lunedì 20 ottobre 2025

GRONCHI, PONTEDERA E LA MEMORIA

Pochi giorni fa cerimonia in Comune per il 70esimo anniversario dell'elezione del pontederese Giovanni Gronchi a presidente della Repubblica (avvenuta nell’aprile 1955). La cittadinanza? Assente.

Per l’occasione l’Amministrazione ha affisso una immagine di Gronchi nella sala consiliare. Un’autentica trovata.

A latere ha sostenuto un convegno di studi, organizzato dal Centro dedicato a Gronchi, sulla sua elezione. Pontederesi presenti? Pochissimi.

Diciamolo: non è molto per una città presidenziale. Anzi (convegno a parte) è un po' pochino. 

Questo modo retorico, autoreferenziale e per pochi di gestire la memoria di un presidente della Repubblica, con una storia straordinaria e piena di insegnamenti, nativo di Pontedera e attivo sul territorio fino alla sua morte, è assai meno del minimo sindacale.

Oltre tutto Pontedera ha aderito all’associazione nazionale delle città dei presidenti e in ciascuna di queste c’è un luogo, visitabile, aperto al pubblico, dove si racconta e si trasmette permanentemente la memoria della figura presidenziale.

Ma a Pontedera uno spazio così non c'è.

E la ragione è che fino ai primi anni ‘90 Gronchi era considerato un avversario delle maggioranze amministrative di sinistra che guidavano la città, le quali avevano ostacolato la valorizzazione del personaggio. Poi i muri sono crollati. Ma certe storture (soprattutto culturali) non è facile recuperarle in un contesto in cui le appartenenze politiche e le visioni ideologiche sopravvivono anche al loro sfarinamento.

Così oggi c’è in città (grazie agli uomini della vecchia DC) un centro dedicato allo studio del Presidente, sostenuto, oggi, anche dall’amministrazione (di cui fanno parte anche gli eredi ed ex militanti della DC). Ma non esiste un piccolo museo, uno spazio pubblico, popolare, aperto tutti i giorni, dove si conservino documenti del e sul presidente e dove si racconti, in maniera comprensibile dai più, la sua interessantissima storia. 

Di conseguenza la grande maggioranza dei pontederesi dai sessant'anni in giù nemmeno lo sa di vivere nella città dove Gronchi è nato e dove è cresciuto politicamente fino a diventare parlamentare a trent’anni e presidente a 68. Interrogati a caso i più raccontano di Gronchi la storia del francobollo rosa. Una pena!

Eppure è noto che la trasmissione della memoria ha bisogno di spazi fisici che raccolgano documenti e cimeli, che raccontino in maniera semplice la storia e che quindi possano essere visitati dai singoli e dai gruppi. Inclusi i turisti. Ma soprattutto visitati dagli studenti, a cui la memoria in primis va trasmessa. Con costanza, metodo e soprattutto semplicità. Fare buona e costante divulgazione serve. Altrimenti le memorie si perdono, con buona pace della retorica. E Pontedera ne è un esempio. Infatti nella sessione pomeridiana del convegno su Gronchi erano presenti 3 o 4 pontederesi e nessun consigliere comunale. Maggioranza e opposizione unite nel rifiuto di acculturarsi?

Il risultato è che molti sanno che a Pontedera è nato il grande artista medievale Andrea Pisano (notizia per altro affidata a labilissime e contrastate tracce archivistiche che solo gli specialisti sono in grado di valutare), mentre quasi nessuno sa che qui è nato, cresciuto politicamente e vissuto fino ai suoi 30 anni Giovanni Gronchi, sicuramente il più grande dei pontederesi, il quale è perfino sepolto nel cimitero della nostra Misericordia.

Già la Misericordia: almeno lei non potrebbe fare qualcosa di più per valorizzare il suo più illustre ospite?

venerdì 17 ottobre 2025

VOLANO GLI STRACCI IN VALDERA

Un tempo i panni sporchi si lavavano in famiglia e nel segreto delle stanze di partito. Oggi invece, per fortuna dei militanti e per il divertimento degli altri, il PD fa a gara a pubblicizzarli i lanci degli stracci. Storie così piacciono parecchio.

