosamente attrezzando ad accogliere la più grande ondata migratoria che si sia vista dai tempi dalla caduta dell'impero romano.
Ovviamente l'Europa è un corpo caotico, con grandi differenze e che quindi si muove in maniera un tantino scoordinata e perfino contraddittoria e con qualche conflitto. Ma solo una visione infantile e giornalistica della storia e della contemporaneità può pensare non solo che le dinamiche di un continente siano assolutamente coerenti e conseguenti, ma che si possa fare straordinariamente meglio di quanto si fa e che lo si possa fare con la velocità con cui si scatta un selfie. Se anche grandi Stati come gli USA o imperi millenari come la Cina si muovono con scarsa coerenza, figuriamoci come possa muoversi qualcosa che non è né uno stato, né un impero, dove non esiste una lingua comune, dove si pregano una miriade di divinità e dove, per fortuna, ci sono perfino brave persone che trovano il coraggio e la forza di non pregare.
Da questo punto di vista l'Europa, con tutti i suoi limiti, è un miracolo. E sono convinto che prima o poi se ne accorgerà anche la Chiesa che la proclamerà Beata.
DIVERSI EQUI LIBRI - OLTRE 34 EVENTI E 2000 PERSONE DENTRO LA BIBLIOTECA GRONCHI DI PONTEDERA

Oltre 2.000 persone, tra grandi, giovani e piccine, sono intervenute ieri alla festa della biblioteca Gronchi di Pontedera che abbiamo ribattezzato, umoristicamente, DIVERSI EQUI LIBRI. Abbiamo realizzato, con il contributo degli editori presenti e di diverse associazioni e istituzioni culturali di Pontedera, 34 eventi nella stessa giornata. Alcuni sono stati commoventi e intensi come la presentazione del libro "E' sempre estate" del giovane Abdou M. Diouf, un senegalese di 27 cresciuto in Italia, una laurea in biologia, che scrive cose molto interessanti per i giovani e anche per gli adulti, di tutti i colori, purchè abbiamo sufficiente cervello e coraggio per riflettere e ridere su se stessi e sul mondo. Alcuni di questi eventi sono stati molto partecipati e li abbiamo dovuti addirittura spostare in spazi più capienti rispetto a quelli previsti. Altri hanno visto una presenza più limitata, ma il contenuto è stato sempre elevato e di qualità. L'omaggio e la targa consegnata a Sergio Vivaldi e al lavoro culturale della sua tipografia sono stati il centro della manifestazione, ma insieme c'è stata una notevole varietà e molteplicità di argomenti trattati e di autori che hanno spaziato dal genere fantasy ai gialli, dai problemi dell'Adhd alla storia locale, dove ha brillato la presentazione del "Diario di prigionia" di Dino Carlesi. Per passare alla filosofia, alla poesia alla scienza, alla letteratura per ragazzi e giovani fino alla letteratura senegalese di Giovane Africa edizioni. Per giungere a quella specie di rivoluzione della editoria scolastica che potrebbero rappresentare i libri di testo del "Book in progress", illustrati da Cristina Cosci. E poi ci sono stati i ragazzi delle scuole superiori che hanno presidiato e raccontato gli stand di Istituti come il Marconi, il Fermi (con la sua produzione di miele biologico). Le ragazze dell'Ipsia che hanno illustrato un video con le loro letture preferite. E la presentazione del volume dedicato al villaggio scolastico, con Mattia Belli e Marco Mannucci. Il dibattito tra i volontari che operano nei bb.cc. E gli stand di tante associazioni e istituzioni culturali della città: l'evento è stato prodotto anche grazie a loro (Modartech, Istituto di Biorobotica, Teatro della Toscana, AICC, UTE,UJAMA,ARCI). E ancora: la sala ragazzi ha visto buoni numeri quando si è trattato di presentare libri ma si è riempita fino a non contenere più gente quando siamo passati dalla lettura al canto delle corali. Una presenza densa e festosa. E meno male che l'architetto Adriano Marsili si era inventato i patii dove nel pomeriggio si sono esibiti gli artisti dell'Associazione Poliedro e dopo di loro i giallisti, e ancora dopo la band "Nemesi", messa su da un gruppo di ragazzi che studia presso l'Accademia Musicale Toscana. E a seguire, dopo un pezzetto di dolce per recuperare zuccheri e fiato, la "Primi passi Band" della Volere è potere, la premiazione della Poesia Dorsale e, finalissimo, lo spettacolo "Dall'infermo al Paradiso" recitato divinamente da 5 bravissimi studenti universitari del Laboratorio Teatrale "Noccioline in espansione" / CRED Valdera. E' vero alle 23,30 in biblioteca delle oltre 2.000 presenze erano rimaste una sessantina di persone. Ma deh le maratone durano 4 o 5 ore, questa 13. Normale che alla fine si fosse rimasti in relativamente pochi. Del resto anche il gruppo di splenditi Amici della Biblioteca, una ventina di volontari e collaboratori preziosi, alla fine aveva i piedi gonfi e il fiatone.









