Sul bicameralismo quasi perfetto.
Sebbene abbia deciso di votare si, considero la fine del bicameralismo quasi perfetto (se accadrà) con qualche preoccupazione. È una delle criticità dei sistemi elettivi che da Atene in poi, come è noto, possono essere scalati da uomini abili, ambiziosi, fortunati, capaci di costruire reti di relazioni a proprio vantaggio e conquistare il consenso popolare. Senza il bicameralismo repubblicano forse Berlusconi avrebbe piegato ancora di più ai propri interessi la Repubblica che aveva conquistato. Per questo capisco bene che coloro che dubitano della buona tenuta democratica degli italiani soffrano questo passaggio e preferiscano mantenere un sistema che garantisce di più gli sconfitti di quanto non favorisca i vincitori. Gran parte della nostra storia nazionale del resto ci spingerebbe alla prudenza e al conservatorismo. Ma anch'io concordo, in nome di una democrazia che deve avere il coraggio di guardare avanti, sull'esigenza di rimuovere la paura e di scommettere su un paese che deve saper costruire una democrazia più matura, più adulta. Non lo dico con la speranzosa visione dei vent'anni, ma con la preoccupata consapevolezza di un sessantenne, a cui fa piacere pensare ad un paese democraticamente normale e che per dominare le proprie pulsioni populiste non deve costruire istituzioni che fanno argine ad altre istituzioni. Naturalmente so che ogni scelta comporta un qualche rischio e capisco anche chi non intende correre questi rischi. Ritengo però che dopo 70 anni di repubblica certi rischi dobbiamo correrli. Pena rimanere una democrazia bambina. Cosa che mi parrebbe un danno ancora maggiore.
martedì 29 novembre 2016
Si e no sul referedum sulla riforma costituzionale.
Schierarsi per il no è comprensibile, ma nella sostanza è una scelta di conservazione per un militante del centro sinistra ed un atto contrario al proprio gruppo dirigente politico se si è stati o si è ancora militanti del pd. E quindi nocivo per l'organizzazione e quello che il pd rappresenta. Un atto che indebolisce il pd e ne mina credibilità e forza politica. Un atto comprensibile, perché si può parlare male della propria famiglia, basta rendersi conto delle inevitabili conseguenze. Del resto se al posto di Renzi ci fosse Bersani e Renzi sostenesse le attuali tesi di Bersani, non so cosa direbbero e farebbero quelli che oggi sostengono l'eresia e la libertà di giudizio nei confronti di Renzi.
Ma a parte questo, temo anche che il voto per il no sia un atto sterile per chi si senta parte di quell'area politica di cs a cui facevo riferimento poco fa. Infatti un successo dei si renderebbe un sostenitore di cs del no sempre più marginale e un successo del no non sarebbe politicamente spendibile perché avendo troppi padri la vittoria del no non riaccorperebbe alcunché, almeno nel breve periodo. Un fronte antirenziano oggi quali obiettivi potrebbe darsi a parte buttare giù Renzi e poi farsi travolgere dal populismo grillesco? Roma e Livorno dovrebbero insegnarci qualcosa. Ma non sono sicuro che lo faranno.
Ovviamente nel pd è in atto una scissione non dichiarata da parte di coloro che ritengono che il partito sia stato scalato dagli alieni (Renzi per molti militanti della sx pd è davvero percepito come un alieno). E tra i miitanti e gli ex militanti devono essere molti a pensarla cosi. Anche le forze di quelli che stanno sull'uscio sono numerose. Confesso che per un semplice votante del pd come me seguire il dibattito con tutti i suoi barocchismi è divertente. Ma temo che non ne trarremo grandi vantaggi. Staremo a vedere.
Alla Regione lombardia non importa quasi più nulla degli archivi storici
La nuova legge sulla valorizzazione dei beni culturali del reg. Lombardia (25/2016 del 7 ottobre) marginalizza quasi del tutto gli archivi storici. Ne parla (brevemente all'art. 15), ma senza dire se e come verrano sostenuti e valorizzati. Senza fissare parametri di qualità e quel che più conta senza fornire alcun incentivo, nessuna strategia, nessun orientamento di massima. E ovviamente senza punire chi degli archivi se ne freghera'.
