sabato 30 luglio 2016
LA BIBLIOTECA PROVINCIALE RESTERA' APERTA ANCHE NEI PROSSIMI MESI.
E' stato siglato nei giorni scorsi un accordo tra la Provincia di Pisa e l'Unione Valdera per mantenere aperta e gestire la Biblioteca per tutto il 2016.
L'accordo è stato sostenuto anche da un finanziamento della Regione Toscana.
Nel mese di agosto la Biblioteca Provinciale resterà aperta per tre turni settimanali (lunedi, mercoledi e venerdi), mentre da settembre a dicembre l'orario si riarticolerà su 5 giorni.
Ulteriori dettagli si troveranno a partire dai prossimi giorni sull'OPAC della Rete Bibliolandia e sulla pagina della Biblioteca Provinciale di Pisa.
venerdì 8 luglio 2016
LA BIBLIOTECA PROVINCIALE E' APERTA E FUNZIONA. AD ORARIO RIDOTTO MA FUNZIONA.
In un articolo comparso sul quotidiano IL MANIFESTO di ieri (7 luglio, io ne ho controllato solo la versione on line) una nota studiosa ha scritto che da "il primo luglio, a Pisa, è stata chiusa definitivamente un'altra biblioteca, quella della Provincia...". Che la situazione della Biblioteca Provinciale sia precaria è vero, ma che dal 1 luglio 2016 la biblioteca sia chiusa è una BUGIA ed è quindi un errore che spero il giornale voglia rettificare. Il 6 luglio mattina ero alla biblioteca provinciale e posso confermare che era aperta, presidiata dai bibliotecari e frequentata da una trentina di persone. Allego alcune foto che ho fatto come testimonianza di quel che sostengo e che il mio dispositivo elettronico è in grado di certificare per data ed ora. Come annunciato su queste pagine la Biblioteca Provinciale ha prorogato la propria apertura fino al 31 luglio sia pur con un orario ridotto.
In un articolo comparso sul quotidiano IL MANIFESTO di ieri (7 luglio, io ne ho controllato solo la versione on line) una nota studiosa ha scritto che da "il primo luglio, a Pisa, è stata chiusa definitivamente un'altra biblioteca, quella della Provincia...". Che la situazione della Biblioteca Provinciale sia precaria è vero, ma che dal 1 luglio 2016 la biblioteca sia chiusa è una BUGIA ed è quindi un errore che spero il giornale voglia rettificare. Il 6 luglio mattina ero alla biblioteca provinciale e posso confermare che era aperta, presidiata dai bibliotecari e frequentata da una trentina di persone. Allego alcune foto che ho fatto come testimonianza di quel che sostengo e che il mio dispositivo elettronico è in grado di certificare per data ed ora. Come annunciato su queste pagine la Biblioteca Provinciale ha prorogato la propria apertura fino al 31 luglio sia pur con un orario ridotto.
venerdì 17 giugno 2016
Governare rende consapevoli e spesso perfino ragionevoli
Quando non si è folli o esageratamente fondamentalisti, gestire progetti e avere responsabilità di gestione rende consapevoli e in alcuni casi perfino ragionevoli. Talvolta la responsabilità trasforma i rivoluzionari in terribili realisti e perfino in conservatori. Ma questo processo è inevitabile e se avviene in un contesto democratico è addirittura positivo. Del resto chi amministra un condominio o anche una piccola società sportiva sa che non può fare tutto quello che vuole e impara presto una semplice lezione di fisica la quale dice che tutto quello che si muove deve fare i conti per forza con l'attrito e solo gli sciocchi possono pensare che l'attrito valga solo per gli altri e non per loro. Questo naturalmente non vuol dire che il mondo sia immobile, ma che i cambiamenti radicali, rivoluzionari, e via esagerando, non sono facili da ottenere e caratterizzano più le chiacchiere di chi non ha responsabilità di gestione o sta all'opposizione che le parole e soprattutto la prassi di chi amministra. Chi non deve amministrare può promettere mari e monti, può criticare tutto e tutti, può sostenere che se governasse lui le cose andrebbero alla grande, tanto non avrà modo di essere smentito e chi vorrà credergli, potrà farlo in buona fede. Invece chi amministra non può spararle troppo grosse, perché è facile che le promesse gli si ritorcano contro. Per questo mi auguro che alle prossime elezioni amministrative vincano un po' tutte le forze politiche e che tutte abbiano in città grandi e piccole responsabilità di governo. A quel punto sarà chiaro cosa ciascuno potrà fare davvero e nessuno si potrà più nascondere dietro la frase: se fossi io al governo ve ne farei vedere della belle. Insomma se i romani e i torinesi votassero per la Raggi o per l'Attendino farebbero il bene della democrazia. Non so se il bene di Roma o di Torino, ma della democrazia italiana di sicuro.
