venerdì 11 novembre 2016

7 motivi per cui il No dei militanti pd al referendum è follia pura

1 Uomini e donne che hanno militato e militano in un partito non possono votare al referendum contro le indicazioni della stragrande maggioranza del proprio partito e dei propri gruppi parlamentari. Un uomo che è stato segretario di quello stesso partito non può battersi per far sconfiggere il proprio partito. Se lo fa, che politico è?
2 chi ha votato in parlamento per due volte a favore della riforma costituzionale non può organizzare la resistenza a ciò che ha da poco votato. La coerenza forse non è una virtù, ma neppure un optional.
3 i compagni non possono votare contro il loro primo ministro, senza dare la sensazione al paese che il loro leader, quello che ha vinto le primarie e conquistato legittimamente il partito ed altrettanto legittimamente è diventato primo ministro, con il voto anche dei loro parlamentari, sia una persona pericolosa per la democrazia, tanto pericoloso da volerlo vedere sconfitto e scaraventato nella polvere insieme al suo che poi è  anche il loro partito.
4 i compagni non possono aver creduto fideisticamente in gioventù nel centralismo democratico e ora scoprirsi improvvisamente libertari, eretici e individualisti.
5 i compagni non possono fare come hanno fatto a roma, ovvero buttare giù renzi come il sindaco marino, e poi pensare che gli italiani nel segreto delle prossime urne non se ne ricordino e buttino giù loro e tutto il loro partito.
6 ma davvero bisogna ricordare ai compagni che chi parla male del proprio convento non è un buon frate?
7 e infine i compagni sono così ansiosi di voler spalancare le porte di palazzo chigi a Grillo e a Di Majo? Per quale ragione?

mercoledì 9 novembre 2016

Trump o della resilienza
Donald mette a dura prova il concetto e soprattutto la pratica della resilienza. Eppure bisogna fare un bel respiro, contare fino a dieci, meditare sulla frase di Hegel che piaceva tanto anche a Marcuse e che diceva che tutto ciò che è reale è razionale, cacciare via certi cattivi pensieri che il Bobby Solo della politica americana fa lievitare anche nel più bendisposto degli uomini e.... cominciare a pensare a come trarre giovamento anche dall'elezione di Donald. Non sarà facile, ma ci dobbiamo sforzare. Del resto, a dirsela proprio tutta, il vero problema non è Donald, ma chi lo ha votato. Chi è? Cosa pensa? Che problemi ha?  E si parla di decine di milioni di persone della più popolosa e più longeva democrazia del pianeta. Vale la pena di riflettere bene prima di aprire bocca.

martedì 8 novembre 2016

Sempre sul referendum. In risposta alle annotazioni di Aldo e Dino.