giovedì 9 giugno 2016

ANCORA UNA NUOVA OPERA IMPORTANTE DI DINO CARLESI: IL DIARIO DI PRIGIONIA

Sabato 11 giugno alle 18,00 in biblioteca si presenterà un documento di straordinario valore culturale e umano. Si tratta del "Diario di prigionia (1943-1946)" di Dino Carlesi, splendidamente curato dal prof. Franco Pezzica. Il volume è stato stampato da Tagete Edizioni, una battagliera e fiera casa editrice che fa capo a Valentina Filidei e Michele Quirici.

Il "Diario di prigionia" costituisce una bella sorpresa e un lascito importante. Le sue pagine ci raccontano, attraverso la viva voce di Dino, con i suoi toni, i suoi sbalzi di umore, le ansie, le paure, l'angoscia, ci raccontano la vita dura dei campi di prigionia in cui furono rinchiusi tanti soldati italiani dopo l'8 settembre del '43. Ci trasmette lo sforzo incredibile che fece Dino per sopravvivere, per dare un senso alla propria esistenza, per continuare a studiare e a reggere l'urto con la violenza e con la noia quotidiana. E' un diario umanissimo. Una testimonianza notevole. Pur non essendo uno specialista, penso però di poter aggiungere che il diario costituisce un piccolo capolavoro letterario. Le sue pagine, scritte fitte fitte, ci consegnano un Dino Carlesi ancora più umano, più fragile, ma allo stesso tempo già molto molto maturo e consapevole di sé e della tragedia del mondo.

Credo che agli amici di Dino farà molto piacere leggerlo e di sicuro alla città di Pontedera e alla cultura italiana entrarne in possesso e riconoscersi nelle sue parole e nelle sue riflessioni.

mercoledì 8 giugno 2016

bibliotecari statali e archivisti

I BIBLIOTECARI STATALI HANNO PERSO IL CAMPIONATO E NON SANNO NEMMENO PERCHE'. PEGGIO DI LORO SOLO GLI ARCHIVISTI.

Forse in questi giorni qualcuno avrà saputo che alcuni bibliotecari e docenti universitari di biblioteconomia si sono dimessi da vari comitati del ministero dei beni culturali per protestare contro i pochi posti messi a concorso nelle biblioteche statali a fronte di un mancato turnover, di un impoverimento fortissimo del personale di ruolo e il prevalere anche in biblioteche statali, come la nazionale di Firenze, di soluzioni escamotage e deprofessionalizzanti. Ora, anche se i nostri bibliotecari fingono di non accorgersene, il loro non è una protesta, ma un harakiri. Un suicidio per colpa. Il vertice della professione si dimette perché a livello di biblioteche statali non è riuscito in trent'anni a consolidare nell'opinione pubblica e quindi nelle elite dominanti l'idea che ci sia davvero bisogno di bibliotecari. E poiché questa idea non si è consolidata, il pensiero nazionalpopolare, che ispira tutta la politica, dominante o di opposizione che sia è: ma chi se ne frega dei bibliotecari. Se invecchiano e vanno tutti in pensione faremo senza di loro. E il buffo è che questa non è una boutade, ma ciò che stiamo vivendo. Del resto in un paese dove i bibliotecari statali hanno pensato molto ai loro diritti e poco a quelli del pubblico, il finale era ed è  scontato. Ho scritto e confermo che le biblioteche statali sono mezze morte e che lo Stato, chiunque lo governi, non è in grado di farle rinascere. Forse potrebbe ridare loro un pò di ossigeno con l'intrododuzione del lavoro di cittadinanza. Ma in realtà solo un processo spinto di marchionnizzazione, forse, potrebbe fare il miracolo. Però si tratterebbe di privatizzarle in maniera selvaggia e di far lavorare i bibliotecari demansionandoli e facendoli correre forte, ma non è detto che l'innesto riesca e che si riesca davvero a farli correre.
Peggio dei bibliotecari stanno solo gli archivisti. Loro sono al lumicino da anni e ora il ministro gli ha perfino spiritosamente chiesto di occuparsi un pò anche di libri. Ce la faremo, hanno risposto in coro un manipolo di vecchietti che impiegano la loro pensione tornando al lavoro nelle sovrintendenze. La cosa fa leggermente sorridere. Ma i giovani?