Quando non si è folli o esageratamente fondamentalisti, gestire progetti e avere responsabilità di gestione rende consapevoli e in alcuni casi perfino ragionevoli. Talvolta la responsabilità trasforma i rivoluzionari in terribili realisti e perfino in conservatori. Ma questo processo è inevitabile e se avviene in un contesto democratico è addirittura positivo. Del resto chi amministra un condominio o anche una piccola società sportiva sa che non può fare tutto quello che vuole e impara presto una semplice lezione di fisica la quale dice che tutto quello che si muove deve fare i conti per forza con l'attrito e solo gli sciocchi possono pensare che l'attrito valga solo per gli altri e non per loro. Questo naturalmente non vuol dire che il mondo sia immobile, ma che i cambiamenti radicali, rivoluzionari, e via esagerando, non sono facili da ottenere e caratterizzano più le chiacchiere di chi non ha responsabilità di gestione o sta all'opposizione che le parole e soprattutto la prassi di chi amministra. Chi non deve amministrare può promettere mari e monti, può criticare tutto e tutti, può sostenere che se governasse lui le cose andrebbero alla grande, tanto non avrà modo di essere smentito e chi vorrà credergli, potrà farlo in buona fede. Invece chi amministra non può spararle troppo grosse, perché è facile che le promesse gli si ritorcano contro. Per questo mi auguro che alle prossime elezioni amministrative vincano un po' tutte le forze politiche e che tutte abbiano in città grandi e piccole responsabilità di governo. A quel punto sarà chiaro cosa ciascuno potrà fare davvero e nessuno si potrà più nascondere dietro la frase: se fossi io al governo ve ne farei vedere della belle. Insomma se i romani e i torinesi votassero per la Raggi o per l'Attendino farebbero il bene della democrazia. Non so se il bene di Roma o di Torino, ma della democrazia italiana di sicuro.
domenica 12 giugno 2016
L'Europa è un grande continente molto plurale, con tante anime e che crede in diverse divinità. Un miracolo, insomma.
Sono più di cento anni che si pubblicano libri, articoli e vignette sul fatto che l'Europa sia stanca e vecchia. Sembra quasi che l'Europa da cento anni non faccia altro che tramontare. In questi ultimi tempi ci si è messo perfino Papa Francesco a sostenere una visione del genere. Ma, vivaddio, il fatto che questo tramonto duri da oltre cento anni mi pare una gran bella notizia che invalida da sola la fantasiosa ma fasulla idea del tramonto. Così come mi pare una bella notizia, naturalmente ignorata dai media che traggono vantaggio (si leggano: vendite e lettori) soprattutto dal raccontare il peggio e mai il meglio, che da almeno da 70 anni i popoli che più si erano combattuti tra loro nei cinque secoli precedenti abbiano abbastanza cooperato e comunque si siano inventati case comuni dove negoziare e trattare interessi molto divergenti. Gli europei hanno perfino partorito una fragile ma circolante moneta comune che, con tutti i suoi limiti, ha sostituito molte monete nazionali.