Perciò la saga delle due candidate del PD, una delle quali estromessa dalla corsa all’ultimo tuffo proprio dalla segreteria nazionale, continua. Anche dopo il voto. E tra i ringraziamenti, le mezze frasi allusive e le battute solo apparentemente concilianti, il fuoco cova sotto la cenere.

È il segno di una passione civile e politica forte che brucia e non si argina facilmente. Buon segno.

Peccato solo che nella guerra delle due candidate si siano gettati anche 11 sindaci del circondario, capeggiati da Pontedera, tutti scatenati contro l’estromissione della loro giovane candidata. E peccato che anche dopo il voto alcuni sindaci paiono puntare ad indebolire la candidata vincente, la quale però ha raccolto un mare di preferenze, indizio chiaro dell’orientamento dell’elettorato di riferimento.

Perciò un dilemma si pone ai riottosi sindaci della Valdera. Devono infatti decidere se omaggiare la campionessa delle preferenze (e facilitarsi gli accessi in Regione) oppure continuare a osteggiarla (e perdere una santa protettrice nella capitale).

Il PD pontederese sta suggerendo ai sindaci di battere la seconda strada.

Ma io sono sicuro che i sindaci, che hanno inteso bene come la pensano gli elettori, andranno tutti quanti a Canossa dalla rieletta e presto faranno a gara a farsi nuovi selfie pieni di sorrisoni con lei.

Inoltre sono ragionevolmente certo che a Canossa ci andrà anche il PD di Pontedera e il suo leader, che presto si dimenticherà perfino la storia delle autosospensioni dal partito, come del resto faranno quasi tutti i membri della giunta comunale pontederese.

Ma la saga continuerà. La guerra delle candidate non è finita. Il film è solo cominciato.

giovedì 16 ottobre 2025

LA “PRIVATIZZAZIONE” DI VILLA CRASTAN

Anche nei mesi di luglio, agosto, settembre e ottobre Villa CRASTAN è stata aperta alla cittadinanza pochissime volte e per poche ore. Il parco e il giardino quasi mai. Il grande monumentale e un po' arrugginito cancello su via della Stazione Vecchia è rimasto sempre chiuso.

Di fatto, senza fornire alcuna ragionevole spiegazione (un po' come fanno le amministrazioni di destra che tanto dispiacciono ai nostri amministratori locali di sinistra), un bene comune è stato privatizzato. 

Eppure, dagli atti pubblici disponibili ai cittadini, non risulta che tale privatizzazione sia stata decisa dal Consiglio comunale. 

Semmai il comune aveva assegnato la Villa (esclusa la dépendance), qualche anno fa, alla Fondazione cultura: società partecipata a maggioranza dal comune, la quale doveva gestire al meglio l’edificio e il parco. Invece li ha chiusi e privatizzati, probabilmente su indicazione della stessa amministrazione comunale, affidandoli ad un altro soggetto privato. Il tutto con un ATTO CHE NON E' STATO MAI RESO PUBBLICO. 

Pertanto ad oggi non è dato di sapere con precisione se la villa CRASTAN (con il parco) sia stata data in concessione dalla Fondazione culturale al soggetto privato che la usa per lo più come luogo di rappresentanza.

Così, per quello che se ne sa, sembra proprio che un BENE PUBBLICO, di cui dovrebbero poter usufruire tutti i cittadini di Pontedera, che ne sarebbero formalmente i proprietari, venga invece sostanzialmente gestito come un bene privato.

E non si sa neppure se il Comune tragga da questo affido almeno un beneficio economico. Ovvero se il soggetto privato, che non è neppure chiaro come sia stato selezionato, paghi un qualche canone o un affitto o una pigione all'amministrazione comunale, proprietaria dell’immobile oppure  paghi qualcosa alle casse della Fondazione cultura. Mistero. 

Da quel che si capisce (poco, a dire il vero) si è di fronte ad una maggioranza comunale di centro sinistra che, dopo averne provate diverse e aver sprecato diversi soldi, anche regionali, per utilizzare villa Crastan, gestisce oggi un bene comune un po' alla buona. E questo sempre a essere buoni.