Omaggio a Sergio Vivaldi e alla Tipografia B&V
8000 libri stampati in 93 anni di attività

Sabato 11 giugno alle 15,30 in biblioteca il sindaco di Pontedera, Simone Millozzi, offrirà una targa di merito a Sergio Vivaldi, il tipografo per eccellenza di Pontedera e non solo.
Nato nel dicembre 1928, Sergio Vivaldi ha respirato fin da piccolo gli odori e i profumi della tipografia aperta dai fratelli Bandecchi e da suo padre, che, prima della guerra, sorgeva su quella che oggi è piazza Belfiore, a ridosso della Cassa di Risparmio di San Miniato.
Come ricorda Sergio Vivaldi in una video intervista, curata da Michele Quirici, che in parte sarà mostrata in biblioteca, la tipografia Bandecchi e Vivaldi era stata avviata nel 1923 (ed ha quindi 93 anni). Di fatto però Sergio Vivaldi cominciò a lavorarci seriamente, ovvero come dipendente a tutti gli effetti, solo nel 1948, più o meno una settantina di anni fa. In quella tipografia, che le bombe della guerra avevano risparmiato, Sergio apprese il mestiere. Lì imparò a lavorare a tutte le macchine e alla composizione dei testi, non disdegnando nessun tipo di compito.
Negli anni '50 la tipografia si spostò in via della Repubblica, vicino alla stazione, e dagli anni 60' in poi Sergio divenne il titolare dell'azienda insieme ad altri soci, tra cui Sauro Macelloni.
Dagli anni '70 in poi la tipografia che, fino ad allora aveva lavorato prevalentemente per tutta la ricca struttura commerciale ed imprenditoriale di Pontedera, cominciò ad evolvere verso una stamperia di qualità e quindi verso una piccola case editrice, specializzata in ambito artistico. E questo grazie anche alle collaborazione che Sergio Vivaldi riuscì a costruire con alcuni importanti critici d'arte toscani tra cui Enzo Carli, Dino Carlesi e quindi Nicola Micieli.
Oggi la tipografia di cui è amministratore delegato Marco Macelloni, figlio di Sauro, è una vera fucina di cultura che stampa non solo cataloghi, ma veri e propri libri d'arte e centinaia di volumi tutti gli anni. La sua committenza non è più solo regionale e nazionale, ma si è fatta internazionale.
Nel catalogo della B&V figurano, solo per citare i nomi più famosi per il grande pubblico, libri dedicati alla pittura di Baj, Guttuso, Botero, Mitoraj, Marini, Pomodoro, Vangi.
Gallerie di tutto il mondo hanno stampato e stampano cataloghi presso la tipografia B&V. Lo stesso fanno importanti Musei e Fondazioni.

In questo senso dunque la Tipografia B&V e Sergio Vivaldi (che per 70 anni ne ha costituito l'anima, il braccio e la mente) possono essere considerati delle vere e proprie eccellenze di Pontedera e meritano un riconoscimento pubblico.


LE ISTITUZIONI E LE ASSOCIAZIONI CULTURALI DI PONTEDERA POTREBBERO ESSERE UN SISTEMA DI ECCELLENZA.

Nella giornata dedicata alla Biblioteca e ai libri, Diversi Equi Libri presenta anche una serie di associazioni culturali di Pontedera che si raccontano attraverso le loro attività e le loro azioni. Molti dicono che a Pontedera non si fa e non succede mai nulla. Bene. Una sessantina di associazioni culturali proveranno a smentire queste affermazioni. Ovviamente tutte non ci saranno, ma chi verrà proverà a spiegare perché Pontedera costituisce una città straordinariamente ricca di associazioni culturali e di iniziative. Non a caso così viene percepita da chi arriva da fuori. Un asse culturale straordinario e per molti versi unico è poi dato dall'insieme di enti e istituzioni che si affacciano su viale R. Piaggio.Semmai quello che manca è un dialogo fitto, serrato, continuo, tra tutte queste associazioni e istituzioni culturali. Un dialogo che faccia mettere ancora più a valore questa "concentrazione" culturale. Questo è di sicuro l'ulteriore passo da compiere. E la speranza è che Diversi Equi Libri contribuisca a fare un piccolo passo in questa direzione.