E non è un caso che i neonazionalisti reazionari d'Europa se la prendano tanto con questa nuova moneta. Sono infatti ovvie le ragioni che portano statisti di prima grandezza come la Le Pen e il nostro Salvini ad odiare con tutto il loro cuoricino l'euro. E non solo perché già nel nome l'Euro è uno schiaffo al nazionalismo. La odiano soprattutto perchè costituisce la mazzata più forte contro la difusione del patriottismo. La odiano perchè è uno strumento che obbliga gli stati e i governi europei al dialogo e alla cooperazione per risolvere i conflitti e i diversi interessi che pure continuano ad esistere. La odiano perchè la moneta unica è l'esatto contrario dell'egoismo nazionalista e perché rende obsoleta e assurda la via delle cannonate o l'opzione di tirarsi bombe atomiche sulla testa. Cosa che invece poteva e forse perfino potrebbe ancora accadere.
E' vero, non sono state e non sono tutte rose e fiori in Europa negli ultimi 70 anni. Ci sono stati alcuni conflitti, qualche incidente, qualche piccola guerra e alcune decine di migliaia di morti. Ma chiunque abbia un pò di senso storico, sa che si tratta di vicende drammatiche e dolorose e tuttavia, col dovuto rispetto verso le vittime, tutto sommato marginali nell'ormai lunga biografia europea.Quello che in tanti fingono di non capire è che l'Europa non è un soggetto unitario, che qualcuno possa guidare con piglio padronale. L'Europa non è costituita da un solo popolo, ma da molti. È fatta da una miriade di culture. Ha tante anime. Una molteplicità di interessi ed è costruita attorno a migliaia e migliaia di piccole e grandi città e di campanili, chiese e palazzi municipali, dove si celebrano riti e fedi diverse e dove molti credono più al dio denaro che a tutte le altre divinità messe insieme. Insomma gli europei sono una popolazione molto variegata. Un arcobaleno colorato.
Ma con buona pace dei suoi detrattori non solo l'Europa non è vecchia e afflosciata, bensì è giovane, plurale e dinamica, tanto che continua a far lavorare come matti una parte dei suoi sessantenni mentre agli over 70 propone università della terza età, volontariato, palestre e aiutini a suon di pasticche blu per continuare a divertirsi a letto.
Da alcuni anni questa giovane Europa, che di certo sarebbe piaciuta a Mazzini, si sta anche faticosamente attrezzando ad accogliere la più grande ondata migratoria che si sia vista dai tempi dalla caduta dell'impero romano.
Ovviamente l'Europa è un corpo caotico, con grandi differenze e che quindi si muove in maniera un tantino scoordinata e perfino contraddittoria e con qualche conflitto. Ma solo una visione infantile e giornalistica della storia e della contemporaneità può pensare non solo che le dinamiche di un continente siano assolutamente coerenti e conseguenti, ma che si possa fare straordinariamente meglio di quanto si fa e che lo si possa fare con la velocità con cui si scatta un selfie. Se anche grandi Stati come gli USA o imperi millenari come la Cina si muovono con scarsa coerenza, figuriamoci come possa muoversi qualcosa che non è né uno stato, né un impero, dove non esiste una lingua comune, dove si pregano una miriade di divinità e dove, per fortuna, ci sono perfino brave persone che trovano il coraggio e la forza di non pregare.
Da questo punto di vista l'Europa, con tutti i suoi limiti, è un miracolo. E sono convinto che prima o poi se ne accorgerà anche la Chiesa che la proclamerà Beata.
Sono più di cento anni che si pubblicano libri, articoli e vignette sul fatto che l'Europa sia stanca e vecchia. Sembra quasi che l'Europa da cento anni non faccia altro che tramontare. In questi ultimi tempi ci si è messo perfino Papa Francesco a sostenere una visione del genere. Ma, vivaddio, il fatto che questo tramonto duri da oltre cento anni mi pare una gran bella notizia che invalida da sola la fantasiosa ma fasulla idea del tramonto. Così come mi pare una bella notizia, naturalmente ignorata dai media che traggono vantaggio (si leggano: vendite e lettori) soprattutto dal raccontare il peggio e mai il meglio, che da almeno da 70 anni i popoli che più si erano combattuti tra loro nei cinque secoli precedenti abbiano abbastanza cooperato e comunque si siano inventati case comuni dove negoziare e trattare interessi molto divergenti. Gli europei hanno perfino partorito una fragile ma circolante moneta comune che, con tutti i suoi limiti, ha sostituito molte monete nazionali.