L’unica certezza è infatti il silenzio (imbarazzato?), accompagnato dalla chiusura permanente del cancello della VILLA CRASTAN, che la di solito loquacissima amministrazione comunale pontederese ha fatto calare sull’intera vicenda.

Che sia questa la maniera gramsciana di esercitare l’egemonia sui beni pubblici?

sabato 11 ottobre 2025

AMORE A TEMPO DI MUSICA

 22 ottobre 2023

Amore a tempo di musica

Deliziosa replica stasera dello spettacolo messo in scena dalla Compagnia Terzo Tempo, composta da soci di Utel, dal titolo AMORE A TEMPO DI MUSICA. Il testo, scritto da Silvia Nanni, con la regia di Claudio Benvenuti, è composto da brevi storie di ultrasessantenni, con i quali giocano, come divinità olimpiche, il tempo, l'amore, la speranza e la musica. Lo spettacolo tocca molti registri, da quello romantico a quello ironico, dallo psicologico al surreale, amalgamandoli in un insieme che suona leggero e profondo, allegro e amaro, nostalgico e speranzoso. La compagna degli attori di Utel costituita un anno fa, con diverse persone che non avevano alcuna esperienza teatrale, ha realizzato uno spettacolo godibile, a tratti emozionante, pieno di suggestioni e di buoni pensieri, che è stato applaudito a lungo da oltre un centinaio di spettatori presenti in sala.

Lo spettacolo, sostenuto anche dall'associazione Crescere insieme, si è svolto al teatro Vittoria di Cascine di Buti col patrocinio del Comune di Buti che UTEL ringrazia.

venerdì 10 ottobre 2025

MOLTI GRAMMI DI CORAGGIO AL TEATRO ERA

Sì, stasera, al teatro di Pontedera si è esibita una compagnia di attori non professionisti molto coraggiosi. Ha presentato un testo originale, forte, diretto, ora duro e ora nostalgico, scritto da Silvia Nanni, davanti a circa 400 spettatori, con la regia e direi la saggezza di Claudio Benvenuti. Un testo dal sapore quasi brechtiano che invitava il pubblico a smascherare le troppe bugie che appestano il presente. Le bugie di un potere che mente sui problemi principali che assillano il pianeta; che lobotomizza le facoltà mentali dei suoi cittadini; che aliena i sudditi con strumenti tecnologici; che li tiene volutamente dentro la caverna dell’ignoranza, usando la razionalità ma anche la violenza; che li confina in una bolla di plastica, artificiale, che però qualcuno, per fortuna, prova a bucare. 

I sovversivi che combattono questo mondo artificiale si autoproclamano “indietristi”, sognano un ritorno (romantico?) ad un mondo naturale e di sapore comunitario, e nella loro ingenuità politica si scontrano con un potere duro, violento, che si giustifica e finirà per schiacciarli.

È un teatro civile che, attraverso una storia complessa e sofisticata, che si svela a poco a poco, esalta il valore della resistenza degli individui e dei collettivi e smaschera il mondo da grande fratello e denuncia le sue logiche assurde e bugiarde in cui sembriamo essere scivolati senza accorgercene.

Un teatro civile che invita a farsi tante domande e ad avere tanti dubbi su quello che sostiene il potere.

Un teatro che si aggrappa disperatamente alla forza della memoria per sopravvivere nell’età della menzogna. Una memoria che si nutre di musica (del resto non era De Andrè che cantava che non ci sono poteri buoni?).

Nell’insieme gli attori amatoriali della compagnia “Terzo Tempo” di UTEL hanno realizzato, sotto la guida di Benvenuti, una prova di sicuro impatto, trasmettendo ai numerosi spettatori, un giudizio sui tempi che viviamo che è arrivava forte e chiaro. Qualche moderato ha bisbigliato: “fin troppo”.

Al netto di alcune piccole imprecisioni e di qualche comprensibile incertezza, il gruppo, che si è costituito appena 3 anni fa, si è amalgamato, è cresciuto moltissimo ed ha raggiunto davvero una bella capacità di stare sul palco, di raccontare storie impegnate in maniera sofisticata, di produrre emozioni e fare ragionare gli spettatori.