Mi perdonerai Aldo se osservo che il tuo lungo post contiene un excursus sulla storia politica italiana degli ultimi 30 anni, ma ha poco a che fare con l'oggetto del mio post sintetico sul referendum. E anche la motivazione con cui hai deciso di votare no al referendum mi pare si muova più all'interno di un lungo percorso politico in cui il no è rivolto contro il premier e quella che te e Fiumalbi considerate una deriva politica più di quanto non sia ancorato agli elementi specifici riconducibili al referendum.
Da questo punto di vista il tuo testo Aldo (con le chiose di Dino) è difficilmente commentabile in un lasso ragionevole di frasi.
Ma siccome mi coinvolgete direttamente, non posso cavarmela con una battuta e quindi proverò a replicare accettando i tuoi parametri.
Parto da qui. La conquista di Renzi del pd non è un errore della storia, nè rappresenta la vittoria del male contro il bene. È solo una delle evoluzioni possibili dello scenario politico del paese.
Il pd è l'erede, ma con rincalzi e mutazioni, di alcune tradizioni politiche importanti, quella cattolica, quella comunista e quella socialista. O meglio di parti di queste tradizioni che hanno provato a fondersi a fine millennio nel pd e a modernizzarsi, mostrando comunque una certa vitalità. Renzi è la personalità politica che meglio interpreta oggi questa fusione, con pregi e difetti. Tenendo conto anche dei molti pregi e dei tanti difetti del paese e degli italiani. Non solo del suo ceto politico.
Ovvio che persone come te, come Dino e come tanti altri (me compreso) che hanno coltivato una visione messianica se non salvifica della politica si trovino un pò smarrite di fronte al presente e al miscelarsi delle tradizioni e al loro cambiare, e, per reazione, è quasi normale che si chiudano più facilmente, come ci suggerirebbe Montale, in un no. Solo questo possiamo dirti oggi, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Montale guarda nelle nostre anime e coglie il senso di smarrimento dell'uomo di fronte al mutare repentino del mondo. L'avvento della società liquida fa il resto.
Ma il bello della vecchiaia è anche quello di poter capire che il cambiamento è inevitabile e di saper accettare, almeno entro certi limiti, che le cose non siano andate come avevamo sperato da giovani e che come canta Cat Stevens è doloroso sopravvivre al tramonto delle nostre idee, ma dobbiamo saper accettare questa cosa. Di più: almeno io arrivo a dire che è quasi un bene che certe idee non si siano realizzate, perché ad esempio se anche noi avessimo "fatto come la russia", lo cantavamo a squarciagola, ve lo ricordate?, te lo immagini Aldo, te lo immagini Dino, in che condizioni psicologiche e materiali ci troveremmo oggi? Altro che Renzi. Insomma abbiamo avuto molta fortuna e non è stato merito nostro se certe idee non si sono realizzate.
Per questo credo che anche sul referendum non si debbano seguire pensieri messianici o salvifici. Renzi non mi sembra nè  Mussolini, né Berlusconi. E la complessa variazione costituzionale che è riuscito a far approvare non mi pare faccia danni al Paese. Ovviamente neppure se sarà respinta ci saranno particolari contraccolpi. Rimarremo in questa situazione e avanti popolo!


Ma tra rimanere fermi e provare a cambiare, io opto per la seconda opzione. Scelgo quello che mi pare il meno peggio per me e per gli altri. Tutto qui. Un abbraccio ad entrambi.
Anche a Pontedera abbiamo grandi personaggi
Credo che i pontederesi debbano essere grati a Mario Marianelli per la produzione di testi che sforna uno dietro l'altro con la velocità e la bravura di un Camilleri (supportato anche da quella straordinaria equipe editoriale costituita da Michele e Valentina). Perchè va detto che anche il primo volume dell'ultima fatica dell'infaticabile ultraottantenne è un piccolo capolavoro di proustiana nostalgia. C'entra poco con l'alluvione, ma racconta e illustra tutta una sfilza di pontederesi e di luoghi della pontederesità che è una goduria da leggere (almeno per un ultrasessantenne come me). Il libro riporta autentiche chicche, tra cui una frase che ho sentito diverse volte nella mia infanzia. La pronunciava Enrico "del Gobbo" (del Bar "del Gobbo") che era solito dire a chi entrava nel suo caffè: "Bah, vieni brodo!". Ma, come scrive Marianelli, il bar del gobbo era soprannominato anche il bar degli ignoranti e il saluto di Enrico agli avventori non era offensivo. Era una frase pontederesamente affettuosa scagliata dal barman per consentire all'avventore di capire subito dove fosse capitato. Grazie Mario. Grazie per aver conservato nella memoria scorci della Pontedera popolana e borghese che fu e per avere la forza, la voglia e la caparbietà per tirarla fuori e fissarla sulla carta a beneficio degli anziani di oggi e, spero, dei posteri. Aspetto in gloria (insieme a tanti altri pontederesi) anche i prossimi ponderosi volumi. Bravo!
PS. Un solo piccolo appunto per la parte maschile del tagetico duo editoriale: non si può pubblicare un libro così senza un adeguato indice dei nomi delle persone e dei luoghi citati. Né si possono aspettare gli indici analitici che sicuramente accompagneranno tra vent'anni il 15esimo volume di memorie di Mario. Credo che già dal volume secondo occorrerà provvedere con un adeguato apparato critico. Su certe cose si può peccare solo una volta.