E non è un caso che i neonazionalisti reazionari d'Europa se la prendano tanto con questa nuova moneta. Sono infatti ovvie le ragioni che portano statisti di prima grandezza come la Le Pen e il nostro Salvini ad odiare con tutto il loro cuoricino l'euro. E non solo perché già nel nome l'Euro è uno schiaffo al nazionalismo. La odiano soprattutto perchè costituisce la mazzata più forte contro la difusione del patriottismo. La odiano perchè è uno strumento che obbliga gli stati e i governi europei al dialogo e alla cooperazione per risolvere i conflitti e i diversi interessi che pure continuano ad esistere. La odiano perchè la moneta unica è l'esatto contrario dell'egoismo nazionalista e perché rende obsoleta e assurda la via delle cannonate o l'opzione di tirarsi bombe atomiche sulla testa. Cosa che invece poteva e forse perfino potrebbe ancora accadere.
E' vero, non sono state e non sono tutte rose e fiori in Europa negli ultimi 70 anni. Ci sono stati alcuni conflitti, qualche incidente, qualche piccola guerra e alcune decine di migliaia di morti. Ma chiunque abbia un pò di senso storico, sa che si tratta di vicende drammatiche e dolorose e tuttavia, col dovuto rispetto verso le vittime, tutto sommato marginali nell'ormai lunga biografia europea.Quello che in tanti fingono di non capire è che l'Europa non è un soggetto unitario, che qualcuno possa guidare con piglio padronale. L'Europa non è costituita da un solo popolo, ma da molti. È fatta da una miriade di culture. Ha tante anime. Una molteplicità di interessi ed è costruita attorno a migliaia e migliaia di piccole e grandi città e di campanili, chiese e palazzi municipali, dove si celebrano riti e fedi diverse e dove molti credono più al dio denaro che a tutte le altre divinità messe insieme. Insomma gli europei sono una popolazione molto variegata. Un arcobaleno colorato.
Ma con buona pace dei suoi detrattori non solo l'Europa non è vecchia e afflosciata, bensì è giovane, plurale e dinamica, tanto che continua a far lavorare come matti una parte dei suoi sessantenni mentre agli over 70 propone università della terza età, volontariato, palestre e aiutini a suon di pasticche blu per continuare a divertirsi a letto.
Da alcuni anni questa giovane Europa, che di certo sarebbe piaciuta a Mazzini, si sta anche faticosamente attrezzando ad accogliere la più grande ondata migratoria che si sia vista dai tempi dalla caduta dell'impero romano.
Ovviamente l'Europa è un corpo caotico, con grandi differenze e che quindi si muove in maniera un tantino scoordinata e perfino contraddittoria e con qualche conflitto. Ma solo una visione infantile e giornalistica della storia e della contemporaneità può pensare non solo che le dinamiche di un continente siano assolutamente coerenti e conseguenti, ma che si possa fare straordinariamente meglio di quanto si fa e che lo si possa fare con la velocità con cui si scatta un selfie. Se anche grandi Stati come gli USA o imperi millenari come la Cina si muovono con scarsa coerenza, figuriamoci come possa muoversi qualcosa che non è né uno stato, né un impero, dove non esiste una lingua comune, dove si pregano una miriade di divinità e dove, per fortuna, ci sono perfino brave persone che trovano il coraggio e la forza di non pregare.
Da questo punto di vista l'Europa, con tutti i suoi limiti, è un miracolo. E sono convinto che prima o poi se ne accorgerà anche la Chiesa che la proclamerà Beata.