Apparentemente la 25/2016 è una legge generalista ed inutile. Ma invece contiene un articolo strategico. L'ultimo, il 45, con il quale si abrogano tutte le norme "superate" ed incompatibili con la presente. Col 45 la legge 25/2016 chiude un'epoca di grande importanza non solo per la Lombardia ma anche per le altre regioni virtuose in materia di biblioteche e di archivi. Un'epoca che ha consentito in un buon numero di regioni italiane di inserire biblioteche, musei e archivi di enti locali nel welfare locale, di sostenere studi e ricerche storiche di interesse locale e di occupare con stipendi e tutele accettabili alcune migliaia di giovani (non tantissimi, ma un pò si) in questo settore.
Quest'epoca è finita. Chiusa. L'offerta culturale si diversifica, gli archivi storici in particolare sono peggio dei capannoni industriali dismessi. Roba da incubo. La legge 25 ci fa sopra un piantino e addio!
Certo, è una bella contraddizione per una regione che si era inventata un assessorato all'identità regionale. Se ci sono infatti dei luoghi dove si trovano di sicuro ed in abbondanza le radici storiche delle identità regionali e locali questi sono gli archivi degli oltre 1500 comuni lombardi. Ma i tempi sono cambiati. E anche il discorso su identità e radici sembra sempre meno interessante. Anche per gli stessi leghisti. Peccato!
lunedì 28 novembre 2016
Numero speciale del Grandevetro dedicato a Dino Carlesi presentato a Pisa.
Non c'entra niente col referendum, ma giovedi prossimo, 1 dicembre, a Pisa, presso la Biblioteca Provinciale, alle 16:30, in via Betti, presenteremo un numero speciale della rivista IL GRANDEVETRO, un numero dedicato alla poesia e, in questo ultimo contesto, alla poliedrica figura del poeta, pedagogista, intellettuale militante, socialista, Dino Carlesi.
Può sembrare un evento minore e forse lo è, anche per una città come Pisa, ma il pomeriggio che sarà introdotto da Ilario Luperini (critico d'arte e amico di Dino Carlesi, oltre che del Grandevetro) e da Aldo Bellani (per la redazione del Grandevetro) porta con sé diversi significati che esporrò sinteticamente.
Il primo riguarda la rivista Il Grandevetro. Una rivista militante, scritta, ma sarebbe meglio dire "fabbricata" da intellettuali militanti che ragionano contro corrente di cose contro corrente, come apparentemente sembra essere la poesia. Il Grandevetro, nato nel 1977 in terra di cuoio, è sopravvissuto a 40 anni di "riflusso" e continua a ragionare con la sua testa di un mondo che i redattori della rivista (giovani e vecchi che siano) continuano ostinatamente a voler cambiare, usando le loro armi preferite: la scrittura, la grafica, il disegno, la comunicazione. Più in generale: la cultura. Ma non fanno una rivista urlata, bensì ragionata. Onore al merito.
Il secondo elemento è il contenuto di questo numero della rivista. La poesia, con un inserto intero dedicato ad un "poeta minore", amico di Salvatore Quasimodo, che ha scritto molto e molto ha ragionato. Parlo del "pontederese" Dino Carlesi. Figura complicata da stringere in poche battute da sbattere su facebook. Dino è stato di sicuro un uomo colto. Un poeta, un insegnante, un direttore didattico, un pedagogista in grado di dialogare coi grandi della pedagogia italiana, un assessore comunale alla cultura, un intellettuale quando ancora questa parola in Italia si poteva pronunciare con simpatia. Come merita. Un socialista di ascendenza azionista. Le testimonianze ci offrono uno spaccato della sua figura. Ci ha lasciato, novantenne, 6 anni fa, il 30 novembre 2016. Perchè il 1 dicembre sarà quasi l'anniversario della sua morte. Ma per i molti pontederesi e pisani che l'hanno conosciuto il timbro della sua voce, la sua fragorosa e rumoreggiante risata e soprattutto la sua capacità di ragionare e farsi ascoltare resteranno impareggiabili.