giovedì 3 novembre 2016

Harry Potter e i trucchi di alcuni bibliotecari
Un ne voglio vedè più, avrebbe detto la mi povera nonna nata nel 1902. Da controlli rigorosi e lamentazioni di utenti lettori accaniti presso le nostre biblioteche, ho appreso che ci sono bibliotecari della Rete Bibliolandia che prestano a utenti/lettori loro amici o comunque domiciliati presso le loro biblioteche le copie dell'ultimo Harry Potter, infischiandosene se un lettore di un altro comune sempre aderente alla Rete Bibliolandia si è messo in coda prima del suo amico e avrebbe quindi il diritto di ricevere la copia prima dell'amico del bibliotecario.
Devo dire che la cosa non mi sorprende. Ma pur trattandosi di un peccato veniale (e di una scorrettezza nei confronti di utenti e di bibliotecari corretti), atteggiamenti del genere la dicono lunga su quel fenomeno che molti studiosi hanno rubricato, riferendosi proprio a noi italiani, sotto la voce di familismo amorale, a cui si accompagna un'atavica difficoltà a fare gioco di squadra. Qui non di parla di politici, di grandi appalti, di favori e grossi scandali. No, si parla di una certa tendenza tutta nostrana, profondamente popolare, a fare favori agli amici (anche quando non ci si guadagna nulla) e a muoversi in assoluta autonomia, fregandosene delle regole e della collaborazione, e sostanzialmente muovendosi come se quelli che stanno fuori delle porte della città non avessero gli stessi diritti di quelli che stanno dentro.
Ma persone che barano al gioco sulle code per leggere gratuitamente l'ultimo libro di "Harry Potter" ci si può immaginare cosa siano disposte a fare quando la posta in gioco diventi davvero ghiotta.

mercoledì 2 novembre 2016

Roberto Favilli, bibliotecario di Pontedera
Ho appreso con un certo ritardo della morte avvenuta a Pisa, dopo una breve malattia, di Roberto Favilli, bibliotecario di Pontedera e della Rete Bibliolandia, in pensione da pochi anni.
Roberto è stato uno dei bibliotecari che più hanno contribuito alla costruzione della Rete Bibliolandia. Ricordo che la Rete Bibliolandia si è appoggiata alla fine degli anni '90 su una rete più piccola che comprendeva alcune biblioteche della Valdera, di cui Favilli era il punto di riferimento.
Fino alla nascita dell'Unione Valdera (2008), Roberto si è occupato degli atti amministrativi della Rete, che in quel periodo passavano attraverso il Bilancio del comune di Pontedera (e i suoi uffici). E' stato lui a gestire, con pazienza certosina, le complicate e noiosissime, ma indispensabili, pratiche burocratiche che stavano e stanno dietro ai servizi che la rete eroga alle biblioteche (trasporto di libri, acquisto di libri, promozione della lettura, gestione del software, catalogazione).
Un apporto rilevante Roberto ha dato soprattutto nella gestione delle banche date CDS/ISIS che sono state il perno del precedente catalogo internet delle nostre biblioteche. Del resto Roberto maneggiava il software CDS/ISIS con una sua speciale abilità.
Con lui ricordo poi di aver combattuto due battaglie culturali importanti relative alla Rete: la prima è quella che portò alla nascita della Rete Bibliolandia che certi "amici pisani" non volevano né che nascesse né che avesse il baricentro tra Pontedera e San Miniato. Contro questi amici ingaggiammo anche un confronto aspro sull'uso di quel dinosauro informatico che era CDS/ISIS; un dinosauro che però oltre a funzionare benino (anche se non come altri software più blasonati) aveva il pregio (per noi importantissimo) di costare pochino e di dialogare comunque col MOP Pisano (mentre altri software pisani avevano costi... inarrivabili per le nostre povere tasche). Anche in questa battaglia culturale Roberto fu strategico. Una decina di anni dopo conquistammo insieme il secondo traguardo importante: quello che traghettò la Rete dal software CDS/ISIS al nuovo fantasmagorico Clavis, il software che ha enormemente potenziato i servizi catalografici della Rete. La gara per l'acquisto del software, con tutte le sue infinite procedure (capitolati, punteggi, costi, requisiti, ecc.) fu istruita anche da lui e la sua competenza (insieme al lavoro di analisi che aveva compiuto prima del 2011) fu preziosa per tutti.
Certo Favilli era un uomo schivo. Uno che non voleva apparire. A cui non piaceva rivendicare meriti. Un generoso a cui non interessavano le medaglie. Forse non apprezzerebbe affatto questo breve ricordo. Ma io ho sentito il bisogno di scriverlo. Per le persone che lo hanno conosciuto. E poi per tutti quelli che oggi utilizzano i servizi di Bibliolandia e magari pensano che sia stata una passeggiata arrivare fin qui. No, non è stato affatto facile; e se oggi i lettori della provincia di Pisa possono consultare sul pc o sullo smartphone il catalogo delle biblioteche che hanno sotto casa, navigando tra 2.000.000 di titoli, se con un clic possono prenotare un libro e farselo arrivare presso la biblioteca più comoda, questo è anche frutto del lavoro e dell'impegno di Roberto Favilli. E almeno a me fa piacere che questa cosa si sappia. Concludo dicendo che lui è stato anche per trent'anni e più uno dei punti di riferimento della biblioteca comunale di Pontedera. Ma questo è un altro pezzo della sua storia, una storia che dalla fine degli anni '90, come ha scritto anche Franco Neri, si è sempre di più intrecciata a quella della Rete (roberto cerri).