DIVERSI EQUI LIBRI - OLTRE 34 EVENTI E 2000 PERSONE DENTRO LA BIBLIOTECA GRONCHI DI PONTEDERA
Oltre 2.000 persone, tra grandi, giovani e piccine, sono intervenute ieri alla festa della biblioteca Gronchi di Pontedera che abbiamo ribattezzato, umoristicamente, DIVERSI EQUI LIBRI. Abbiamo realizzato, con il contributo degli editori presenti e di diverse associazioni e istituzioni culturali di Pontedera, 34 eventi nella stessa giornata. Alcuni sono stati commoventi e intensi come la presentazione del libro "E' sempre estate" del giovane Abdou M. Diouf, un senegalese di 27 cresciuto in Italia, una laurea in biologia, che scrive cose molto interessanti per i giovani e anche per gli adulti, di tutti i colori, purchè abbiamo sufficiente cervello e coraggio per riflettere e ridere su se stessi e sul mondo. Alcuni di questi eventi sono stati molto partecipati e li abbiamo dovuti addirittura spostare in spazi più capienti rispetto a quelli previsti. Altri hanno visto una presenza più limitata, ma il contenuto è stato sempre elevato e di qualità. L'omaggio e la targa consegnata a Sergio Vivaldi e al lavoro culturale della sua tipografia sono stati il centro della manifestazione, ma insieme c'è stata una notevole varietà e molteplicità di argomenti trattati e di autori che hanno spaziato dal genere fantasy ai gialli, dai problemi dell'Adhd alla storia locale, dove ha brillato la presentazione del "Diario di prigionia" di Dino Carlesi. Per passare alla filosofia, alla poesia alla scienza, alla letteratura per ragazzi e giovani fino alla letteratura senegalese di Giovane Africa edizioni. Per giungere a quella specie di rivoluzione della editoria scolastica che potrebbero rappresentare i libri di testo del "Book in progress", illustrati da Cristina Cosci. E poi ci sono stati i ragazzi delle scuole superiori che hanno presidiato e raccontato gli stand di Istituti come il Marconi, il Fermi (con la sua produzione di miele biologico). Le ragazze dell'Ipsia che hanno illustrato un video con le loro letture preferite. E la presentazione del volume dedicato al villaggio scolastico, con Mattia Belli e Marco Mannucci. Il dibattito tra i volontari che operano nei bb.cc. E gli stand di tante associazioni e istituzioni culturali della città: l'evento è stato prodotto anche grazie a loro (Modartech, Istituto di Biorobotica, Teatro della Toscana, AICC, UTE,UJAMA,ARCI). E ancora: la sala ragazzi ha visto buoni numeri quando si è trattato di presentare libri ma si è riempita fino a non contenere più gente quando siamo passati dalla lettura al canto delle corali. Una presenza densa e festosa. E meno male che l'architetto Adriano Marsili si era inventato i patii dove nel pomeriggio si sono esibiti gli artisti dell'Associazione Poliedro e dopo di loro i giallisti, e ancora dopo la band "Nemesi", messa su da un gruppo di ragazzi che studia presso l'Accademia Musicale Toscana. E a seguire, dopo un pezzetto di dolce per recuperare zuccheri e fiato, la "Primi passi Band" della Volere è potere, la premiazione della Poesia Dorsale e, finalissimo, lo spettacolo "Dall'infermo al Paradiso" recitato divinamente da 5 bravissimi studenti universitari del Laboratorio Teatrale "Noccioline in espansione" / CRED Valdera. E' vero alle 23,30 in biblioteca delle oltre 2.000 presenze erano rimaste una sessantina di persone. Ma deh le maratone durano 4 o 5 ore, questa 13. Normale che alla fine si fosse rimasti in relativamente pochi. Del resto anche il gruppo di splenditi Amici della Biblioteca, una ventina di volontari e collaboratori preziosi, alla fine aveva i piedi gonfi e il fiatone.