C'è un terzo elemento da dire. E' la voglia di continuare a fare cultura ritrovandosi in uno spazio fisico, guardandosi negli occhi e ascoltando con le proprie orecchie le parole degli altri. Per dire la propria e per controbattere. Per portare il proprio contributo, quando se ne è capaci. Da qui l'idea di presentare il numero de Il Grandevetro a Pisa e di farlo in un luogo di resistenza e di resilienza culturale che è la Biblioteca Provinciale. Un luogo e un servizio che devono sopravvivere alla deriva delle Province e reinventarsi come servizio pubblico. E per farlo hanno bisogno di riflettere e di trovare la strada giusta, in un mondo caotico. Anche della biblioteca parleremo il 1 dicembre, perchè gli intellettuali hanno bisogno di luoghi in cui sentirsi a proprio agio. E le biblioteche sono o dovrebbero essere luoghi in cui, come suggerirebbe Platone, l'anima si sente a casa.
Non c'entra niente col referendum, ma giovedi prossimo, 1 dicembre, a Pisa, presso la Biblioteca Provinciale, alle 16:30, in via Betti, presenteremo un numero speciale della rivista IL GRANDEVETRO, un numero dedicato alla poesia e, in questo ultimo contesto, alla poliedrica figura del poeta, pedagogista, intellettuale militante, socialista, Dino Carlesi.
Può sembrare un evento minore e forse lo è, anche per una città come Pisa, ma il pomeriggio che sarà introdotto da Ilario Luperini (critico d'arte e amico di Dino Carlesi, oltre che del Grandevetro) e da Aldo Bellani (per la redazione del Grandevetro) porta con sé diversi significati che esporrò sinteticamente.
Il primo riguarda la rivista Il Grandevetro. Una rivista militante, scritta, ma sarebbe meglio dire "fabbricata" da intellettuali militanti che ragionano contro corrente di cose contro corrente, come apparentemente sembra essere la poesia. Il Grandevetro, nato nel 1977 in terra di cuoio, è sopravvissuto a 40 anni di "riflusso" e continua a ragionare con la sua testa di un mondo che i redattori della rivista (giovani e vecchi che siano) continuano ostinatamente a voler cambiare, usando le loro armi preferite: la scrittura, la grafica, il disegno, la comunicazione. Più in generale: la cultura. Ma non fanno una rivista urlata, bensì ragionata. Onore al merito.
Il secondo elemento è il contenuto di questo numero della rivista. La poesia, con un inserto intero dedicato ad un "poeta minore", amico di Salvatore Quasimodo, che ha scritto molto e molto ha ragionato. Parlo del "pontederese" Dino Carlesi. Figura complicata da stringere in poche battute da sbattere su facebook. Dino è stato di sicuro un uomo colto. Un poeta, un insegnante, un direttore didattico, un pedagogista in grado di dialogare coi grandi della pedagogia italiana, un assessore comunale alla cultura, un intellettuale quando ancora questa parola in Italia si poteva pronunciare con simpatia. Come merita. Un socialista di ascendenza azionista. Le testimonianze ci offrono uno spaccato della sua figura. Ci ha lasciato, novantenne, 6 anni fa, il 30 novembre 2016. Perchè il 1 dicembre sarà quasi l'anniversario della sua morte. Ma per i molti pontederesi e pisani che l'hanno conosciuto il timbro della sua voce, la sua fragorosa e rumoreggiante risata e soprattutto la sua capacità di ragionare e farsi ascoltare resteranno impareggiabili.