Merito anche di una scrittrice di teatro come Silvia Nanni che è riuscita quasi a ricucire il suo testo addosso ad ogni singolo attore. Merito della sapienza e della infinita pazienza con cui il regista, Claudio Benvenuti, ha guidato gli attori verso la meta e sfruttato le spartane risorse disponibili. Merito di un gruppo di persone che tre anni fa erano perfette sconosciute le une alle altre e che l’esperienza formativa teatrale di Utel ha saputo trasformare in una piccola comunità recitante.

Lo spettacolo, intitolato POCHI GRAMMI DI CORAGGIO, è stato possibile grazie al sostegno dell'associazione Crescere Insieme e del Comune di Pontedera, nonché alla collaborazione del Teatro Era. 

Bella la risposta del folto pubblico che ha applaudito in diversi passaggi dello spettacolo (r.c.)

martedì 7 ottobre 2025

BANDIERA BIANCA SULL’ATELIER DELLA ROBOTICA

A 12 anni dal varo del progetto e a 6 anni dall’avvio dei lavori (interrotti ma con transennamenti, impalcature  e materiali ancora in loco su via del Fosso vecchio), contrordine compagni: l'Atelier della ROBOTICA non si farà più lì. 

Si farà al posto dell’ex parcheggio Ape sul viale Rinaldo Piaggio.

Al netto dei contenziosi in corso, il Comune firma in questi giorni un nuovo accordo (vedi ATTO in basso) con la Regione e con l'Università Sant’Anna di Pisa per una ridefinizione di un insieme di progetti che includono anche l’Atelier.

Naturalmente bisognerà riprogettare gli interventi. E poi metterli a gara e poi realizzarli e poi gestire il tutto. E, se va tutto bene, a quel punto saranno passati almeno altri 5 anni, saremo al 2030 e nessuno sa cosa sarà la ROBOTICA tra 5 anni, a quasi venti anni dal concepimento del progetto iniziale. 

Intanto la Regione Toscana certifica (vedi documento allegato) che il comune di Pontedera (e la stessa Regione) non è riuscito a spendere negli ultimi 6 anni oltre 5 milioni di euro già stanziati per vari progetti inclusi quello dell’Atelier. Né è riuscito a portare a forma il progetto “strategico” sull’asse del viale Rinaldo Piaggio.

Meno male che la Regione Toscana, in ottemperanza alle buone regole di bilancio, continua a conservare le somme promesse a Pontedera nei suoi residui. Di sicuro lo fa per premiare il Comune per la sua solerzia e l’abilità nello spendere, come dimostra la tabella allegata.

Quando si dice un comune e una regione virtuosi.

sabato 4 ottobre 2025

IL GENOCIDIO DI GAZA E IL RISVEGLIO DEI GIOVANI ITALIANI

Confesso che, come tanti, sono stato piacevolmente sorpreso dal risveglio politico dei giovani e degli studenti in particolare, i quali stanno animando un’ondata di manifestazioni e scioperi contro il genocidio perpetrato dagli israeliani a Gaza e contro il trattamento razzista che lo stato israeliano esercita sui palestinesi. Un’ondata che spero si trasferisca anche nella lotta contro le politiche europee di RIARMO.

Certo in piazza, in questi giorni, non sono scesi solo i giovani. E’ in atto anche una contestazione politica e sindacale, promossa da forze di sinistra, contro il governo di centro destra. Quest’ultimo del resto tiene sul genocidio a Gaza un atteggiamento ambiguo, frutto di una evidente sudditanza verso Trump e verso Israele (in linea, purtroppo, con altri governi europei).

Ma le piazze di questi giorni (di cui vanno sottolineati anche gli eccessi, come i blocchi delle stazioni ferroviarie o quelli autostradali, che un governo, accusato spesso di essere “fascista”, non è riuscito a impedire), per quanto, per fortuna, molto affollate, non rappresentano tutta l’Italia. 

Anzi è bene ricordare che l’Italia è un paese molto plurale (diviso e polemico) dove albergano posizioni diverse su quasi tutto. Gaza inclusa.

Ovviamente ciascuna parte della pluralissima Nazione crede e sostiene di rappresentare il lato migliore del Paese.

Ma la verità è un’altra. Per fortuna o purtroppo, a secondo da che parte si sta.