Oltre 2.000 persone, tra grandi, giovani e piccine, sono intervenute ieri alla festa della biblioteca Gronchi di Pontedera che abbiamo ribattezzato, umoristicamente, DIVERSI EQUI LIBRI. Abbiamo realizzato, con il contributo degli editori presenti e di diverse associazioni e istituzioni culturali di Pontedera, 34 eventi nella stessa giornata. Alcuni sono stati commoventi e intensi come la presentazione del libro "E' sempre estate" del giovane Abdou M. Diouf, un senegalese di 27 cresciuto in Italia, una laurea in biologia, che scrive cose molto interessanti per i giovani e anche per gli adulti, di tutti i colori, purchè abbiamo sufficiente cervello e coraggio per riflettere e ridere su se stessi e sul mondo. Alcuni di questi eventi sono stati molto partecipati e li abbiamo dovuti addirittura spostare in spazi più capienti rispetto a quelli previsti. Altri hanno visto una presenza più limitata, ma il contenuto è stato sempre elevato e di qualità. L'omaggio e la targa consegnata a Sergio Vivaldi e al lavoro culturale della sua tipografia sono stati il centro della manifestazione, ma insieme c'è stata una notevole varietà e molteplicità di argomenti trattati e di autori che hanno spaziato dal genere fantasy ai gialli, dai problemi dell'Adhd alla storia locale, dove ha brillato la presentazione del "Diario di prigionia" di Dino Carlesi. Per passare alla filosofia, alla poesia alla scienza, alla letteratura per ragazzi e giovani fino alla letteratura senegalese di Giovane Africa edizioni. Per giungere a quella specie di rivoluzione della editoria scolastica che potrebbero rappresentare i libri di testo del "Book in progress", illustrati da Cristina Cosci. E poi ci sono stati i ragazzi delle scuole superiori che hanno presidiato e raccontato gli stand di Istituti come il Marconi, il Fermi (con la sua produzione di miele biologico). Le ragazze dell'Ipsia che hanno illustrato un video con le loro letture preferite. E la presentazione del volume dedicato al villaggio scolastico, con Mattia Belli e Marco Mannucci. Il dibattito tra i volontari che operano nei bb.cc. E gli stand di tante associazioni e istituzioni culturali della città: l'evento è stato prodotto anche grazie a loro (Modartech, Istituto di Biorobotica, Teatro della Toscana, AICC, UTE,UJAMA,ARCI). E ancora: la sala ragazzi ha visto buoni numeri quando si è trattato di presentare libri ma si è riempita fino a non contenere più gente quando siamo passati dalla lettura al canto delle corali. Una presenza densa e festosa. E meno male che l'architetto Adriano Marsili si era inventato i patii dove nel pomeriggio si sono esibiti gli artisti dell'Associazione Poliedro e dopo di loro i giallisti, e ancora dopo la band "Nemesi", messa su da un gruppo di ragazzi che studia presso l'Accademia Musicale Toscana. E a seguire, dopo un pezzetto di dolce per recuperare zuccheri e fiato, la "Primi passi Band" della Volere è potere, la premiazione della Poesia Dorsale e, finalissimo, lo spettacolo "Dall'infermo al Paradiso" recitato divinamente da 5 bravissimi studenti universitari del Laboratorio Teatrale "Noccioline in espansione" / CRED Valdera. E' vero alle 23,30 in biblioteca delle oltre 2.000 presenze erano rimaste una sessantina di persone. Ma deh le maratone durano 4 o 5 ore, questa 13. Normale che alla fine si fosse rimasti in relativamente pochi. Del resto anche il gruppo di splenditi Amici della Biblioteca, una ventina di volontari e collaboratori preziosi, alla fine aveva i piedi gonfi e il fiatone.
giovedì 9 giugno 2016
ANCORA UNA NUOVA OPERA IMPORTANTE DI DINO CARLESI: IL DIARIO DI PRIGIONIA
Sabato 11 giugno alle 18,00 in biblioteca si presenterà un documento di straordinario valore culturale e umano. Si tratta del "Diario di prigionia (1943-1946)" di Dino Carlesi, splendidamente curato dal prof. Franco Pezzica. Il volume è stato stampato da Tagete Edizioni, una battagliera e fiera casa editrice che fa capo a Valentina Filidei e Michele Quirici.