C'è un terzo elemento da dire. E' la voglia di continuare a fare cultura ritrovandosi in uno spazio fisico, guardandosi negli occhi e ascoltando con le proprie orecchie le parole degli altri. Per dire la propria e per controbattere. Per portare il proprio contributo, quando se ne è capaci. Da qui l'idea di presentare il numero de Il Grandevetro a Pisa e di farlo in un luogo di resistenza e di resilienza culturale che è la Biblioteca Provinciale. Un luogo e un servizio che devono sopravvivere alla deriva delle Province e reinventarsi come servizio pubblico. E per farlo hanno bisogno di riflettere e di trovare la strada giusta, in un mondo caotico. Anche della biblioteca parleremo il 1 dicembre, perchè gli intellettuali hanno bisogno di luoghi in cui sentirsi a proprio agio. E le biblioteche sono o dovrebbero essere luoghi in cui, come suggerirebbe Platone, l'anima si sente a casa.
domenica 27 novembre 2016
Le panciate dei grillobullini
Sembra che ieri il padrone del primo non partito politico italiano che risponde al nome di Beppe Grillo abbia invitato i suoi non sostenitori e i suoi non militanti, che erano corsi in piccolo numero ad adorarlo, di non votare al referendum usando la testa, ma ascoltando i suggerimenti della pancia. Ovviamente la notizia è una non notizia in bocca al padrone di un non partito, diventato famoso e carismatico a colpi di battute e di vaffa day. Vale tuttavia la pena di segnare sul calendario la data di questo invito, perché di solito i leader politici anche quando fanno appello ai sentimenti dei loro non adepti, si sforzano sempre di proporre loro anche qualche argomento razionale, cosa che Grillo ieri ha evidentemente rinunciato a fare (per incapacità? Per sfizio? Per non perdere tempo? Boh, vallo a sapere).
Bandita la ragione dalla lotta politica, tutti i non argomenti diventano buoni.
La mossa era inevitabile perché più il grillobullismo avanza, più deve fare appello agli istinti corporali. Il grullobullismo non è infatti in grado di spiegare le sue non scelte che diventano sempre più numerose e sempre più irragionevoli. Può solo appellarsi alla pancia e ad una non ragione per vincere. Del resto tra Barabba e Gesù è risaputo che il popolo può scegliere Barabba.
Da ieri in poi il dialogo politico che i grullibullini hanno sempre praticato con grande parsimonia è ufficialmente concluso.
Chiunque vorrà trattare con loro dovrà fare a panciate.
Non sarà un bel sentire.
venerdì 25 novembre 2016
L'Opac di bibliolandia rimette insieme quasi il metaopac toscano
E' con viva e vibrante soddisfazione che vi annuncio che da stasera il nostro OPAC Bibliolandia lancia una ricerca in simultanea su 4 reti provinciali (Livorno, Bibliolandia, Reanet e Sdiaf) + il MOP e quindi l'area universitaria e scolastica pisana.
In sostanza il nostro Opac con un clic solo va a cercare se un titolo o un autore sono presenti in un catalogo che contiene circa 5 milioni di titoli. Niente male, soprattutto se si pensa che che si tratta in buona parte di record bibliografici fuori SBN.
Sì, confesso che mi fa piuttosto piacere darvi questa notizia.
E' con viva e vibrante soddisfazione che vi annuncio che da stasera il nostro OPAC Bibliolandia lancia una ricerca in simultanea su 4 reti provinciali (Livorno, Bibliolandia, Reanet e Sdiaf) + il MOP e quindi l'area universitaria e scolastica pisana.
In sostanza il nostro Opac con un clic solo va a cercare se un titolo o un autore sono presenti in un catalogo che contiene circa 5 milioni di titoli. Niente male, soprattutto se si pensa che che si tratta in buona parte di record bibliografici fuori SBN.
Sì, confesso che mi fa piuttosto piacere darvi questa notizia.
L'insopportabile pesantezza della lingua grillobullina.