martedì 1 novembre 2016

Voterò Sì al referendum per 5 principali motivi:
1 la riforma non tocca i principi base della Costituzione, ma tenta di modificare, provando a semplificarlo, il gioco politico. Impresa non facile. Il no lascerebbe in piedi l'ingarbugliamento attuale. Nell'incertezza, meglio provare a cambiare.
2 Il testo che definisce la riforma è  un pò prolisso e macchinoso e porta con sé qualche incongruenza.  Inevitabile. È il frutto di negoziati e compromessi. Difficile fare meglio oggi. Chi promette altro, fa solo chiacchiere.
3 la riforma ridimensiona e specializza il Senato. È un risparmio piccolo e si poteva fare meglio. Può  darsi. Ma il si lascia aperta la speranza che nella prossima legislatura il Senato possa essere ancora migliorato. Dopo 70 anni dalla caduta del fascismo, dobbiamo pensarci come una democrazia matura e moderna. Non possiamo aver paura di ricadere in un regime. Il no vede l'Italia come una democrazia eternamente bambina, nutre sfiducia nelle radici democratiche del Paese e lascia in piedi un bicameralismo asimmetrico e caotico. È un atteggiamento da superare.
4 la riforma cancella le province e ridimensiona le Regioni. È un trend in atto che converrebbe completare. Rimanere fermi votando no, vorrebbe dire mantenere l'attuale incertezza tra province allo sbando e regioni in cerca di se stesse. Meglio procedere su una strada neocentralista, vederne i risultati e poi decidere. Magari anche tornando indietro. Fermarsi ora sarebbe come aspettare l 'ondata di piena in mezzo al guado.
5 il si rafforza Renzi e la sua maggioranza di centrosinistra con un pò di destra dentro. È  vero. Ma il no assomiglierebbe al ritorno degli yeti e rimetterebbe in gioco l'intera destra. La prima scelta mi pare esprima una soluzione migliore per il Paese. Almeno un pò.
Per approfondire il tutto mi sono letto con attenzione il volume di Emanuele Rossi, "Una costituzione migliore?" (Pisa University Press, 2016). È un testo critico rispetto alla riforma e devo dire che trovo convincenti molti degli appunti che Rossi fa. Ma tutto sommato Rossi non è riuscito a farmi cambiare idea. Anzi ha rafforzato il convincimento che sia opportuno andare avanti e guardare al futuro, pur tenendo conto delle ragioni del passato.