Il "Diario di prigionia" costituisce una bella sorpresa e un lascito importante. Le sue pagine ci raccontano, attraverso la viva voce di Dino, con i suoi toni, i suoi sbalzi di umore, le ansie, le paure, l'angoscia, ci raccontano la vita dura dei campi di prigionia in cui furono rinchiusi tanti soldati italiani dopo l'8 settembre del '43. Ci trasmette lo sforzo incredibile che fece Dino per sopravvivere, per dare un senso alla propria esistenza, per continuare a studiare e a reggere l'urto con la violenza e con la noia quotidiana. E' un diario umanissimo. Una testimonianza notevole. Pur non essendo uno specialista, penso però di poter aggiungere che il diario costituisce un piccolo capolavoro letterario. Le sue pagine, scritte fitte fitte, ci consegnano un Dino Carlesi ancora più umano, più fragile, ma allo stesso tempo già molto molto maturo e consapevole di sé e della tragedia del mondo.
Credo che agli amici di Dino farà molto piacere leggerlo e di sicuro alla città di Pontedera e alla cultura italiana entrarne in possesso e riconoscersi nelle sue parole e nelle sue riflessioni.
Sabato 11 giugno alle 18,00 in biblioteca si presenterà un documento di straordinario valore culturale e umano. Si tratta del "Diario di prigionia (1943-1946)" di Dino Carlesi, splendidamente curato dal prof. Franco Pezzica. Il volume è stato stampato da Tagete Edizioni, una battagliera e fiera casa editrice che fa capo a Valentina Filidei e Michele Quirici.
Il "Diario di prigionia" costituisce una bella sorpresa e un lascito importante. Le sue pagine ci raccontano, attraverso la viva voce di Dino, con i suoi toni, i suoi sbalzi di umore, le ansie, le paure, l'angoscia, ci raccontano la vita dura dei campi di prigionia in cui furono rinchiusi tanti soldati italiani dopo l'8 settembre del '43. Ci trasmette lo sforzo incredibile che fece Dino per sopravvivere, per dare un senso alla propria esistenza, per continuare a studiare e a reggere l'urto con la violenza e con la noia quotidiana. E' un diario umanissimo. Una testimonianza notevole. Pur non essendo uno specialista, penso però di poter aggiungere che il diario costituisce un piccolo capolavoro letterario. Le sue pagine, scritte fitte fitte, ci consegnano un Dino Carlesi ancora più umano, più fragile, ma allo stesso tempo già molto molto maturo e consapevole di sé e della tragedia del mondo.
Credo che agli amici di Dino farà molto piacere leggerlo e di sicuro alla città di Pontedera e alla cultura italiana entrarne in possesso e riconoscersi nelle sue parole e nelle sue riflessioni.
mercoledì 8 giugno 2016
bibliotecari statali e archivisti
I BIBLIOTECARI STATALI HANNO PERSO IL CAMPIONATO E NON SANNO NEMMENO PERCHE'. PEGGIO DI LORO SOLO GLI ARCHIVISTI.