Siamo in un mondo ed in un Paese in cui tutti parlano e siccome questo genera tanto rumore, per farsi sentire e possibilmente per raccogliere qualche applauso, bisogna urlare e spararle grosse. Da qui frasi altisonanti, parole grosse, termini volgari, allusivi, rozzi, parole che nessuno direbbe in casa, o userebbe con gli amci, coi genitori, in una festa di condominio, non diciamo in chiesa, forse nemmeno al bar. Sono parole da stadio. Offensive, rozze, cattive, dure. Ma perché comunichiamo in questo modo? Semplicemente perché se uno parla con un tono normale non se lo fila nessuno. Per farsi ascoltare oggi bisogna accusare gli altri di essere in combutta col Male e gettare m... addosso all'avversario.. Meglio ancora, se si dice che gli altri sono il Male. Così se Renzi vuole rottamare le vecchia classe dirigente al potere, Grillo, nel nome di un moralismo senza macchia e senza paura, vuole spazzare via tutti, non vuole rottamare, vuol fare a pezzi il nemico e possibilmente mangiarselo. No, Grillo non vuole confrontarsi con nessuno. Niente compromessi, niente negoziati. Grillo vuole tutto il potere o nulla per i suoi grillobullones. Niente inciuci con le forze del Male. Tutto il potere ai grillobulloni per spazzare via tutto il marcio che c'è nella società. Chissà da dove sono venuti grillo e i suoi. Chissà da quali viscere immacolate sono usciti. Vergini incontaminate, naturalnente, in un mare di letame. Certo non sorprende la lingua grillobulla che spara parole di c....a contro il resto del mondo che non è grillino. Roba da psichiatria avanzata, se non fosse che ormai alle grida e agli al lupo al lupo siamo abituati da decenni. Per certi versi le frasi esagerate non bucano più neppure lo schermo o la radio. Ma fanno danni. E di certo il grillobullismo crescerà. È la società rumorosa che abitiamo che ha bisogno di negazionisti urlatori in grado di separare i "buoni" (cioè loro), dai "cattivi e dannati" (cioè noi, destinatI natutalmente agli inferi). Spero solo che il signore ci protegga dagli sputazzi di Grillo e dai suoi grillobulloni.
Siamo in un mondo ed in un Paese in cui tutti parlano e siccome questo genera tanto rumore, per farsi sentire e possibilmente per raccogliere qualche applauso, bisogna urlare e spararle grosse. Da qui frasi altisonanti, parole grosse, termini volgari, allusivi, rozzi, parole che nessuno direbbe in casa, o userebbe con gli amci, coi genitori, in una festa di condominio, non diciamo in chiesa, forse nemmeno al bar. Sono parole da stadio. Offensive, rozze, cattive, dure. Ma perché comunichiamo in questo modo? Semplicemente perché se uno parla con un tono normale non se lo fila nessuno. Per farsi ascoltare oggi bisogna accusare gli altri di essere in combutta col Male e gettare m... addosso all'avversario.. Meglio ancora, se si dice che gli altri sono il Male. Così se Renzi vuole rottamare le vecchia classe dirigente al potere, Grillo, nel nome di un moralismo senza macchia e senza paura, vuole spazzare via tutti, non vuole rottamare, vuol fare a pezzi il nemico e possibilmente mangiarselo. No, Grillo non vuole confrontarsi con nessuno. Niente compromessi, niente negoziati. Grillo vuole tutto il potere o nulla per i suoi grillobullones. Niente inciuci con le forze del Male. Tutto il potere ai grillobulloni per spazzare via tutto il marcio che c'è nella società. Chissà da dove sono venuti grillo e i suoi. Chissà da quali viscere immacolate sono usciti. Vergini incontaminate, naturalnente, in un mare di letame. Certo non sorprende la lingua grillobulla che spara parole di c....a contro il resto del mondo che non è grillino. Roba da psichiatria avanzata, se non fosse che ormai alle grida e agli al lupo al lupo siamo abituati da decenni. Per certi versi le frasi esagerate non bucano più neppure lo schermo o la radio. Ma fanno danni. E di certo il grillobullismo crescerà. È la società rumorosa che abitiamo che ha bisogno di negazionisti urlatori in grado di separare i "buoni" (cioè loro), dai "cattivi e dannati" (cioè noi, destinatI natutalmente agli inferi). Spero solo che il signore ci protegga dagli sputazzi di Grillo e dai suoi grillobulloni.
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