Forse in questi giorni qualcuno avrà saputo che alcuni bibliotecari e docenti universitari di biblioteconomia si sono dimessi da vari comitati del ministero dei beni culturali per protestare contro i pochi posti messi a concorso nelle biblioteche statali a fronte di un mancato turnover, di un impoverimento fortissimo del personale di ruolo e il prevalere anche in biblioteche statali, come la nazionale di Firenze, di soluzioni escamotage e deprofessionalizzanti. Ora, anche se i nostri bibliotecari fingono di non accorgersene, il loro non è una protesta, ma un harakiri. Un suicidio per colpa. Il vertice della professione si dimette perché a livello di biblioteche statali non è riuscito in trent'anni a consolidare nell'opinione pubblica e quindi nelle elite dominanti l'idea che ci sia davvero bisogno di bibliotecari. E poiché questa idea non si è consolidata, il pensiero nazionalpopolare, che ispira tutta la politica, dominante o di opposizione che sia è: ma chi se ne frega dei bibliotecari. Se invecchiano e vanno tutti in pensione faremo senza di loro. E il buffo è che questa non è una boutade, ma ciò che stiamo vivendo. Del resto in un paese dove i bibliotecari statali hanno pensato molto ai loro diritti e poco a quelli del pubblico, il finale era ed è scontato. Ho scritto e confermo che le biblioteche statali sono mezze morte e che lo Stato, chiunque lo governi, non è in grado di farle rinascere. Forse potrebbe ridare loro un pò di ossigeno con l'intrododuzione del lavoro di cittadinanza. Ma in realtà solo un processo spinto di marchionnizzazione, forse, potrebbe fare il miracolo. Però si tratterebbe di privatizzarle in maniera selvaggia e di far lavorare i bibliotecari demansionandoli e facendoli correre forte, ma non è detto che l'innesto riesca e che si riesca davvero a farli correre.
Peggio dei bibliotecari stanno solo gli archivisti. Loro sono al lumicino da anni e ora il ministro gli ha perfino spiritosamente chiesto di occuparsi un pò anche di libri. Ce la faremo, hanno risposto in coro un manipolo di vecchietti che impiegano la loro pensione tornando al lavoro nelle sovrintendenze. La cosa fa leggermente sorridere. Ma i giovani?
Forse in questi giorni qualcuno avrà saputo che alcuni bibliotecari e docenti universitari di biblioteconomia si sono dimessi da vari comitati del ministero dei beni culturali per protestare contro i pochi posti messi a concorso nelle biblioteche statali a fronte di un mancato turnover, di un impoverimento fortissimo del personale di ruolo e il prevalere anche in biblioteche statali, come la nazionale di Firenze, di soluzioni escamotage e deprofessionalizzanti. Ora, anche se i nostri bibliotecari fingono di non accorgersene, il loro non è una protesta, ma un harakiri. Un suicidio per colpa. Il vertice della professione si dimette perché a livello di biblioteche statali non è riuscito in trent'anni a consolidare nell'opinione pubblica e quindi nelle elite dominanti l'idea che ci sia davvero bisogno di bibliotecari. E poiché questa idea non si è consolidata, il pensiero nazionalpopolare, che ispira tutta la politica, dominante o di opposizione che sia è: ma chi se ne frega dei bibliotecari. Se invecchiano e vanno tutti in pensione faremo senza di loro. E il buffo è che questa non è una boutade, ma ciò che stiamo vivendo. Del resto in un paese dove i bibliotecari statali hanno pensato molto ai loro diritti e poco a quelli del pubblico, il finale era ed è scontato. Ho scritto e confermo che le biblioteche statali sono mezze morte e che lo Stato, chiunque lo governi, non è in grado di farle rinascere. Forse potrebbe ridare loro un pò di ossigeno con l'intrododuzione del lavoro di cittadinanza. Ma in realtà solo un processo spinto di marchionnizzazione, forse, potrebbe fare il miracolo. Però si tratterebbe di privatizzarle in maniera selvaggia e di far lavorare i bibliotecari demansionandoli e facendoli correre forte, ma non è detto che l'innesto riesca e che si riesca davvero a farli correre.
Peggio dei bibliotecari stanno solo gli archivisti. Loro sono al lumicino da anni e ora il ministro gli ha perfino spiritosamente chiesto di occuparsi un pò anche di libri. Ce la faremo, hanno risposto in coro un manipolo di vecchietti che impiegano la loro pensione tornando al lavoro nelle sovrintendenze. La cosa fa leggermente sorridere. Ma i giovani?
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